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Anteprima Drawn to Life: The Next Chapter

Un Action/Platform tutto da disegnare: informazioni generali

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS
  • Wii

Il mestiere del game designer è probabilmente il più sognato da ogni appassionato di videogiochi: quante volte si è fantasticato sul più bel gioco del mondo, quello che frullava nella nostra testa ma che - ahinoi - non ha mai potuto concretizzarsi.
Negli anni vari editor sono accorsi in aiuto dei più intraprendenti, permettendo la creazione sia di singoli livelli che di modifiche massicce a quasi ogni elemento di gioco.
Due anni fa Drawn to Life propose un curioso ibrido tra gioco ed editor, offrendo la possibilità di disegnare, attraverso un apposito tool e grazie alla versatilità dell'accoppiata touch screen/pennino del piccolo di casa Nintendo, praticamente ogni elemento di un intero videogame: il personaggio principale, le armi, i nemici, persino le piattaforme utilizzate in-game. La modalità di gioco principale era assimilabile ad un action/platform piuttosto classico, reso particolare dalla presenza di tutti gli elementi sopra elencati disegnati dal giocatore, il che rendeva ogni copia del gioco in qualche modo unica, in base allo stile del proprietario... talmente unica che era possibile creare piattaforme a forma di hot-dog o un "micidiale" spazzolone da pavimento come arma bianca... insomma la fantasia era l'unico limite.
 
La storia di Drawn to Life narrava le vicende di un piccolo villaggio abitato dai Raposa, piccoli animaletti somiglianti a delle volpi, minacciato dal cattivone di turno, Wilfre, un Raposa un tempo buono ma ora corrotto e malvagio. Rimasto con pochissimi abitanti, il villaggio chiede aiuto al giocatore (che veste i panni di una sorta di "Creatore"), perché crei un eroe in grado di sconfiggere Wilfre e ripulire il villaggio dal male (rappresentato graficamente dalla perdita di colore di flora ed edifici), riportando la pace.

Re-drawn to Life

In "The Next Chapter" ritroviamo i Raposa ed i loro villaggi disegnati a mano (il principale dei quali bizzarramente costruito sul dorso di una tartaruga gigante) di nuovo in pericolo, bisognosi quindi di essere salvati da un eroe le cui sembianze saranno ancora una volta plasmate dalla mano del giocatore/creatore. Il tool apposito è stato potenziato, con una palette di colori più ampia e la possibilità di creare quattro arti dove e come si vuole (immagino già le stramberie che possono venirne fuori!). Sarà possibile anche inserire fino a 4 armi in contemporanea, switchabili in-game in qualsiasi momento. Inoltre il titolo presenta una serie di strumenti di aiuto al giocatore - novello Van Gogh - di stampo "Photoshoppiano": matita, pennello, secchiello, gomma, e timbro.
 Il gameplay delle sezioni platform rimane quello del capitolo precedente, con una importante aggiunta: l'Action Drawing, tentativo di incrementare e facilitare l'uso del pennino anche in queste sezioni. Il giocatore potrà, in determinate sezioni, disegnare “on-the-fly” piattaforme ed oggetti (ad esempio una roccia da far rotolare addosso ai nemici), nel tentativo di risolvere situazioni intricate, senza dover passare all'editor grafico vero e proprio. Tutto questo a patto di avere abbastanza inchiostro per il nostro pennello virtuale, che verrà utilizzato anche per occasionali parti "colora gli spazi vuoti" (che ricordano tanto i libroni che scribacchiavamo da bimbi con le nostre belle matitone colorate).
 Sono disponibili tre tipologie di Action Drawing, in base alla situzione da risolvere: Physical (relativa a puzzle da risolvere sfruttando la fisica - la gravità il più delle volte), Bouncy e Sticky, il cui utilizzo è ancora da determinare (un futuro hands-on in quel di Colonia chiarirà ogni dubbio in merito). L'impressione è comunque quella di un'integrazione al gameplay nella direzione giusta, in modo che aggiunga varietà ed al tempo stesso sproni a fare ciò che rappresenta il fulcro di Drawn to Life: disegnare.
 Nuova e curiosa anche la possibilità di trasformare il proprio alter-ego umano in due forme distinte: ragno, che permette - da buon emulo di Spiderman - di sparare ragnatele ed arrampicarsi sui muri, e blob, capace di cambiare forma per attraversare i passaggi più angusti... ovviamente entrambe le forme sono disegnabili liberamente!

Che stile!

Graficamente il titolo 5th Cell ricalca ciò che si è visto nel predecessore, affiancando uno stile piuttosto puccettoso (soprattutto per i Raposa e per i villaggi in generale, deliziosamente disegnati a mano) ad un design più "stilizzato" per livelli e relativi contenuti flora-faunistici. Ovviamente ciò che esce dal pennino del giocatore è una totale incognita, e benché il rischio che questi elementi risultino fuori posto rispetto a quanto creato dallo sviluppatore è alto, lo stile piuttosto asettico e senza troppi fronzoli adottato dona una certa predisposizione ad accettare anche i tratti più "incerti". Nel complesso il colpo d'occhio risulta in ogni frangente colorato e piacevole.
 Il tutto è accompagnato da motivi simpatici e orecchiabili, in sintonia con lo stile grafico adottato.

Drawn to Life: The Next Chapter Drawn to Life: The Next Chapter appare un seguito puntato nella giusta direzione, non stravolgendo meccaniche che funzionano e che lo rendono particolare ed unico nel suo genere. Un percorso evolutivo che aggiunge features ed opzioni ad ogni componente di gioco e le integra in un corpus più compatto, vario ed omogeneo. Anche tecnicamente nessuna rivoluzione, piuttosto un affinamento di quanto di buono già visto, in ogni caso aderente agli standard odierni del genere e adatto all'atmosfera del titolo. Insomma le premesse per un titolo che sappia divertire sia chi ha apprezzato il primo capitolo che interessare chi l'ha perso ci sono tutte.