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Anteprima Fire Emblem Fates

Siamo stati ospiti di Nintendo Italia per assistere ad alcune fasi di gioco dell’ultimo, ricchissimo capitolo della serie sviluppata da Intelligent Systems, ormai pronto a conquistare gli strateghi europei il mese prossimo.

anteprima Fire Emblem Fates
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

Della particolarissima struttura di Fire Emblem Fates, ultimo esponente della serie quasi trentennale nata dal sodalizio fra Nintendo e Intelligent Systems, abbiamo iniziato a parlarvi non troppo tempo fa, dopo aver provato le prime dieci ore di Retaggio, una delle versioni -quella direttamente opposta a Conquista- atte a comporre la sua ricchissima proposta ludica. Un'opera dalle grandi ambizioni, che parte dalle orme lasciate da Fire Emblem Awakening per sfociare in un'esperienza ancor più corposa e articolata, che mai come ora, grazie alla sua peculiare, triplice offerta -non si scordi Rivelazione, ultimo tassello di questo prezioso mosaico-, dà al giocatore di che ragionare e pianificare con grande attenzione. A un mese dalla release europea, Nintendo Italia ci ha ospitato presso la sua sede per fornirci tutti i dettagli utili a inquadrare al meglio le due versioni capitali dell'opera, in attesa di quel 20 maggio che gli amanti della strategia d'impronta nipponica avranno di sicuro già segnato sul calendario con tratto deciso.

Dalla parte di chi?

Per i fan del franchise sarà superfluo, ma, per tutti coloro i quali volessero interessarsi al titolo oggi per la prima volta, è bene ribadire che Fire Emblem Fates è in effetti una vera e propria mosca bianca all'interno della serie, quantomeno in termini di partizione interna all'offerta. Il gioco, in estrema sintesi, segue da vicino la vicenda di Corrin, principe dello stato di Nohr che, inizialmente ignaro delle proprie origini, verrà presto a conoscenza del suo legame di sangue con la casata di Hoshido, che con i reali di Nohr è ormai in pieno e acceso conflitto. Dopo sei inalterabili capitoli di prologo, l'utente è chiamato a scegliere se spingere Corrin a rimanere assieme alla propria famiglia acquisita o, al contrario, ad abbandonarla per abbracciare la causa di chi effettivamente gli ha donato la vita. Compiere tale decisione equivale, rispettivamente, ad avventurarsi tra i contenuti di Conquista o di Retaggio, due interpretazioni opposte di un grande quadro comune, che, al di là delle inevitabili -e profonde- variazioni narrative, modificano la fruibilità del titolo in maniera sensibile. Se Conquista è difatti più affine ai vecchi episodi di Fire Emblem, fondato com'è su una competizione senza sconti e, dunque, molto adatto agli strateghi veterani dalla scorza dura, Retaggio abbraccia invece quella filosofia di maggiore apertura ai novizi già percepita in Awakening. Non è un caso, per esempio, che le missioni extra utili al grinding, quelle Challange già note ai fan della scorsa iterazione per 3DS, siano giocabili solo in quest'ultima versione, laddove chi si confronterà con Conquista, per accaparrarsi XP e soldi in quantità generose, dovrà invece farne a meno, affidandosi alla sola bontà del proprio atteggiamento tattico. Al di là di storia e missioni, i due frammenti di Fire Emblem Fates vivono ovviamente di molte meccaniche di gioco condivise, dove il fattore accessibilità, seppur molto minore in Conquista, farà sempre da sottofondo avvertibile. Appare evidente già nel dare una rapida scorsa all'interfaccia utente, che dispensa una grossa mole d'informazioni prima e durante i match e chiarifica tutto, dalle caratteristiche dell'equipaggiamento ai singoli parametri dei personaggi, questi ultimi sintetizzati in un rating numerico pensato dagli sviluppatori per favorire i meno avvezzi al calcolo delle statistiche a pianificare i confronti con gli avversari con inedita immediatezza. Si parte, al solito, dalla customizzazione del protagonista, caratterizzabile sia nell'estetica che nel nome e nella personalità, mentre le fasi subito successive introducono all'universo di gioco esattamente come ci si aspetterebbe da un'esperienza di questo tipo, tra cut scene accompagnate da linee di dialogo di una certa lunghezza e i primi, semplici combattimenti turn-based, che fungono da tutorial alquanto dettagliati. Sulle sequenze cinematiche, per adesso, ci soffermiamo solo per dire che alcune, quelle che più si avvicinano per stile agli anime giapponesi, ci hanno particolarmente impressionato, notevoli al colpo d'occhio e, visionate su New 3DS, tecnicamente di grande spessore.

Gli scontri, invece, presentano consuete dinamiche a turni tra schieramenti su un'arena in due dimensioni suddivisa idealmente a scacchiera, che vira automaticamente al 3D appena prima dell'attacco, in una rappresentazione ravvicinata dell'ambiente; un'operazione volta a rendere il mondo di gioco più coeso e "fisico", che, peraltro, può essere compiuta anche manualmente in qualsiasi momento dell'in-game, alla semplice pressione del tasto L della console. Cambiano, rispetto al passato, le conseguenze legate ai compagni caduti in battaglia, la cui morte può essere definitiva o momentanea in base al livello di difficoltà scelto a inizio avventura, che, dal Classic Mode con permadeath, abbraccia soluzioni più accomodanti in Phoenix e Casual Mode, per cui le unità perdute resuscitano rispettivamente a fine turno o a stage completato. Una missione avanzata, quella all'interno del teatro d'opera della regione di Nestra, ci ha poi permesso di curiosare tra le principali novità di questo episodio. Tra queste spicca l'introduzione dei Dragon Vein Point, che i personaggi di sangue reale, identificati con l'icona grafica di una piccola corona, possono accumulare in campo e poi usare per trasformarsi in dragoni alati. Abbiamo ammirato Corrin mutare in tale forma per ghiacciare i flussi d'acqua di cui la stanza era ricolma e consentire infine alla propria truppa di transitarvici senza problemi.

Si tratta, insomma, di un escamotage ludico che, con le dovute variazioni sceniche connesse agli specifici setting, servirà a modificare la mappa in maniera strategica, oltre ad impreziosire un gameplay già di per sé parecchio pingue di meccaniche. Molte delle quali, ad ogni modo, ritornano da Awakening ora in modo piuttosto fedele, come nel caso delle conversazioni di supporto o la possibilità di far sposare i personaggi per dare alla luce figli dalle statistiche affini, ora secondo variazioni sul tema abbastanza interessanti. Citiamo qui un inedito sistema di crafting degli armamenti, i quali, peraltro, perdono per la prima volta nella serie il valore di resistenza, risultando quindi indistruttibili, così come un Triangolo delle Armi che, di fatto, non è più tale, poiché allargato a un ventaglio d'armi ben più ampio del classico trinomio spada-lancia-ascia. Rimane, ovviamente, un focus deciso sulle singole unità inviate sul terreno di guerra, le cui classi, però, sono assai più numerose che nei titoli precedenti, con l'aggiunta di character appartenenti, tra le altre, alle neonate categorie Samurai, Diviner e Songstress, quest'ultima in grado di sfoderare un attacco "cantato" per regalare turni aggiuntivi al giocatore. Non di sole battaglie, comunque, vive Fire Emblem Fates, che anzi inscena un HUB, il castello del regno, che quasi porta con sé i tratti di un piccolo gioco nel gioco. Qui sarà talvolta possibile svolgere alcune quest secondarie, piazzando strategicamente torrette e baliste per respingere le saltuarie -e randomiche- invasioni nemiche, ma non solo. Rivolgendosi al maggiordomo di corte, l'utente potrà infatti costruire edifici utili al benessere del proprio esercito e dalle funzioni più disparate, dalla mensa alle prigioni, dalle saune ai giardini, fino a singolarissime arene per scommettere -e possibilmente raddoppiare- una certa quantità di quarzi su alcuni combattimenti tra NPC. Il castello è inoltre strettamente connesso all'uso degli amiibo, la cui compatibilità è naturalmente vincolata alle statuette raffiguranti i beniamini appartenenti al franchise. Usando le rappresentazioni fisiche di Marth, Ike, Lucina e Robin una volta al giorno, i rispettivi personaggi faranno visita a Corrin, il quale, parlando con loro, riceverà in dono un oggetto. Al terzo impiego, invece, essi sfideranno il principe a singolar tenzone e, in caso di sconfitta, si uniranno alla sua armata senza batter ciglio. Probabile fanservice puro, insomma, che renderà di certo felice chi affezionato a questi storici protagonisti.

Fire Emblem Fates Le prime ore trascorse tra le terre di Nohr hanno messo ancora una volta in chiaro come Fire Emblem Fates sia un tactical RPG sfaccettato e concreto, fiero delle dinamiche che hanno reso la serie celebre tra gli strateghi più hardcore e, nel contempo, ben disposto ad accogliere possibili newcomer, i quali, soprattutto nella scelta di Retaggio, troveranno la chiave perfetta per avvicinarsi a questa formula, scansando il rischio di un primo impatto troppo brusco. Con queste ottime premesse siamo pronti a metterci in marcia verso la review, che potrebbe giungere sulle nostre pagine ben prima di quanto possiate immaginare.

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