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Anteprima The Journey

Presentato a Colonia il nuovo prodotto visionario di ThatGameCompany

anteprima The Journey
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4

Prima di cominciare, una doverosa premessa: The Journey non può essere catalogato, analizzato e recensito come un videogioco qualsiasi. L'esperienza offerta dal titolo sviluppato da thatgamecompany (già autrice di FlOw e Flower), infatti, prende nettamente le distanze dalla soddisfazione e dal gusto che derivano dal senso di sfida e dalla spinta agonistica che solitamente vive in ogni altro prodotto. L’obiettivo del prodotto è quello di affascinare l'utente, catturandolo in un'atmosfera fatta di suggestione e mistero. Proprio per sensibilizzare i giornalisti ed avvicinarli all’idea che The Journey assomigli più ad a un affresco interattivo che a un videogioco, Jenova Chen (creative director della software house) ha speso diversi minuti per spiegare che cosa ha ispirato alla sua creazione. In questa anteprima, vi sveliamo i retroscena della presentazione svoltasi al Radison Hotel di Colonia durante la Gamescom 2010.

La filosofia di thegamecompany

“Astratte, artistiche e accessibili: ecco le caratteristiche che devono avere le nostre creazioni”. Sono queste le parole d'esordio di Chen davanti a una platea composta da giornalisti di tutte le nazionalità. Per meglio definire gli obiettivi di The Journey, il creative director ha mostrato una paletta comprendente tutti i colori. “Se consideriamo la maggior parte dei videogiochi presenti attualmente sul mercato, essi offrono un'esperienza di gioco improntata sulla competizione e sulla sfida, dove l'obiettivo finale è quello di ottenere un potere sempre maggiore e usarlo per sovrastare gli altri. Idealmente, possiamo posizionarli nell'area di colore rosso-arancio. Fin dalla sua nascita nel 2006, la nostra software house ha voluto sperimentare nuove soluzioni di gioco, volte ad abbracciare le altre gamme di colori. Da questo punto di vista, The Journey si posizionerebbe invece nella zona dei colori freddi”.
Ma da dove è nata l'ispirazione per questo titolo? Da una conversazione, spiega Chen, con un ex astronauta che ha avuto la fortuna di vedere la Terra dallo spazio. “Molti astronauti hanno una formazione scientifica di base e proprio per questo motivo sono molto scettici riguardo l'esistenza di un dio. Quando però vanno in missione nello spazio e tornano sulla Terra, molti di loro vivono una sorta di conversione che li porta ad abbracciare una spiritualità più accentuata. Come mai? Secondo noi perché hanno il privilegio di vedere la Terra circondata dallo spazio profondo, una visione che suscita parecchie domande esistenziali e impressiona fortemente: tutto quello che conosciamo, tutto quello che fa parte della nostra vita appare improvvisamente così piccolo, quasi insignificante. Lo scopo di The Journey è quello di far rivivere all'utente quel “sense of wonder”, quel senso di meraviglia in grado di cambiare le persone. Questa è la nostra sfida. Non c'è niente di simile nel mondo dei videogiochi”.

Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?

Ogni singolo attimo di gioco in The Journey è legato a queste tre domande.L'alter ego digitale dell'utente - ha spiegato Chen -, una sorta di figura di stoffa dalle fattezze umane, si risveglia nel deserto. Non viene data nessuna istruzione o riferimento. Muovendo la telecamera grazie al sistema di controllo Sixaxis è possibile guardarsi intorno, ma c'è solo sabbia. Al limite, si riesce a distinguere in lontananza una enorme montagna illuminata, quasi come una divinità ancestrale che riposa, avvolta da una strana luce, ai margini di questo deserto interminabile. E’ là che bisogna dirigersi, ci dice l’istinto.
Il vero protagonista dell’avventura è quindi il viaggio stesso, il movimento: la “sfida” è quella di attraversare un ambiente ostile, vuoto, in cui possa riecheggiare una malinconica solitudine esistenziale.
In linea con gli obiettivi di thegamecompany, anche il sistema di controllo è ridotto all'essenziale: oltre al movimento della telecamera, l'utente potrà interagire con il gioco solamente tramite due tasti che gli permetteranno di eseguire alcune azioni basilari: scivolare sulla sabbia, saltare, planare e interagire con l'ambiente. Da questo punto di vista, il giocatore avrà a che fare con paesaggi desertici, canyon e antiche città in rovina. Dalle sfumature rosse del mare di sabbia a quelle più scure di caverne sotterranee, dove totem ed edifici giocheranno un ruolo fondamentale: nel livello giocato da Chen, ad esempio, l'interazione con tre monoliti di pietra ha generato delle specie di geyser di pezzi di stoffa. Questi, spinti dal vento, hanno formato un ponte delicato, flessuoso, che ha permesso di proseguire. Sfortunatamente le nostre parole possono riportare solo fino a un certo punto ciò che abbiamo visto su schermo; la rappresentazione a parole di un'opera d'arte visuale così sognante ed onirica, si rivela in questo frangente molto debole. Basti dire che con i suoi paesaggi da sogno, in cui spuntano i resti di antiche civiltà e la forza degli elementi, in cui ondeggiano tappeti magici e ponti sospesi, e popolati da strani personaggi con una voce musicale, risvegliano emozioni non comuni. Bellissime.

Un multiplayer atipico

Descritto come sopra, The Journey sembra il titolo meno adeguato a qualsiasi tipo di interazione online. Invece il prodotto sarà dotato di un comparto multiplayer. Ma dimenticate lobby, menu di selezione e interazione diretta con l'utente. “In The Journey - ha sottolineato il creative director di thegamecompany - l'utente entra direttamente nel gioco senza sapere se nel viaggio incontrerà o no qualcuno. Nel caso ciò succedesse, egli non potrà parlare con lui. Al massimo si potrà comunicare con movimenti o disegni sulla sabbia; la cooperazione che porterà al superamento di certe situazioni di gioco, pertanto, dovrà nascere in maniera del tutto spontanea”.
Proprio per ovviare a eventuali problemi di sovraffollamento, l'esperienza di gioco in multiplayer verrà limitata a due giocatori. “Il nostro interesse - ha concluso Chen - ci ha spinto ad approfondire la reazione emozionale che può nascere tra due personaggi in un contesto rilassato, dove non si è chiusi in un recinto e non bisogna a tutti i costi sconfiggere un nemico”.
Insomma, anche attraverso l’online, grazie ad una scelta particolarissima, The Journey gioca con emozioni stranianti: con l’incomunicabilità dell’anima e con l’inevitabilità della solitudine interiore. Poetico.
Un'ultima nota: The Journey richiederà al massimo tre ore per essere completato, ma è un titolo fatto anche per essere giocato per pochi minuti al giorno, senza la necessità di avanzare al prossimo livello prima di spegnere la console.

Journey The Journey, previsto su Playstation Network entro la fine del 2011, è qualcosa di atipico e originale, un'anomalia nel complesso dell'industria videoludica. Proprio in virtù di questo status, siamo sicuri che non tutti ne comprenderanno le potenzialità, poiché si allontana nettamente dai canoni e dai parametri di gioco del videogioco classico. A più di un anno di distanza dall'uscita, possiamo già dire che il titolo di thatgamecompany va capito, conosciuto e apprezzato. Con lentezza. Come un sentimento, esso richiede tempo per nascere e crescere, ma soprattutto per conquistare chi sta davanti allo schermo. E ci auguriamo che tutti possano trovare il coraggio e la sensibilità di vivere questa esperienza magnifica.

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