Anteprima Dragon Quest VII 3DS

Dragon Quest VII ritorna su Nintendo 3DS totalmente rinnovato nella grafica e nel gameplay

Dragon Quest VII 3DS

Trailer
Dragon Quest VII 3DS
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  • 3DS
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Come topi rapiti dalla melodia del Pifferaio di Hamelin, all'uscita di ogni Dragon Quest i giapponesi si riversano nei negozi incantati dalle note d'apertura dell'immortale tema della saga. Nemmeno i remake sfuggono a questa regola a giudicare dalle 800mila copie in un paio di giorni vendute dal remake di Dragon Quest VII uscito in Giappone su Nintendo 3DS. Il rifacimento dell'amatissimo episodio pubblicato originariamente su Playstation vince abbondantemente il confronto con Dragon Quest IV e V su Nintendo DS, ma non quello con il remake dei VI che comunque nel 2010 poteva contare sulla tremenda base installata del due schermi.
Nonostante ciò il lavoro svolto dalla software house Artepiazza su Nintendo 3DS è di gran lunga migliore rispetto a quello dei tre capitoli per Nintendo DS: non solo il motore grafico completamente tridimensionale porta l'asticella un po' più in alto per lo stile cartoonesco del franchise, ma anche i temi perlopiù orchestrati e le tantissime innovazioni in termini di gameplay fanno di Dragon Quest VII un degno erede del nono episodio e forse anticipa un undicesimo episodio della saga Enix totalmente devoto alla stereoscopia.
Dieci anni fa il settimo capitolo, come i precedenti d'altronde, non lasciò mai le sponde americane, per cui la quasi scontata pubblicazione europea del remake portatie sarebbe l'occasione perfetta per scoprire un'autentica perla del gioco di ruolo alla giapponese.

Director's Cut

Anche Dragon Quest esattamente come Final Fantasy transitò dal Super Nintendo alla Playstation, dalla cartuccia ai compact disc. Ci mise qualche anno di più dal momento che il primo episodio per la console Sony, proprio Dragon Quest VII, comparve solo nel 2000. Ma il sistema di sviluppo non cambiò di una virgola: Shintaro Mashima prima in Enix mentre ora è a capo di Artepiazza ricorda come l'organizzazione dei lavori avveniva ancora facendo transitare foglietti e pizzini tra le varie sezioni del team.
L'intera collezione di scarabocchi e appunti ammontava a circa 40 fascicoli: fu proprio mentre si cercava di copiarli a computer che Mashima iniziò a pensare all'ipotesi di un remake.
Yuji Horii, il papà di Dragon Quest, fu prontamente interpellato e diede parere positivo. Anche lui desiderava apportare delle modifiche all'originaria struttura: nel 2000, infatti, i game designer giapponesi si ispirarono all'avventura grafica Myst, dedicando quindi un più spazio alla risoluzione di enigmi piuttosto che ai combattimenti. "Com'era possibile - ricorda Horii - esplorare per cinque ore senza incontrare alcun combattimento nel gioco?".
Ecco perchè Dragon Quest VII su Nintendo 3DS al bestiario originale aggiunge nemici presi da altri capitoli della serie come Dragon Quest X e Terry's Wonderland 3D, depenna gli scontri casuali posizionando le minacce direttamente nel mondo di gioco, così da risultare infine "più semplice da comprendere, meno ambiguo e confortevole".

Draghi spagnoli al fast food

La pubblicazione di un Dragon Quest è un evento epocale in Giappone e come tale è trattato dal reparto marketing di Square Enix. In tv passano una caterva di spot che trovate in questa pagina, ma il più simpatico è quello live-action riportato anche sulla nostra web tv in cui attori dagli occhi a mandorla dialogano tra loro in spagnolo!
Recandovi nei McDonald nipponici potrete accedere a un minigame in cui combattere nei panni di un mago, di un guerriero, di un salary man (!) o di un dipendente della catena di fast food (!!) per ottenere preziose pietre da usare nel gioco. A fronte di ciò le armi scaricabili gratuitamente presso le caffetterie 7-Eleven o i negozi di elettronica Tsutaya sono robetta...

Ci sarà da sgambettare

Alcuni gabbiani solcano una distesa oceanica sulla quale si specchia un ridente villaggio. Il personaggio sullo schermo, David, appartiene all'ordine dei Cavalieri dell'Eden: il compito di cui viene investito è come di consueto in un gioco di ruolo fuori dalla sua portata e consiste nello sconfiggere il demone Nalyus appena risvegliatosi e intenzionato a distruggere l'altrimenti pacificato regno di Kalbors. Prima di ritrovarsi a quattrocchi con il boss finale, passeranno circa 40 ore (anche di più se vi concentrerete sugli obiettivi secondari) durante le quali esplorerete l'intero continente e metterete a punto una squadra di eroi pronti a ricacciare la minaccia da dove è venuta.
Dal punto di vista narrativo il titolo non possiede l'epicità dei Final Fantasy con trame intricate e decine di colpi di scena, ma affianca al grinding (in certi frangenti unico dio del giocatore di Dragon Quest) piccole trame incentrate su un singolo personaggio, una minuscola cittadina e le radure limitrofe. Un espediente perfetto per i ritmi di gioco portatile utile sopratutto per far conoscere i membri del party che ci aiuteranno in ultima istanza nella battaglia finale. Nel remake per 3DS ritroviamo dunque il ragazzo-lupo Gabo, l'anziano paladino Melvin sempre pronto a dispensare saggi consigli e la danzatrice Aira.

Il mondo di gioco presenta suggestioni degne di nota: la torre dell'orologio di Litorud è visibile in ogni punto della città (pensate che bell'effetto deve essere ora che il motore grafico è completamente tridimensionale!), i dungeon sono innumerevoli e sempre pericolosi siano essi nelle cavità rocciose della terra o all'interno di una foresta sacra, c'è un villaggio costruito sulla superficie di un cubo, una piramide nel sottosuolo e anche una valle solcata dal vento che fa tanto Nausicaa.
Dopo circa 30 ore di gioco (mica poche!) l'avventura sarà ancora lungi dal vedere la conclusione, ma il giocatore dovrebbe essere nei pressi del Tempio di Dharma. Qui si scoperchiano nuove opzioni per quanto riguarda la gestione del party potendo cambiare Classe ai propri guerrieri o addirittura assoldare dei mostri direttamente nel proprio party.
Il sistema di Classi è molto semplice e sino al tempio di Dharma incredibilmente lineare: ciascun personaggio inizialmente possiede una specializzazione (Guerriero, Ladro, Bardo, Pastore, Insegnante, Monaco, Strega, Combattente, Danzatrice, Marinaio), poi accumulando esperienza può recarsi al Tempio di Dharma per accedere a nuove abilità e avanzare nominalmente di classe (Maestro di Battaglia, Saggio, Guerriero Mago, Pirata, Cacciatore di Mostri, Paladino, Superstar). Grazie al Tempio di Dharma qualsiasi Classe può essere modificata, ma il personaggio ricorderà alcune abilità della Classe precedente: un limite alla libertà del giocatore, ma anche un interessante incentivo alla personalizzazione del proprio party.

A dragon reborn

I remake di Dragon Quest IV, V e VI sviluppati da Arte Piazza per Nintendo DS non andavano oltre il mero abbellimento grafico conservando l'originaria impostazione simil-isometrica. Nel caso di Dragon Quest VII, però, i game designer hanno fatto miracoli: l'originale per Playstation era alquanto pasticciato sotto questo profilo, mischiando gli sprite dei personaggi con i poligoni del mondo di gioco. Arte Piazza si è quindi ingegnata per rifare da zero il motore grafico, rivoluzionando la visuale di gioco, le schermate di combattimento e la gestione della telecamera. Il risultato è veramente sconvolgente, capace di superare qualitativamente il colpo d'occhio di Dragon Quest IX avvicinandosi più allo stile della world map di Dragon Quest VIII.
La telecamera è finalmente libera di muoversi inquadrando l'intero ambiente attorno a noi; un vantaggio mica da poco dal momento che come in Dragon Quest IX e X i mostri appaiono sul campo di battaglia e faranno di tutto per ingaggiare lo scontro. Permangono alcuni elementi fuori posto dovuti probabilmente alla minor RAM del portatile o a scelte di design improntate alla massima chiarezza: la proporzioni falsate tra personaggi e ambienti interni (manieri, casupole, tempi) e sfondi purtroppo ancora bidimensionali.

Ma le novità per fortuna non si riducono al solo comparto grafico. L'intera colonna sonora, infatti, è stata in buona parte riarrangiata per essere suonata dalla Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra: Koichi Sugiyama, lo storico compositore della serie, dopo le prime perplessità dovute all'impianto audio del Nintendo 3DS non proprio adatto nel restituire il suono corposo di un'orchestra, si è lasciato convincere dalla proposta. L'invito ai giocatori di munirsi di un paio di cuffie sorround resta altamente caldeggiato!
Arte Piazza ha voluto inoltre rendere l'esplorazione leggermente più accessibile. Già nel gioco originale combinando i frammenti d'ardesia celati nei forzieri si sbloccavano nuovi villaggi, edifici o interi arcipelaghi, ma individuarli era estremamente difficoltoso: nel remake per Nintendo 3DS la ricerca è resa più semplice da un radar che segnala la posizione del frammento nello schermo inferiore; può capitare inoltre che un particolare NPC riveli al giocatore la posizione del frammento più vicino attraverso indovinelli ed enigmi.
La Città dei Migranti è un hub in cui il giocatore può reclutare membri del party, svagarsi al casinò e visitare la taverna. Quest'ultima proprio come in Dragon Quest IX è il luogo in cui connettersi online o via StreetPass così da scambiare strumenti e sopratutto le pietre di cui sopra con altri giocatori. In questo modo sarà più facile sbloccare i dungeon segreti e ricevere mostri da assoldare già addestrati. Speriamo solo che l'infrastruttura online sia migliore di quella del nono capitolo, che aveva penalizzato notevolmente gli scambi tra i giocatori europei.

Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato Il futuro di Dragon Quest non è solo online aveva detto Yoichi Wada, Presidente di Square Enix. A fianco dell'esperienza online di Dragon Quest X prossima al debutto su Wii U, Arte Piazza propone sul due schermi Nintendo il remake di Dragon Quest VII pubblicato nel 2000 su Playstation. Ma non ci troviamo di fronte ad un rifacimento svogliato come quelli pubblicati su Nintendo DS, bensì un sagace ripensamento del gioco alla luce dei difetti riconosciuti nella versione originale: allora il peso degli enigmi ambientali e puzzle solving era soverchiante rispetto ai combattimenti, che su Nintendo 3DS ricevono adeguata importanza anche alla luce di un bestiario più ampio tra creature inedite e recuperi dai più recenti capitoli della saga. Il comparto grafico completamente tridimensionale strizza l'occhio a Dragon Quest VIII, mentre il riarrangiamento orchestrale della colonna sonora e le inedite funzionalità online aiutano a svecchiare un gioco con svariati anni sul groppone. Vedrete che figurone una volta che sarà pubblicato in Europa, dove la versione Playstation non era mai giunta!

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