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Anteprima Sacred 3

Presentato ufficialmente il nuovo Sacred. Diablo Killer?

anteprima Sacred 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

All'uscita del primo titolo della serie, ormai datata 2004, Sacred ebbe il difficilissimo compito di farsi valere non solo a livello qualitativo, ma a livello di vendite. In quello che fu uno dei periodi più neri del mercato PC, infatti, il titolo sviluppato da Ascaron riuscì a farsi conoscere (ed acquistare) dai giocatori tramite una campagna di vendita intelligente, che portò il prodotto sugli scaffali di negozi di videogiochi e persino nelle edicole (pratica abbastanza comune all'epoca per le produzioni minori), ad un prezzo decisamente competitivo. Inoltre, la qualità intrinseca del gioco, un action RPG ambientato in un mondo vastissimo, strutturato nei combattimenti e nel focus sull'equipaggiamento in maniera molto simile a Diablo, ne decretò il successo come uno dei migliori giochi di quell'annata. Nel 2008 ecco il seguito, apprezzato meno del predecessore ma comunque di valore riconosciuto, sul quale pesavano alcuni difetti di concezione, come il ridotto numero delle classi. Dopo l'annuncio, nel 2009, dello sviluppo del terzo episodio, alla gamescom 2012 Deep Silver ha mostrato finalmente qualcosa: con uno spezzone di gameplay che sottolinea una rottura tra i precedenti capitoli e questo di prossima uscita (si parla dei primi mesi del 2013).

Cambio di rotta

Uno dei punti di forza dei primi due Sacred era, senza ombra di dubbio, l'esistenza di un open world di dimensioni mastodontiche, ricchissimo di cose da fare, personaggi da incontrare, nemici da sconfiggere, che invogliava il giocatore a deviare spesso dalla strada maestra, per avventurarsi chissà dove, alla ricerca di un'emozione o di un'avventura particolare. Certo, c'era anche il rovescio della medaglia: forse l'area di gioco era troppo estesa, ed a lungo andare ciò poteva portare un certo tedio nello spostarsi da una zona all'altra, anche in groppa alla propria cavalcatura. L'open world era in ogni caso un tratto distintivo della produzione, ragion per cui molti dei fan storici potrebbero storcere in naso quando leggeranno che, in Sacred 3, non esiste più un enorme mondo di gioco, ma una serie di aree indipendenti, raggiungibili quando bisogna affrontare le missioni in esse contenute. In pratica, quel Diablo che era stato d'ispirazione per il combattimento ma soprattutto per il sistema d'equipaggiamento, ora si pone come pietra di paragone anche per la struttura del gameplay. Niente più esplorazione, in sostanza, e siamo certi che questa sarà una scelta che a molti non andrà giù, con il titolo che sembra appiattirsi su dinamiche di gioco che non gli sono mai appartenute, perdendo di certo in complessità e limitando nettamente le possibilità a disposizione del giocatore.

Per una componente del gameplay che viene cancellata un'altra deve ovviamente ottenere un rinforzo. Prevedibilmente, vista l'ispirazione, è sul combattimento che pare sia sia concentrata la maggior attenzione da parte degli sviluppatori. La brevissima demo a noi mostrata non ci ha permesso di scoprire troppi dettagli, ma due elementi sono risultati subito evidenti. Il primo è il maggior numero di nemici su schermo rispetto ai predecessori, con orde di mostri che attaccano tutti insieme il personaggio controllato dal giocatore, e che vanno giù abbastanza facilmente, lasciando intuire già da ora lunghe partite di sterminio incontrollato. Il secondo riguarda la teatralità degli attacchi: l'avatar combatte lasciando ampio spazio a movimenti molto coreografici, ed anche qui la deriva è abbastanza evidente, verso una componente action molto, forse già troppo, accentuata. E così, mentre il barbaro scelto come personaggio semina morte tra piccoli mostriciattoli nel mezzo di quella che sembra una fortezza nel deserto, i dubbi sono molti, a testimoniare una certa diffidenza verso questa prima comparsata del titolo. Gli inglesi direbbero “unimpressive”; noi diciamo, con un briciolo di speranza in più, che sembra esserci molto da lavorare.

Ci lasciano però una speranza le promesse del team, che conferma la presenza di numerose classi, tutte ben caratterizzate a livello di dinamiche di gioco: potrebbe essere questa millantata varietà il punto da cui dipenderà il successo del gioco. Non ci sono stati concessi dati preciso, ma le classi dovrebbero essere davvero molte: probabilmente più di dieci, a giudicare dagli slot che abbiamo visto nel menu di selezione del personaggio. Per il momento abbiamo posato gli occhi sono su due: il barbaro, un nerborutissimo uomo di colore dalla potenza devastante, ed il lanciere, una donna di rara bellezza ben coperta dalla sua armatura, che probabilmente potrà contare su di un approccio più votato alla difesa. La pluralità di scelta che il team intende garantire sarà determinante anche per vivacizzare le partite multiplayer, che già da ora sembrano poter esser il vero fulcro dell'esperienza di gioco.
Chiudiamo con qualche piccolo accenno riguardo l'impatto estetico del titolo. Abbandonato il semi realismo degli episodi precedenti, creato da una direzione artistica senza dubbio peculiare, si è svoltato verso toni leggermente diversi, nei quali ricorrono, purtroppo anche qui, richiami allo stile dell'ultimo Diablo.

Sacred 3 Il cambio operato sul gameplay caratteristico della serie non convince appieno. La rinuncia totale alla componente esplorativa, decretata dall'abbandono dell'open world, difficilmente verrà digerita dai fan, ma non vogliamo fossilizzarci su questo aspetto. Piuttosto, non convince l'avvicinamento operato in direzione Diablo III, troppo evidente per non esser riportato, che potrebbe avvicinare quello che era un ottimo action RPG ad un hack 'n' slash con qualche spruzzata ruolistica. Vedremo se nei prossimi mesi le nostre prime impressioni saranno confermate.