Anteprima Batman: Arkham City

Aggiornamento da Londra sul futuro del Cavaliere Oscuro

anteprima Batman: Arkham City
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo il nostro primo resoconto in diretta dalla GDC di San Francisco, siamo volati a Londra per approfondire il discorso su Batman: Arkham City, uno dei titoli più attesi del 2011 che pare poter rendere ancor più interessante la lotta di quest'anno per il desideratissimo Game Of The Year.

Aggiornamento da Londra - a cura di Saimon Paganini

Sequel di uno dei più entusiasmanti capolavori di questa generazione, Arkham City non fa nulla per scompaginare l’ossatura originale, optando invece per un più sano ampliamento delle prospettive di design, il che si traduce, come già segnalato, in una mappa che quintuplica la corrispettiva sviscerata a suo tempo in Batman: Arkham Asylum.
Rocksteady ovviamente non ne fa un discorso di mere dimensioni: lo svincolamento dalla piccola oppressione e dal manierismo ingenerati dalle ambientazioni generalmente stagne del prequel lascia quindi posto ad un approccio più libero, meno programmato e decisamente spettacolare, che dà finalmente uno spolvero più compiuto alle possibilità dell’uomo pipistrello.
Planare tra i grattacieli arroccati tra le ceneri della vecchia Gotham, usando quando conviene il rampino e franando come avvoltoi sui nemici diventa una prassi spettacolosa, in grado di rifocillare con costanza il ritmo di gioco che è quindi meno discontinuo rispetto al primo capitolo.
La natura open world gode così di un’ampiezza di respiro maggiore e giocoforza più sfruttabile: il percorso che ci porta all’interno della cattedrale, alla ricerca del Joker, non è quindi unico. Possiamo scegliere come meglio crediamo il tragitto, tra un’arrampicata e l’altra, tra un gargoyle e un elicottero di sorveglianza cui appendersi, o magari mettendo i piedi a terra, tra quelle strade lastricate dall’insania e dalla perversione più cruda e incomprensibile. A piedi, ripetiamo, perché l’utilizzo dei mezzi non è previsto. L’esplorazione ritorna quindi in pompa magna e giocando un ruolo fondamentale nell’economia delle sub-quest. Tra NPC da salvare, comunicazioni radio da intercettare (che magari segnalano disordini, piani orditi contro Batman, semplici crimini “minori”) e informatori da interrogare (non solo sull'Enigmista, ma anche su zone della città sconosciute che proprio grazie a questi “colloqui” diventano esplorabili), la diversificazione pare un po’ più a portata di mano rispetto a quanto proposto nel 2009.
Ovviamente il termine “open world”, lo ripetiamo per i più distratti, non collide con sandbox. Il focus rimane incentrato sulla main quest e sulla logica di un filone narrativo solido e univoco. Inoltre, la città è divisa in territori, che fanno capo un specifico villain. La progressione esplorativa ed ambientale, sarà quindi legata a doppio filo allo svolgimento della trama.
Il sistema di combattimento rincara la dose di violenza, snellendo però talune delle dinamiche meno fresche. In primis, il numero di nemici contemporaneamente presenti è lievitato in maniera succosa. Fino a 25 contendenti sullo schermo, ovviamente da parcheggiare per terra seguendo un minimo di logica e col giusto tempismo. Nuove animazioni rendono più fluide le manovre evasive e più cruente le proiezioni; l’inserimento di nuove tecniche, lo snellimento nel ricorso ai gadget in dotazione, e la possibilità di contrattaccare con mosse sensibili al contesto (rispedendo indietro, per esempio, una sedia scagliata al nostro indirizzo) contornano un piatto che già s’era fatto apprezzare una manciata di anni or sono. Permane, a nostro avviso, il carattere di “arena” delle sequenze di combattimento, vani chiusi in cui per una manciata di minuti non si fa che combattere. Un’idiosincrasia che mal si sposa con la ricerca di un gameplay più omogeneo, meno frammentato. Ma anche così, la goduria rimane ad alti livelli.
Oltre ai soliti sgherri che hanno sfilato nel capitolo precedente, Rocksteady ci ha promesso facce nuove e soprattutto meno prevedibili. L’IA continua a seguire logiche gerarchiche, tuttavia ad aumentare, almeno in questa prima build, è la velocità con cui portano gli attacchi. Meno pause, più bastardaggine collettiva.
Ispessito, e di gran lunga, il lavoro artistico. Se si esula dallo scripting, che promette sorprese anche ai meno fanatici dell’uomo pipistrello (“I know you are Bruce Wayne”), le diverse icone che trovano (Due Facce, Joker, Calendar Man, Catwoman) e troveranno spazio sul palcoscenico imbastito da Rocksteady, trovano diversi appigli psicologici che ne alimentano la caratura. Il richiamo ad un’opera come The Killing Joke, perla rara partorita da Moore e Bolland, con i suoi lunghi flashback, con lo strazio della psiche martoriata da una realtà avversa, fa capolino nell’intelaiatura psicologica dei personaggi. Basta una giornata storta, e tutto cambia. Un mantra che i villain di Batman: Arkham City hanno metabolizzato per benino, muovendosi con passione -schizoide- in un parco giochi dell’orrore tutto per loro.
Confermata, infine, l’assenza di un qualsivoglia multiplayer e l’ovvia predisposizione per DLC che non fungano da mere riempitivi. Ne sapremo di più al prossimo E3, quando finalmente metteremo le mani sopra una build giocabile. Per ora, segnatevi la data ufficiale: 21 Ottobre 2011.

Da qui in poi prosegue l'articolo frutto del coverage dalla GDC 2011 di San Francisco

Nighty Night

La sequenza si apre con la Silhouette di Batman che si staglia contro il cielo di Gotham. Non visto, si aggira sui tetti della citta’, mentre la telecamera indugia a lungo sull’orizzonte. La profondita’ di campo e’ impressionante: le luci dei riflettori, in lontananza, squarciano un cielo verdastro e nuvoloso, mentre il profilo architettonico degli edifici della vecchia Gotham irrompe nell’inquadratura. Che Arkham City sia malata fin nelle fondamenta, e’ subito chiaro. Per le strade si attardano criminali psicopatici, confinati in questa utopica “citta’ del peccato”. Un muro divide questo mondo (marcio, cadente) da quello esterno, e la nuova societa’ di stupratori e rapinatori appare marcia fin nelle fondamenta. Tanto che persino Due Facce, qui, puo’ perseguire il sogno che un tempo fu di Harvey Dent. Rinchiuso nel palazzo di giustizia, parla ai suoi scagnozzi, riuniti per l’esecuzione pubblica di Selina Kay (al secolo, Catwoman). La prima missione del pipistrello e’ proprio quella di salvare Selina dal suo infausto destino. Comincia cosi’ la demo session vera e propria, per fare il punto anche sulle nuove abilita’ di Batman e sulle caratteristiche del suo equipaggiamento. Il lavoro del team di sviluppo si e’ concentrato anzitutto sull’aumento della mobilita’ del protagonista. Il rampino, visto lo sviluppo verticale di Arkham City, squarciata ad intervalli regolari da gratticieli e palazzoni, e’ adesso piu’ efficace, e persino l’utilizzo del mantello risulta piu’ funzionale, garantendo a Batman la possibilita’ di planare per lunghe distanze, riacquistando velocita’ di tanto in tanto, oppure lanciandosi a capofitto contro un avversario.
Saltando di gargoyle in gargoyle, arrampicandosi sulle insegne pubblicitarie, gli spostamenti appaiono piu’ rapidi. Ed e’ addirittura possibile agganciarsi ad un elicottero di sorveglianza, per farsi trasportare da un punto all’altro della citta (che, lo ricordiamo, e’ grande circa cinque volte la vecchia Arkham).
Prima di correre al salvataggio di Catwoman, Batman e’ attirato da un gruppo di furfanti che sta molestando qualcuno. Il rapido passaggio all amodalita’ detective permette di individuare quale degli avversari e’ armato. Si scopre anche che uno dei nemici e’ un informatore dell’Enigmista. Nel combattimento che segue, dunque, il Pipistrello dovra’ fare attenzione a non metterlo fuori combattimento e lasciarlo per ultimo, in modo da ottenere, magari, qualche informazione utile. Il gameplay delle fasi action, in ogni caso, non sembra mutato di molto. Batman piomba non visto su un nemico, e comincia la sua danza letale di cazzotti e contromosse. Non ci sono troppe novita’: possiamo sempre utilizzare il rampino per tirare a noi gli avversari, schivare con capriole ubriacanti ed esibirci in counter attack piuttosto spettacolari, premendo il tasto d’attacco al giusto momento. Il numero e la qualita’ delle animazioni non sembrano troppo diversi da quelli del primo episodio. L’unica nuova possibilita’, e’ quella di far partire una sequenza di colpi rapidissimi, per rompere la guardia degli avversari piu’ resistenti. Insistenti jab all’altezza della faccia e dell’addome, finiscono per rompere la guardia apparentemente impenetrabile degli omaccioni piu’ minacciosi, e la “sequenza” finisce con un montante micidiale al rallentatore. Ad onor del vero, tuttavia, il lato da Action game di Arkham City ci sembra quello piu’ sofferente. Il team di sviluppo avrebbe potuto in qualche maniera affrontare i problemi di collisioni che ancora persistono, o i leggeri fastidi di una telecamera non sempre amichevole. Dopo due anni dal rilascio di Arkham City, gli scontri di questo sequel sembrano un po’ troppo ingessati. Ma e’ un male da poco, vista l’estrema spettacolarita’ di alcune sequenze. La speranza e’ comunque quella che gli scontri siano ben dosati e non preminenti nell’economia di gioco.
La schermaglia per le strade della citta’ finisce nel migliore dei modi. Lasciamo l’informatore dell’enigmista in vita, giusto per rinterrogarlo sulle diaboliche fantasticherie del suo malato mentore. Tutto quello che otteniamo e’ l’ubicazione dei trofei dell’enigmista posti nelle vicinanze: un sistema importante per localizzare tutti i collectibles, ma non vorremo che operazioni di questo tipo banalizzassero un poco la progressione, che di fatto richiedeva esplorazione metodica delle aree ed un buon colpo d’occhio.

Doppiezza

Sono questioni che avremo tempo e modo di analizzare. Per il momento, la Demo Session prosegue. Batman si fionda in direzione del Palazzo di Giustizia, riarredato per l’occasione dalla perversa cricca di Due Facce. Meta’ della facciata e’ stata crivellata di proiettili, deformata col piombo rovente. Entriamo, giusto per assistere al delirante monologo di uno dei villain meglio riusciti di sempre. Pensavamo che fosse difficile battere l’iconografica visione di Joker o dello Spaventapasseri, ma la schizofrenia di Harvey Dent e’ un perfetto rimpiazzo per i due nemici storici. Due Facce continua ossessivamente a far scorrere la sua moneta fra le dita, mentre parla con se stesso, contraddicendo la ragionevolezza della sua parte umana con la rabbia antica della sua meta’ malata.
La demo prosegue con uno scontro serrato con gli scagnozzi di Due Facce, catturato alla fine grazie agli sforzi congiunti di Catwoman e del Pipistrello. Un peccato che ancora una volta il gioco lasci poco spazio all’interazione diretta con i Villain maggiori. Tutto sembra risolversi dopo qualche schermaglia con i leccapiedi che abbiamo imparato a conoscere nel primo episodio. Staremo a vedere se, oltre ad assicurare una durata dell’avventura molto piu’ dilatata (il team parla di 16-18 ore), anche il fronte dei Boss Fight avra’ ricevuto le opportune attenzioni.
Dopo aver immobilizzato Due Facce, una breve sequenza d’intermezzo ci mostra Batman che salva Catwoman dal proiettile di un fucile da cecchino, impugnato evidentemente da un Joker devastato da una malattia innominabile. La sua voce trema, le parole affogano nei colpi di tosse. Il doppiaggio inglese, fra l’altro’ assolutamente impressionante, è perfetto per caratterizzare ogni personaggio. Forse solo Catwoman appare un poco spuntata, con la sua personalita’ ammiccante. Avremmo preferito vedere un po’ piu’ di coraggio nelle pennellate caratteriali che definiscono i tratti della “gatta”.
La dimostrazione prosegue. Batman entra di nuovo in modalita’ detective, ed esaminando il foro d’entrata ed il punto d’impatto del proiettile riesce ad identificare la sua traiettoria, nel tentativo di scovare il Joker. Le indagini lo portano all’interno di una cattedrale, in cui, dopo un breve incontro con Harley Quinn (avvolta da una tuta piu’ sexy che mai), si affronta una piccola sessione stealth. Anche in questo caso, le cose non sembrano cambiate, se non per qualche dotazione extra. Gettando a terra una bomba fumogena, ad esempio, e’ possibile scomparire in un lampo, terrorizzando gli avversari. Da qui, saltando sui gargoyle che sorvegliano l’interno degli edifici, ci si muove non visti per afferrarli alle spalle. Uccisioni silenziose, spettacolari istant kill, e lanci mirati del batarang tornano a ravvivare le fasi di gioco. Rese, stavolta, un poco piu’ immediate: e’ stato eliminato ad esempio il vecchio gel esplosivo, in favore di un approccio che permette a Batman di sfondare direttamente le pareti piu’ fragili (mettendo istantaneamente fuori combattimento gli avversari che si sentono al sicuro).
Superate le difficoltà, Batman si arrampica sulla torre che conduce alla postazione di Joker. Ma del villain, ovviamente, neppure l'ombra. C'è invece un regalo davvero esplosivo, che ci conduce direttamente alla fine della demo.

Aspettative

E' davvero troppo presto per sbilanciarci riguardo ad Arkham City. Per il momento l'impressione è che Rocksteady abbia semplicemente puntato sull'espansione dell'ambiente di gioco, intrecciando alla solida struttura di Arkham Asylum le caratteristiche e le qualità del free roaming. Tuttavia, è inevitabile notare che, due anni dopo la commercializzazione, il gameplay alla base del prodotto appaia un poco meno brillante di quanto non fosse al tempo. Le fasi stealth sono sempre molto spettacolari e divertenti, quelle action invece sentono il peso di un mancato rinnovamento. Inoltre, in questa presentazione è mancato proprio quello che volevamo vedere: boss fighting più articolato e nuovi gadget del pipistrello. Ovviamente Arkham City sarà un titolo tutto da scoprire, ma per il momento gli entusiasmi non sono del tutto genuini. Intendiamoci: anche solo l'idea che il gioco possa essere un semplice “More of The Same” ci rassicura, anche perchè questa eventualità si scontra con un cast nuovo ed eccezionale. Ma per compiere nuovamente il miracolo, il team di sviluppo deve osare di più.
Anche dal punto di vista tecnico, i passi avanti sono poco decisi, soprattutto perchè piuttosto che migliorare la resa globale, il lavoro si è concentrato sull'espansione dell'ambiente di gioco. Ma certo, anche su questo fronte è difficile sbilanciarci: il tempo per migliorare c'è tutto, anche se crediamo che il look “plasticoso” di alcune mappe superficiali e la staticità dei modelli siano questioni ereditarie difficili da nascondere.

Batman: Arkham City La consapevolezza di trovarsi di fronte ad un titolo di grande caratura, che ancora una volta mostra una caratterizzazione impeccabile ed un look fedelissimo a quello del Batman fumettistico più scuro e cattivo, ci fa lasciare la saletta con aria soddisfatta. Non mancano le riserve, ma si tratta di possibili difetti che potrebbero fare la differenza solo fra un grande gioco ed un secondo capolavoro. In ogni caso, i fan degli action e dell'uomo pipistrello, ed i moltissimi giocatori che hanno adorato il primo capitolo, possono dormire sonni tranquilli. E restare connessi su Everyeye, perchè avremo una piccola sorpresa esclusiva che ancora non possiamo svelare.

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