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Shin Megami Tensei Devil Summoner: Soul Hackers > Recensione
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Shin Megami Tensei Devil Summoner: Soul Hackers - Recensione

Inviato il da Francesco Fossetti
Nonostante abbia lanciato da poco l'eccezionale quarto capitolo di Etrian Odyssey, Atlus incalza gli appassionati di esperienze ruolistiche dal sapore antico, rispolverando dal suo catalogo storico un altro Dungeon Crawler in prima persona. Shin Megami Tensei: Devil Summoner: Soul Hackers conserva oltre all'improbabile nome chilometrico tutto il fascino che aveva nel 1997, dimostrando in questa riedizione per 3DS un'attualità quasi disarmante.
A parte qualche aspetto un po' superato (l'interfaccia di gioco e alcune tematiche della trama), Soul Hackers è tutt'oggi un prodotto interessante, stratificato e ben congegnato, e a patto di accettare un certo minimalismo grafico ed apprezzare le sfide impegnative, potrebbe catturare anche chi pensa di averle viste tutte. Il gameplay è quello dei GDR Grid-Based, ma a differenza del già citato Etrian Odyssey e dei tanti altri prodotti che stanno rivalutando una formula simile (da Legends of Grimrock a Might & Magic X Legacy), il titolo abbandona il contesto fantasy per portarci in un mondo Cyberpunk fatto di città virtuali e hacker idealisti. Ed è proprio questo sapore Sci-Fi, rarissimo da trovare al giorno d'oggi, che rende il remake di Atlus un prodotto, anche se non perfetto, a suo modo prezioso.
 
Back to the '90s
La trama di Soul Hackers è ambientata nell'universo di Shin Megami Tensei (ben conosciuto dai frequentatori dei prodotti a marchio Atlus), in cui le schiere di angeli e demoni infestano il tessuto del reale e regolarmente si manifestano. Il gioco ci porta nella futuristica Amani City, una metropoli tecnologicamente avanzatissima, e ci mette nei panni di un membro degli Spookies, sgangherata banda di hacker dalla composizione piuttosto eterogenea.
Giocare a Soul Hackers sedici anni dopo la sua uscita è un'esperienza che stimola un sentimento di sincera nostalgia. Stupisce riscoprire quella "secchezza narrativa" tipica dei prodotti anni '90, in cui i lineamenti dell'ambientazione e dei personaggi venivano presentati forse un po' di fretta, ma in maniera diretta ed efficace, lasciando che fosse più che altro l'immaginazione del giocatore a fare il grosso del lavoro. Dopo un paio di Full Motion Video (proprio quelli di un tempo, con tanto di pixel in vista e compressione indecorosa), il mondo di gioco ci ha già catturato. Amani City vive assieme al suo doppio speculare, la metropoli cibernetica Paradigm X: una città che esiste solo nella rete, in cui ognuno può essere ciò che vuole e condurre una seconda esistenza. Sarà proprio il nostro protagonista, guidato da un'entità misteriosa, a scoprire che dietro il sogno di una vita proiettata nell'immensità della rete si nascondono in verità terribili insidie: Paradigm X è stata progettata da forze demoniache intenzionate a soggiogare gli uomini. Sarà ovviamente nostro compito mettere a posto le cose, seguendo i risvolti di una trama ben raccontata anche se molto stereotipata. Il racconto di Soul Hackers è competente e composto, nonostante sia molto diluito rispetto agli standard odierni. Invece incatenare il giocatore sui binari di una narrazione lineare, il titolo tiene fede al diktat dei GDR dell'epoca 32-Bit, concedendogli fin da subito una grande libertà. Girellare per la città, esplorare le vie virtuali di Paradigm X, tornare a casa anche solo per qualche attimo o dedicarsi alle molte attività extracurricolari potrebbe sembrare quasi stravagante, se si pensa che è possibile farlo dopo appena mezz'ora di gioco e senza ancora aver imparato tutti i rudimenti del gameplay. Eppure si tratta di una scelta che funziona alla grande, stimolando la curiosità del giocatore, che si diverte a scoprire un mondo forse un po' stilizzato, ma discretamente affascinante, e purtroppo ricordato solo dai pochi che all'epoca dell'uscita frequentavano le produzioni di stampo nipponico.
Non mancano ovviamente momenti più intensi, in cui la narrazione procede spedita e trottante, facendosi forza delle stranezze di un cast molto esteso. E' però in questi frangenti che si sente di più il peso degli anni: il continuo ricorrere a cliché oramai superati e tematiche oggi un po' smunte fa in modo che i colpi della sceneggiatura vadano solo raramente a segno.
Nessun compromesso!
Devil Summoner: Soul Hackers 3DS - recensione - 3DS Anche il gameplay di Soul Hacker ci viene quasi "sbattuto in faccia" senza troppi preamboli, con spiegazioni molto sommarie. Per capirne a fondo tutti i meccanismi bisogna ingegnarsi, esplorare i menù, aver voglia di sperimentare.
Il titolo è un Dungeon Crawler di stampo molto classico, sorretto da un sistema ruolistico che fa impallidire, per complessità, quello di moltissimi congeneri. Il party del giocatore è composto sostanzialmente da due personaggi umani, che possono tuttavia evocare fino a quattro demoni per farsi aiutare in battaglia. Ciascun demone ha le sue specifiche propensioni, e bisogna quindi studiare bene lo schieramento della propria compagine, lasciando nella retrovia i personaggi di supporto e mandando avanti quelli più resistenti e aggressivi. In battaglia anche il posizionamento dei personaggi è importante, soprattutto per la presenza di moltissimi attacchi che interessano, invece che una singola unità, un'intera fila o una colonna dell'ideale griglia su cui sono disposti avversari e alleati.
Ma la vera particolarità di Soul Hackers riguarda soprattutto la gestione dei demoni, fulcro portante del sistema di gioco. Ogni demone ha infatti una sua personalità, che va capita e assecondata. Disobbedienti e bizzosi, i demoni potrebbero rifiutarsi di compiere le azioni che gli ordiniamo, ed alle volte è meglio non forzare la mano, lasciandogli decidere in autonomia come comportarsi ma rischiando quindi che la loro scelta non si allinei alle nostre strategie. Aumentare l'affinità con i demoni è importante per poter imbastire tattiche ben organizzate. Ed è importante anche ampliare la rosa di unità a nostra disposizione. In ogni battaglia, invece di attaccare, potremo così parlare con gli avversari, cercando di convincerli ad unirsi alla nostra causa, o fuggire lasciandoci materie prime e monete. Anche in questo caso si tratta di intuire bene la personalità della creatura che abbiamo di fronte, e decidere se cercare di spaventarla, assecondarla o impressionarla. Inizialmente un po' ostico, questo sistema si rivela invece implementato ottimamente, ed un tratto originalissimo della produzione. In teoria ogni battaglia può essere risolta con l'uso della dialettica, ed anche in questo caso l'operazione è stimolante e curiosa. Non c'è nessuna guida, in Soul Hacker, che ci spieghi come rapportarci con gli stravaganti abitanti delle gerarchie infernali: starà alla nostra bravura, all'esperienza ed alla curiosità renderci dei "cacciatori" in grado di gestire qualsiasi situazione.
Una volta creato un team eterogeneo, si avrà accesso poi alle opzioni di "fusione", grazie a cui sarà possibile combinare i nostri demoni per crearne di più potenti, conservando le abilità apprese ed il grado di affinità.

L'uso dei demoni, comunque, sarà regolato da una risorsa importantissima, la Magnetite, che serve alle creature come nutrimento. Esaurirla significa vedere le nostre unità spegnersi lentamente: meglio quindi decidere quando è il caso di evocarle e richiedere i loro servigi, e quando invece basta avanzare con i due protagonisti umani.
Il sistema di gioco, insomma, è sicuramente profondo e ben studiato, ancora di più se si pensa alla possibilità di equipaggiare sul nostro "Gun-Type PC", strumento attraverso cui gestiamo ogni aspetto della squadra, moduli extra dalle funzioni più disparate (seriamente consigliato quello per salvare liberamente, senza dover raggiungere uno dei terminali sparsi per le mappe dei dungeon).
Nonostante questa suo evidente ermetismo, ed anche se non fa nulla per aiutare il giocatore, lasciandolo un po' sperduto e solo con se stesso, Soul Hackers riesce ad entusiasmare proprio grazie allo smisurato numero di variabili e componenti strategiche. Viene quasi da chiedersi, tirando un sospiro un po' malinconico, quale processo si sia rotto nell'evoluzione di un genere che ci ha portato da titoli di questo spessore alla disarmante linearità di prodotti come gli ultimi Final Fantasy.
Se vi muove una sincera passione per il Gioco di Ruolo, insomma, il consiglio spassionato è quello di dare una chance a questa riedizione, anche se non tutto è proprio al posto giusto. L'interfaccia, ad esempio, è molto scomoda, i menù abbastanza complessi da navigare, ma ancora più interdetti lascia la piattezza delle mappe di gioco. I dungeon di Soul Hackers sono troppo vuoti e troppo simili fra loro, alle volte noiosi, ripetitivi, e gli interventi correttivi dal punto di vista tecnico sono ridotti ai minimi termini.
In questi anni il genere ha fatto enormi passi avanti, ed è ironico che a fare concorrenza a Soul Hackers ci sia proprio la punta di diamante della line-up Atlus. Etrian Odyssey 4 è un dungeon crawler eccezionale, da quel punto di vista, con dungeon ben studiati, vari, pieni di puzzle meglio costruiti e con un look riuscito.
Dopo aver giocato all'avventura fantasy della software house, insomma, farsi piacere Soul Hackers è un po' più difficile.
Il nostro invito è quello di cercare di resistere, andare avanti schivando gli inghippi del level design e quelli della trama, per farsi rapire da un gameplay incredibilmente ben strutturato, e da un titolo che non fa sconti, mettendovi costantemente alla prova.
Shin Megami Tensei: Devil Summoner: Soul Hackers è come la scheggia di un passato antichissimo stranamente incastrata nella line-up odierna del 3DS. E' il residuo di un'epoca perduta, riproposto in tutta la sua solidissima pienezza.
Il recupero dei Dungeon Crawler Grid-Based sembra l'ultima moda del mercato videoludico, ma qui non si tratta di rielaborare dinamiche di gioco dal sapore un po' retrò: questa riedizione ci ricorda semplicemente che un tempo i GDR (o i videogiochi?) si facevano in una maniera diversa, attenti ad altri valori, cercando di stimolare la curiosità del giocatore e non di controllarne regolarmente orizzonte di attesa ed emozioni.
E' quindi un po' dolorosamente che assegniamo il voto che vedete a fondo pagina. Quella di Soul Hackers è però una riedizione con pochi interventi tecnici e strutturali, che lascia in bella vista i difetti di un titolo per larghi tratti un po' vecchiotto: personaggi e tematiche stereotipate, interfaccia confusionaria, ma soprattutto dungeon troppo ripetitivi.
D'altro canto l'ambientazione e le dinamiche di gioco esibiscono una genialità ed una lungimiranza incredibile, per un prodotto che -analizzato con spirito filologico- era anni luce avanti rispetto all'epoca in cui è uscito.
Visto che si tratta di un titolo poco conosciuto in occidente, se siete nostalgici e appassionati del genere, acquistatelo e non ve ne pentirete.
VOTOGLOBALE7.5
Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

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Devil Summoner: Soul Hackers 3DS

Disponibile per: 3DS
Genere: J-RPG
Sviluppatore: Atlus
Publisher: Atlus
Data di Pubblicazione: 26/09/2013
Devil Summoner: Soul Hackers 3DS
6.5
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11 voti
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ND.
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