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Anteprima Dear Esther

Un'avventura da guardare ed ascoltare

anteprima Dear Esther
Articolo a cura di
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  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Uno dei vantaggi del PC gaming è sicuramente la possibilità -offerta da una buona fetta di produzioni a chi ne ha dimestichezza- di modificare alcuni aspetti, migliorando il gioco o alterandone addirittura le componenti salienti per creare un'esperienza del tutto nuova. Da molte MOD (questo il loro nome tecnico - da modifica) sono nati veri e propri titoli retail (vedasi Counterstrike); altre vengono semplicemente apprezzate (o meno) dai giocatori nella loro concezione amatoriale. Tra quelle che hanno fatto il "salto di qualità", o meglio che lo stanno per fare, particolare interesse ha suscitato in quest'ultimo periodo Dear Esther, originalissima MOD di Half-Life 2 sviluppata nel 2007 da Dan Pinchbeck e TheChineseRoom presso la University of Portsmouth come parte di un progetto dell'Arts & Humanities Research Council. L'esperimento narrativo (poi ne approfondiremo le caratteristiche) è stato recentemente ripreso da Robert Briscoe, ex-sviluppatore di DICE, che ne ha prodotto un remake in arrivo via Steam (a soli 9.99$ - con una probabile conversione 1:1 in Euro) il 14 Febbraio. Questa versione, riveduta e corretta, non presenterà soltanto un'incremento della longevità (originariamente settata sul paio d'ore scarso) ed una modifica strutturale delle aree di gioco, ma vedrà un vero e proprio rinnovamento visivo, forte dell'utilizzo dell'ultimissima versione del Source Engine: la stessa che ha mosso Portal 2.

Sensazioni stranianti

Prima di addentrarci nelle specifiche di questo remake è bene precisare cos'è Dear Esther, dato che le sue peculiarità differiscono praticamente dal 99% dei videogiochi dell'ultima decade (e oltre). Come anticipato quello di Robert Briscoe e Dan Pinchbeck è un esperimento narrativo condotto attraverso il medium videoludico. In parole povere, questa MOD, non è un vero e proprio videogioco -tantomeno un First Person Game- come canonicamente lo intendiamo, in quanto non vi sono combattimenti, armi, HUD, personaggi (protagonista a parte), cut scene e tutto il resto; non v'è possibilità di morire (se non tuffandosi da una rupe) né tantomeno d'interagire con lo scenario. L'unica facoltà donata al videoplayer, in Dear Esther, è l'esplorazione. Ritrovatici su un'immensa isola deserta, dovremo semplicemente precorrerla in lungo e in largo a piacimento, contemplandone i panorami e la musicalità che solo la natura sa estrarre da qualsiasi suo anfratto. Un solo elemento, quasi in distacco completo dagli altri, attirerà la nostra attenzione: un'altissima antenna radio luminosa apparentemente fuori luogo in un così incontaminato panorama; il subliminale termine del nostro peregrinare, raggiunto il quale potremo trarre le fila (deducendole in completa autonomia) di quest'esoterica esperienza.
Nel corso del vagabondaggio, un narratore esterno, ad intervalli irregolari ed in maniera del tutto casuale, ci comincierà a raccontare diversi estratti della storia del protagonista, un uomo morente giunto in tale paradiso terrestre per cercare sollievo per la sua mente tormentata. Sconnessi e spesso contraddittori, tali frammenti andranno a caratterizzare un plot suddiviso (ancora una volta in maniera randomica) in tre diverse linee di continuità, recuperabili dunque non prima di aver "terminato" tre diversi playtrough. Il tutto dovrebbe dunque collimare in una panoramica abbastanza completa da farci intuire le risposte (rigorosamente interpretative) alle domande che, grazie ad alcuni elementi portanti della narrazione, finiremo col porci: chi è il protagonista? Chi è Esther? E' veramente sua moglie? E' veramente scomparsa in seguito ad un incidente stradale? C'è qualcos'altro sotto?
Un'avventura completamente atipica della quale Briscoe ha voluto mantenere tutte le caratteristiche salienti, andando ad intervenire solamente su qualche punto che potesse giustificarne l'acquisto, considerando che l'originale è sempre disponibile in forma del tutto gratuita. L'ex DICE ha dunque pensato, in primis, ad un sistema in grado di premiare il giocatore che decidesse d'esplorare per bene l'isola, anziché puntare immediatamente al climax (figurato dall'avvicinarsi all'antenna già citata), rendendolo pian piano consapevole di una più ampia serie di risvolti narrativi. In secondo luogo, rispondendo ad una critica riguardo alla linearità del level design, ha convenuto fosse opportuno intervenire sul terraforming stesso del nordico panorama (ispirato alla Gran Bretagna), inserendo elementi come grotte, alture e scogliere, che potessero fare il paio con le visuali e le musiche (completamente rimasterizzate per l'occasione), incrementando la voglia di scoprire del giocatore. Il tutto è accompagnato dalle favolose prestazioni offerte dall'ultimissima versione del Source Engine che, come mostrato dai primi video, ammalierà i giocatori con panorami assolutamente mozzafiato. Alternando fitte sezioni boscose a caverne in cui il riflesso della luna sull'acqua accenderà il cuore del giocatore, il titolo ci metterà di fronte ad un viaggio emotivo dove nulla è lasciato al caso. Musiche ("ambientali" o strumentali), ciclo giorno-notte, intemperie e qualsiasi altra cosa la natura possa offrire saranno veri e propri elementi di gameplay.
Dear Esther, dunque, a fronte di un'interazione ludica praticamente nulla, cerca di mantenere vivo l'interesse del giocatore con un'intricata vicenda in continuo divenire ed una progressione totalmente basata sulla libera esplorazione, ed assecondata (per non dire incoraggiata) dallo sviluppo stesso del plot, altrimenti (quasi) incomprensibile.

Dear Esther Quello di Dear Esther è un azzardo che, nella sua forma gratuita, può trovare (ed ha infatti trovato) ottimi riscontri (oltre sessantamila download lo dimostrano). Con l’arrivo a pagamento, per giunta di un remake, le cose potrebbero farsi decisamente più complicate, mettendo sulla bilancia tantissimi nuovi elementi che, pur migliorati, non potrebbero bastare ai giocatori per metter mano al loro portafogli. Per gli amanti dell’arte per l’arte, e per coloro i quali desiderassero qualcosa di genuinamente sperimentale, non possiamo però far altro che attendere quest’avventura con trepidazione e, nel frattempo, scaricarsi la versione gratuita.

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