Anteprima Californium

Darjeeling e Nova Productions, in quest’omaggio videoludico a Philip K. Dick, non optano per la sua poetica mainstream, bensì per le eterogenee influenze psicologiche dei suoi ultimi anni di vita.

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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

"Nessun altro scrittore della sua generazione ha avuto una presenza intellettuale altrettanto potente" - Brian Aldiss su Philip Kindred Dick

Per comprendere in che modo Californium, gioco d'esplorazione in prima persona nato dalla collaborazione tra gli studi Darjeeling e Nova Productions, possa essere considerato un tributo al pensiero e all'immaginario di Philip K. Dick, è necessaria una breve premessa. Dai più, lo scrittore statunitense è conosciuto soprattutto per le sue suggestioni fantascientifiche (basti pensare alle numerose trasposizioni cinematografiche dei suoi romanzi, tra cui "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?", meglio noto ai cinefili come Blade Runner, o ancora "Ricordiamo per voi", dal quale è stato tratto il film Atto di Forza). Durante gli ultimi anni di vita, tuttavia, Dick si dedicò alla scrittura della trilogia di VALIS, un trittico di opere derivate da un'esperienza mistica che l'autore sostenne d'avere vissuto intorno agli anni '70, quando un raggio di luce rosa lo inondò, rivelandogli la vera natura del mondo.Questa visione lo condusse così a peculiari riflessioni filosofiche sul divino ed alla spasmodica ricerca del senso ultimo della realtà. Basato quindi su episodi autobiografici, VALIS (Vast Active Living Intelligence System), primo libro della suddetta trilogia (che comprende anche "Divina Invasione" e "La trasmigrazione di Timothy Archer"), diviene ora a sua volta fonte d'ispirazione per Californium, che lascia da parte le contaminazioni futuristiche di Dick per concentrarsi soltanto sulla sua cosmogonia esoterica, mistica e religiosa.

Californium here we come

Alcune delle esperienze biografiche di Philip K. Dick, convogliate nella trilogia di VALIS, rappresentano dunque la materia narrativa principale di Californium. Così come il grande scrittore dopo la separazione dalla quarta moglie Nancy è caduto in un baratro di perdizione, infatti, anche il protagonista del gioco, Elvin Green, vede il suo mondo crollare letteralmente in pezzi quando la consorte Thea decide di lasciarlo. Come se non bastasse, persino il suo editore, accusandolo di essere "uno scrittore che non scrive", lo abbandona a se stesso.

Qualche trip acido di troppo, ed ecco che Elvin inizia ad intravedere una realtà alternativa, quando nella sua mente riceve un misterioso segnale, forse legato al suo collasso emotivo, che gli mostra una via di fuga da quest'abisso di mediocrità: il mondo che conosce è fortemente instabile e, nell'incrinarsi, apre le porte di una nuova dimensione. Le teorie sugli universi paralleli non sono ovviamente estranee al pensiero di Dick ed alla filosofia dei suoi ultimi anni: in un saggio del 1977, "Se vi pare che questo mondo sia brutto, dovreste vederne qualche altro", lo scrittore arriva a sostenere l'esistenza simultanea di diversi "presenti" che si alternerebbero in continuazione, impercettibili da tutti i sensi umani tranne che dal subconscio. Dagli screen promozionali e dal primo video di gameplay, notiamo che simile concezione va ad impattare la struttura di gioco in modo considerevole: configurandosi come un titolo d'esplorazione in prima persona, al pari di tanti altri congeneri che sovraffollano il mercato, Californium gioca proprio con i diversi strati di "realtà", che si sovrappongono e s'intersecano. Un bicchiere può ad esempio tramutarsi in un libro, così come intere pareti dissolversi per lasciar spazio ad altra mobilia: tali eventi sovrannaturali sarebbero quindi gli influssi provenienti da un'altra dimensione. Dai pochi minuti di gameplay visionabili, possiamo intuire sin da subito che l'ambientazione contribuirà a delineare la psicologia ed il carattere del protagonista: tra bottiglie sparse nel disordine casalingo ed intere confezioni di medicine completamente svuotate, Elvin ci appare come un relitto umano che ben presto inizia a confondere la percezione di ciò che lo circonda: lo spazio, in tal modo, si modifica fino ad assumere i connotati di una nuova, sconosciuta abitazione. Follia o capacità extrasensoriale? Uscendo dalle mura dell'appartamento, inoltre, le possibilità d'esplorazione sembrano aprirsi ad un ambiente sandoox che prova a riproporre l'iconografia tipica degli anni '70: Berkeley è una cittadina come le altre, con le sue tavole calde e le sue muscle car. Tra le strade e negli interni, ogni tanto fanno capolino alcuni personaggi con cui iniziare una conversazione, sagome immobili e bidimensionali che con la loro espressione sardonica acuiscono una sensazione di straniamento e confusa inquietudine. Non ci è dato sapere al momento quanto si estenderà la mappa di Californium, né quanta importanza avrà quest'accenno di libertà di movimento ai fini dell'economia di gioco, anche perché gli sviluppatori sono ancora piuttosto incerti riguardo la forma definitiva che assumerà il gameplay del titolo, limitandosi a ribadire lo stato di "prototipo" della demo presentata in video. Quel che è certo è che l'appeal visivo, coi suoi colori accesi e la sua lisergica atmosfera, possiede tutte le carte in regola per coinvolgerci in un viaggio surreale, infarcito di riferimenti alla poetica dell'ultimo Dick. Nel tramutare in immagini la prosa dell'autore, il team ha richiesto l'aiuto di un illustratore francese, Olivier Bonhomme, le cui opere rispecchiano perfettamente il tocco psichedelico dello stile "avantpop" di Californium. Le soluzioni cromatiche ci hanno inoltre ricordato alcuni scorci di Sunset, perla dell'ormai defunta Tale of Tales, con la quale il gioco Darjeeling condivide la volontà di non piegarsi ad alcuna logica commerciale, focalizzandosi soprattutto sulla qualità artistica del prodotto senza preoccuparsi troppo della sua anima strettamente ludica. Californium è stato creato per essere pura "arte" interattiva, con tutte le implicazioni che ne conseguono.
Il rischio è di trovarsi innanzi a un gioco elitario, che si crogiola nel suo stesso intellettualismo, finendo per sorreggersi solo su un colto sperimentalismo di nicchia. Californium si figura persino come parte rilevante di un più ampio progetto transmediale a cui appartiene anche un documentario intitolato "The Worlds of Philip K. Dick": quando entrambe le opere saranno terminate, il tributo al grande scrittore del Novecento potrà allora dirsi completo.

Californium Darjeeling e Nova Productions, in quest’omaggio videoludico a Philip K. Dick, non optano per la sua poetica mainstream, ossia quella dell’oscura fantascienza cyberpunk, bensì per le eterogenee influenze psicologiche dei suoi ultimi anni di vita, quelli delle esperienze mistiche, delle percezioni extrasensoriali, della schizofrenia paranoide, della religiosità controversa. Californium si presenta quindi come un trip fantasmagorico che ci pone nei panni di un uomo in costante bilico tra squilibrio mentale e conoscenza superiore: un’avventura in prima persona ancora ben lungi dal prendere forma definitiva, al pari della realtà distorta che vuole rappresentare, ma già ricca di ampi spunti di riflessione. Un gioco artistico nel senso più puro del termine, in cui il valore intellettuale soverchierà con ogni probabilità quello propriamente ludico. Per sapere se questo basterà a soddisfare i fan degli ultimi romanzi di Dick, ed i videogiocatori in generale, dovremo attendere l’uscita prevista su Steam per i primi mesi del 2016.

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