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Anteprima Dragon Quest X

Ecco come è andato il lancio giapponese!

anteprima Dragon Quest X
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii
  • Wii U
  • Switch
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Finalmente eccolo Dragon Quest X, da poche ore disponibile sugli scaffali giapponesi e pronto per essere infilato nei polverosi tray dei Wii di milioni di famiglie. Prima che un gioco di ruolo, la saga firmata Square Enix è un fenomeno di isteria collettiva lungo tutto l'arcipelago del Sol Levante, è uno dei supremi atti di consumerism nipponico, è un rito videoludico che si ripete ogni 4-5 anni dai tempi antichi del Famicom. Da qui una certa immutabilità del brand e le conseguenti critiche di tradizionalismo: la formula a turni in effetti è costante dal primo al nono episodio, ma alla platea nipponica sembra andare bene così dato che una svolta action paventata da Dragon Quest IX fu ridotta a miti consigli in concomitanza con l'uscita.
Chissà allora cosa penseranno le milioni di famigliole una volta inserito il disco di Dragon Quest X, sopportato un'installazione da Playstation 3 (i primi report parlano di più d'un ora!) e avviato il canale relativo, proprio quando si troveranno di fronte due novità degne di nota: per la prima volta un episodio è sviluppato internamente alla casa madre e non appaltato ad uno studio esterno (Chunsoft, Level 5, ecc...), ma sopratutto si tratta del primo Dragon Quest ad andare massicciamente online secondo un'impostazione da MMORPG sia pure edulcorata.
Insomma ci sono tutti i presupposti per vedere come è andato il lancio giapponese, scoprire come i videogiocatori del Sol Levante hanno reagito alle novità apportate da Yuuji Hori, il sessantenne creatore della serie, e il suo staff.

Dragon Quest X in pillole

Il mondo di gioco si chiama Astortia, suddiviso in cinque continenti separati dal mare. Ciascun continente vanta una razza caratteristica dalla fisionomia e folklore caratteristico. Gli Ogre sono rinomati per la loro forza, i Wedi per la loro natura acquatica, gli Elfi per il loro onore, i Nani per la ricchezza e l'abilità artigiana ed i Pukuripos per il caratteristico cappello a punta e la grande allegria. L'avventura seguirà alcune linee comuni, ma starà al singolo giocatore esplorare Astortia come meglio preferisce: in maniera analoga a Dragon Quest IX all'ingresso in ciascun villaggio si viene colti da una piccola storyline che chiede di aiutare uno dei suoi abitanti e prevede l'esplorazione di un dungeon limitrofo. Ad esempio, ad Eltona la terra degli elfi sta andando incontro alla distruzione, a causa della impossibilità di svolgere una cerimonia particolarmente importante, oppure ad Ogleed, il Re di una regione chiamata Gartland è affetto da una misteriosa malattia, e toccherà a noi scoprire una cura per salvarlo. Pukuland, la terra dei Pukuripo, è normalmente una zona luminosa e ricca di vita; ma da qualche tempo alcuni bambini sono misteriosamente scomparsi. Sembra che in questi rapimenti sia coinvolto un Pukuripo sospetto, che indossa un enorme cappello a cilindro. Tali quest permetteranno non solo di esplorare l'immenso continente di gioco dai panorami quantomai variegati (foreste, atolli, montagne, grotte), ma anche venire a contatto con la dimensione razziale di Dragon Quest X che fa capolino addirittura nel sottotitolo (L'ascesa delle cinque razze).
Si comincia a giocare rigorosamente offline creando su misura un avatar dalle fattezze umane. Quindi per prima cosa dobbiamo salvare il piccolo villaggio di Etene in cui siamo cresciuti dal momento che una calamità si avvicina ad ampie falcate. A un certo punto, però, il gioco ci ributta nell'editor e ci chiede di creare un secondo avatar. Non più un umano, bensì un esponente di una delle cinque razze sopra descritte: a questo punto Dragon Quest X entra prepotentemente nel mondo dell'online richiedendo una connessione a internet sempre attiva, permettendo anche di affrontare l'intero arco narrativo con gli amici "reali" o crearsene di virtuali a partire da comuni tratti razziali. Infatti a seconda della razza che selezionerete inizierete l'avventura in un luogo diverso e procederete in maniera differente.


L'avventura online guadagna tutta una serie di elementi tipici del MMORPG. I nomi di colore arancione e blu sono per i giocatori in carne ed ossa, mentre bianchi e rosa per la CPU. Selezionando dal menù il comando "Adventure Together" si assembla in men che non si dica un party, boicottando l'assurdo sistema dei Codici amico. Si può eventualmente rimpinzare il party con combattenti bot gestiti dal gioco, per fare ciò è sufficiente recarsi nel pub più vicino e reclutarli.
Ma chi è allergico a PvP, PvE e analoga terminologia ha qualche scappatoia? Square Enix ha pensato anche a loro permettendo di affrontare l'intero gioco per proprio conto o anche solo di girovagare in lungo e in largo per l'area iniziale e rigorosamente offline del villaggio di Etene. Pare che lo stesso Hori sia un tipo schivo e timido e che sia insofferente al gioco multigiocatore: dice di aver portato a termine Final Fantasy XI tutto soletto e che durante il beta testing di Dragon Quest X fuggisse via non appena qualche altro PG gli rivolgeva la parola.
Per venire incontro alla nuova dimensione massiva il sistema di combattimento presenta significativi cambiamenti. Ciascuno scontro inizia al contatto con il mostro di turno, quindi si ingaggia il faccia a faccia cirscoscrivendo l'area attorno (i tempi di caricamento dovrebbero ridursi): gli attacchi si impartiscono attraverso un menù testuale esattamente come nei precedenti episodi, ma tra un attacco e l'altro il giocatore è libero di muoversi. Una barra indica il momento in cui è possibile sferrare l'attacco successivo: una volta che questa raggiunge lo zero è possibile impartire la prossima mossa. Detta così viene spontanea una domanda: ma se tra un turno e l'altro mi posso muovere liberamente, allora il nemico non mi attaccherà mai? Le cose non stanno così visto che ad ogni attacco è associato un range più o meno ampio: per gli attacchi in mischia il giocatore si lancerà verso l'avversario più vicino, mentre per le magie saranno colpiti tutti quei malcapitati nei paraggi. Un ulteriore approfondimento del battle system è dato dal corporatura di nemici e guerrieri: chi possiede il peso maggiore è in grado di imporlo agli altri e attaccare con maggiore frequenza. Il giocatore quindi avrà tutto l'incentivo a bere una pozione di "ingrandimento" per lanciare una magia congelante e bloccare l'avversario sul posto.

A pagina 2 tutti i dettagli sull'online e la descrizione del lancio nipponico!

Ciao mamma, me ne vado online!

Negli ultimi mesi Nintendo ha lavorato moltissimo per mettere assieme un'infrastruttura di server e studiare le migliori modalità di accesso e sottoscrizione. La casa di Kyoto si è accollata l'ingrato compito di sostenere il peso in termini di traffico internet di un MMORPG da - si presume - migliaia di utenti in contemporanea: nonostante le belle promesse iniziali, l'online del Wii non è andato oltre la navigazione su canali tematici (come lo Shop) e una decina scarsa di videogiochi con una buona componente online. Dragon Quest X mette quindi alla prova la console in extremis per uno sforzo in parte inutile perchè concentrato su un singolo gioco e su una singola nazione. Da qui il nostro sospetto che il titolo sarà pubblicato in Europa solo nella futura e già annunciata versione Wii U...
Il piano di fruizione online prevede una sottoscrizione obbligatoria al prezzo di 1000 yen al mese (poco più di 10 euro al terribile cambio attuale). Nei negozi sono disponibili delle apposite card prepagate, mentre non sono previste al momento forme di abbonamento o sconti particolari per gli utenti più attivi.

Per venire incontro ai casual gamer non drogati da MMORPG del tipo Phantasy Star Online 2, Square Enix ha predisposto almeno due intriganti iniziative. 1) Con il mantra "va tutto bene anche se non giocate tutti i giorni" gli sviluppatori concedono al giocatore l'esperienza e il denaro accumulati quando il nostro avatar è membro del party di un nostro amico, incentivano il gioco sia pure saltuario attraverso uno sfera d'energia che diventa più grossa maggiore il tempo in cui non si è loggati ed elargisce per la prima mezz'ora esperienza e oro doppi, infine a seconda dell'ambientazione raggiunta nell'avventura un certo ammontare di oro rimpinguerà il nostro forziere ogni settimana. 2) Il Kids Time è una idea alquanto originale: per invogliare i bambini a giocare e tranquillizzare i giocatori e le loro carte di credito, Square Enix ha organizzato dei periodi di gioco gratuiti e in orari strategici (dalle 16 alle 18 nei giorni feriali, dalle 13 alle 15 nei week-end). Svolgendosi nell'immediato doposcuola e durante la pennichella genitoriale, il Kids Time dovrebbe offrire un ambiente sicuro ai soli bambini: tuttavia l'accesso a questi periodi gratuiti richiede soltanto una conferma alla comparsa di un pop-up, permettendo quindi ad eventuali malintenzionati o gamer spilorci ben sopra l'età scolare l'accesso a tali sessioni speciali.

Draghi milionari

Vediamo infine come è andato il lancio nipponico. Distribuire un Dragon Quest in Giappone vuol dire smuovere l'intero sostrato di persone anche solo minimamente interessate ai videogiochi; la saga gode di una popolarità superiore ai Final Fantasy e ai Tales of, pari forse a Mario e Pokémon, e ciascun episodio è giocato indiscriminatamente da genti di tutte le età e di ambo i sessi. Dragon Quest X mira proprio a coinvolgere le famiglie dinnanzi al teleschermo in un ambiente online non competitivo e confortevole. Una misura delle vendite la fornisce il grafico sottostante, dove si evince l'incredibile volume di vendite generato nel solo Giappone: Dragon Quest VII e VIII (i due episodi su console Playstation) sono andati ben oltre i 3,5 milioni di copie, mentre Dragon Quest IX per Nintendo DS ha battuto ogni record piazzando 4,3 milioni di copie di cui la metà nei primi due giorni di vendita.


Nintendo e Square Enix si aspettano molto da Dragon Quest X e sembra importare poco la parabola discendente del Wii, che si è già fatto da parte in vista del successore. Ritengono che la nomea del franchise basta e avanza per far riscoprire ai giapponesi la nobile arte del togliere la polvere dalle proprie suppellettili tecnologiche. La macchina marketing si è comunque messa in moto a pieno regime nell'avvicinarsi alla data di distribuzione fissata il 2 Agosto, lo stesso giorno anche di apertura dei server dopo una beta pubblica la scorsa Primavera.
Gli acquirenti possono scegliere se acquistare il gioco singolo oppure un bel bundle con una penna USB da 16 GB. La memoria da 512 MB della console non è sufficiente per ospitare il salvataggio di Dragon Quest X, per cui è indispensabile munirsi di penna USB dalla capienza di almeno 16 GB: potete usare tranquillamente una qualsiasi, ma Nintendo ha deciso di venirvi incontro con un bundle appena appena più costoso della copia liscia. Anche la casa specializzata in accessori e arcade stick Hori viene incontro ai giocatori con una penna USB a tema, al ui interno è contenuto un codice per una maglietta in-game esclusiva. Di gran lunga più stilosa la tastiera Hori per chattare online: il colore blu e altri dettagli rimandano simpaticamente agli Slime, nemici-mascotte della saga. Il prezzo? Qualcosa in più di 35 euro.
La promozione mediatica è stata altrettanto massiccia. Le vie dello shopping nipponico letteralmente traboccano di loghi, illustrazioni e spot pubblicitari. Anche in quest'occasione sono due le reclame proposte: una classica riprende la bella opening e la monta insieme ad alcune sequenze di combattimento, un'altra coinvolge il gruppo j-pop SMAP, già protagnista di simpatici siparietti per il lancio di Dragon Quest IX. Il seguito programma web Nintendo Direct dopo aver prestato ben 11 minuti di cut scene nella trasmissione di inizio Luglio, si è interamente focalizzato lo scorso Lunedì su Dragon Quest X: quaranta minuti di chiacchiere di Iwata, Hori e staff, condite da spiegazioni tutorial e la premiere del filmato di apertura che vi consigliamo vivamente di vedere!
Infine non poteva mancare un evento di lancio in grande stile con emittenti tv, gadgetteria esclusiva e fan in fila dalla notte precedente. Il 2 Agosto lo store Shibuya Tsutaya ha aperto alle 7 del mattino con un conto alla rovescia decisamente partecipato. Tra i primi acquirenti anche un'appassionato ultra-cinquantenne: mr. Sato indossa una tuta blu alla Doraemon, il trucco ispirato agli Slime dopo una notte passato all'addiaccio cibandosi di pizza all'angolo della strada è tutto slavato. Ma è anche l'inossidabile testimonianza della passione che investe i giapponesi per il colorato mondo di Dragon Quest!

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