E3 2014

Anteprima Dragon Age: Inquisition

Il futuro dell'RPG secondo Bioware

anteprima Dragon Age: Inquisition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Brand imperdibile per tutti gli appassionati di RPG, Dragon Age ha fatto molto discutere negli anni passati. Dopo un primo capitolo indimenticabile, è giunto un secondo episodio più deludente sotto l'aspetto ludico e artistico, che ha scoraggiato molti fan della casa che diede i natali a Baldur's Gate. Bioware prova a tornare sui binari di eccellenza a cui ci aveva abituati qualche anno fa con Dragon Age Inquisition, un terzo capitolo che vuole rompere completamente con il passato (e lo si capisce anche considerando l'assenza della numerazione). In questo Dragon Age Inquisition ci sono anche meccaniche più proprie di un gestionale, che vanno ad ampliare ciò che da sempre è stato apprezzato nella saga: storia, scelte dei giocatori, personaggi secondari che interagiscono fra loro e libertà di esplorazione in un immenso open-world. Le promesse verranno mantenute?

L'ampio respiro di un'identità in bilico

Che fine ha fatto il Ferelden? Quel luogo immaginario martoriato dai conflitti di classe, dalle carneficine razziali, dalla caccia spietata ai maghi e dalle minacce d'invasione da Orlais e dai cornuti Qunari? Che fine ha fatto il sangue che scorreva a fiumi (e si buggava sui volti ad ogni cutscene), come a ricordare che nessun nemico era facile da abbattere e nessuna quest semplice da superare, monito grezzo della ruvidità di un mondo in rovina.
Alla presentazione a porte chiuse di Inquisition è stato chiaro ancor prima che partisse il video che quello stile è sparito, cambiato. Il mondo di Dragon Age ha abbracciato un fantasy più classico, di rigore, in cui il perenne conflitto tra male e bene è più netto che mai e chi gioca vive un'avventura con meno sfumature di grigio, e decisioni più rapsodiche che ponderate. Nei venti minuti di giocato a cui abbiamo assistito, sono emersi comunque alcuni elementi di novità da quanto abbiamo già riportato su queste pagine.
Un'inquisizione è stata istituita per risolvere un conflitto millenario tra due fazioni da sempre in lotta, proprio quando le forze del caos (e i draghi) hanno deciso di spaccare il Velo per invadere le terre incantate che tutti conosciamo.
Da notare che ci sarà un sito internet da cui trarre le scelte effettuate nei capitoli precedenti: niente salvataggi importabili. Proprio quando la continuità retroattiva sta ormai diventando di casa nel mondo dei videogame, dovremo sopportare questa soluzione, nella speranza che Bioware non abbia pasticciato troppo con il lore di gioco. Esiste un'eventualità che la narrazione sia coerente, e vogliamo sperare che sia così, ma vedere che la magia non è più perseguitata, e che un'organizzazione di cui non si è mai sentito parlare in centinaia di anni (l'Inquisizione appunto) ora vuole controllare il mondo intero, non ci fa ben sperare.
Al di là delle sottigliezze di "lore", Dragon Age sceglie di percorrere una via ibrida fra il primo ed il secondo episodio, mescolando l'action in terza persona e la pausa tattica con visuale isometrica. Prima del gameplay, è importante però guardare alla presenza di una narrazione ancora ricca di bivi: ogni scelta avrà una conseguenza, e siamo sicuri che -senza guardare al passato- il titolo in sè offrirà una trama degna di nota, magari caratterizzando il protagonista in modo più profondo del muto burattino a cui eravamoabituati. Se non altro perchè da questo capitolo l'eroe principale parla, e può appartenere a quattro razze diverse (Umani, nani, elfi, Qunari).
Ricordiamo anche che stavolta ci muoveremo su una mappa enorme, pari a cinque volte quella di Origins e caratterizzata da una varietà e una densità di punti di interesse che, se sfruttati a dovere, potrebbero caratterizzare un mondo e un'avventura di respiro epico, con mille luoghi misteriosi da scoprire e con cui interagire, mentre conquisteremo ogni anfratto del mondo conosciuto.
La versione Xbox One scorreva a schermo con un bel po' di aliasing, ma anche di una distanza del dettaglio davvero notevole per l'hardware su cui girava. Merito del Frostbite 3, motore proprietario di EA che rappresenta l'apice della tecnologia grafica attuale, e che gestisce panorami a perdita d'occhio apparentemente esplorabili.

Come il titolo lascia intendere, nel nuovo Dragon Age impersoneremo un personaggio influente -l'alto inquisitore- con cui tutti vogliono allearsi per trarre vantaggi di qualche tipo. Sappiamo che avremo diverse fortezze da amministrare (una o due per regione), e che dovremo gestire al meglio le risorse di un territorio per potervi accedere senza timore di imboscate sulle strade. Sappiamo poi che il nostro party sarà al massimo di quattro giocatori e che finora sono stati mostrati 4 compagni (l'ultimo, al di là dei tre noti, è Dorian, un mago in cerca di vendetta).
La prima parte esplorativa in una foresta ha confermato la presenza di un sistema di combattimento ibrido: ll'impressione è che Inquisition voglia offrire a chi gioca la possibilità di scegliere, spelluzzicando elementi dai più importanti RPG degli ultimi anni. Bisognerà vedere se Bioware riuscirà ad incastrare in maniera convincente RPG classico e RPG strategico, dovendosi al contempo giostrare con bivi infiniti e numerosi rami della storia: quaranta finali sono tanti, anche se tutti i piccoli difetti di cui la community si era lamentata sembrano essere spariti (uno su tutti la gestione del party, ora completamente libera e analoga a quella del personaggio). Ma c'è comunque qualcosa che va aggiustato, e siamo abbastanza sicuri che, cambiamento d'atmosfera a parte, questo sia dovuto proprio alla dispersività a cui punta un gameplay tanto variegato.
Il combattimento contro il drago gigante della demo è emblematico. La bestia evoca i suoi figli senza ali, sputa fuoco e fiamme, vaga per i cieli terrorizzando tutto e tutti, ma non sembra duro da abbattere nonostante il moveset sia spettacolare visivamente e interessante tatticamente, tra colpi d'ala, di coda e sbuffate laviche improvvise. Il problema è che l'intero party, ad eccezione del personaggio che staremo controllando in quel momento, rimane fermo e inerme se il nemico non si trova a qualche passo di distanza, beccandosi qualsiasi fiammata e ustione che la bestia rigurgita. Questo, mentre il protagonista si muove invece libero come un fringuello, scevro dai vincoli di una intelligenza artificiale ancora agli albori. A questo punto, per sopperire alle incertezze dei compagni, subentra il sistema tattico a volo d'uccello: mettiamo in pausa, posizioniamo dei waypoint per i nostri eroi e selezioniamo qualche skill in modo da infliggere un minimo danno iniziale, per poi stare a vedere che succede. Questa opzione c'è e funziona bene, ma il titolo ci è sembrato migliore giocato in maniera più attiva: nella mischia melee si possono cambiare i personaggi come pare e piace, in quello che sembra un violento picchiaduro medievale.
La componente action sembra insomma ben implementata, anche se vogliamo eseguire un playtest prima dell'uscita, prima di sbilanciarci. Del resto, bisogna anche sottolineare come la coralità degli eventi possa giocare un punto cruciale nella valutazione di Inquisition, soprattutto se ben amalgamata a tutto il comparto di conquiste e territori che abbraccia l'intero gameplay.

Dragon Age: Inquisition Vogliamo che Dragon Age Inquisition si mostri di più. L'uscita del 7 Ottobre troppo vicina, e a questo punto siamo davvero curiosi di scoprire quali siano le qualità del titolo: concettualmente, siamo di fronte ad un RPG open world con ampio spazio per strategie politiche e intrighi fra re, regine, razze e personaggi comprimari. Il fatto che si possa completamente trascurare la modalità tattica o quella action per arrivare a fine gioco, è emblematico del solco in cui questo Inquisition si colloca: di fatto, il team ha messo assieme due modalità di gioco. Una passa da una efficace impostazione action, l'altra ripropone il lento incedere del "Real Time with Pause" alla Baldur's Gate. Bisogna dire che quest'ultimo sistema non sembra soddisfacente come il primo, e l'anima da beat'em up fantasy torna ad imporsi in maniera prepotente come quella centrale nell'economia della produzione: vista la pesantezza dei fendenti e la violenza di certi scontri, sarà una buona notizia per tutti gli amanti dell'action-rpg. Per giudicare un titolo con quattro anni di sviluppo sulle spalle, comunque, mancano ancora troppe incognite nonostante la release vicinissima: come sarà il crafting? Quanto diverse saranno le strade intraprese da un giocatore rispetto a un altro? Si potranno programmare i compagni in modo da farli agire coralmente anche senza mettere sempre in pausa? Ai posteri dell'età del drago, l'ardua sentenza.

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