Battlefield 1: presentata la Campagna Single Player

Il primo trailer della campagna di Battlefield 1 ribadisce l'intenzione di coniugare spettacolarità ed emotività: un nuovo inizio per la saga?

Battlefield 1 - Campagna

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Battlefield 1 - Campagna
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

C'era bisogno di un passo indietro. Dinanzi all'inesorabile avanzata della deriva futuristica intrapresa dai recenti FPS, s'iniziava ad avvertire la necessità di un ritorno alle origini, a quei conflitti dal sapore vintage, in cui contavano solo il sudore e il sangue degli uomini, invece del clangore scintillante di esoscheletri e mech. Per questo Battlefield 1 è stato salutato con giubilo in un mercato ormai saturo di battaglie ipertecnologiche all'ultimo chip: come suggerisce il titolo, il primo conflitto mondiale fa da sfondo alle vicende della nuova opera firmata DICE, che ha saggiamente deciso di sfruttare le potenzialità espressive di un setting troppo poco utilizzato nel mondo videoludico. E benché l'anima della produzione resti pur sempre un comparto multiplayer già accuratamente testato in più occasioni, Battlefield 1 promette di coinvolgere i giocatori anche in una campagna che, dimenticando le debolezze narrative delle recenti incarnazioni del brand, riporti la sceneggiatura della serie ai livelli di Bad Company. Oltre che sul piano storico, allora, il nuovo Battlefield compie un passo indietro altresì sul versante diegetico: l'atteso, primo trailer della modalità single player ribadisce proprio l'intenzione di coniugare spettacolarità ed emotività, in quello che sembra essere a tutti gli effetti un nuovo inizio per la saga.

Uomini contro

L'impatto iniziale del trailer colpisce immediatamente l'attenzione dello spettatore, grazie ad una frenetica baraonda di caos bellico. Ma poi, dopo solo una manciata di inquadrature, il ritmo del montaggio rallenta per permettere alle immagini di indugiare sui volti dei soldati, dei protagonisti, degli uomini. Impariamo a conoscerli così, quei personaggi che dovremo controllare nel gioco completo: li intravediamo ora sporchi di fuliggine, con un'espressione a metà tra la paura e il dubbio, ora sorridenti, speranzosi, malinconici.

È il lato umano della guerra quello che Battlefield 1 prova a mostrarci, ed in tal senso il breve video di presentazione non lascia troppi margini di dubbio, introducendo la grande novità di questo capitolo: la possibilità di impersonare diversi protagonisti, di diversa etnia, di diversa bandiera. Ognuno porta con sé il proprio retaggio, il proprio carattere, il proprio punto di vista su un conflitto tragicamente rivoluzionario. Moltiplicare le prospettive tramite le quali inquadrare gli eventi della prima guerra mondiale amplifica inevitabilmente il respiro epico ed intimo della narrazione. Invece di seguire un percorso monotematico, invece di tramutarsi nella banale cronaca di un super soldato capace di vincere da solo ogni battaglia, gli sceneggiatori di DICE hanno preferito frantumare lo sviluppo del racconto, e dare ad ogni storia una dimensione maggiormente psicologica ed emotiva. Queste, ovviamente, rimangono per ora soltanto semplici speculazioni, frutto delle positive sensazioni che il trailer, col suo linguaggio dal forte impatto cinematografico, ha saputo trasmetterci.

Certo è che, stando a quanto riportato da DICE, le differenti storyline dei protagonisti comporranno un affresco di guerra agli antipodi rispetto agli altri FPS bellici che hanno affollato i nostri schermi negli ultimi anni: non vicende intrise di eroismo individuale o collettivo, bensì un'introspezione più realistica, che si concentra sul timore, sui dubbi, sull'inesperienza. I soldati di Battlefield 1 non sono combattenti pluridecorati, né ardimentose ed infallibili macchine di morte, ma semplici uomini alle prese con un conflitto più grande di loro, nel quale dovranno sacrificare tutto ciò che hanno di più caro. Sebbene sia l'empatia l'arma segreta messa in campo da DICE, siamo sicuri che non mancheranno ondate di retorica pronte a travolgere i dialoghi durante le cutscene: a darcene un assaggio è proprio il trailer stesso, che in pochi minuti alterna momenti di amicizia virile ad altri di unione fraterna e di spiccata propaganda futurista ("Non potrete mai fermare le macchine e il progresso!"), riflesso dell'ideologia culturale che si diffuse ad inizio Novecento. Gli sviluppatori, infatti, pare abbiano lavorato duramente per riprodurre in modo quanto più verosimile possibile il background storico del loro titolo di punta, inserendo nel flusso narrativo figure realmente esistite come Lawrence d'Arabia, che daranno alla vicenda un tocco di maggiore realismo scenico e narrativo. A tutto ciò si aggiunge anche la certosina riproduzione di armi e veicoli dell'epoca, tra cui le famose e drammaticamente inefficaci "corazze Farina", indossate dai soldati di prima linea chiamati a compiere le missioni più pericolose. DICE non ha, tuttavia, la pretesa di realizzare un FPS che rappresenti un didascalico manuale di storia digitale, ed è per questo che Battlefield 1, nonostante la fedele ricostruzione dell'atmosfera del periodo, conserva comunque l'inverosimile spettacolarizzazione che ha contraddistinto la serie nelle sue ultime incarnazioni. La scelta di non mostrare se non minimi stralci di gameplay della campagna ci ha, invero, un po' rammaricarti: eppure, anche soltanto dalle splendide cinematiche si nota appieno il desiderio di massimizzare la forza del Frostbite, con scene piene di dinamismo, brutali e fragorose. Quanto mostratoci, quindi, risulta una visione parecchio romanzata dei ritmi tipici degli scontri del primo conflitto mondiale: quella del '14-'18 è stata infatti una guerra di trincea, di posizione, fatta di lunghe e logoranti attese. Il nostro timore è allora di rivivere le medesime sequenze senz'anima di Battlefield 3 e 4, stracolme di script che si preoccupavano solo di saziare la fame di adrenalina. Da questo punto di vista, i ragazzi di DICE ci hanno in parte tranquillizzato, rivelando che l'approccio alle missioni della campagna sarà simile alla libertà concessa nel multigiocatore: in pratica, alla linearità della progressione si sostituisce la facoltà di portare a termine gli obiettivi scegliendo sia di muoversi silenziosamente, sia di optare per una soluzione diversiva sia ancora di sbaragliare le linee avversarie armi in pugno.

È uno stile più aperto alle sperimentazioni del giocatore, che sulla carta ricorda quello (molto acerbo) di Hardline: i Visceral avevano infatti sviluppato un Battlefield diverso dai soliti canoni, che, al netto di numerose mancanze, proponeva comunque qualche interessante novità sul fronte ludico, come una più ampia varietà nella struttura delle missioni. Ora DICE, stando alle ultime dichiarazioni, probabilmente darà vita ad un ibrido che mescolerà la magnificenza scenica e scriptata dei capitoli precedenti con l'andamento più ragionato dello spin-off. Il risultato potrebbe figurarsi come un ritorno in pompa magna per il singleplayer della serie, bistrattato ormai da troppi anni in favore della componente online. Dare ai giocatori l'occasione di decidere in che modo affrontare le missioni incrementerebbe inoltre persino la longevità di una campagna che negli altri episodi non ci ha impegnati per più di 4-5 ore di gameplay, di certo non sufficienti per riflettere totalmente quel senso di pathos, dramma e morte della prima guerra mondiale. Una sofferenza che - lo ripetiamo - si manifesta soprattutto attraverso i volti e gli sguardi dei personaggi, magnificati da un Frostbite in stato di grazia. Il motore di gioco, nelle cutscene del trailer, è stato sicuramente rifinito con filtri di post-processing (che in game verranno con ogni probabilità alleggeriti a beneficio della fluidità) e garantisce performance attoriali assolutamente incredibili, capaci di comunicarci le stesse, dolorose emozioni che provano i protagonisti, prima uomini e poi soldati

Battlefield 1 Battlefield 1 vuole raccontare una storia, come i suoi predecessori non sono stati in grado di fare. Anzi, vuole narrare tante diverse vicende, al contempo intime e collettive, di uomini costretti loro malgrado a combattere in un conflitto che cambierà per sempre le sorti del mondo. DICE non sembra intenzionata a sprecare un contesto storico così terribilmente affascinante in un singleplayer fugace e dimenticabile come quello degli scorsi episodi, e preferisce focalizzarsi intelligentemente sulla drammaticità della guerra, sulla dimensione interiore dei protagonisti, e sulla rifinitura di un'impalcatura ludica che prova ad ibridare fasi shooter scriptate con altre più libere ed “ariose”. In attesa di nuove, corpose sequenze di gameplay che confermino (o smentiscano) tutte le promesse del team di sviluppo, la nostra speranza è che la campagna di Battlefiled 1 non si dimostri anche quest'anno solamente uno scialbo tutorial per il multiplayer, ma una modalità dotata di una propria dignità, incapace di “trincerarsi” dietro ad una formula di gioco ormai palesemente inefficace. In questo caso, quindi, fare un passo indietro equivarrebbe a molti passi in avanti.