Kingdom Come Deliverance: un nuovo sguardo all'ambizioso GDR

Kingdom Come Deliverance è uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni: nella nostra anteprima vi sveliamo i punti di forza e le criticità del titolo.

anteprima Kingdom Come Deliverance: un nuovo sguardo all'ambizioso GDR
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Kingdom Come Deliverance è un'opera gargantuesca, nata dalle polveri di un progetto Kickstarter e cresciuta in modo dirompente: sono ormai già diversi anni che i giocatori seguono con attenzione i progressi della produzione e, dopo una fase beta un po' zoppicante e ancora molto arretrata dal punto di vista tecnico, lo sviluppo sembra essere finalmente giunte a un punto di svolta. Negli ultimi mesi il team Warhorse Studios ha infatti accelerato il processo di ottimizzazione e, di conseguenza, i passi in avanti sono stati numerosi e consistenti. Questo non significa però che il titolo sia del tutto pronto per arrivare sugli scaffali dei negozi ed anzi, prima di poter mettere la mani sul gioco completo, dovremo attendere un fin troppo generico " tardo 2017", periodo in cui sarà rilasciata la versione PC e, a seguire, anche le edizioni per console di corrente generazione . Koch Media ci ha allora invitato nei suoi uffici di Monaco per dare uno sguardo ad una nuova demo di Kingdom Come Deliverance: in compagnia di alcuni membri di Warhorse Studios, ci siamo così lasciati trascinare ancora una volta in un viaggio a ritroso nel medioevo.

Da Colonia a Monaco il passo è breve

La Germania sembra essere il luogo perfetto per parlare di Kingdom Come Deliverance. Durante la scorsa Gamescom avevamo già avuto modo di osservare da vicino l'interessante sistema di combattimento, mentre questa volta il focus della presentazione si è spostato interamente sulle meccaniche d'esplorazione, sul mondo di gioco e sulle importanti quest che costelleranno il cammino del nostro alter ego virtuale. Ci troviamo nel 1403, e la nostra intera famiglia è stata massacrata da un assalto dei mercenari al soldo del crudele Sigismund, re di Ungheria: il nostro obiettivo consisterà nel vendicare l'accaduto, mettendo ovviamente a repentaglio la nostra miserabile vita. Warhorse Studios, per quanto riguarda la struttura del racconto, sembra avere le idee ben chiare: il progetto non vuole proporre un open world di stampo classico, quanto piuttosto un'avventura story-driven in grado di lasciare al giocatore decine e decine di vie possibili per raggiungere l'obiettivo finale. Basata su fatti realmente accaduti, e con un accurato studio storico alle spalle, la narrazione ci catapulterà nella Boemia del quindicesimo secolo, al cui interno ritroveremo fedelissime riproduzioni dei villaggi e castelli, resi ancor più vivi e realistici grazie alla strepitosa potenza del Cry Engine. Muovendo i primi passi in questo reame medievale, il colpo d'occhio risulta quindi davvero impressionante, e l'atmosfera che ci avvolge è molto lontana dalla vivace direzione artistica di opere come The Witcher 3: i colori caldi, non a caso, hanno lasciato spazio alla nebbiolina mattutina, a gelide fortezze di pietra e a villaggi sommersi dal fango, con sparuti falò che provano a rischiarare le buie notti della fredda Cecoslovacchia. L'aria che si respira è insomma quella di una terra violenta, immersa in un continuo ed insaziabile conflitto: anche le missioni che andremo ad intraprendere, inoltre, contribuiranno a mantenere forti e seriosi i toni dell'esperienza. A Monaco ci è stata mostrata la sequenza introduttiva di gioco, nonché la primissima quest che dovremo affrontare in Kingdom Come: nostro padre, il miglior fabbro della città, aveva il compito di forgiare una spada di elevata qualità per il sovrano e noi, da obbedienti eredi quali siamo, abbiamo deciso di aiutarlo nell'impresa, tentando di recuperare, oltre alle indispensabili materie prime, anche una fresca birra per permettergli di proseguire il lavoro in tutta serenità. La ricerca dei materiali ci ha portato poi fino alla soglia di un vecchio debitore, al quale abbiamo dovuto insegnare le buone maniere, con un paio di pugni ben assestati, prima di ottenere quanto ci spettava di diritto. Questa drastica ed intimidatoria soluzione è però soltanto una delle moltissime opzioni disponibili per ottenere tutti gli oggetti utili e portare a compimento la quest. Invece di usare la violenza, infatti, avremmo potuto altresì sia infiltrarci di notte nella dimora del debitore per sottrargli il necessario, sia provare a raggiungere un accordo attraverso un pacifico dialogo, sia estrarre la spada e infilzarlo, senza battere ciglio, come un maiale sullo spiedo.

Il sistema lascia nelle mani del giocatore tutte le decisioni più importanti, così da modificare il mondo che lo circonda in base alle conseguenze delle scelte effettuate. Ogni abitante disporrà infatti di un sistema di reputazione direttamente collegato alle nostre azioni, e lo stile di gioco che decideremo di adottare cambierà pertanto non solo i futuri dialoghi, ma addirittura i rapporti con gli abitanti, persino con quelli che non abbiamo ancora incontrato. Per chiarire meglio questo aspetto del gameplay, gli sviluppatori invece di completare subito la prima missione, hanno preferito intraprendere alcune quest secondarie, una delle quali ci ha fatto conoscere tre cittadini bisognosi di aiuto. Dinanzi ad una situazione del genere, potevamo decidere di prestare soccorso solo dopo previo pagamento, di aiutarli gratuitamente per aumentare la nostra reputazione, o cercare di ottenere un vantaggioso scambio di favori, scegliendo di soccorrerli solamente qualora avessero deciso di supportarci in una spedizione punitiva contro il nostro debitore. Il quadro che va così a delinearsi è un incredibile intreccio di missioni e possibilità alternative, in cui il mondo di gioco viene plasmato da ogni singolo passo del giocatore. Sebbene la storia principale si svolgerà seguendo pur sempre il canovaccio ideato da Warhorse Studios, in base a queste premesse ogni partita si rivelerà comunque unica, varia ed imprevedibile.

Bentornato Ultima Online

L'eccellente struttura ludica di base è supportata anche da un validissimo sistema di gioco. Partiamo allora dalla crescita del nostro personaggio, ereditata dal mitico Ultima e trasposta in Kingdom Come in maniera sostanzialmente identica.

Ogni azione contribuisce ad aumentare determinati parametri, in modo tale che per diventare esperti in una specifica arte, vi basterà semplicemente continuare a ripeterla ad oltranza. Questo discorso si estende per quasi ogni abilità, dalle semplici skill di combattimento fino alla dialettica durante i dialoghi (nei quali compariranno quindi diverse scelte multiple), passando per la crescita di attributi base quali, ad esempio, "forza" e "destrezza". A tal proposito, il combat system, molto rifinito rispetto alle build precedenti, si basa su cinque punti di impatto ed è caratterizzato da una velocità d'azione particolarmente elevata. Kingdom Come Deliverance riporta i duelli all'arma bianca sotto la lente di ingrandimento, proponendo scontri uno contro uno molto tattici e strategici, in una versione ampliata del gameplay già intravisto su For Honor. Proprio come nel cappa e spada di Ubisoft, però, le mancanze legate al sistema di lotta sopraggiungono soprattutto quando in una sola battaglia vengono coinvolti più guerrieri. In simili occasioni, diviene quindi praticamente impossibile sopravvivere a un attacco su più fronti, a causa di un magnetismo che calamita il nostro punto focale sempre sul bersaglio più vicino, rendendo oltremodo macchinoso destreggiarsi tra più target. Da questo punto di vista, insomma, ci aspettiamo qualche limatura prima della release, nonostante gli sviluppatori abbiano assicurato che sarà davvero difficile combattere in inferiorità numerica, poiché molto spesso, nel corso delle schermaglie, saremo accompagnati da altri NPC che terranno impegnati gli avversari. Particolarmente interessante, inoltre, ci è parso il modo in cui la personalizzazione estetica, con pettorali e spalliere, influenza i parametri di difesa: ogni singolo oggetto che indosseremo, ogni frammento di vestiario, fornirà dunque una protezione solo per la parte effettivamente coperta, senza alterare i valori statistici dell'intero personaggio.

Combattere completamente nudi con indosso un elmo in piastre vi permetterà, in buona sostanza, di sopravvivere a molteplici colpi se questi verranno sferrati sul cranio, mentre verrete uccisi all'istante nel caso in cui l'impatto vi trafiggesse il corpo. Per diversificare e variare l'esperienza ruolistica, Warhorse Studios ha inserito nel gioco un armamentario vastissimo, ricreando praticamente su tutte le armi disponibili nel 1400 e cercando di differenziare il più possibile ogni stile di combattimento: in tal senso, anche i giocatori che preferiscono interpretare il ruolo di un arciere (evitando così i duelli corpo a corpo) saranno pienamente accontentati, grazie ad un un sistema di tiro con l'arco che, a detta degli sviluppatori, si dimostrerà sì molto complesso da utilizzare, eppure capace, se maneggiato con perizia, di regalare grandissime soddisfazioni, soprattutto nel mezzo di scontri su larga scala.

Kingdom Come: Deliverance Kingdom Come Deliverance è un titolo enormemente ambizioso: alla base del progetto ci sono difatti idee solide e molto intriganti, supportate da un comparto grafico davvero impressionante. Il problema principale per il team Warhorse Studios, al momento, sembra però quello di riuscire ad ottimizzare il motore di gioco in maniera fluida: la GPU è infatti quasi sempre sotto stress, nonostante manchino ancora numerosi lavori di rifinitura sul versante delle animazioni e sul labiale dei visi degli NPC. Allo stesso modo, andrebbero inoltre aggiunte moltissime altre piccole rifiniture nel level design al fine di ricreare la migliore, e più completa, simulazione medievale mai realizzata. Se sul fronte dell'impalcatura ludica l'opera si trova quindi a buon punto nello stadio di sviluppo, d'altro canto resta ancora tantissimo da perfezionare sul fronte tecnico prima della release finale. Kingdom Come Deliverance ci è parso, a conti fatti, un gioco indubbiamente ricco, sfaccettato e promettente, ma, al giorno d'oggi, ancora un po' troppo acerbo.

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