Anteprima L.A. Noire

My city screams: un free roaming ambientato nella Los Angeles degli anni 50

anteprima L.A. Noire
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Era il 2001 quando Rockstar Games faceva di Grand Theft Auto III un fiero innovatore, che avrebbe imposto le leggi del free roaming da lì ai nostri giorni. All'epoca, persino l'azienda era probabilmente conscia delle evoluzioni, dei risvolti e delle pieghe che una libertà videoludica del genere avrebbe potuto scatenare.
Eppure, oggi è venuto il momento di analisi più ponderate, e di fronte agli ultimi episodi di GTA non si può che essere meno entusiasti di quanto non fossimo anni addietro. Del resto, pur considerate tutte le conquiste di questa particolare filosofia, è pur vero che la serie ha da sempre vincolato il giocatore su un binario che, nonostante molto largo e sfaccettato, presenta evidenti mancanze e -soprattutto- prescinde totalmente da qualsiasi accenno di spessore emotivo. Diverso è il discorso con L.A. Noire, nuovo titolo in sviluppo dalle mani dell’australiano Team Bondi.
Nelle intenzioni dei creativi, infatti, a rendere il gioco originale ed a suo modo rivoluzionario, saranno una libertà  mai vista prima ed un comparto tecnico curato e particolareggiato, uniti ad un impianto che si propone di mischiare sapientemente elementi action ad altri tipici degli adventure game. Una sorta di rifondazione del genere, una via in qualche modo completamente nuova. 

Los Angeles, 1947

A fare da sfondo al gioco e, siamo sicuri, ad aver causato non pochi grattacapi agli sviluppatori, è una Los Angeles di sessant’anni fa, la cui traduzione a schermo è stata frutto di lunghissime ricerche da parte del team, di certo perso per giorni nei meandri degli archivi fotografici e storici della città. Se, infatti, la produzione di GTA, e più specificatamente il suo aspetto esteriore, può ritenersi semplice frutto della fantasia e dell’ispirazione dei designer, alla base di L.A. Noire troviamo un forte spessore storico, in nessun modo scindibile dal concept ma, al contrario, solido protagonista della scena.
Pur non aspirando (per ovvie ragioni) ad un’accuratezza totale e completa, è impressionante la cura con cui la città è stata ricostruita in ogni suo aspetto, a partire dalle vetrine degli edifici fino ad arrivare alla modellazione delle centinaia di carrozzerie d’epoca presenti nel gioco. Per non parlare della complessa rete stradale, ricostruita grazie a mappe risalenti agli anni ’40, e dell’impressionante numero di oggetti del tempo completamente modellati in 3D e fruibili dal giocatore.
Sarà interessante, a Settembre (quando cioè è prevista l’uscita del gioco sugli scaffali), toccare con mano il frutto di quest’immenso lavoro, vedere come ed in che sensi il team si sia prodigato per rendere verosimile la ricostruzione digitale di una Los Angeles del 1947, i cui stili e fattezze particolari sono da anni riproposti dall’industria cinematografica, ma sui quali mai quella videoludica aveva lavorato in modo così particolareggiato e dettagliato, specialmente con un lato tecnico così solido, completo e sfaccettato.

Non un nuovo GTA

L.A. Noire si differenzia dal più volte citato “concorrente” anche per la particolare proposta ludica. E' vero dunque che la libertà d'esplorazione è il cardine su cui s'imperniano entrambi i titoli, ma per stile, caratterizzazione dei protagonisti e meccaniche di gioco, i due prodotti sono da collocarsi agli antipodi. Alla base del nuovo titolo c’è infatti il vero lavoro della polizia, impegnata in investigazioni atte a risolvere diversi casi: omicidi, quindi, ma anche furti ed associazioni criminali da sgominare. Oltre alla main quest, di cui parleremo fra breve, anche gli assegnamenti secondari saranno tutti finalizzati alla salvaguardia dell'ordine. L'utente avrà dunque a disposizione una Los Angeles “viva” ed in movimento, in cui cercare indizi, prove ed informazioni. E' auspicabile dimenticare del tutto le missioni-fotocopia che tanto ammorbano i sandbox game moderni: al free roaming di cui parlavamo prima va infatti accostato un altro degli aspetti cardine del gioco, quell’esplorazione delle locazioni (anche interne) presa di peso dal genere degli adventure game, che, combinata ad un solido impianto action ci porterà a raccogliere oggetti, esaminare i classici luoghi del delitto, ascoltare testimonianze e gestire veri e propri interrogatori. Ed è proprio parlando di questi ultimi che entra in gioco il lato forse più rivoluzionario - e quello che sicuramente ci incuriosisce ed affascina di più - del prodotto, quello legato alla psicologia dei personaggi. Per la prima volta in un videogioco, infatti, dovremo leggere la dinamica facciale (e non solo) del nostro interlocutore per capire se stia mentendo o dicendo la verità. Tutto questo, se usato sapientemente, apre uno scenario dalle innumerevoli opportunità: immaginate, per fare qualche esempio banale, di seguire gli occhi o i tic di un personaggio per capire che ha qualcosa da nascondere, e così avere gli elementi per smascherarlo. Immaginate poi con quante situazioni diverse potrete avere a che fare, con eventuali testimoni, passanti o familiari da interrogare. Ad ogni modo, frenati gli entusiasmi per l’introduzione di un aspetto teoricamente interessante, bisognerà verificarne la cura e soprattutto sperare che non si limiti a due-tre movimenti da interpretare per smascherare i sospetti.

Ma esaminata la sfera emotiva degli NPC, come si comporterà e come sarà caratterizzata quella di Cole Phelps, il nostro protagonista? Dalle informazioni che abbiamo, sembra il lato psicologico ed interiore dell'eroe di turno sarà sviscerato a dovere. A detta degli sviluppatori, ci sarà infatti un vero e proprio viaggio personale da compiere nei panni del protagonista, che procederà in parallelo con i successi sul lavoro. Nel corso della trama Cole diventerà, da un semplice agente di polizia, un prestigioso homicide detective (l'incarico più importante nelle gerarchie del dipartimento). A questo viaggio coincideranno scossoni emotivi dovuti a scoperte del passato, che pian piano, come in un puzzle, ricostruiranno la vita di Phelps, non povera di misteri e “oscurità”.
 “Il Cole dell’inizio”, ci dicono gli sviluppatori, “sarà totalmente differente dal Cole della fine”. Ee siamo davvero curiosi di scoprire i motivi di questi cambiamenti e percorrere quel viaggio individuale, invischiati in una Los Angeles degli anni Quaranta, tra omicidi e rivelazioni di casi che sembravano ormai sepolti per sempre.

Fake Smiles

Parlando dello spessore psicologico dei personaggi non ci siamo affatto soffermati su quello che può rappresentare la vera chiave di volta per una corretta riuscita del prodotto: il comparto grafico. Il lavoro visivo fatto con L.A. Noire va ben oltre la già impegnativa e difficoltosa ricostruzione della città, ma e si presenta fiero e vigoroso proprio in relazione ai movimenti dei comprimari ed alle loro espressioni facciali. Per rendere tutto realistico ed ottenere movenze più “umane” possibili, il team ha utilizzato un sofisticato sistema di motion capture, alla stregua di quello utilizzato nel recente Heavy Rain. Il gioco, infatti, può vantare di centinaia di attori caratterizzati e doppiati perfettamente, che vanno dal protagonista fino all’ultimo dei passanti, con il quale sarà comunque possibile interagire per cercare di scoprire elementi finalizzati all’indagine con cui avremo a che fare. Niente più “comparse”, quindi, poggiate passivamente sullo schermo per far parte della sceneggiatura, ma personaggi ben caratterizzati indipendentemente dal loro effettivo ruolo nel gioco.
Tutto questo va a completare un lavoro grafico immenso ed impeccabile, che inserito in una città totalmente ricostruita su basi storiche, ha tutte le premesse per costituire il lato tecnico più “studiato” della storia videoludica. Complimenti al Team Bondi. 

L.A. Noire L.A. Noire è un rischio, e Rockstar Games lo sa bene. Allontanandosi da ciò che GTA ha costituito per oltre dieci anni, il gioco amplia e declina le meccaniche “sandbox” in un modo mai visto prima. Supportandole con un lavoro tecnico magistrale: una libertà di esplorazione senza precedenti, collocata in una Los Angeles completamente ricostruita secondo fonti storiche, e un lato narrativo profondo, che non si ferma al raccontare i casi d’indagine ma scava a fondo anche nella vita del protagonista, conferiscono al titolo tutte le carte in regola per costituire una netta evoluzione del genere. Il mix di azione ed avventura non potrebbe apparire più ispirato, e ad inspessire questo già solido impianto ludico ci pensano risvolti psicologici e mimici che andranno ad influire concretamente nello sviluppo del gioco, dando innumerevoli variabili alle testimonianze ed agli interrogatori. Attendiamo con ansia una prova diretta del prodotto.