Anteprima Final Fantasy Gaiden: Four Warriors of Light

Quattro eroi per un GDR forse troppo classico

anteprima Final Fantasy Gaiden: Four Warriors of Light
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Dopo il passaggio da console Nintendo a Sony l’allora Squaresoft, oggi Square Enix, impresse gradualmente un cambiamento di stile alla sua saga di maggior successo, Final Fantasy. Nata come serie con atmosfere medievali e di pieno richiamo fantasy, subì una drastico stravolgimento della componente artistica, virando verso un design steam punk e poi verso quel miscuglio jpop-emo che ancor oggi molti aficionados della serie non riescono ad accettare. Il ritorno su console Nintendo coincise con lo sviluppo di titoli assai più vicini alla iconografia tradizionale (Final Fantasy: The Crystal Bearers) e con la riproposizione su console portatile di remake dei primi episodi della serie, da Final Fantasy I&II per Gameboy Advance al terzo ed al quarto episodio, sviluppati separatamente, per Nintendo DS.
In questo quadro lo sviluppo di Final Fantasy Gaiden: The Four Warriors Of Light pare essere perfettamente coerente alla strada intrapresa, con un titolo che ha in una componente artistica votata al fantasy la sua caratteristica peculiare. Non a caso il producer, Tomoya Asano, lo descrisse come un “classico RPG fantasy che sfrutta l’odierna tecnologia”. Vediamo perché.

Fantasie classiche

La trama che fa da sfondo alle vicende dei protagonisti ha un incipit assai classico: nel giorno del suo quattordicesimo compleanno Brand, ennesimo adolescente condannato all’eroismo, si presenta al castello del regno di Horun per essere riconosciuto come adulto. Al castello però il re gli riferisce del rapimento di sua figlia la principessa da parte della strega del Nord, e pertanto gli affida il compito di salvarla.
Se la trama non brilla per originalità ed anzi, suscita dubbi di eccessivo infantilismo da parte di coloro stanchi di guidare il solito gruppo di bambini-eroi, anche il gameplay non sembra proporre niente di particolarmente nuovo. Come in ogni RPG di stampo giapponese che si rispetti sarà presente un vasto mondo da esplorare in lungo e in largo, a piedi come tramite mezzi di vario tipo. Il nostro peregrinare sarà ovviamente intralciato dall’apparire di feroci mostri, e qui entra in ballo il sistema di combattimento. Nonostante nemmeno in questa componente il titolo Square Enix offra nulla di particolarmente innovativo ci sono alcuni dettagli che vanno analizzati: gli scontri si svolgeranno secondo il classico sistema a turni e non ci sarà nessun indicatore a mostrare l’ordine dei personaggi e quando questi saranno pronti, in maniera quindi del tutto tradizionale. Le azioni performabili saranno gli attacchi fisici, l’utilizzo di oggetti e quello delle magie, ed in questo campo c’è una interessante caratteristica che va menzionata: sarà presente un comando tramite il quale caricare dei punti magici da spendere nell’utilizzo degli incantesimi, essendo privi i protagonisti degli MP tipici di ogni RPG. Come questo elemento possa influenzare i combattimenti sarà di certo elemento da considerare in fase di valutazione: il rischio è quello di renderli ancora più lenti del normale e di banalizzarli, riducendo gli scontri ad una noiosa serie di ordini impartiti in maniera meccanica.
Dal terzo episodio, che per primo lo introdusse, Final Fantasy Gaiden: The Four Warriors Of Light riprende il job system, tramite il quale ad ogni personaggio può essere assegnata una classe: accanto a quelle tradizionali ce ne saranno di nuove, per creare party variegati e versatili. Il sistema adottato, denominato Crown System, permetterà di cambiare classe al personaggio desiderato semplicemente ponendogli con lo stilo un buffo cappello sulla testa.
Di tutti gli aspetti mostrati quello che è parso più convincente è senz’altro il comparto grafico. Visivamente il titolo Square Enix è una gioia per gli occhi, unendo ad una tecnica di prim’ordine una direzione artistica di stile. I personaggi sono caratterizzati ottimamente, i costumi delle classi li rendono buffi ma al tempo stesso vivissimi, cosi come vivi paiono i paesaggi dal tratto fiabesco e dalle tinte pastello. Quello che più colpisce è il sapiente utilizzo dei colori, morbidi e sfumati, accesi e sempre vari. I modelli poligonali dei personaggi sono ben animati e di buona fattura.
La mano di Tomohiro Kamiya, sound director dei remake di Final Fantasy III e IV, garantisce la buona qualità di un comparto audio sul quale ci riserviamo di giudicare meglio in fase di recensione, cosi come sul multiplayer a quattro, che offre a più giocatori la possibilità di esplorare a fondo perigliosi dungeon, generati in maniera casuale.

Final Fantasy: the Four Heroes of Light Final Fantasy Gaiden: The Four Warriors Of Light non è certo un titolo che fa dell’originalità il suo punto di forza. Al di fuori di una trama stereotipata ed ancorata al classico dettame della spedizione eroica (di imberbi minorenni) quello che più lascia perplessi è un gameplay dalla struttura tradizionale e che è semplificato ancora di più da alcune scelte discutibili (charge system su tutte). Il comparto tecnico sembra l’unica eccellenza di un prodotto che pare quasi antico, e non solo nell’atmosfera. In Giappone il titolo è già uscito: stiamo a vedere se riuscirà ad arrivare anche in Europa.

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