E3 2014

Anteprima FIFA 15 - Impressioni dall'E3

Primo contatto con il calcistico Next-Gen di Electronic Arts

anteprima FIFA 15 - Impressioni dall'E3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • 3DS
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

E siamo a 15. Giusto il tempo di riordinare le idee, abituarci un minimo al fuso e al cibo-monnezza, quel tanto che basta per non imbroccare una sana serie di panzane formato mondiale e possiamo partire. Mentre leggerete quest’articolo, noi saremo in pieno live streaming a commentare, guarda caso, la conference griffata EA, dilungandoci proprio su Fifa 15 che chiaramente abbiamo già visto e toccato con mano grazie ad una presentazione bella sostanziosa e priva di tanti giri di parole. Nessun dato di vendita, nessuna penetrazione di mercato, niente di niente che non sia gameplay e declinazioni finalmente next gen del franchise calcistico più venduto al mondo. Nick Channon e Sebastian Enrique, rispettivamente senior producer e producer, sono belli carichi, come sempre, come ogni anno, con in canna più di un paio di elementi volti a far drizzare gli entusiasmi di giornalisti e community leader presenti in sala. Tutto molto bello. Ma la verità è che ci aspetta un balzo, il guizzo, il salto vero, reale, autentico ed oggettivamente percepibile, qualcosa che dia un senso compiuto al cambio generazionale, all’investimento che tanti utenti hanno già fatto, così, sulla fiducia. Fifa 14 è stato un ottimo apripista: la versione old gen aveva cambiato, per un’ultima e quasi inaspettata volta, le dinamiche di gioco, aggiustando quelle un po’ troppo schizoidi di Fifa 13. Su PS4 e Xbox One, il gioco ha segnato il debutto in grande stile del motore Ignite: un’eccelsa prova di forza, segnata però da un paio di -incomprensibili- decurtazioni sul fronte modalità. Nel complesso, comunque sia, una puntatina vincente in un territorio inesplorato come quello del lancio delle nuove piattaforme.
Ora, basta. Basta cross gen, basta aggiustamenti, compromessi e/o occhi puntati al passato. Viviamo il presente. Un claim che Fifa 15 pare proprio voglia fare suo. Per una volta, rilassiamoci, fissiamo per benino i parastinchi e godiamoci lo spettacolo.

Flat

Flat. Così, un pugno in pieno stomaco per coloro i quali avevano apprezzato la prima scarpinata di Fifa sui campi delle nuove ammiraglie Sony e Microsoft. Invece: flat, gente. Ovvero piatto, artefatto, poco caldo. Appagante, senza dubbio, senza però richiamare sul serio una partita gustata sul televisore di casa, con birrozza d’ordinanza al seguito. Magari i producer di EA Sports sono stati fin troppo ingenerosi rietichettando così il proprio lavoro sulla cosmesi di Fifa 14, e magari se lo sono pure potuto permettere, detto ciò la linea tracciata è piuttosto chiara: questo è il primo Fifa realmente next gen. Pensato e voluto per il presente ed il futuro dell’intrattenimento digitale da salotto, una definizione che, per la prima volta, abbraccerà anche la versione PC. Addio rimaneggiamenti o adattamenti poco edificanti: base progettuale di partenza, assets e librerie saranno le stesse per PS4, Xbox One e PC. Nulla invece è trapelato sulle versioni PS3 e Xbox 360, che prenderanno però regolarmente posto sugli scaffali -virtuali o meno- dei negozi il prossimo autunno.
In effetti, l’artificiosità di cui sopra non è solamente grafica, ma va a toccare l’intero insieme che sostiene, tassello dopo tassello, il castello coreografico di un prodotto che vuole realmente riprodurre un evento sportivo, nell’accezione più televisiva possibile. Prima fermata: le emozioni. L’intensità. I dettagli che rendono una partita viva, pulsante, ed i suoi protagonisti da idolatrare o da insultare senza vergogna. In Fifa 15 il team vive di stati emotivi che si alternano in accordo con quanto accade sul terreno di gioco, con centinaia di situazioni pronte ad attivarsi a seconda delle dinamiche contingenti. Esempio: la follia. Colti da un raptus improvviso, decidiamo di bucare la nostra stessa rete, rinviando la palla col portiere laddove non dovremmo se non sotto minaccia. Le reazioni della squadra, sottolineate con cinica sapienza dalla regia, scattano come dovrebbero: alcuni giocatori ci rimproverano, altri scuotono la testa, altri ci insultano a gran voce. Oppure: fallo da dietro. L’abbiamo combinata grossa, il cartellino è in agguato, eppure il nostro avatar si alza e va a sincerarsi sulle condizioni dell’avversario. Oppure i dovuti incoraggiamenti dopo una conclusione interessante ma fuori bersaglio da parte di un compagno; le reazioni, magari tramite subdoli calcetti da tergo, dopo un contrasto vigoroso; scatti di rabbia e nervosismo dopo un fallo tecnico a centrocampo, oppure dopo un cartellino affrettato. I giocatori, in pratica, sono connessi da sottili linee comportamentali, che corrono parallele alla pressione del match, in un climax realistico assolutamente stuzzicante, seppur intelligentemente privo di risvolti sul gameplay effettivo.

Il costrutto scenico segna un ulteriore step aggiuntivo anche sulle presentazioni e soprattutto sugli stadi: Living Stadium, introdotto in Fifa 14 con risultati discreti, vive di una seconda giovinezza grazie all’implementazione di modelli di tifo differenziati Paese per Paese. Perché in sudamerica si tifa in maniera diversa che in Premier League, per non parlare delle differenze, sugli spalti, fra Italia e Germania. Le squadre più blasonate avranno dunque un tifo personalizzato che seguirà sì l’andamento della partita, accorandosi oppure mugugnando il disappunto, ma soprattutto godranno di animazioni specifiche che andranno a cambiare i diversi spezzoni delle partite. La feature, purtroppo, non era ancora stata implementata nella build oggetto del nostro hands on, tuttavia le diramazioni paiono invero interessanti, anche perché accompagnate da scene di ingresso più variegate. Comunque sia, vedere la curva del Liverpool inneggiare “you never walk alone” strappa più di un brivido.
Altra implementazione, ascrivibile sempre alla voce “intensità”, è il ripensamento in toto degli higlights. Fuori dai denti, quelli visti finora, e parliamo degli ultimi 10 anni, erano tutto tranne che highlights, perlomeno come mamma TV ci ha abituato ad interpretarli. Troppo freddi, troppo retaggio ed ostaggio di un modo di intendere le simulazioni calcistiche come semplici passatempi ludici. In sostanza, incapaci di raccontare il match, ma solo una noiosa sequela di immagini.
Ora, si cambia. I replay saranno delle mini-sintesi, commentate, con i punti salienti del match montati a regola d’arte e diretti a narrare la storia del match come mai visto prima. Un film del match che vale da solo il prezzo del biglietto, più contestualizzato e meglio orchestrato, per la gioia dei malati di calcio digitale. Piccola postilla sulle celebrazioni: finora, imbalsamate alla stregua di scenette preimpostate totalmente scollate dal giocatore, anche top player, inquadrato. Fifa 15 non solo promette decine e decine di movenze personalizzate, ma anche routine procedurali che potranno dare vita a festeggiamenti davvero differenziati gli uni dagl’altri a seconda dell’importanza del goal e del posizionamento dei compagni subito dopo la realizzazione. Il risultato è fin da ora più realistico e meno stancante anche dopo una buona scorta di partite, sebbene le ammucchiate rugbystiche si sprechino, e francamente non possiamo non chiederci come lo scorer possa sopravvivere con tutto quel peso umano addosso. Poveraccio.

Fifa 15: l’anno del contatto

Ok, avrete visto il teaser. Pochi minuti fa, presumibilmente, il trailer. Bene: resettate tutto. Dal vivo, Fifa 15 fa letteralmente paura. Lo scarto, con il già edificante passo dello scorso anno, è stupefacente. Sì, tranquilli, avete fatto bene a passare alla next gen. Fifa 15, fortunatamente, è un ottimo giustificativo. Magari vi frega poco o niente del calcio, ma è comunque un bene sapere che c’è, che esiste, che un team sappia raggiungere certi risultati. Dai, è confortante.
Il primo stravolgimento viene dal ripensamento delle sorgenti luminose, che diventano dinamiche e stravolgono l’immagine di Fifa scaraventandolo nel mondo reale. Ok, sono paroloni, ma il confronto pare, questa volta, ampiamente affrontabile. Dimenticate il look saturo, colorato, giocattoloso, di Fifa 14. La luce rimbalza e viene calcolata su un numero decisamente superiore di fonti, ricadendo su campi e giocatori in maniera sempre diversa. La dinamicità della luce prevede anche cambiamenti repentini con il passare delle ore, che stravolgono i connotati di riflessi ed ombre: si pensi, per esempio, ad una partita iniziata nel tardo pomeriggio, che scivola nelle notte in maniera splendidamente naturale.

Giriamo ancora la ruota: i modelli poligonali degli atleti. Il confronto grafico del Bale 2013 e del Bale 2014 cambia, e non di poco, la percezione grafica del prodotto. Scheletri e strutture muscolari sono stati oggetto di un pesante restyling, con una mole poligonale superiore che ridona un senso delle proporzioni davvero da applausi. Addio quindi ai modelli, un po’ gorilleschi e con spalle fin troppo ampie, del passato: il presente ci regala invece corpi più atletici, definiti e geometricamente precisi.
E il manto erboso? Anche lui sale vittorioso sul cargo next gen con importanti introduzioni estetiche. Scivolate, scorribande sulle fasce, tackle, ci regalano un’erba particolarmente segnata a fine partita, con zolle rialzate e zone di campo più macchiate di altre a seconda delle frequenza di passaggio/calpestamento. Un plus che sottolinea l’amore delle nuove piattaforme da gioco per i dettagli, le minuzie che fanno la differenza: pensiamo alla fisica che muove le bandierine, o che fa tremare le traverse dopo una sassata, o quelle che determinano i movimenti e la resistenza delle reti.
Un profluvio di particolari che ispessiscono il tasso estetico del gioco, e che fanno ben sperare anche considerando il livello di completamento della build, ferma al 50/60%.

Gameplay

Se la base è quella di Fifa 14, gli innesti paiono tutti indirizzati ad ampliare le variabili in campo, l’effettiva rilevanza delle tattiche di gioco, e la coralità dell’azione, con un supporto dell’intelligenza artificiale veramente adattiva, e non meramente propositiva.
Il risultato, al netto di partita giocate rigorosamente 1vs1 contro un collega, è uno spettro di possibilità più strutturato, meno predeterminato e assai più soddisfacente.
Il diktat fornito dagli sviluppatori all’IA è l’umanità: il percorso, già attivato negli scorsi Fifa, relativo alla predeterminazione di più frame, ovvero di come interpretare le possibili varianti sullo sviluppo di un’azione, toccano qui nuove vette, soprattutto perché la connessione fra i giocatori che compongono il team è finalmente avvertibile. La cosa giusta da fare, al momento giusto. In relazione, chiaramente, alle caratteristiche del singolo atleta, e al posizionamento dei compagni, i movimenti di sovrapposizione -e non solo sulle fasce, ma magari in mezzo al campo, passando alle spalle del portatore- e quelli ad aggirare le coperture rendono piacevolissima la manovra, più articolata rispetto allo scorso episodio. I movimenti difensivi viaggiano sullo stesso binario, con una capacità di precognizione e di lettura delle azioni più coerente. Il caso emblematico dell’ultimo uomo, ma davvero ultimo, saltato fisso dall’attaccante per la troppa foga, viene qui sostituito da una diversa capacità di interpretare i tempi, temporeggiando appunto nel tentativo di portarlo fuori da una zona calda o far passare la manciata di secondi necessaria all’intervento in supporto di un altro difensore. In linea generale, i nuovi algoritmi calcolano meglio il senso della posizione (basti pensare alle frequenti infilate sui rinvii, con i terzini incapaci di salire in tempo, oppure il calcolo del giusto timing per finire meno in fuorigioco), aggiungendo il giusto apporto di imprevedibilità che ancora mancava alla serie.

La potenza è nulla senza controllo: uno slogan che ci ha fracassato la memoria e non solo. In effetti, dal 2010 di acqua, in questo specifico frangente, ne è passata a ettolitri. Il controllo di palla, di anno in anno, è stata perfezionato, impreziosito, approfondito. Lo scorso anno, con precision movements, la nitidezza del controllo di palla, sia nello stretto, che in situazioni N, dopo i contrasti, con i cambi da un piede all’altro e da un punto del piede all’altro, si è rilevata più che soddisfacente: Fifa 15 rincara la dose laddove mancava ancora qualcosa, ovvero nelle giravolte palla al piede, magari durante uno scatto, o negli scarti rapidi così come nei 360°: la curva o il cerchio disegnati, per effettuare certi movimenti circolari, erano troppo ampi, e privi del corretto numero di tocchi. L’agilità che impreziosisce la nuova versione, così come i tempi di reazione, regalano movimenti più fluidi e realistici. I passettini che seguono una giravolta in velocità, i tocchi aumentati durante i dribbling, rendono finalmente giustizia alla singolarità degli atleti (perlomeno i top player mostrati: Messi confessa un dribbling in controllo fatto di molteplici tocchi, Bale meno e effettuati sul singolo piede).
La fisica degli scontri ha subito un’ulteriore iniezione di fiducia, al pari della protezione del pallone, che dà senso al full body defense. Gambe, braccia e busto concorrono con maggior efficacia alla battaglia per il possesso, con una precisione che mancava anche al Fifa 14 next gen, anche nel momento di tirare con veemenza un maglia avversaria. Interessanti, poi, sempre nell’ottica difensiva, alcuni spunti riversati dall’ultimo Fifa Mondiali Brasile 2014, come il timing sui colpi di testa; nuovo invece il possession tackle, ovvero la possibilità di rubare effettivamente la sfera all’avversario, per poi ripartire, effettuando una scivolata perfetta per tempismo e posizionamento.
Il pallone, e la fisica che lo controlla, è un altro asso nella manica di Fifa 15: vederlo rimbalzare, roteare, anche durante i tiri, in maniera del tutto naturale, o mentre rallenta per via del giusto effetto o per l’attrito del manto erboso, è davvero uno spettacolo nello spettacolo.
Tattiche: chi dice che il franchise sia poco incline alla rigorosità tattica, ai cambiamenti strategici, all’influenza del tecnico, ha indubbiamente ragione da vendere. Fifa 15 vuole scompaginare questa scomoda eredità ampliando l’ingerenza (alcuni direbbero: attivando) del team tactics. Le reazioni mostrateci, per ora ed in attesa di testarle in prima persona, ci parlano di una sostanziale rivoluzione, che abbraccia effettivamente tutto il team, così come l’IA della cpu.
Vogliamo “parcheggiare il bus” di mourinhiana memoria? E’ possibile. Vogliamo perdere tempo, giochicchiando sulle linee laterali od in prossimità dei corner? Facciamolo. Ci serve una squadra realmente e totalmente devota alla fase offensiva, sulla scorta del Real Madrid durante la finale di Champions? Perché no. Gli effetti sembrano cambiare, e di molto, l’approccio alle diverse fasi del match, a tutto vantaggio del ritmo di gioco, che finalmente può cambiare a seconda delle esigenze. Giocando con la cpu la promessa, per la prima volta, è di vedere abbandonata la sintassi monocorde classica, con squadre avversarie incapaci di comportarsi in maniera diversa in relazione a quanto accade sul terreno di gioco. Fifa 15 vedrà invece un 11 avversario che potrà cambiare tattica in real time per adattarsi al nostro modulo, o magari per difendere un risultato importante. Naturalmente ritornano le tattiche opzionabili sui calci da fermo, e sui corner, viste in Mondiali Fifa 2014.
Nel calderone, poi, nuovi tiri e atipiche modalità di passaggio, con la palla che circola in maniera sempre più televisiva, trovando varchi impossibili grazie anche al set di animazioni rinnovato.
Nessuna novità, invece, dal punto di vista delle modalità, se non il reinserimento di tournament e dell’opzione guest: il resto sarà svelato nel corso dei prossimi mesi.

FIFA 15 Fifa 15 è sinonimo di dettaglio, cura del particolare, e di percezione tecnica da vera next gen. Un passo in avanti finalmente significativo, genuinamente spettacolare, che dà un senso più compiuto alle nuove piattaforme da gioco. Il gameplay segue di pari passo la spettacolarità della cosmesi, con puntelli fisici, tattici e di variabili in campo capaci di aprire nuovi spiragli all’azione di gioco, che diventa più imprevedibile, meno legata e predeterminata. In attesa di vedere il pacchetto completo, comprendente le modalità di gioco, e le nuove caratteristiche della carriera, il pargolo di EA Sports non può che imprimersi per benino nelle nostre pupille, fomentando aspettative sul pericoloso andante. In una parola: spettacolare.

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