GDC 2011

Anteprima Shadows of the Damned

Alla GDC, testata con mano la nuova follia videoludica di Suda 51

anteprima Shadows of the Damned
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Si parla spesso del fatto che gli sviluppatori nipponici annaspino, nel tentativo di rimanere al passo con le produzioni occidentali, ormai insuperabili per tecnologia, qualità produttive, successo sul mercato.
Ci sono però alcune eccezioni, come l’ormai celebre Platinum Games, in grado di pubblicare un’impressionante sequenza di titoli di qualità senza quasi mai sbagliare un colpo.
Si potrebbe citare, il condizionale è d’obbligo, anche Grasshopper Manifacture, dream team alla cui base troviamo attualmente Shinji Mikami, nella veste di producer, Suda 51, in quella di director, e Akira Yamaoka, come al solito alla composizione musicale, dopo aver abbandonato il brand Silent Hill.
Basteranno tre nomi così importanti a garantire il successo di un titolo particolare come Shadow of the Damned?

Si ritorna all’inferno

Shadow of the Damned di ispira quasi spudoratamente a quella tipologie di pellicole cinematografiche che fanno dell’eccesso e dell’originalità la loro bandiera: le produzioni estreme di Tarantino e Rodriguez, con una pesante influenza proveniente da Grindhouse.
Basta dare un’occhiata a Garcia Hotspur, protagonista dell’avventura, per rendersene conto: giubbotto in pelle, corpo ricoperto di tatuaggi e sarcasmo pronto anche nelle condizioni più rischiose.
Il prode latino dovrà vedersela con l’inferno al gran completo, nel tentativo di riuscire a salvare la propria amata, chiamata Paula e pericolosamente simile alla Catherine dell’ormai celebre titolo di Atlus, tenuta prigioniera da un’orda di creature inferocite.
Nessun problema, comunque, visto il passato da cacciatore di demoni del protagonista, aiutato dal prode Johnson, ex creatura dell’oscurità ora al servizio della luce, rappresentato da un pauroso teschio posto sulla cima di una fiaccola e sempre pronto a trasformarsi in una delle armi di distruzione che potremo utilizzare per farci largo combattendo.

Melting pot

I primi minuti della demo di Shadow of the Damned mostrata alla GDC di San Francisco fanno tornare alla mente numerosi titoli del passato: da Resident Evil 4, per l’ovvia similitudine nell’uso di una telecamera in terza persona molto ravvicinata, a Killer7, per lo stile malato e la follia di fondo, ben visibile ad ogni passo.
Incidentalmente il quarto episodio della saga a base di zombie di Capcom è proprio opera di Mikami, mentre i sette assassini apparsi per la prima volta su GameCube portano la firma di Suda.
Due marchi di fabbrica ben evidenti, quindi, che vanno a creare un mix a base di gameplay forsennato, stile grafico dai toni acidi e argomenti decisamente maturi, con il sigillo finale posto da Yamaoka, questa volta lontano dai ritmi industrial e malinconici di un tempo per avvicinarsi a sonorità messicane, ben più adatte al protagonista e alle ambientazioni e con una spruzzata di heavy metal.

Come get some

Il gameplay si avvicina davvero molto a quello di Resident Evil 4, con l’ormai ovvia possibilità di muoversi mentre si spara, fattore che innalza la frenesia degli scontri, aumentano il ritmo di gioco e, di conseguenza, il numero di avversari di cui liberarsi nelle varie sezioni. L’ambientazione mostrata nella demo rappresenta un villaggio, con vicoli e strade in muratura, passaggi stretti e piazze più ampie, con la costante minaccia di creature animate dall’oscurità, da purificare prima con un buon numero di colpi e da uccidere definitivamente in seguito, magari con un headshot ben mirato che innesca il sempreverde bullet time.
Per rimanere sul classico molte zone sono disseminate di barili esplosivi, in modo da sfruttare il più possibile l’ambiente durante gli scontri, andando a smembrare i vari demoni prima che arrivino a portata di artigli.
L’attraversamento della zona cittadina comprende alcune sezioni decisamente particolari, nelle quali rimarremo intrappolati mentre l’oscurità inizierà a diffondersi, creando una sorta di bolla nella quale saremo obbligati ad entrare per proseguire, non senza subire numerosi danni. Tale oscurità viene generata da dei trofei di caproni animati appesi ai muri, decisamente particolari e pericolosamente simili a, nuovamente, quelli visti in Catherine.
Non basterà finirli con un paio di colpi ben assestati ma sarà necessario trovare degli oggetti per poter proseguire, come alcuni organi interni da fornire come cibo a delle teste deformi inserite all’interno del telaio di porte chiuse a chiave.
Si tratta di soluzioni già viste in passato in altri serie, ad esempio negli episodi di Devil May Cry, questa volta portate all’eccesso, tanto visivo quanto concettuale, che ben si adattano al tasso di ignoranza del protagonista, tanto sbruffone quanto sboccato.

Un boss non può mancare

Una volta giunti in una piazza ci si troverà al cospetto di un hotel, la cui insegna presenta la promettente scritta “Welcome to Hell”. Ovviamente si tratta del preludio ad un boss, anticipato dall’apparizione di una strana donna in abiti succinti che ci delizierà con una danza tanto macabra quanto seducente, ricordando in qualche modo alcune scene con protagonista The Boss in Snake Eater ed evocando nel frattempo un enorme demone, dotato di grandi lame al posto delle dita.
Lo scontro prevede il più classico dei combattimenti, a base di fughe, colonne abbattute dalle cariche del mostro e colpi andati a segno per intontirlo, sparando poi nel punto debole posto sulla schiena.
Vengono in aiuto tre tipologie di armi, ognuna con le proprie munizioni specifiche: una pistola a denti, un fucile che spara tibie e infine il temibile mitragliatore in grado di lanciare teschi infuocati. Ogni bocca di fuoco prevede quindi due modalità di sparo, in modo da variare ulteriormente il gameplay.
Battuto il boss si prosegue per una sorta di fognatura, divorata dalla nebbia e con strani striature rossastre nell’acqua, giustificate da una moltitudine di cadaveri ammassati in fondo ad un tunnel.
L’arrivo in una nuova sezione della città prevede il passaggio all’interno di un mercato, nella quale troveremo finalmente Paula. O forse sarà semplicemente una trappola?

Shadows of the Damned Shadow of the Damned racchiude in sé la vera essenza di tutti gli action game di successo degli ultimi anni, condendo la ricetta con sangue, frattaglie, armi da fuoco curiose e un carrozzone di personaggi e demoni ai limiti del digeribile. I tre nomi eccellenti al timone del progetto non possono che garantire un’alta qualità in fase di realizzazione anche se lo stile, decisamente estremo, potrebbe non piacere a tutti, anche a causa di una palette di fondo che devia dai canoni classici dell’horror per convergere quasi verso la psichedelia, con colori acidi e filtri deformanti sempre presenti. Un titolo coraggioso che fa dello stile la sua bandiera, andando a proporre qualcosa di alternativo anche per il passato di Mikami e Suda, già autori di opere ben al di là della normalità. A giugno potremo finalmente capire se il viaggio all’inferno varrà il prezzo del biglietto.