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Anteprima Arma 2: Operation Arrowhead

La prima espansione del simulatore bellico Bohemia Interactive

anteprima Arma 2: Operation Arrowhead
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Difficile stabilire con certezza la natura di produzioni come Arma e Operation Flashpoint. Identificarle come semplici videogiochi o crude simulazioni di guerra non è facile, e forse, come capita spesso in questi casi, la verità sta nel mezzo. Si tratta di una tipologia particolare, divenuta sempre più rara nella moderna industria videoludica, proprio per la sua predilezione per un approccio difficile. Duro. Come la guerra stessa. Un approccio che di certo non permette di presentarsi con spavalderia di fronte al mercato di massa, e nonostante i tentativi di Codemasters di portare il sequel di Operation Flashpoint su console, è chiaro allora che solo su PC si può sperare in un discreto successo, dal momento che la ristretta cerchia di giocatori amanti del genere ha il suo habitat naturale proprio su Personal Computer. Nello sviluppare Arma II, Bohemia Interactive, pur cercando in tutti i modi di avvicinare alla produzione un pubblico nuovo, ha comunque lavorato in direzione di una struttura incentrata alla simulazione, con una risposta ultra-positiva dai fan di tutto il mondo, che temevano di vedere ridimensionamenti rispetto al prequel proprio per avvicinare il franchise a dell’utenza con gusti più accessibili.
Per Operation Arrowhead, prima espansione stand-alone del titolo, la filosofia è rimasta immutata. Gli sviluppatori non vogliono rischiare di cambiare radicalmente la struttura di gioco. Si preferisce continuare a lavorare per passione e guadagnare le simpatie dei cosiddetti “pochi ma buoni” (senza offesa per quei nostri lettori amanti di sparatutto maggiormente accessibili) e Operation Arrowhead pare mostrarsi, almeno dalle premesse, come qualcosa in più di una semplice aggiunta al gioco originale.

Partiamo da quello che è rimasto immutato. Ovviamente non vedremo il debutto di un nuovo motore grafico: il gioco si avvale nuovamente delle incredibili capacità del Real Virtuality 3, engine utilizzato, pensate, anche da diversi eserciti per praticissime simulazioni militari, a testimonianza netta della bontà insita nel comparto tecnologico. L'engine è stato comunque impreziosito di importanti accorgimenti, tali da renderlo superiore rispetto l’ultima apparizione. Il frame-rate è adesso stabile e convincente, e l’aspetto generale è stato arricchito, parte per parte, di nuovi elementi in grado di migliorare in modo sensibile la resa visiva al completo, con novità in grado influire anche sulla struttura di gioco (vedremo adesso in che modo).
E’ giusto però precisare, prima di partire con l'elenco delle innovazioni, che siamo di fronte ad uno sparatutto in prima persona con elementi tattici e free-roaming su un vasto ambiente ludico di oltre trecento chilometri quadrati. L’approccio dell'utente dovrà essere quello di pianificare ogni mossa, passo per passo, senza aver fretta di imbracciare il fucile e fare strage dei virtuali nemici. Anche perché, inutile dirlo, una “tattica” così spregiudicata vi porterebbe alla morte in men che non si dica. E non tanto perché i colpi della milizia avversaria producono più danni di qualsiasi altro “normale” sparatutto, ma proprio per il fatto che le routine algoritmiche della produzione tengono conto di dove venite colpiti, e soprattutto in che maniera. Un colpo alla gamba, per dirne una, vi ferirà portandovi a zoppicare ma non alla morte, chiedendovi però di fare molta attenzione al sanguinamento della ferita; un proiettile alla testa, anche dovesse essere il primo colpo mai incassato durante l’intera partita, non vi lascerà scampo. Semplice e lampante. Coordinarsi poi con i propri commilitoni sarà parecchio importante, senza inutili incursioni da lupi solitari che vi porteranno presto alla disfatta.

Ciò che fa dunque Operation Arrowhead è amplificare al massimo le ottime qualità del suo “genitore”. Vedrete l’introduzione di nuove armi, veicoli e apparecchi tecnologici ispirati alla reale industria bellica. Faranno la loro apparizione prodotti come il fucile di precisione M110, un visore termico realizzato nelle sue complesse funzioni come quello reale e tante altre novità di cui sarebbe inutile fare un noioso elenco. Vogliamo citare comunque l’arrivo di nuovi mezzi, che permetteranno al giocatore di mettersi alla guida di corazzati di svariato tipo, adatti ad ogni esigenza. Bohemia Interactive non si è comunque fermata ad un semplice inserimento di nuovi elementi per questa espansione. Ha anzi approfittato dell’occasione per apportare delle modifiche agli aspetti nudi e crudi delle meccaniche ludiche. Una delle più importanti riguarda senz’altro il controllo dei velivoli, forse uno degli aspetti negativi della produzione principale, che gode adesso non solo di una maggiore reattività nei comandi, ma anche di un radar ancor più sofisticato il quale permette di scorgere i missili in lontananza diretti verso la propria posizione. Utilissimo nelle fasi più concitate della battaglia. Notevole accorgimento è stato fatto anche sotto un profilo ludico-tecnico. Ispirandosi, nel bene e nel male, alla serie EA di Bad Company 2, adesso gli scenari di gioco potranno essere parzialmente distrutti -seppur con delle azioni scriptate, non sarà il motore fisico a calcolare in tempo reale il danno: un elemento in grado di elevare ulteriormente il tasso tattico di sfida. Metteteci anche la possibilità di addentrarsi nelle stesse costruzioni, cosa impossibile in passato, per capire come i tentacoli dello sviluppatore stiano tentando di toccare più elementi possibili. Gli amanti della tattica e della guerra “ragionata” avranno solo di che gioire.

Verrà potenziata anche l’amata modalità “editor” che permette agli utenti di creare nuove mappe e missioni partendo praticamente da zero. Adesso sarà possibile generare automaticamente un agglomerato urbano casuale semplicemente nella zona della mappa da voi scelta: un modo pratico per velocizzare le creazioni degli utenti ed agevolare, magari, i giocatori che non hanno voglia di perdersi nel posizionare quel paio di costruzioni per costruire il proprio parco dei giochi perfetto. Restano da valutare gli effetti sull’intelligenza artificiale dei nemici, ottima nelle missioni regolari ma talvolta deludente nell’adattarsi alle a quelle personalizzate. Ci riserveremo di valutarne le capacità con attenzione non appena potremo mettere le mani sul codice completo.

Ultimo appunto sulla trama, che prevede un setting totalmente differente rispetto al gioco principale. Abbandonate le lande di Chernarus, fittizio stato dell’Est Europa, vi troverete adesso a combattere nell’Asia Centrale, nell’altrettanto immaginaria regione del Takistan, esattamente tre anni dopo gli eventi narrati da Arma II. Gli sviluppatori ci tengono a puntualizzare come si stia lavorando molto anche sulla sceneggiatura, ornandola non solo di quella sempreverde libertà d’azione, ma anche di parecchi colpi di scena ed una struttura più curata rispetto al passato. Dire quale sarà il risultato è ancora presto, ma è difficile immaginare uno sparatutto dalle tinte così realistiche che cade nella banalità di proporre una storia praticamente “hollywoodiana”. Vedremo comunque cosa riusciranno ad ottenere gli sviluppatori a giochi fatti.

Arma 2: Operation Arrowhead Se non fosse per la nomenclatura “Arma II”, Operation Arrowhead potrebbe essere considerato quasi un gioco a se stante. L’introduzione di un nuovo background ambientale ed una trama inedita, assieme a innovazioni dal punto di vista ludico forti anche dell’arrivo di armi, veicoli e abbigliamenti mai visti prima, rendono questa espansione già adesso un vero e proprio “must have” per gli amanti della saga in generale e gli appassionati del genere in particolare. Bohemia Interactive ha lavorato con intelligenza e, pur senza spingersi eccessivamente è pronta ad offrire, nuovamente, il punto di riferimento per i pochi simulatori bellici ormai disponibili sul mercato.

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