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Anteprima Rain

La bellezza umida e malinconica di Rain

anteprima Rain
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
 Roberto de Luca Roberto de Luca scopre il meraviglioso mondo dei videogame quando nel 1996 suo padre gli regala una Playstation nuova fiammante. Grande appassionato di qualsiasi cosa riguardi gli zombie, adora gli sparatutto in soggettiva, i tatuaggi ed il buon vino. Lo potete trovare su Facebook e su Google Plus.

Alle grandi produzioni videoludiche che riempiono gli scaffali ogni anno, nel turbinio di un mercato che cerca giustamente sistemi espressivi e modelli commerciali alternativi, si affiancano sempre più spesso i prodotti “paralleli” del digital delivery, sviluppati con budget più ridotti e tutti concentrati sulla sostanza ludica o artistica. Mai come in questi ultimi anni il successo dei vari Journey, The Walking Dead o Limbo, ha invogliato giovani sviluppatori con grandi idee a farsi avanti e mostrare il loro operato al vasto publico. Grazie al Playstation C.A.M.P. , un'iniziativa nata dalla divisione giapponese di Sony per finanziare i giovani e talentuosi programmatori di oggi, molte software house hanno visto il proprio sogno realizzato, con la pubblicazione (e spesso anche il giusto riconoscimento) del loro lavoro. Uno dei titoli più attesi del C.A.M.P. è senza dubbio Rain, sviluppato da Japan Studio: si tratta di un'avventura particolare, dai toni atipici e riflessivi, ma che non rinuncia a momenti di intense emozioni, grazie soprattutto all'incredibile direzione artistica. Pochi giorni fa il producer Noriko Umemura ha mostrato nuovamente il suo lavoro, dopo un periodo di silenzio durato diversi mesi dalla prima ed unica apparizione del gioco alla Gamescom dello scorso anno.

Pioggia senza fine

Il protagonista di Rain è un ragazzino silenzioso che ama stare dietro la sua finestra a guardare le mille sfumature della città dove abita. Un giovane che facilmente si accosta al protagonista di Limbo o di Ico, non solo per l'esilità e la statura, ma anche per i tratti delicati e inoffensivi che lo rendono un avventuriero fuori dagli schemi classici. Una sera il giovane rimane affascinato da una ragazza in lontananza, che danza soavemente sotto una pioggia incessante. All'improvviso la ragazza si allontana, costretta a fuggire da un'oscura presenza che le dà la caccia. Quando il nostro eroe decide di seguirla per offrirle aiuto, viene trasportato in un mondo sconosciuto, dove si scoprirà totalmente invisibile, tranne quando colpito dal costante acquazzone che bagna la grande città. Questo particolare (e ricercato) espediente rende il gameplay di Rain unico nel suo genere: il giocatore potrà infatti sfruttare l'invisibilità del protagonista a suo vantaggio, purché sia in grado di padroneggiarla in modo efficace, superando i numerosi enigmi e i nemici che popolano i tanti livelli di gioco. Riparandosi sotto le tettoie, ad esempio, il protagonista risulterà totalmente invisibile e potrà quindi muoversi in relativa libertà. Relativa perché dovrà sempre e comunque prestare attenzione a non urtare gli oggetti disseminati per le strade e per i tetti della città, a rischio di insospettire le creature avversarie. Questi stessi oggetti però saranno fondamentali per intuire l'esatta posizione del personaggio: urtandoli o lasciandoli cadere, il giocatore avrà un'idea piuttosto precisa della propria ubicazione (a scapito del rumore provocato), aiutato anche dalle deboli impronte che il nostro lascerà ad ogni passo. Incapace di fronteggiare un avversario in combattimento, il ragazzino dovrà prestare la massima attenzione ai suoi movimenti, cercando sempre e comunque di aggirare le guardie (mostri scheletrici e macilenti) ingannandole o creando dei diversivi: ad esempio sbattendo con forza i piedi in una pozzanghera per produrre un forte rumore, o lasciando impronte di fango fasulle per allontanare i nemici. Appare chiaro quindi che l'obiettivo di Japan Studio è quello di stimolare i giocatori a cercare sempre la soluzione più adatta in base al contesto, senza mai eliminate la sensazione di precarietà e debolezza legata alla presenza tenue del giovane e invisibile protagonista.

I diversi livelli attraverso cui si ramifica l'avventura metteranno alla prova la scaltrezza di chi gioca in maniera sempre differente: se in un livello il ragazzo dovrà sfuggire a spietati inseguitori facendo franare su di loro un'impalcatura, in quello successivo dovrà aiutare la misteriosa ragazza a scappare, liberandole il passaggio dai detriti e dalle casse che bloccano la via di fuga. La costante di un gameplay così variegato sarà proprio l'oculato utilizzo delle risorse a disposizione e la capacità di mettere in pratica il proprio ingegno. La linearità percepibile in Rain è difatti solo apparente, giacché le variabili nei singoli livelli sono moltissime, e difficilmente ci ritroveremo a compiere le stesse azioni fino alla noia. I nemici sono suddivisi in classi, ognuna delle quali si distingue per uniche peculiarità: le guardie di pattuglia simili a cani rispondono agli istinti più basilari, seguendo l'eco dei suoni o individuando determinate tracce; i mostri dall'aspetto umanoide sono in grado di scoprire alcuni nascondigli, sfasciando con l'enorme mazza impiantata sul braccio gli oggetti più fragili. Ma non tutte le creature che popolano il mondo di Rain costituiranno un pericolo per i protagonisti. Alcune presenze reagiranno solo se infastidite, mentre altre non mostreranno alcun interesse verso di noi, lasciandoci liberi di proseguire l'avventura. Non è chiaro se queste creature avranno un ruolo marginale o determinante nel corso del gioco, ma apparentemente fungono da semplice "popolazione" passiva nel mondo circostante, arricchendo ancora di più il fascino, già solido, dell'ambientale.

Inutile sottolineare quanto Japan Studio abbia a cuore la parte artistica del titolo, sicuramente uno dei punti a favore di Rain. La città in cui è ambientato è di chiaro stampo europeo, con edifici bassi e cadenzati che ricordano una Parigi di fine secolo, per i toni cupi e l'architettura ricca di particolari. Ma non mancheranno luoghi di fulgida ispirazione orientale, che mescolati con la pomposità paesaggistica del vecchio continente creano un impatto visivo straordinario, di cui difficilmente riuscirete a stancarvi. Una grande città vista con gli occhi sognanti di un bambino, spaventosa ma anche irrimediabilmente affascinante. Japan Studio è riuscita non solo nel difficile intento di creare un'ambientazione magica in grado di stupire, ma anche di renderla parte attiva del gioco, in quanto ogni singolo mattone, cassa o tegola può rivelarsi un espediente per proseguire l'avventura. La stessa storia verrà scritta man mano che il nostro eroe andrà avanti, comparendo sui muri bagnati e sudici dei palazzi, salvo poi dissolversi come vernice fresca sotto i colpi incessanti dell'acqua piovana. La colonna sonora accompagna i passi del protagonista con docili note mai invadenti, il ritmo non esita a diventare più incalzante non appena la situazione di gioco diventa più concitata.

Rain Rain è sulla strada giusta per il successo. La storia che vuole raccontare è dolce, malinconica e tremendamente suggestiva. Le peculiarità di un gameplay (che comunque in alcuni casi non rinuncia ai classicismi) così ricercato si sposano egregiamente con una trama dai tratti tanto misteriosi quanto affascinanti. Completa il tutto la profonda cura per i dettagli ed una componente estetica di grande qualità. Umemura ha inoltre assicurato che Rain avrà una durata media non inferiore a quella di un gioco retail, rassicurando quindi quell'ampia fetta di videogiocatori in cerca di un'esperienza ludica longeva ed appagante. Fiduciosi del lavoro che la software nipponica svolgerà in questi mesi, restiamo in trepidante attesa di una prova diretta in occasione dell'imminente E3.

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