E3 2010

Anteprima HomeFront

Tutti i dettagli sul titolo Kaos Studio prima del nuovo E3

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

E quasi un anno che non si sente parlare di Homefront. Il titolo, sviluppato da Kaos Studio sotto l'ala protettrice di THQ, fece la sua prima comparsa nel corso dell'E3 2009, occasione in cui Everyeye ebbe il piacere di assistere ad una interessante presentazione. Tuttavia, dopo i primi responsi positivi della stampa, il team ha preferito prendersi il tempo necessario per mettere in piedi uno Sparatutto in prima persona che non sfiguri di fronte agli agguerriti congeneri. Proprio ad una settimana dalla Kermesse losangelina di quest'anno, Homefront torna a mostrarsi, stavolta meno timidamente. Il team di sviluppo rilascia nuove informazioni, e sebbene non abbia preparato una demo giocabile (probabilmente non spunterà neppure sullo showfloor), una serie cospicua di nuovi dettagli fa il punto sulle qualità e le caratteristiche di questa produzione. Riuscirà Homefront ad imporsi come uno scomodo concorrente, fra i tanti Medal of Honor, Battlefield e Call of Duty? Cerchiamo di scoprirlo.

Invasione

Senza ombra di dubbio il contesto narrativo non è il punto di forza del nuovo titolo firmato Kaos Studio. Al di là del buon lavoro eseguito sulla caratterizzazione ambientale e sui risvolti emotivi della trama, Homefront ci racconta della più classica delle invasioni armate agli Stati Uniti d'America (un “topos” che non si è risparmiato risparmiato neppure l'ultimo capitolo di Modern Warfare). La minaccia da affrontare, stavolta, non è però la Madre Russia, ma la più insidiosa Corea del Nord. Trovatasi in una congiuntura economica favorevole, nell'universo pensato da Kaos Studio la Corea è stata benedetta da un progresso tecnologico e militare senza pari, mentre dall'altra parte dell'oceano gli Stati Uniti subivano un tracollo finanziario dovuto alla crescente crisi delle risorse petrolifere e delle fonti di energia non rinnovabili, su cui era basata l'intera economia americana. Mentre interi stati della federazione sono costretti a rivedere il loro tenore di vita, e flussi migratori svuotano grandi metropoli in men che non si dica, la Corea prepara un “attacco fantasma”, un sofisticato piano militare per mettere in ginocchio una volta per tutte l'ex superpotenza. Le truppe d'assalto sbarcano entro i confini, celate ai rilevamenti nemici, occupando posizioni tattiche in vista dell'imminente assalto. Quando è il momento, arriva il cataclisma: una scossa elettromagnetica di proporzioni inaudite spegne l'intera rete di comunicazione di tutta la costa ovest, mentre ad est New York e Washington sono messe in ginocchio da una fitta nuvola radioattiva. L'esercito americano, senza il supporto dell'intelligence e privo di una tecnologia efficace per contrastare l'avanzata nemica, deve cedere il passo: le forze coreane invadono la Baia di San Francisco quasi senza incontrare resistenza, e si preparano per assaltare gli stati centrali. Inverso sarà invece il cammino del protagonista, che dal Colorado dovrà muoversi proprio in direzione della California, assieme ad un manipolo di compagni che compongono “la Resistenza”.
Se, come abbiamo accennato in apertura, non è l'originalità del plot a risaltare, compiace invece la caratterizzazione visiva ed artistica del setting. L'attacco all'America è stato scagliato dopo un periodo di moderato declino e lenta decadenza, in cui grosse fette della popolazione hanno dovuto far fronte al fallimento economico delle strutture statali, organizzandosi per sfruttare alla meglio risorse rinnovabili (energia eolica e solare). Gli scorci dell'America centrale appaiono dunque come una sorta di Terzo Mondo Industrializzato, in cui gli insediamenti umani sono sull'orlo dell'estinzione, del tracollo funzionale. Nel villaggio del protagonista, le silhouette delle centrali eoliche costruite con materiali di recupero sottolineano la pacata moderazione dello stile di vita, rurale, nomade, precario. Edifici, mezzi, persino le armi da fuoco sono sottoposte all'usura del tempo: scalcinati, rugginosi, cadenti. Proprio il lavoro artistico sembra essere uno dei punti di forza del titolo THQ: sottolineata da un motore grafico abbastanza performante, che mostra i denti soprattutto quando si parla di qualità delle texture e illuminazione dinamica, l'art direction riesce a creare un setting comunque originale, in cui “gli elementi del disastro” si mescolano senza soluzione di continuità agli ultimi ritrovati della tecnica, fortunosamente strappati dai ribelli all'armata nemica. Sicuramente un buon punto di partenza per presentare un FPS che abbia qualche elemento di originalità.

Script

L'impatto artistico ed emotivo, dunque, saranno la vera chiave di volta della struttura di Homefront: del resto, a livello ludico, il titolo non fa molto per distinguersi dalla massa. Si tratta di un classico FPS “Story Driven”, in cui la linearità e lo scripting non tardano a distinguersi come elementi principali. Il team di sviluppo ha ideato però un sistema abbastanza intelligente per mantenere sempre serrato il ritmo di gioco. Gli script, infatti, siano essi legati ad esplosioni ben calcolate o a veicoli che spuntano improvvisamente sulle tracce del protagonista, “inseguono” il videogiocatore, senza bisogno che sia il passaggio in una determinata area di gioco ad attivarli. Il crollo di un elicottero a qualche metro di distanza dall'eroe principale, l'esplosione di un missile a ricerca, l'incedere trotterellante di un corazzato che sfonda le mura di una casa frapponendosi all'avanzata delle truppe, sono tutti esempi che il team di sviluppo non si fa scrupolo di mostrare. Il risultato ha una sua particolare efficacia, anche se -ovviamente- si alterna con sequenze narrative e eventi programmati più classici: cut-scene in tempo reale che ripropongono i clichè ed i cliffhanger già visti in mille “war movies” ed in altrettanti “war games”.
Al cospetto di Homefront, dunque, le sensazioni sono piuttosto contrastanti. Il miscuglio ibrido messo in piedi da Kaos Studio ha qualche ingrediente dal sapore nuovo, intrigante, ma non si fa scrupolo di utilizzare poi sostanze più note, insipide. Designare i bersagli, tramite un comando laser, per un piccolo mezzo automatizzato, o sparare dalla distanza alle vittime di un assalto a sorpresa, mentre sono divorate dalle fiamme di un attacco imprevisto, sono compiti che il videogiocatore navigato ha già svolto in più di un'occasione. Insomma, che la prospettiva della prima persona riesca ad immergere l'utente “nel conflitto”, è fatto oramai conclamato, ed in effetti alcuni intermezzi di gioco sono ricchi di pathos e costruiti in maniera di suscitare forti emozioni nel videoplayer, ma a conti fatti manca una capace di regalare ad Homefront un carattere davvero suo. Il team di sviluppo assicura una narrazione emotiva, viscerale, diretta, ma attualmente mancano gli elementi che supportino questo loro entusiasmo. Forse un anno fa, al tempo dell'E3 2009, la presentazione ufficiale poteva far scalpore, ma oggi non sono passati invano altri mostri sacri del genere (fra Modern Warfare 2 e le impressionanti qualità mostrate da Medal of Honor nel corso delle presentazioni ufficiali), e le aspettative vanno un po' ridimensionate. La stessa THQ ha pubblicato, nel corso dell'anno, FPS più intriganti, dal carattere più marcato (ci riferiamo, in particolare, al buon Metro 2033).
Certo, senza fraintendimenti, Homefront è un titolo certamente degno di un posto non marginale nel mercato. L'impegno produttivo è chiaro, il lavoro preparatorio non manca e l'attenzione per i dettagli, dalle campionature sonore alla modellazione degli scorci visivi, è altissima. Ma siamo convinti che al giorno d'oggi non bastino investimenti mirati e tanta attenzione per le piccole cose, affinchè l'esordio di un titolo sia indimenticabile. Soprattutto in un settore competitivo come quello dei First Person Shooter.
E proprio la presenza confermata di modalità online ci lascia ancora più interdetti: per un titolo che punti tutto sull'emotività, sull'integrazione del plot nelle sequenze giocate, scommettere sull'Online non è -oggi- un azzardo? E' chiaro che lo strapotere di COD e di Battlefield non può essere messo in discussione (non senza un progetto a lungo termine, e notevoli investimenti); non sarebbe dunque meglio concentrare gli sforzi sulla creazione di una campagna dai tratti inediti, invece che sullo sviluppo del gioco in rete?
A queste domande risponderemo, probabilmente, fra poco più di una settimana, in occasione dell'E3, che siamo sicuri porterà nuovi dettagli e informazioni.

Homefront Homefront è un titolo che i fanatici del genere devono senza dubbio tenere d'occhio. La cura realizzativa non si mette in discussione, e grazie ad un comparto tecnico più che buono (fra ottime animazioni in Motion Capture, texture in alta definizione ed effetti speciali ben realizzati) l'FPS di Kaos Studio e THQ dimostra d'avere una buona base di partenza. Gli amanti della fantapolitica più spinta (o più spicciola?) saranno poi solleticati dall'idea della potenza Americana messa in ginocchio dalla crisi energetica, e forse troveranno affascinante anche il substrato narrativo. Per i giocatori di vecchia data, i reduci usciti incolumi da tanti sparatutto, Homefront potrebbe essere invece meno interessante: serrato, nervoso, incalzante nel ritmo, ma composto di troppe situazioni già vissute, prevedibili, timidamente collocate all'interno dei canoni. L'interesse nei confronti del titolo ci sarà per chi si lascia trasportare dalla bellezza del lavoro artistico e del colpo d'occhio (che propone una sorta di “Destroyed Beauty” più realistica), per gli altri sarà da valutare. Sapremo dirvi di più in occasione di prove dirette o dimostrazioni ufficiali nel corso dell'E3.