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Gamescom 2015

Anteprima Mafia 3

L'annuncio non tanto a sorpresa di questa Gamescom 2015 è un gioco open world che abbandona le atmosfere a la Il Padrino per rock, droga e riti voodoo: ecco il nostro primo contatto con il nuovo titolo 2K Games.

anteprima Mafia 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Lincoln Clay è un ragazzo sfortunato, che ha vissuto una vita sfortunata. È nero, e questo considerando che siamo nel 1968 nella razzista New Orleans, non semplifica le cose. Nemmeno l'essere appena tornati dal Vietnam, avendo combattuto per un paese che non solo non apprezza il tuo colore, ma non ama nemmeno chi è andato nella giungla a sparare ai vietcong, non è di grande aiuto. Lincoln è solo e disperato. E in un mondo che sembra non aver alcuna voglia di accorgersi di lui, Lincoln trova una nuova famiglia nel quartiere dei neri, dove insieme ad alcuni amici comincia a gestire traffici illetici. Uno spirito imprenditoriale che non va a genio alla mafia italiana, padrona di New Orleans: i compagni di Lincoln vengono massacrati, mentre lui sfugge quasi per caso alla mattanza. Lincoln è di nuovo solo, senza la sua famiglia, ma con un nuovo obiettivo a dargli la forza per andare avanti: la vendetta.

Riders on the storm

Alla radio suonano i Rolling Stones, mentre Lincoln sale a bordo di una muscle car nera, che ricorda la mitica Challenger. Siamo nei pressi di Bourbon Street, nel centro della città americana, dove i locali jazz, quelli con i tipici terrazzini stracolmi di gente, movimentano la vita notturna della città nata sulle sponde del Mississipi. Lincoln è sulle tracce di un nascondiglio segreto degli italiani. Sa che esiste, ma non ne conosce la posizione: l'unico modo è interrogare uno degli scagnozzi dei mangiaspaghetti e trovarsi da solo le informazioni che gli servono. Il primo impatto con Mafia III, sviluppato non più in Repubblica Ceca ma dal nuovo team Hangar 13 in California, è spiazzante, per certi versi deludente. Sarà forse che eravamo così affezionati a quelle atmosfere tipiche de Il Padrino e C'era una volta in America, a quel modo così particolare di raccontare una realtà tutto sommato a noi piuttosto vicina, che vedere l'incedere così rozzo e sgraziato di Lincoln, con i suoi pantaloni militari e la camicia verde con le maniche tirate su, che sembra quasi di assistere a un gioco diverso da Mafia. Sulle prime, insomma, ci rimaniamo quasi male. Poi ci lasciamo trasportare dal gioco, da questa splendida New Orleans, dove il sassofono dei musicisti di colore si mescola alla chitarre dei gruppi rock che hanno guidato la rivoluzione culturale del '68. Lincoln è un ex soldato che ha combattuto in Vietnam, uno che si è fatto da solo, uno che sa benissimo come uccidere. È violento, perché la violenza è l'unico linguaggio che conosce. Per questo quando entra nel cimitero alla ricerca di informazioni, non ci stupiamo se decide di far fuori un paio di guardie prendendole alle spalle e piazzandogli un coltello nella nuca, mentre un rumore viscido e sgusciante accompagna un copioso schizzo di sangue sullo schermo. Mafia III è un titolo violento, e questo primo contatto col gioco è stracolmo di scene ad effetto e litri di sangue. Lincoln viene scoperto, e inizia così una veloce sparatoria dove possiamo apprezzare il sistema di copertura, estremamente veloce e dinamico, in una sequenza ad alto tasso distruttivo che ci ha ricordato un po' le sparatorie di Uncharted. Con una differenza: le animazioni degli avversari quando vengono colpiti sono davvero curatissime, lasciano intravedere il peso del colpo, con differenze sostanziali ad esempio se vengono centrati con un colpo di pistola oppure con uno di un fucile a pompa. Niente di innovativo o che non si sia visto in altri titoli simili, solo che qui è curato davvero nei dettagli.

Parla, italiano

Lincoln raggiunge finalmente il suo obiettivo, proprio mentre pizza, mafia e mandolino sale sulla auto, una vettura rossa decappottabile, quelle lunghe diciotto metri che andavano molto di moda in quegli anni, per fuggire via. Una pistola alla tempia e Lincoln prende il possesso del volante. Parte una sequenza in cui bisogna interrogare il tizio: per farlo cedere bisogna mettergli paura guidando come degli italiani. Sbandate, lisci millimetrici, salti, tutto vale purché serva a riempire quella barra su schermo: quando sarà colma, avremo le informazioni che cercavamo e potremo decidere se risparmiare la vita del povero sfigato oppure spararli in faccia. Ovviamente Lincoln sceglie la seconda opzione scaraventando il cadavere per strada, mentre la polizia è alle sue calcagna.

Gli inseguimenti funzionano in maniera simile a GTA: dovrete allontanarvi abbastanza per disperdere la polizia alle vostre spalle. C'è però un'altra possibilità. Perché Lincoln in questa avventura non è da solo, ma ha una nuova famiglia. Tre compagni, tre luogotenenti, tre suoi diretti sottoposti, ognuno con una sua personalità e soprattutto abilità speciali. C'è Cassandra, una donna di colore, c'è Burk, un rozzo irlandese e c'è Vito, un italiano. Sì, lo stesso Vito dei precedenti Mafia. Ognuno può aiutarci con delle abilità specifiche. Vito ad esempio può coprirci da lontano con un fucile da cecchino, Cassandra può inviarci degli scagnozzi che combatteranno al nostro fianco mentre Burk può corrompere la polizia e farla tornare a casa. Che è quello che facciamo fermandoci a una cabina telefonica e chiedendo il suo aiuto. Ovviamente questi sono solo tre esempi: gli sviluppatori confermano che ogni personaggio avrà diverse abilità e poteri speciali, che andranno sbloccato migliorando il nostro rapporto con ognuno di loro.

The world is mine

Come? Lo scopriamo subito dopo, nella seconda parte della demo. Entriamo dentro questo nascondiglio segreto della mafia italiana: al solito, potremo decidere il tipo di approccio che preferiamo. Ci saranno diversi modi per ottenere lo stesso risultato. Entrare sparando all'impazzata oppure sgattaiolare dal retro, o ancora cercare un passaggio alternativo per provare a non dare troppo nell'occhio. Ad esempio usare una barca e arrivare dai canali sotterranei che percorrono tutta la città (sì, ci saranno anche le barche tra i veicoli disponibili). Lincoln sceglie questa seconda opzione e, dopo un paio di uccisioni stealth, abbastanza classiche, finiamo in quella che sembra una ex cisterna dell'acqua, ora trasformata in un ritrovo hippie con poeti che raccontano di amore e pace in mezzo a fumi di droghe, alcol e luci psichedeliche.

La sparatoria che segue è ancora più folle e spettacolare della precedente, merito forse dell'ambientazione così suggestiva e degli effetti sonori davvero eccellenti, dalle urla della gente coinvolta ai rumori sordi e metallici dei proiettili. Lincoln avanza di copertura in copertura fino ad arrivare al boss, al gestore di questo locale sotterraneo: uccidendo lui avremo liberato l'area ed entreremo in possesso dell'attività. Qui subentra la parte più gestionale di Mafia III. Gli sviluppatori non dicono niente di preciso, ma si intuisce che nel gioco New Orleans sarà piena di locali che potremo fare nostri. Una volta conquistati, li potremo affidare a uno dei nostri tre compagnia: una scelta da ponderare con attenzione, visto che influenzerà direttamente, come dicevamo all'inizio, il vostro rapporto con loro. Significa che dovrete stare attenti a prendere certe decisioni, perché non è detto che chi vi è amico oggi, lo sarà anche domani se non gli date anche a lui una fetta della torta. Sarà interessante vedere gli sviluppi di questo sistema, capire se davvero possano esserci conseguenze anche gravi, come ad esempio il tradimento di un compagno o qualcosa di simile (ricordate il finale di Mafia II? Ecco, qualcosa del genere). La demo finisce così, con Lincoln che alla fine decide di affidare il nuovo locale a Vito. "Non mandare tutto a puttane", Lincoln urla a Vito al telefono.

Mafia 3 Nonostante un inizio che ci ha lasciato un po' spiazzati, questo primo contatto con Mafia III ci ha convinto in pieno. La nuova avventura criminale di 2K promette bene, il primo passo è senza dubbio quello giusto. Anche se lontana dall'affascinante mondo dei precedenti episodi, l'ambientazione scelta dai programmatori, la New Orleans del 1968, sospesa tra razzismo, figli dei fiori e riti voodoo, è fascinosa e originale. E non ci sarà solo la città visto che, a giudicare dal filmato introduttivo, è molto probabile che potremo avventurarci anche nelle zone esterne, tra le paludi infestate dai coccodrilli. Il mondo open world sembra ricco di cose da fare, l'idea dei locali e delle attività è senza dubbio interessante, ma quello che conta in un titolo del genere sarà la storia e i suoi personaggi. Mafia non è mai stato un vero open world, non è mai stato un titolo alla GTA, ma un gioco che aveva nella sua storia la parte più importante. Anche se Mafia III avrà più attività secondarie disponibili per il giocatori, la storia rimarrà il piatto forte. E della storia, per il momento, non abbiamo visto ancora nulla. Ne riparleremo presto visto che sicuramente, da qui all'uscita fissata per un non meglio precisato mese del 2016 (tiriamo a indovinare: novembre) ci sarà sicuramente modo per conoscere più da vicino Lincoln Clay e la sua variegata famiglia.