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Resident Evil: The Mercenaries 3D > Recensione
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Resident Evil: The Mercenaries 3D - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
In attesa che il nuovo anno ci porti un capitolo inedito della saga principale (quel Resident Evil Revelations di cui si è ampiamente discusso in questo articolo), la serie Horror firmata Capcom arriva su 3DS con The Mercenaries 3D, un titolo chiaramente pensato per “alleviare” le voglie dei Fan più sfegatati. Come molti di voi sapranno, il gioco in oggetto è sostanzialmente una versione portatile della celebre modalità “mercenari”, già comparsa in “Nemesis” ma arrivata alla sua forma definitiva con il quarto ed il quinto capitolo. Perfetta per il “quick play” e per un tipo di fruizione “mordi e fuggi”, riuscirà a conquistare i possessori della nuova console Nintendo?
 
Missione dopo Missione
The Mercenaries 3D si presenta con pochi fronzoli, catapultandoci immediatamente nel menù principale, senza preamboli filmati o introduzioni. Orientarsi all'interno della produzione, nonostante la schermata iniziale non sia fra le più comode, è abbastanza facile. Due apposite sezioni ci permettono infatti di selezionare missioni e personaggi disponibili. Chi si aspettava una progressione in qualche modo inquadrata e coerente, dovrà arrendersi all'evidenza: The Mercenaries 3D propone soltanto una serie di Mini Quest da affrontare in sequenza. C'è qualche missione che funge da Tutorial (in una manciata di minuti si sbrigano tutte le formalità e si prende confidenza con il control scheme), ma in fondo l'anima di questo prodotto è la stessa che gli appassionati conoscono bene. Il compito principale del videoplayer è dunque quello di ripulire alcune aree infestate da Zombie di ogni tipo, cercando non solo di sopravvivere per il tempo inizialmente concesso, ma anche di accumulare un punteggio dignitoso.
Il fascino della produzione, dunque, si farà sentire soprattutto su quei giocatori che, memori di un passato videoludico puramente arcade (in cui il culto dell'High Score ancora dominava), non si lasciano intimidire dalla ripetizione quasi meccanica e ossessiva, opportuna per migliorare, combo dopo combo, le proprie prestazioni. Cercate dunque di capire se fate parte di questa categoria: nel caso, sospinti anche dalla possibilità di giocare online con un compagno, potreste trovare in The Mercenaries qualche stimolo sincero, e l'occasione perfetta per riempire gli oziosi pomeriggi estivi. Diversamente, potreste rimanere piuttosto delusi dalla produzione Capcom, considerato soprattutto il numero (non sempre abbondante) numero di personaggi, missioni e arene che di fatto compongono l'offerta del gioco.
Procedendo di “quest in quest”, infatti, è possibile terminare nell'arco di cinque o sei ore tutte le missioni disponibili. A onor del vero, non mancano le sorprese e le soddisfazioni anche per chi voglia tentare una progressione disimpegnata. Dopo aver superato indenni i primi incarichi, infatti, si scopre qualche interessante variazione su tema. Ad esempio saremo chiamati ad affrontare qualche Boss Fight, e giunti alle arene di Livello 4 si scopriranno avversari ben più agguerriti, con qualche comparsata dei nemici più temibili di tutta la serie (tremerete al suono di una motosega, o quando l'ombra di artigli agitati alla cieca incomberà su di voi).
A conti fatti uno dei punti di forza di The Mercenaries 3D è proprio quello di giocare anche sul “fattore nostalgia”, facendo riattraversare al videoplayer arene e locazioni ben note. Il mercato infestato dai Majini, le tetre atmosfere di una cittadina spagnola percorsa dai lamenti dei Cultisti, e ancora le fredde pareti metalliche dei container in una zona portuale, sono scorci impressi a fuoco nella memoria di ogni appassionato. Dal momento che il nome di Resident Evil manca da molto sulla scena videoludica, è impossibile non subire in qualche modo il fascino contorto di un “fan service” che va addirittura a ripescare qualche sequenza dall'indimenticabile quarto episodio.
Proprio le arene ispirate a Resident Evil 4, tuttavia, sono fra le meno interessanti a livello di design, sia dal punto di vista visivo (i cromatismi grigi dominano, per un colpo d'occhio un po' spuntato) che da quello “architettonico” (la salvifica verticalità di certe arene è molto smussata nelle locazioni “europee”). In generale, dunque, si registrano alti e bassi nella qualità delle missioni, proprio perchè l'influenza della struttura delle locazioni è enorme, e non sempre l'ambiente di gioco concede spunti tattici interessanti.
Anche per quel che riguarda i personaggi disponibili, dobbiamo ammettere che ci saremmo aspettati un numero di mercenari lievemente superiore. Solo 8 sono quelli inclusi nel pacchetto. Alcuni sono certamente molto interessanti, altri risultano invece davvero ostici da utilizzare. Ovviamente i due protagonisti (Chris e Jill) sono piuttosto bilanciati, e di fatto rappresentano una delle scelte migliori per affrontare le missioni “di routine”, assieme a Claire, sbloccabile in men che non si dica. Rebecca Chambers si rivela utilissima per gli scontri con i boss, grazie al lanciagranate, mentre ai più estremi The Mercenaries propone Jack Krauser: armato di arco e coltello, equipaggia anche un lanciarazzi per uscire dalle situazioni pericolose, ma è sicuramente più ostico da utilizzare, visti i tempi morti necessari per incoccare ogni freccia. La dotazione bellica dei vari soldati non può essere modificata, ma prima di ogni missione è possibile selezionare fino a tre Perks, che influenzano alcune caratteristiche (la precisione, il quantitativo di danni inferti, la percentuale di energia che è possibile recuperare). Sbloccare tutti questi “power up” è una sfida davvero ardua anche per i giocatori più tenaci. Ognuno di questi perk può essere poi potenziato, semplicemente accumulando punti esperienza mentre lo abbiamo equipaggiato. Sfortunatamente il fatto che le abilità siano passive (di tanto in tanto qualche effetto più creativo aggiunge un po' di pepe), e soprattutto l'impossibilità di assegnare punti esperienza a piacimento, sottolineano la ripetitività ossessiva e meccanica che affligge The Mercenaries. Idealmente è possibile passare un quantitativo di ore elevatissimo con la produzione Capcom, nel tentativo di sbloccare medaglie (degli Achievement In-Game) e potenziare questi Power-Up, ma è davvero difficile resistere per più di qualche pomeriggio. Partita dopo partita, una formula che non fa nulla per rinnovarsi arriva necessariamente a stancare, e nonostante la presenza del gioco in rete è davvero difficile considerare The Mercenaries 3D una produzione che riesce a reggersi totalmente con le sue gambe. L'online game, dicevamo, mette una pezza: sia in locale che via Wi-Fi è possibile giocare con un compagno, e di certo sopravvivere all'assalto degli zombie diventa più facile e divertente, ma è proprio il concetto alla base di Mercenaries che giocoforza non può soddisfare tutti gli utenti, né divertire i più convinti appassionati per lungo tempo.
Stereoscopia Zombesca
Il sistema di controllo appare decisamente funzionale. Lo spostamento è deputato allo stick analogico, mentre alla pressione del dorsale destro si entra in modalità mira. Per far fuoco si utilizza un tasto della pulsantiera frontale (Y), lo stesso con cui si interagisce con l'ambiente (raccogliendo oggetti extra) o con il nemici barcollanti: così come accade nel quinto capitolo, infatti, è possibile avvicinarsi agli avversari per finirli con una mossa corpo a corpo. Dal momento che in questo modo si risparmiano munizioni e si guadagnano secondi, i giocatori più esperti utilizzeranno l'approccio “ravvicinato” molto spesso.
Mentre stiamo mirando, diversamente da quanto accade nell'ultimo capitolo per Home Console, è anche possibile spostarsi: premendo i due analogici in combinazione, si può avere il controllo sul movimento dell'alter ego. La soluzione non è comodissima, ed elimina solo in parte i problemi legati alla scarsa mobilità del protagonista e ad un ritmo abbastanza sincopato. Il fatto che anche per ricaricare (prima di aver svuotato in caricatore) si debba premere il secondo analogico in combinazione con il tasto B non è del tutto elegante, ed in generale bisogna venire leggermente a patti con il sistema di controllo ideato per questo Mercenaries.
Nel menù delle opzioni è anche possibile impostare una visuale “over the shoulder” al posto di quella in prima persona, per le fasi di mira. Una soluzione non dissimile a quella usata nel quarto capitolo, e che di certo non deve essere esclusa a priori: mantenere sempre il contatto visivo con la sagoma del protagonista permette forse di mirare più facilmente ed essere più reattivi.
Inoltre, il profilo dell'eroe di turno si combina in maniera decisamente elegante con l'implementazione di un 3D che, considerati i ritmi non troppo serrati della progressione, esalta di fatto il colpo d'occhio. Come nel caso di Revelations attivando la stereoscopia aumenta lievemente l'aliasing, ma in generale l'effetto ottico non disturba la vista ed anzi regala qualche soddisfazione.
Proprio il confronto con il futuro Resident Evil portatile sembra inevitabile: i risultati di questo The Mercenaries sono lievemente inferiori rispetto a quelli della Demo inserita nella stessa cartuccia. Sia la complessità poligonale degli ambienti che la qualità delle texture sono meno sconvolgenti, ma tutto sommato bastano per creare una scena visiva che si lascia ammirare senza rimpianti. La malleabilità del Framework Mobile è evidentissima, dal momento che riesce a gestire modelli dei personaggi comunque elaborati, e animati in maniera più che discreta. L'effetto pop-up non si riesce a nascondere del tutto in alcune delle locazioni più aperte, ma la stabilità del framerate è assicurata. Mancano però gli effetti di luce che già stuzzicano lo spettatore in Revelations, e alcune delle arene concettualmente più vecchie (sempre quelle del quarto episodio) appaiono leggermente povere in dettaglio e un poco più spigolose.
Opportuno l'accompagnamento sonoro, forse un po' monotono sulla lunga distanza, aumenta di ritmo quando il tempo sta per esaurirsi, o all'arrivo di un nemico particolarmente coriaceo. Le campionature (anche quelle vocali) non sono pulitissime, ma fanno il loro lavoro.
Resident Evil The Mercenaries 3D è esattamente come ce lo aspettavamo. I contenuti inseriti nella versione finale non sono bastati a scacciare del tutto i dubbi che aleggiavano sulla produzione. L'idea di proporre sostanzialmente la più famosa modalità extra della saga come un gioco a se stante poteva rivelarsi anche azzeccata, soprattutto se si pensa quanto possa essere adatto al Quick Play l'impianto ludico di “Mercenari”. Tuttavia non basta la presenza dell'online ed una serie di Reward e Perk passivi per rendere completamente autonomo questo “esteso Game Mode”. Considerata la quantità non eccezionale di personaggi e missioni, il titolo piacerà soprattutto ai maniaci del Perfect Score, e potrebbe rivelarsi un discreto passatempo per le vacanze. Ma chi non è incline a subire fascino del Fan Service, così come chi non ha amato la deriva action degli ultimi capitoli di Resident Evil può sinceramente fare a meno di questo episodio.
VOTOGLOBALE6.8
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Resident Evil: The Mercenaries 3D

Disponibile per: 3DS
Genere: Sparatutto in Terza Persona
Sviluppatore: Capcom
Distributore: Nintendo
Pegi: 16+
Lingua: Tutto in Italiano
M. Online: 2 Giocatori
M. Offline: Multiplayer offline fino a 2 Giocatori - SystemLink
M. Cooperativa: Multiplayer Cooperativa Offline e Online
Data di Pubblicazione: 01/07/2011
Resident Evil: The Mercenaries 3D
7.5
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ND.
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