E3 2013

Anteprima Mad Max

L'eroe da cui tutto è cominciato non convince

anteprima Mad Max
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Mad Max ha dato il via a tutto. Ai deserti postatomici ed al futuro distopico, alle bande di predoni che battono lande straziate, alla vita arida che si trascina ad ogni costo. Senza Mad Max non ci sarebbe stato Hokuto No Ken, non ci sarebbe stato Borderlands, o Rage. Nel solco che il film di George Miller ha scavano nella cultura popolare sono inciampati libri, film, fumetti e videogiochi. Ed ora, ad opera di Avalance Studio, arriva la trasposizione videoludica ufficiale del lungometraggio datato 1979, così importante e radicato nella memoria di un'intera generazione.
L'annuncio a sorpresa nel corso della conference Sony è stato il preludio ad una prova giocata, a cui abbiamo potuto assistere allo stand Warner sullo showfloor della fiera losangelina. Purtroppo la discreta curiosità si è infranta contro un titolo antico nei modi e nella concezione. Un free-roaming vecchia maniera, un po' futile e stantio. Senza il ritmo di Just Cause o la vivacità esplosiva di Mercenaries, Mad Max protende verso il vuoto cosmico di Red Faction Guerrilla e la filosofia iterativa di tanti congeneri, cercando di riprendersi grazie alla presenza di una componente racing già assaporata nel Rage di ID Software. Peccato che qui il retrogusto delle scorribande in auto sia un po' amarognolo, accentuato dal disappunto per un gameplay tutt'altro che brillante.

Il solito Free Roaming?

La cifra stilistica di Avalanche Studio è l'esagerazione. Sia nei due Just Cause che nel più recente Renegade Ops il team australiano ha esposto la sua personalissima logica degli eccessi: esplosioni in quantità, ritmi forsennati, un marcato esibizionismo nei modi dei protagonisti e nella loro dotazione bellica. Sono stati proprio questi elementi che hanno salvato i titoli citati da un pallido anonimato, facendoli in qualche modo risaltare anche se senza risultati di spicco.
E' strano quindi che il team si sia voluto misurare con la patriottica licenza di Mad Max, che sicuramente impone un approccio molto meno sfrontato. Le Wasteland australiane del film con Mel Gibson sono del resto piuttosto povere di risorse, brulle e riarse. Abbandonando per forza di cose il militarismo esibito che sembrava far parte del suo DNA, Avalanche ha quindi dovuto concentrarsi su altri aspetti. La decisione è stata quella di focalizzare tutto il gameplay sull'uso del mezzo di Max: l'Opus Magnum. La vettura è quasi sempre al centro della scena, vera e propria protagonista persino delle scene d'azione, tanto che il team inquadra il suo prodotto come un vero e proprio Combat Racing. Niente esagerazioni alla "Vigilante 8", però: piuttosto le determinate cozzate di Destruction Derby.
La demo cominciava proprio con Max a bordo del mezzo, lanciato all'inseguimento di una colonna di auto dei predoni. Gli scontri su ruote di Mad Max si dimostrano abbastanza dinamici e interessanti. L'Opus Magnum ha una specifica fisicità, influenzata dalle modifiche che è possibile apportare al mezzo dopo aver recuperato parti di ricambio. Pneumatici, motore, sospensioni: tutto si può cambiare, per modificare la manovrabilità ed il peso dell'Opera Magna di Rockatansky. Persino lo sperone anteriore può essere potenziato, a discapito della velocità del mezzo. A giudicare da quello che abbiamo visto, proprio il rostro frontale avrà una sua funzione determinante. Nella demo Max faceva schizzare le vetture una dopo l'altra, incalzandole con cozzate convintissime. Mentre si guida (rigorosamente a destra!) è possibile anche sporgersi per stuzzicare gli avversari con qualche fucilata. Di tanto in tanto i predoni si lanceranno, dai mezzi avversari, sull'Opus Magnum: starà a noi liberarci della minaccia scuotendo l'auto a più non posso, oppure in una sorta di Quick Time Event al rallentatore, con un colpo di canne mozze.
In certi frangenti gli scontri fra auto si fanno leggermente più complessi: per avere la meglio sulle quattroruote corazzare dei boss bisogna letteralmente smontarle, usando un arpione per staccare parti dell'armatura o la cerchiatura dentellata delle ruote, che impedisce di avvicinarsi senza subire danni.
Nonostante lo scontro mostrato dal team sia stato in fondo piuttosto movimentato, abbiamo seri dubbi che un approccio del genere possa reggere sulla lunga distanza. Facendo un rapido giro nel menù di personalizzazione dell'auto scorgiamo poche, classiche opzioni, che sicuramente non basteranno a rendere più varia la progressione. Ed anche una rapida occhiata alla mappa di gioco ci lascia abbastanza preoccupati: l'immensa distesa delle Wasteland, ci dicono gli sviluppatori, è piena di cose da fare, ma a noi sembra in verità un reticolo di icone tutte uguali. Quello che ci aspettiamo dai Free Roaming, in questa nuova generazione videoludica, non è certo il solito approccio "iterativo" che è arrivato già stanco a metà del ciclo vitale di Ps3 e Xbox360. Mentre Rockstar, con il suo GTA 5, si da tanto da fare per costruire quest dinamiche e generate randomicamente, Avalanche Studio ha intenzione di riproporci senza sosta le stesse quattro o cinque tipologie di missioni? Francamente ci aspettiamo qualcosa di più, anche perchè il deserto di Mad Max, per quanto evocativo sia al primo impatto, non ha certo la vivacità di una metropoli (ma neppure del selvaggio West di Red Dead Redemption), né una serie di landmark che siano riconoscibili e caratteristici.

Destano qualche preoccupazione anche le fasi a piedi. Verso la fine della demo il protagonista si è avventurato all'interno di un accampamento nemico, alla ricerca di qualche pezzo di ricambio per il mezzo. Le sessioni di combattimento ci sono sembrate un po' legnose, nonostante siano ispirate a quelle della serie Arkham. Unico guizzo, l'uccisione con con una sorta di fiocina esplosiva raccolta nella zona.
La parte finale della demo consisteva in una sezione di cecchinaggio utile a liberare un'area guardata a vista dai predoni, prima di lasciarsi attraverso il campo nemico con l'Opus Magnum e sfondare il robusto portone che ci separava dal nostro obiettivo. Anche questa sequenza ci ha lasciati un po' freddini, ed al momento il Mad Max di Avalanche non ha saputo incuriosirci su quasi nessun fronte. Il comparto tecnico è per fortuna abbastanza buono: la scena appare pulita, le texture ottimamente definite, e la draw distance permette allo sguardo di perdersi nei panorami delle lande devastate, molto simili anche cromaticamente a quelle tratteggiate da Rage.

Mad Max Mad Max, in questo “primo contatto”, ci è scivolato addosso senza lasciare tracce. Free Roaming concentratissimo sulle sequenze di guida a bordo dell'Opus Magnum, e quindi sugli scontri fra vetture, il titolo Avalanche sembra un po' spento dal punto di vista creativo. Combattimenti corpo a corpo abbastanza legnosi, un ambiente un po' vuoto, ed un approccio abbastanza spicciolo al genere d'appartenenza. Speriamo che il team abbia qualcos'altro da mostrarci nel periodo che ci separa dall'uscita, perchè attualmente Mad Max sembra reggersi soltanto grazie alla forza della licenza.