Anteprima One Piece Burning Blood

Un picchiaduro 3D dedicato alla saga di Luffy e compagni, caratterizzato da un roster molto ricco e da uno stile decisamente chiassoso e scanzonato. L'abbiamo visto in azione a Tokyo.

anteprima One Piece Burning Blood
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Per le strade di Akihabara ormai non si vede che One Piece. Terminate definitivamente le avventure di Naruto, il manga di Eiichiro Oda ha monopolizzato le attenzioni del pubblico nipponico, che proprio non può fare a meno di consumarlo in tutte le salse: gashapon e action figures, fantasiosi playset e ovviamente videogiochi. Si capisce quindi l'impazienza di Namco-Bandai, che nell'attesa di un eventuale Pirate Warriors 4 è corsa dai ragazzi di Spike Chunsoft per chiedergli un nuovo tie-in. Curiosando nel curriculum del team si trovano titoli di ogni genere (dalle avventure della serie Danganronpa ai dungeon crawler di Pokemon Mistery Dungeon), ma quello che ci interessa al momento è l'impegno su J-Star Victory VS, arrivato da noi in occidente proprio quest'anno. Ecco: il nuovo One Piece: Burning Blood, che invece raggiungerà il mercato europeo a giugno del 2016, somiglia moltissimo al picchiaduro 3D nato per celebrare l'anniversario di Shonen Jump. L'abbiamo provato negli uffici del publisher a Tokyo, scoprendo una formula di gioco molto leggera, basata su spettacolari scontri 3-vs-3.

Mi ribolle il sangue

One Piece: Burning Blood abbraccia integralmente la filosofia di J-Star Victory, rifiutando a priori la complessità di un picchiaduro classico per proporre una formula più facile da metabolizzare anche per i neofiti. La visuale alle spalle dei protagonisti è quella classica vista in tanti "brawler" firmati Bandai-Namco, ed il control scheme non si discosta da quello del già citato lavoro Spike Chunsoft. I tasti frontali servono quindi per gli attacchi di base, mentre i dorsali attivano varie tecniche e colpi speciali, consumando una tacca o più delle apposite barre. Il tasto deputato alla parata permette anche di schivare, e l'unica finezza in questo sistema è rappresentata dalla possibilità di eseguire parate perfette: premendo il tasto con il giusto tempismo è possibile ridurre il tempo per contrattaccare, cogliendo così di sorpresa l'avversario. Purtroppo si tratta di un'operazione abbastanza futile, in quando espone il giocatore a troppi rischi: nell'economia dello scontro -e considerando pure la generale confusione che spesso si crea su schermo- è molto più remunerativa una strategia attendista. Stare in guardia, lasciar sfogare l'avversario, e magari allontanarsi con una schivata al momento giusto per partire subito con un nuovo assalto rappresenta il modo migliore per aumentare le proprie chance di vittoria. Similmente a quanto accade nei picchiaduro di Dragonball e Naruto, un tasto deputato allo sprint permette di avvicinarsi rapidamente al nemico, in modo che i ritmi dello scontro siano sempre molto serrati. Ovviamente il combat system, molto semplice nella concezione, viene qui imbevuto della "mitologia" di One Piece. Ecco quindi che il moveset di ogni personaggio è fortemente caratterizzato, con animazioni e attacchi estratti direttamente dalle tavole del manga. L'utilizzo dei frutti del diavolo permette ai personaggi di sfruttare le abilità più disparate.

Il frutto Rogia, ad esempio, sarà in grado di rendere invulnerabili agli attacchi di base per qualche istante, mentre tutti conosce gli effetti del frutto ZooZoo su X Drake. Il roster completo di personaggi presente in Burning Blood deve essere ancora ufficializzato, ma ad oggi tra Sabo e Crocodile, Smoker e Bartolomeo, Usopp e Sanji abbiamo visto una serie di lottatori sufficiente a garantire una discreta varietà di approcci. Proprio grazie alle caratteristiche dell'opera di riferimento, insomma, a questo One Piece non sembra mancare quel dinamismo che ha fatto la fortuna di J-Star Victory, anche il fatto che si tratti di un picchiaduro "monotematico" e non di un festoso potpourri potrebbe frenare gli entusiasmi sulla lunga distanza.

Un'altra particolarità della produzione, comunque, è il fatto che il giocatore scenda in campo selezionando non uno ma tre personaggi, che potranno alternarsi liberamente in battaglia. Proprio al cambio di eroe è legata una delle meccaniche più "raffinate" del titolo. La barra della super, divisa in tre tacche (e solitamente utilizzata per usare i poteri dei Frutti del Diavolo o le tecniche Haki), può essere consumata per delle "entrate in scena" più aggressive. Usando una tacca, infatti, il personaggio che arriverà nell'arena lo farà attaccando, pronto quindi ad estendere la combo che il compagno aveva iniziato. Al costo di due tacche, invece, potremo usare lo switch del personaggio come un contrattacchi, interrompendo quindi la combo dell'avversario. Non lasciatevi comunque ingannare da queste finezze, perché Burning Blood sembra essere un Brawler più attento alla diversità ed alla spettacolarità che al bilanciamento. Stando così le cose, il suo successo dipenderà anche dalla qualità dello Story Mode, di cui ancora sappiamo ben poco. Speriamo in una modalità divertente e articolata, che sappia in qualche modo replicare i momenti più significativi delle avventure di Luffy.

One Piece Burning Blood One Piece: Burning Blood è un picchiaduro 3D di quelli leggeri e un po' chiassosi, che presenta qualche tecnicismo in più rispetto allo strettissimo “parente” J-Star Victory. Il combat system ne guadagna, ma rispetto al brawler nato per celebrare la rivista Jump -traboccante di personaggi e divertito mash-up fra serie diversissime- qui l'operazione è dedicata esclusivamente ai fan del manga di Oda. A Burning Blood, per fortuna, non sembra mancare la varietà. Gli manca invece un po' di grazia ed un colpo d'occhio d'eccezione: il cell shading utilizzato dai ragazzi di Spike Chunsoft è di discreta qualità, ma non raggiunge i risultati del Naruto di Cyber Connect 2. E questo penalizza il look generale, la leggibilità dell'azione, ma anche la qualità delle animazioni. In arrivo a giugno, il titolo potrebbe far felici gli appassionati dell'opera originale, ma senza clamore.