CAPTIVATE 2012

Anteprima Lost Planet 3

Capcom ci riporta su EDEN III, e ci lascia a bocca aperta

anteprima Lost Planet 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il grande annuncio di questo Captivate ci ha colti impreparati. Pensavamo ad un Monster Hunter, ad un nuovo Darkstalkers (e Ono ha confermato di essere al lavoro su un progetto non ancora annunciato), ma non ci saremmo aspettati il ritorno di una serie che noi di Everyeye.it abbiamo molto apprezzato: Lost Planet.
Capcom ci ha invece lasciati letteralmente di stucco, prima con un trailer introduttivo che ha stuzzicato la nostra curiosità, poi con una lunga demo giocata che ha fatto il punto sulla direzione che intraprenderà questo progetto. Per evitare che possiate lanciarvi in giudizi troppo affrettati, mettiamo subito le mani avanti: dimenticate tutto quello che credete di sapere su Lost Planet.
Questo terzo capitolo, in verità un prequel del primo episodio, abbandona la dimensione cooperativa del secondo episodio, per concentrarsi su una narrazione solida e su di un Plot intenso e stratificato. Inoltre, le ritrovate atmosfere glaciali di Eden III acquisiscono un'importanza decisamente maggiore nell'economia della produzione, che mescola i suoi ritmi da action con fascinazioni tipiche del survival horror, recuperando tratti che ricordano quelli di Alien, The Thing e persino del tanto celebrato Dead Space.
Quando avrete finito di sgranare gli occhi, toglietevi quell'espressione allucinata dalla faccia e seguiteci alla scoperta di un progetto da tenere d'occhio.

Una storia come tante

Quando posiamo lo sguardo sulle interminabili distese di neve, penetrate da enormi stalattiti di ghiaccio, ci sentiamo subito a casa. Dimenticate le giungle del secondo capitolo, e la "faccia pulita" di Eden III. Ambientandosi prima delle vicende raccontate nel capitolo originale, Lost Planet 3 recupera il setting "primordiale" della serie: siamo su un pianeta di frontiera, ostile, costantemente spazzato dai venti gelidi che sollevano i cristalli ruvidi delle nevicate impietose. E fuori, in agguato, ci sono anche gli Akrid, aggressivi come sempre.
Il protagonista di questo terzo capitolo è Jim, un minatore che lavora per la spedizione umana su Eden III, alla ricerca di preziosa termoenergia. E' dura la vita lontano da casa, ma Jim ha bisogno di lavorare. Il suo Utility Rig, un gigantesco mech utilizzato nelle operazioni di trivellazione, è una carcassa metallica costosa da mantenere, e con l'arrivo di un figlio è meglio rimboccarsi le maniche e mettere da parte qualcosa per il futuro. Sono sei mesi, ormai, che Jim è inchiodato in questo deserto freddo ai margini dell'universo, e l'unica cosa che lo fa andare avanti sono i videomessaggi che registra per la moglie, e le risposte che gli vengono puntualmente recapitate.
In verità è un po' irresponsabile, Jim. Tende ad accettare gli incarichi pericolosi, quelli sulla superficie del pianeta, o nelle profondità delle cave naturali, dove imbattersi in Akrid dalle dimensioni assurde è piuttosto facile. Anche se la politica aziendale non permette di montare armi sui mezzi di lavoro. Ma la paga è buona e forse vale la pena prendersi qualche rischio.

Fin dai primi momenti della presentazione è chiaro che Lost Planet 3 sarà un titolo profondamente diverso dai suoi predecessori. Via la trama "a singhiozzi" dell'ultimo capitolo, via la narrazione dallo stile profondamente nipponico dell'originale. Il dev team si è focalizzato su un plot che sottolinei la dimensione "umana" di un protagonista perfettamente caratterizzato dalla sua stessa sfera affettiva. Le sequenze iniziali, dirette con estrema maestria, dicono tutto in poche scene: raccontano una storia comune, in cui la componente emotiva è tenuta in forte considerazione.
Ma quello che ci stupisce nel corso della presentazione non è soltanto la narrazione di alto profilo, o l'utilizzo di un Unreal Engine in grande spolvero, che ci regala un colpo d'occhio eccezionale (forse solo un po' ingessate le espressioni dei co-protagonisti). La vera sorpresa arriva quando saliamo sul Rig.

Prima Persona!

Ricorderete tutti che la presenza dei Mech era uno degli elementi caratterizzanti del primo Lost Planet. L'alternanza fra fasi a piedi e sequenze a bordo delle gigantesche armature da combattimento caratterizzò profondamente un prodotto che per l'epoca era coraggioso ed in qualche maniera originale. Mech o non mech, tuttavia, il gameplay era sempre lo stesso: quello di un Third Person Shooter dai ritmi ossessivi.
In Lost Planet 3 le cose sono cambiate. Quando saliamo a bordo dell'Utility Rig la visuale passa in prima persona, inquadrando dall'interno il cockpit del bestione. I bracci meccanici del Rig sporgono dai margini dello schermo, ed ogni movimento, sia un passo o l'allungarsi di un rostro alla ricerca di qualcosa da afferrare, è lento e pesante. La telecamera riproduce tutti i sussulti avvertiti in cabina di pilotaggio, l'avanzamento si fa stanco e faticoso, e l'intreccio di pistoni e meccanismi male oliati fa rimbombare nelle orecchie una cacofonia di rumori ossessionanti. Guidare il Rig è un lavoro faticoso.

"Con un dinamismo eccezionale Lost Planet 3 passa da sezioni tetre ed inquietanti a scontri dai ritmi più vivaci, che ricordano quelli del primo capitolo."

A bordo del mezzo avviene il nostro primo contatto con la superficie gelata di Eden III. Per uscire dalle cave in cui è di stanza la spedizione, dobbiamo rimuovere barriere ghiacciate e ostacoli rocciosi usando il braccio prensile (grilletto sinistro) o la trivella (bumper destro). Arrivati all'esterno ci accoglie il solito "paradiso": un intrico di gole ghiacciate e crepacci, una strana accozzaglia di concrezioni acuminate e poco rassicuranti. E una tempesta all'orizzonte, fra lampi bluastri e raffiche di vento. Su Eden III di freddo si può morire, congelati in un istante da una folata più fredda del solito. E basta infatti finire nell'epicentro della "Snow Storm" perchè una spessa patina ghiacciata ci impedisca di proseguire. I vetri del cockpit sono completamente oscurati, le giunture meccaniche del Rig ormai cristallizzate. L'unica possibilità è quella di uscire fuori, e usare qualche proiettile per liberare il nostro Mech.
Ed è qui che riscopriamo il Lost Planet di sempre. Inquadrature alle spalle del protagonista, ed il ritmo martellante di una mitraglietta automatica, pronta a massacrare Akrid in quantità. Ci sono anche nuove specie, in questo capitolo, ed in particolare quelli che Jim affronta assomigliano alle temibili pantere nere di Avatar: attaccano in branco, sono insidiose, ma cadono in fretta sotto i colpi del fucile, rilasciando la preziosa energia termica che possiamo raccogliere. Diversamente da quanto accadeva nel primo capitolo, in cui i globi arancioni servivano per mantenere alta la temperatura di un protagonista che rischiava di finire assiderato, in Lost Planet 3 la T-Energy servirà come merce di scambio. Nella base della spedizione, che fungerà da Hub centrale, potremo acquistare grazie all'energia raccolta potenziamenti utili per il Rig e per la tuta e le armi di Jim. Non sappiamo ancora di cosa si tratterà, e a domanda diretta il team ha preferito non specificare, ma insomma dobbiamo aspettarci un sistema ruolistico che regoli l'acquisizione di nuovi gadget e potenzi gradualmente la mobilità e la potenza del nostro mezzo. L'impostazione di Lost Planet 3 sarà dunque molto diversa da quella dei vecchi capitoli, soprattutto se si considera che il team non disdegna un approccio simile ad un titolo open-world, con tanto di side quest ed una componente esplorativa preponderante. Tutti questi aspetti verranno discussi da Capcom in seguito e più approfonditamente, ci assicura il Lead Designer: per il momento la presentazione prosegue focalizzandosi sulla storyline principale, e prendendo una piega decisamente inaspettata...

Un pianeta da Brividi

Il fuoco rapido della mitraglietta miete le sue vittime, impietoso. Il control scheme sembra quello di sempre, con tanto di capriola laterale per schivare gli attacchi più prevedibili. L'interfaccia di gioco è minimale, per garantire una certa immersività, e l'azione si fa intensa e sostenuta. Liberato il Rig dalla coltre di ghiaccio ci rimettiamo alla giuda per prenderci qualche soddisfazione. In sella all'enorme robot gli Akrid sembrano minuscoli: ne afferriamo uno, per schiacciarlo nella morsa del rostro meccanico. Raggiungiamo un altro che tenta la fuga, e utilizziamo la trivella per aprirlo in due, mentre i succhi arancioni delle sue viscere schizzano sui vetri.

"Diversamente da quanto accadeva nel primo capitolo, in cui i globi arancioni servivano per mantenere alta la temperatura, in Lost Planet 3 la T-Energy servirà come merce di scambio"

Raggiunta la caverna che dobbiamo esplorare siamo costretti ad abbandonare il nostro Mech, e proseguire a piedi. E' in questo momento che Lost Planet 3 mostra una faccia tutta nuova: le atmosfere si fanno cupe, poco rassicuranti, mentre l'oscurità delle profondità della terra accompagna un silenzio che si fa glaciale. La somiglianza con Dead Space ci coglie alla sprovvista. Non è solo il menù di gioco, organizzato esattamente come quello del Survival Horror di Visceral Games: l'avanzamento destabilizzante, i rumori improvvisi, i giochi di luce ed il setting claustrofobico, sono elementi che non cci aspettavamo di trovare. L'impasto funziona alla grande, mentre Jim procede con sospetto nei cunicoli gelati. D'un tratto, un Akird spunta dal nulla, assalta il protagonista. Un Quick Time Event ci permette di liberarci, pugnalando l'insetto nei suoi punti deboli, come sempre sottolineati da un lieve bagliore aranciato. La sequenza interattiva ci è parsa forse un po' troppo estesa, potenzialmente in grado di diventare noiosa se una situazione del genere si dovesse ripresentare con frequenza. Ma il team di sviluppo sembra in grado di sfruttare bene le proprie risorse.

Nelle profondità della cava Jim scopre una struttura evidentemente umana: i ragazzi della spedizione sapevano di essere i primi a mettere piede su Eden III, e Jim deciderà di indagare per scoprire qualcosa riguardo alla misteriosa installazione. E' all'interno che si potenzia ulteriormente questo feeling da Horror Game sci-fi, con scorci e coreografie che ricordano da vicino quelle di Alien e de "La Cosa" di Carpenter, ed una colonna sonora che a più riprese sembra citare il capolavoro di Ridley Scott. Non manca la componente action, mentre con precise fucilate si spazzano via intere orde di insetti alieni: le creature sembrano infestare tutto l'edificio, ed escono letteralmente "dalle fottute pareti". Ma fra strane fonti energetiche e stretti corridoi che si allungano nella pancia metallica dell'installazione, è evidente il rapporto diretto con l'eredità hollywoodiana e videoludica del'Horror: da "Sfera" a "Punto di non ritorno", per arrivare appunto al già citato "colossal" EA.
Con un dinamismo eccezionale, tuttavia, Lost Planet 3 passa a scontri dai ritmi più vivaci, che ricordano quelli del primo capitolo. All'interno della cava ghiacciata ci assalta un Akrid gigante, una sorta di granchio enorme. La tattica è sempre la stessa: schivare i suoi attacchi caricati e poi mirare ai punti deboli. Martellare sulle giunture significa smembrare gradualmente il grosso insetto, staccandogli le chele per lasciarlo momentaneamente disorientato. E' il momento opportuno per aggirarlo e sparare alla schiena, bucherellando il carapace per uccidere il grosso bestione. Nel caso avessimo qualche granata, possiamo lanciarla in bocca al nemico mentre stride per il dolore. Lo scontro è intenso, la stazza del nemico è imponente, e l'esaltazione per l'indiscriminata operazione blastatoria sa farsi sentire.

"La modellazione poligonale dei protagonisti è solida, ma è la recitazione digitale il fiore all'occhiello della produzione, in cut scene davvero magistrali per regia e verve "recitativa"."

Tornati al Rig, abbiamo un assaggio di come anche a bordo del Mech dovremo affrontare situazioni pericolose. Un altro enorme Akrid ci assalta, ma la sua corazza è più spessa, apparentemente impenetrabile. Colpirlo sulla pancia sembra essere l'unico sistema per ferirlo, ma il bastardo cammina acquattato a terra. Alla guida del mezzo aspettiamo il suo attacco, e con il giusto tempismo afferiamo una chela. Con la forza del Mech immobilizziamo la bestia, la solleviamo da terra, e ci proiettiamo fuori dall'abitacolo. Mentre l'Akrid tenta di liberarsi prendiamo a fucilate la sua pancia fluorescente. La battaglia è ben ritmata e piacevole: di tanto in tanto l'enorme insetto si libera, lasciando il Rig momentaneamente disattivato: dobbiamo quindi schivare i suoi assalti in attesa che il mezzo si riavvii, impossibilitati a rispondere e inermi per qualche secondo.
Quello che compiace complessivamente è quindi l'enorme varietà che Lost Planet 3 sembra proporre: momenti inquietanti si alternano a sessioni ampiamente movimentate, gli scontri a piedi si differenziano notevolmente dai combattimenti a bordo del mech, e se la struttura generale garantirà una discreta quantità di potenziamenti e side quest, puntando molto sull'esplorazione oltre che sull'intensità narrativa della trama, potremo trovarci di fronte ad un titolo eterogeneo come pochi.

Riflessi irreali

Tecnicamente parlando, Lost Planet 3 stupisce. L'utilizzo dell'Unreal Engine non deve far pensare che il colpo d'occhio appaia in qualche modo stanco o standardizzato. Anzi, la malleabilità del motore di Epic ha permesso al team di raggiungere risultati ragguardevoli, forse persino superiori a quelli del "collega" Resident Evil 6, presentato sempre in occasione del Captivate romano. La modellazione poligonale dei protagonisti è solida, ma è la recitazione digitale il fiore all'occhiello della produzione, in cut scene davvero magistrali per regia e verve "recitativa". Ottimi gli effetti speciali, i giochi di luce, le riflessioni e la texturizzazione che abbonda di mappe superficiali, senza sacrificare una buona fluidità. I primi minuti di gioco di Lost Planet 3 sono già ricchissimi di momenti memorabili: i messaggi di Jim o le registrazioni dei test psicoattitudinali che rimpiazzano le schermate di caricamento, o la meraviglia di un termo-faro che scioglie in un lampo il ghiaccio e la neve. Ed anche a livello artistico, nonostante siano le bianche distese di neve a dominare le sequenze in esterna, il lavoro sembra più che buono: crepacci, stalattiti, strane architetture naturali modellate dal ghiaccio si ergono sulla superficie del pianeta, per vivacizzare il panorama.

Spirito Cooperativo

In Lost Planet 3 torneranno anche gli scontri online. Il team di sviluppo non si è sbottonato, a riguardo, senza specificare se ci saranno missioni cooperative o modalità competitive, ma pare che il multiplayer sia una componente totalmente scissa dall'avventura in solitaria. Se nel Single Player potremo guidare soltanto in nostro Utility Rig, online troveremo altre tipologie di mech e la possibilità di personalizzarli assieme al loadout personale, ma non sappiamo se la visuale sarà mantenuta in prima persona o, in nome di un incedere più intenso della battaglia, la telecamera resterà sempre all'esterno dell'abitacolo come avveniva nel secondo e nel primo capitolo. Dopo questo Captivate, in ogni caso, Lost Planet avrà modo di mostrarsi ancora, restate quindi su Everyeye.it per scoprire tutti i dettagli sull'online.

Lost Planet 3 In molti avevano dimenticato Lost Planet. Un secondo capitolo sostanzialmente dedicato alle modalità cooperative aveva sicuramente abbassato l'interesse di molti utenti, e smussato l'impatto di una produzione a cui aveva invece giovato un certo focus narrativo ed un'ambientazione particolare, avvolta dai ghiacci eterni di un pianeta di frontiera. Non ci aspettavamo questa “inversione di marcia”, pensata per rilanciare alla grande un brand che adesso rivendica prepotentemente il suo spazio. Lost Planet 3 ci lascia dunque piacevolmente sorpresi: ad una base da Third Person Shooter si aggiungono le fascinazioni Horror di Dead Space, e le sequenze a bordo del Mech, stavolta in prima persona, che entrano nel merito sia dei combattimenti che dell'esplorazione. Il tutto è sorretto, nel single player, da una narrazione solida e introspettiva. E' ovviamente indispensabile valutare più approfonditamente l'alternanza delle situazioni, l'evoluzione del Rig e la qualità delle battaglie con gli Akrid, che sembrano però tese ed epiche al punto giusto. Ma per il momento l'inizio è confortante, e se Capcom voleva sorprenderci ci è riuscita su tutta la linea.

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