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Anteprima Spec Ops: The Line

La nuova presentazione in occasione del GamesCom

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tra i titoli che compongono la line up di 2K c’è anche un gioco che per ora si è mosso nell’ombra, senza attirare l’attenzione grazie a fuochi d’artificio o annunci esagerati.
Si tratta di Spec Ops: The Line, shooter bellico in terza persona che tenta di emergere in un genere così affollato, proponendo temi particolari e meccaniche che non si basano solo sull’uso forsennato del grilletto di fuoco.
Al GamesCom di Colonia i ragazzi di Yager, team di sviluppo con sede a Berlino, hanno illustrato i punti di forza della loro produzione, spiegando in che modo hanno intenzione di andare controcorrente rispetto a mostri sacri del genere quali Call Of Duty e Medal Of Honor.

Dark mature narrative

Spec Ops può davvero essere catalogato come uno shooter militare ma le sue fondamenta si basano su una storia che si ispira pesantemente alla cinematografia e alla letteratura del genere: partendo da Heart Of Darkness fino ad arrivare al recente The Hurt Locker, passando per Platoon e Black Hawk Dawn, Spec Ops propone temi decisamente adulti e un’atmosfera molto opprimente.
La vicenda ha luogo in una Dubai completamente sfigurata a causa di una tempesta di sabbia fortissima che ha lasciato dietro di sé morte e distruzione. Il paesaggio risultante è quasi post apocalittico nella sua desolazione: i celebri grattacieli sono ancora in piedi ma i piani inferiori risultano completamente ricoperti di sabbia e le fondamenta hanno iniziato a cedere, facendoli inclinare pericolosamente.
Tra questi giganti di cemento e acciaio scorrono strade ormai ridotte a cimiteri di auto, distrutte dalla furia del deserto e ormai inutilizzabili, con ponti e viadotti danneggiati ad interrompere la distesa di lamiere.
Avanzando nello scheletro della città si respira un’aria che sa di caldo, afa, solitudine e morte, cosa decisamente particolare se si pensa al luogo di vacanza, affari e ricchezza che era un tempo, con luci come a Las Vegas e palazzi a specchio come a New York.

Rescue mission

Della trama non è stato svelato molto: si sa solamente che si tratta di una missione di recupero, all’inizio catalogata come di semplice routine, ma che diventerà più complessa man mano che ci si renderà conto di qual’è la situazione reale: dopo l’arrivo della tempesta in città è scoppiato il caos e numerose fazioni sono in lotta fra loro per la sopravvivenza.
E’ qui che emergono i primi dettagli che rendono il gioco decisamente fuori dagli standard a cui siamo abituati: le strade sono disseminate di cadaveri, numerosi corpi pendono dai pali della luce, impiccati e incappucciati. I pochi luoghi rimasti integri, poi, sono ricoperti di scritte per marcare il territorio, fungendo da deterrente per chi vuole avvicinarsi.
L’impatto è crudo, realistico, spietato, e ricorda davvero alcune scene di The Hurt Locker, per regia, freddezza nel mostrare le efferatezze, realismo.
Se Call Of Duty è Pearl Harbor, quindi diretto, d’azione, adrenalinico, Spec Ops si avvicina davvero all’ultimo capolavoro di Kathryn Bigelow: intimista, straziante, maledetto.

In guerra ogni decisione ha delle conseguenze

Allo stile visivo di Spec Ops si affiancano delle scelte di gameplay che dovrebbero andare a impattare pesantemente sulla trama: durante la campagna ci saranno dei momenti in cui sarà necessario operare delle scelte. Tali decisioni faranno evolvere la vicenda in direzioni differenti, secondo l’esito delle azioni compiute.
L’esempio pratico è un personaggio catturato da una fazione nemica: mentre la squadra dei protagonisti si trova al coperto e spia, riflettendo sul da farsi, il militare verrà minacciato e torturato, in modo da farlo parlare e carpire le informazioni di cui è a conoscenza.
Si potrà quindi scegliere di intervenire, uccidendo i carnefici e liberando l’ostaggio, sperando che sia disposto a parlare ai suoi salvatori, oppure si potrà rimanere ad osservare, sperando che ceda e dica ciò che sa, ottenendo in questo modo le stesse informazioni del nemico ma non facendo saltare il fattore sorpresa.
La scelta non sarà basata su menu o dialoghi ma basterà decidere di entrare in azione oppure rimanere al coperto, semplicemente giocando normalmente come in qualunque altro momento.

Gameplay collaudato

Le parti rimanenti di gioco sono meno sorprendenti e si basano su sparatorie con l’uso di protezioni che possono anche venir distrutte dalla forza dei proiettili.
Lo scontro visto nella demo, ambientato per la maggior parte del tempo in un’autostrada malconcia, prevede l’uso dei veicoli come protezioni, lo sfruttamento delle carcasse di autoarticolati e furgoni. Le parti di combattimento sono particolarmente rabbiose e l’alternanza di armi da scontro ravvicinato, lungo raggio e granate garantisce una buona varietà.
Un altro fattore da tenere in debita considerazione è l’ambiente: sparando ad un muro questo crollerà e farà scivolare verso il basso tutta la sabbia che arginava, ricoprendo i nemici che si trovavano in quell’area. Sono piccole variazioni al gameplay che lo rendono sicuramente più dinamico e interessante.
Il gioco comprenderà anche un ricco comparto multiplayer anche se non ne sono state ancora svelate le modalità; una beta su Xbox Live è stata annunciata ma non se ne conosce ancora la data di inizio e le modalità di partecipazione.

Spec Ops: The Line Spec Ops è atipico ed affascinante. Ha il coraggio di mostrare degli aspetti della guerra che la maggior parte dei titoli prodotti fino ad oggi ha ignorato, sacrificandoli sull’altare della spettacolarità e dell’azione. Le emozioni che ha trasmesso la demo mostrata in fiera sono molte e non vanno dalla semplice esaltazione per un headshot ben riuscito, toccando l’orrore per le atrocità a cui dovremo assistere con i nostri occhi e il senso di solitudine nell’esplorare una città ormai ridotta ad un deserto di cemento. Un titolo da tenere sott’occhio anche e soprattutto per chi cerca qualcosa in più da uno sparatutto bellico oltre alla semplice azione.

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