Insomma, tutti otaku? (anche lui?) > Intervista > Versione Analizzata Manga
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Insomma, tutti otaku? (anche lui?) - Intervista

Inviato il 29/10/2010 da Cristiano "Silent Bob" Caliciotti
Come redattore di Animeye, in occasione dell'uscita cinematografica di Porco Rosso mi è stata gentilmente concessa un'intervista chiacchierata con Gualtiero Cannarsi, nome che nell'ambiente degli animefan non ha certo bisogno di presentazioni. Questo nostro ‘dialogo libero' su Miyazaki, sulla sua narrativa e sul suo stile è sicuramente un testo alquanto originale nel genere delle interviste ai professionisti di settore! Ci auguriamo che voi lettori possiate apprezzarlo nel leggerlo quanto noi abbiamo apprezzato il tempo della sua realizzazione. Cristiano Caliciotti
Quattro(cento) chiacchiere
Intervista Autori Anime e manga - intervista - Anime Innanzitutto volevamo esprimere, da appassionati, la nostra meraviglia per il fatto che un film con quasi vent'anni alle spalle, e anche un po' di nicchia, venga oggi doppiato e proiettato nelle sale e che si progetti per il futuro addirittura il ridoppiaggio e la riproiezione di pellicole già passate al cinema (pensiamo a La Città incantata). Senza dubbio un risultato notevole, cosa c'è dietro?

Come per Totoro e tutto il resto del 'catalogo' dello Studio Ghibli, credo che ci sia da parte della Lucky Red un forte interesse 'personale'. La Lucky Red, per come l'ho conosciuta, è formata soprattutto da grandi amanti di cinema di qualità. Non sorprende dunque che vi siano molti grandi estimatori delle opere dello Studio Ghibli. Credo sia per questo che proprio questa azienda ha deciso, per prima e a tutt'oggi l'unica, di investire seriamente nella distribuzione cinematografica di prodotti di animazione giapponese di livello.

Tutto merito della Lucky Red dunque, c'è da essere numerosi in sala per ringraziarla! Passando al film in questione, noi avevamo pensato a una somiglianza tra Porco Rosso e Il castello di Cagliostro, sembrandoci entrambi i protagonisti degli anarchici con alcuni punti in comune. Che Miyazaki abbia trasposto in entrambi qualche suo mito personale o abbiamo speculato a vuoto noi?

Credo proprio Miyazaki detesti Lupin, tant'è che quando prese con Takahata la regia della serie, lo fecero solo a condizione di non comparire con il loro nome nei credits. Poi Miyazaki ci mise il suo immaginifico, e con Takahata mitigarono l'enorme quantità di volgarità dell'originale. Ma ancora, Miyazaki pensa che Lupin sia una cosa "insignificante", e l'ha dichiarato. Non a caso, in Cagliostro no Shiro -che è un parto tutto di Miyazaki e che Monkey Punch ha disconosciuto-, il regista rimette in scena nel flashback del protagonista la classica sequenza del pilota (Lupin in calzamaglia inseguito dalle luci dei riflettori), per ucciderlo a frecciate e poi farlo 'rinascere' come un essere etico tra le cure della ‘rori' Clarisse.
Intervista Autori Anime e manga - intervista - Anime In verità noi alludevamo non tanto a Lupin come opera di Monkey Punch, chiaramente povera di contenuto, quanto al fascino eventuale che potrebbe aver esercitato un personaggio come Lupin, ladro gentiluomo e anche un po' anarchico.

Ripeto, Miyazaki quel Lupin sboccato e volgare lo uccide a frecciate e lo fa rinascere del tutto col bicchiere d'acqua di Clarisse. Ma anche Zenigata in Cagliostro è un altro personaggio, è una persona di grande serietà, quasi un vero 'bushi', piuttosto che la ridicola macchietta imbranata che era. A pensarci, lo Zenigata di Cagliostro assomiglia un po' al Boss dei Mamma Aiuto in Porco Rosso. Ciò detto non vedo assonanza reale tra il personaggio di Lupin e Marco Pagot, dato che Lupin non mostra una 'ferita' da curare. In Cagliostro, semmai, Lupin sembra avere un passato di demenza da espiare. Ma lo ripeto, quel Lupin non è che una deformazione del personaggio a uso e consumo dell'immaginifico e della narrativa miyazakiane.

Capito. Forse andavamo troppo appresso al fatto che entrambi fossero dei ribelli, con certe punte di anarchismo.

Mi sembra una cosa tanto banale da non essere significativa. In qualche modo, potresti dire altrettanto di ogni ‘antieroe romantico', da Corto Maltese al Dottor House. Peraltro, l'idea di 'anarchico' mi sembra una cosa tanto occidentale/europea che mi pare sbagliato da principio usarla come categoria di lettura a priori per un'opera come quella di Miyazaki.

Mmh... su questo non concordo, l'idea sarà occidentale ma forse esercita una certa fascinazione su Miyazaki? Ne Il castello di Cagliostro ci sembrava di scorgere, forse erroneamente, una certa attrazione verso l'anarchismo di Lupin. Forse una cosa che Miyazaki stesso considera infantile, dato che riemerge in Porco Rosso che è una specie di divertissement.

Mi pare un discorso molto speculativo e poco fondato. Inoltre, noto una certa confusione tra anarchia e autarchia.

Beh, tipicamente da dizionario si intende: "Anarchia = dottrina politica che intende abolire ogni ordine per sostituirvi la libertà; Autarchia = sufficienza di sé / tendenza degli stati a vivere delle loro sole risorse".

Quindi hai la tua risposta. Anarchia = pontificazione; autarchia = isolatria. Ovvero l'anarchia presuppone che tu voglia che tutti facciano così (siano anarchici) sino a giungere a un assetto giuridico territoriale basato su detto criterio, mentre all'autarchico degli altri semplicemente non importa nulla. È per questo che mentre l'anarchico è un vero idiota, l'autarchico è solo un bambino viziato. Sicuramente il cliché dell'antieroe di cui prima dicevamo si potrebbe ascrivere alla seconda categoria, non alla prima.

Anche concordassi con te, sicuro che Miyazaki non percepisca Pagot come anarchico in contrapposizione a Ferrarin?

No, al contrario. Porco Rosso potrà anche ‘fare l'autarchico' e atteggiarsi in questo, ma Ferrarin e Marco sono uguali. Solo che Marco è appunto un viziato che fugge dalla realtà, Ferrarin, no. Ferrarin, pur con gli stessi ideali di Marco, accetta il compromesso che gli viene imposto dalla storia, dalle circostanze, dalla vita e dalla crescita, mentre Marco anche atteggiandosi da eroe è solo un rinnegato che non può combinare nulla di buono per nessuno. Non a caso Ferrarin aiuta Marco, e concretamente, in due occasioni. Prima ancora l'aveva sgridato con la severa bonarietà di un fratello. E poi ancora si intende con Gina, parlando ‘seriamente', di cose concrete e adulte. Marco invece anche volando è solo un maiale che pensa a scazzottate, onore e altre bambinate simili: e guarda cosa capita nel film che guardano lui e Ferrarin, eh!

Sì, ricordo la scena... ma andiamo avanti! Rivedendo il film ci siamo stupiti nel notare come tutti i pirati dell'aria si rapportino alle donne (prima Gina e poi Fio) con la stessa deferenza di un otaku che vede una ragazza ogni morte di papa. Che ne pensi?

Non credo si possa parlare di 'deferenza'. Si tratta di imbarazzo reale, dell'essere irretiti di fronte a un fascino che diviene autorità pressoché intoccabile, una cosa che non si saprebbe come gestire, ovvero come relazionarcisi. Questo stesso atteggiamento si è visto all'ennesima potenza in Fujimoto (in Ponyo). Se ci si pensa, è un tipico atteggiamento da erotofobia adolescenziale, che determina dalla classica idealizzazione del gentil sesso di un certo tipo di ragazzino. Se questa mentalità perdura, non si ottiene forse un otaku che mette gli ideali femminili su un piedistallo, come modellini e bamboline (di plastica o viventi, come le ‘idol'), e li adora onanisticamente, ma non riuscirebbe a toccare una donna vera neppure con un dito?

In Fujimoto, uno strambo eremita, l'atteggiamento è anche reale... ma in dei pirati e in generale uomini d'avventura il referente non è certo la verosimiglianza.

Beh, alla fine i Pirati del Cielo, come Fujimoto, come Porco Rosso stesso, sono degli 'autorinnegati'. Sono persone che hanno derogato alla vita umana normale (prender moglie, fare figli e una famiglia, accettare gli inevitabili compromessi della vita per il bene di tutti loro), per seguire i loro ideali, i loro divertimenti, quello in cui credono. Fujimoto e Marco Pagot hanno il loro sdegno per l'umanità 'sporca', ma anche i Pirati del Cielo hanno i loro 'orgoglio e dignità' da Pirati del Cielo, appunto. Non è forse lo stesso? Sono due misofobi, fisicamente e eticamente. Ma alla fine è sempre un modo di fuga dalla crescita reale, un modo per ‘restare puri come bambini'.

Alla fine tutti otaku insomma! Rimanendo sui rapporti dei personaggi di Miyazaki con le donne, ma anche riallacciandosi al Lupin miyazakiano di Cagliostro, notiamo che sia Marco che Lupin non colgono, rispettivamente, Clarisse e Fio che si offrono a loro. A riguardo ci è sembrata emblematica la battuta che Marco legge nei gesti di Ferrarin a conclusione di avventura: "le perle ai porci", e l'intenso finale de Il castello di Cagliostro dove Lupin facendo forza su sé stesso si stacca da Clarisse e la bacia sulla fronte quando lei le aveva offerto le labbra. Marco tuttavia ha bisogno del bacio di Fio per tornare umano...

Che gran calderone! La battuta di Ferrarin sulla 'perla al porco' non è che una boutade, non credo abbia senso alcuno. D'altro canto gli uomini imbruttiti di Miyazaki non hanno coraggio di cogliere le kore (utilizzo il termine greco classico per indicare l'archetipo della ‘fanciulla pura') che gli si offrono e in questo credo esprimano appieno non la loro nobiltà, ma la loro viltà. Alla fine, è una forma di debolezza. Gina lo dice chiaramente a Marco, con disprezzo: "Tu fai sempre così, che vigliacco". Ci sono queste kore pure che col loro candore possono redimere gli uomini neri, ridargli la speranza per un'umanità sdegnata. A conti fatti, non è che la storia dell'infanzia come periodo che non è stato ancora sporcato dalla vita, l'età delle idealità, che possono ridare fiducia anche a chi si è esiliato proprio per non derogare a quelle idealità (= uomini bambini, otaku, ecc).

Intervista Autori Anime e manga

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