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Anteprima Medal of Honor

Il ritorno di una grande serie bellica: due missioni presentate allo Showcase EA

anteprima Medal of Honor
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Senza girarci troppo intorno, il nuovo episodio di Medal of Honor è la risposta di Electronic Arts a Call of Duty: Modern Warfare. Ed è esattamente la risposta che tutti noi videoplayer avremmo voluto sentire. Recuperando un marchio storico, con una propria identità ed un discreto numero di appassionati, EA dichiara guerra aperta all'FPS concorrente, affidando ad uno dei suoi più capaci team interni lo sviluppo di un prodotto che sia al contempo realistico e coinvolgente.
Una vera e propria esperienza bellica, lontano dalla pedanteria tipica della simulazione, ma intriso di una drammaticità particolare, efficace, diretta. Un First Person Shooter che sia capace di raccontare una storia di guerra, di mettere sulla scena soldati veri, fragili, determinati.
Il cammino intrapreso, previsti gli inevitabili confronti, non è fra i più semplici da percorrere. Ma per quanto abbiamo potuto vedere a Londra, invitati allo Showcase primaverile di EA, i risultati ottenuti sono di quelli esplosivi. E Medal of Honor sarà senza ombra di dubbio uno dei botti più forti ed efficaci del prossimo autunno.

There is no "I" in Team

Il titolo è interamente ambientato nella regione mediorientale, in un Afghanistan desertico e spietato. L'ambientazione moderna, in questo caso, non è solo un pretesto per mettere sulla scena tecniche di guerriglia ed armamenti tecnologicamente avanzati. La scelta di un realismo sincero, crudo, sottostà alla volontà di raccontare grazie al medium videoludico una pagina della recente storia bellica, ripercorrendo la superficie abrasa di una delle più grandi cicatrici dell'ancora giovane terzo millennio. E' evidente che per perseguire questa volontà, il team abbia dovuto lavorare a fianco di consulenti militari, membri delle forze speciali, esperti. Quanto abbia giovato questo “aggiornamento tecnico” è ben visibile in ogni singola fase di gioco. L'idea è quella di essere sul campo, direttamente in guerra. Senza la fantapolitica, le invasioni improbabili ed i giochi di fantasia: in Medal of Honor non c'è solo la “modernità” come elemento distintivo dell'impianto ludico, c'è anche la “verosimiglianza”. Il realismo, direbbero in molti. Veicolato anche dal fatto che le locazioni costruite dal team di sviluppo siano in gran parte modellate sulla base di sopralluoghi e rilievi satellitari.
Nel corso del Single Player l'utente vestirà i panni di più soldati, appartenenti a vari gruppi militari. Il cambio di prospettiva non sarà tuttavia un elemento soltanto narrativo: influirà anzi pesantemente sulle tattiche da adottare e sulle metodologie della squadra. Impersonando un membro dei Tier 1, gruppo paramilitare in incognito, la progressione dovrà essere più ponderata e tattica. Dovendo tenere nascosta la loro presenza sul territorio nemico, i Tier 1 agiranno generalmente di notte, cercando di eliminare con precisione chirurgica le minacce, senza far troppo rumore. Nella missione mostrata il gruppo doveva risalire il costone di un monte, al fine di eliminare alcune postazioni della contraerea nemica. Abbattere le squadre di pattuglia richiedeva un'azione concertata: un lento accerchiamento e, immediato e letale, il fuoco simultaneo. Una volta eliminati i soldati di guardia, un panetto di esplosivo ben piazzato ha fatto il resto. Fatta saltare la contraerea, il supporto alleato è stato fondamentale per eliminare convogli nemici, evitando scontri frontali troppo rischiosi.

Diversa la situazione nel caso in cui si vestano i panni delle truppe d'assalto. Soldati semplici, mandati in avanscoperta. Eroi moderni, misconosciuti, nascosti dalla polvere. La seconda missione mostrata proiettava il videoplayer fra le fila di un gruppo di volontari, su cui pesava l'onere di una missione vitale: l'assalto ad una mitragliatrice fissa installata in un punto tattico, che di fatto impediva a tutto il plotone di avanzare per l'assalto ad un villaggio. In questa situazione l'avanzamento era meno sicuro, anzi destabilizzante. La cautela serviva per identificare le sagome dei nemici pronti a tendere agguati letali dall'alto dei costoni sabbiosi, o trincerati in una piccola manciata di casupole strappate ai pastori migranti del posto per fungere da base operativa. Coordinarsi con i compagni è sempre fondamentale: il fuoco di copertura è indispensabile per potersi avvicinare alle trincee nemiche, aggirando le minacce per evitare le linee di fuoco. La sovrabbondanza di esplosioni, di bossoli, di colpi andati a segno rende la progressione più tesa, nervosa. Non esiste mai un momento di sollievo, e persino di fronte al bersaglio le mitragliate a vuoto del fuoco di soppressione sono l'unica certezza che resta. Metodiche, precise, ritmate, permettono ai compagni di avvicinarsi fino a marcare la postazione con una granata fumogena, così che gli assi del supporto aereo scarichino la loro pioggia mortale.

Medal of Honor, insomma, riesce a riprodurre i vari volti della guerra, non risparmiando sull'intensità drammatica della progressione. Gli eventi scriptati sono molti, tutti importanti per rendere il plot più coinvolgente possibile. Le tattiche dei soldati, il linguaggio in codice, le armi concesse in dote al giocatore, spuntano da un immaginario già sdoganato (da altri prodotti ludici come dalla terribile attualità massmediatica), e riproducono un contesto davvero credibile, quasi impressionante. Non mancano poi cliffhanger opportunamente collocati al termine dei capitoli.
Avremo in ogni caso modo e maniera di sapere si più sui personaggi interpretati e sulla qualità della sceneggiatura nel corso dei mesi che ci separano dall'uscita, ma il lavoro dei creativi ci lascia già molto fiduciosi. Evidentemente modellato sugli insegnamenti del concorrente, riesce a proporsi alla platea con un carattere tutto suo, in cui la guerra moderna, le tattiche militari, servono a raccontare le diverse esperienze di soldati veri, tangibili. Il primo trailer rilasciato (disponibile in calce all'articolo) è un chiaro esempio di come Medal of Honor voglia usare la guerra anche per ragionare sul vuoto che lascia dietro di se, e dentro il cuore di chi ne prende parte.

Sicuri che sia l'Unreal Engine?

Dal punto di vista tecnico, il lavoro svolto dal team di sviluppo è encomiabile. Soprattutto perchè, sfruttando un motore grafico abusato come l'Unreal Engine 3, EA Los Angeles è riuscita a creare un prodotto con un feeling visivo particolare, che dismette i difetti storici dell'engine firmato Epic Games, e propone un colpo d'occhio brillante in tutto e per tutto, già in questa fase di completamento. Sarà l'utilizzo di una palette cromatica molto più moderata, ricolma di toni caldi e desertici, di colori polverosi e sporchi, oppure sarà il lavoro di texturizzazione, decisamente impressionante, ma Medal of Honor appare chiaramente un titolo dall'impatto scenico eccelso. Un punto a favore per il titolo bellico di EA, visto che l'engine del diretto concorrente comincia a sentire il peso degli anni, e mostra qualche punto debole già da due edizioni. Grazie al supporto tecnico di DICE, che ha curato interamente il multiplayer, ma con tutta probabilità ha dato una mano anche per quel che riguarda i dettagli grafici, Medal of Honor mostra anche una discreta interattività ambientale. Non certo libera come quella di Bad Company 2, ma perfettamente funzionale per animare ogni scorcio, per rendere vivo e concreto ogni interno. Ottimi anche gli effetti speciali, e le riserve che per adesso dobbiamo muovere riguardano soltanto alcune animazioni. Quelle di ricarica delle armi (che sembrano perdere qualche frame di tanto in tanto) e le reazioni dei nemici alle pallottole. Ovviamente si tratta di problematiche che il team di sviluppo saprà opportunamente correggere prima dell'uscita.
Eccezionale, infine, il lavoro sonoro. Anche su questo aspetto deve aver pesato l'esperienza di DICE, perchè il nuovo Medal of Honor propone un'effettistica di primo livello, con i sibili dei proiettili ed i colpi delle flashbang che circondano letteralmente il giocatore, dimostrando qualità e pulizia senza pari.

Medal of Honor Medal of Honor aspira a diventare il nuovo punto di riferimento per i First Person Shooter bellici. E, senza troppo timore, possiamo azzardare un pronostico favorevole per il nuovo nato in casa EA. Medal of Honor è uno sparatutto moderno dalla grande forza drammatica e dotato di un impatto visivo decisamente superiore a quello dei concorrenti. Grazie al lavoro svolto sul fronte tecnico, alla stretta collaborazione di consulenti militari e veterani, EA Los Angeles sta modellando un titolo esemplare. Maturo, crudo, dal ritmo sostenuto ed emotivamente impegnativo. La nostra prova ha riguardato anche il multiplayer, interamente curato da DICE, ma per sapere le nostre impressioni sulle modalità competitive dovrete aspettare ancora qualche settimana. Restate collegati per tutte le novità.

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