Anteprima The Last of Us

Nuovi dettagli per il prossimo titolo di Naughty Dog

anteprima The Last of Us
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Il nuovo marketing

The Last Of Us è l’esempio calzante di come il marketing giochi un ruolo primario in qualsiasi strategia commerciale videoludica. Creare il giusto hype è vitale almeno quanto lo è infondere la giusta tensione e impazienza nei riguardi del fatidico day one. Dove un tempo bastavano pochi articoli in qualche rivista specializzata per scaldare i cuori dei fan, oggi è addirittura necessario anticipare i trailer con teaser trailer che creino hype per i trailer stessi, che a loro volta hanno il dovere di richiamare l’attenzione sulla produzione di turno. Scatole cinesi, effetto matrioska, chiamatelo come vi pare, ma questo perverso e cannibalistico meccanismo di cross-promotion funziona. Per quanto la sindrome da “morte dell’arte” abbia investito anche i videogiochi, complice anche un Giappone realmente in difficoltà, operazioni commerciali come quella messa in piedi da Sony per The Last Of Us ci dimostrano come siamo facilmente manipolabili e suscettibili, se si fa leva sul giusto punto nevralgico.
Ma poco importa. Chi siamo noi per giudicarci? Cosa possiamo farci se ci è bastato un trailer (non teaser per fortuna) e l’inappuntabile curriculum di Naughty Dog per farci venire l’acquolina in bocca? Forse niente. O forse rincarare la dose con un’altra infornata di stuzzicanti novità.

Gli ultimi due

Ellie è una sveglia e intraprendente ragazzina di 14 anni. E’ orfana e non ha mai preso la metropolitana. Non ha mai visitato l’Europa e, a dirla tutta, non ha idea di cosa significhi fare shopping per le vie del centro. Quando è nata il mondo era già così come lo ha trovato: piccolo, pericoloso e rinchiuso nella zona di quarantena di Boston. Meno di vent’anni prima, una vera e propria infezione dilagante aveva cambiato per sempre il corso della storia e dell’umanità.
Anche se ancora non era nata, Ellie conosce benissimo la storia. Prima che tutto iniziasse, la parola Cordyceps era nota solo a pochi studiosi e fanatici di natura. In sostanza si tratta di piccole spore, o per meglio dire funghi, che avevano la capacità di costringere organismi semplici come le formiche a suicidarsi, al fine di garantire la sopravvivenza del parassita e la sua eventuale trasmissione ad altri simili. Era una cosa curiosa, per quanto grottesca, che molti scherzosamente affiancavano all’immaginario zombie. Tutto divenne meno “interessante” quando i Cordyceps divennero capaci di infettare l’essere umano. Alcuni morivano, altri sviluppavano un’aggressività fuori dal normale e si scagliavano come furie contro chi invece non era ancora entrato in contatto con il parassita. Il morbo si trasmetteva via aerea, così ogni posto smise di essere sicuro. Fu il panico. Il panico e la fine.
L’umanità resisteva per lo maggior parte protetta in aree di quarantena come quella in cui vive Ellie, con la consapevolezza di poter respirare tranquillamente, ma di dover evitare a tutti i costi alcune zone dove le spore erano concentrate e vivendo con il continuo timore di risultare positivo ai test anti-contaminazione e di essere uccisi sul posto.
L’altro protagonista di questa storia è Joel. Ormai sulla soglia dei cinquanta, non possiede la candida innocenza e ingenuità di Ellie. Lui ha conosciuto il mondo prima dell’apocalisse e come la maggior parte delle persone investite dalla tragedia è stato costretto a compiere scelte morali disprezzabili e dettate dalla necessità di sopravvivere. Il suo passato è torbido, così come il suo presente, tutt’altro che privo di dense nubi: spaccia droga e armi all’interno della zona di quarantena. Vive da persona al limite, in una zona di limite, costantemente minacciato dai Cordyceps e dagli addetti di sicurezza poco inclini a tollerare attività illegali come la sua.
Joel è un uomo consumato dalla vita e assolutamente disincantato: conosce il Bene e il Male, ha salvato vite e ne ha tolte altrettante. Sa come sopravvivere e come uccidere.
Per un motivo ancora sconosciuto gli è stata affidata una missione: portare Ellie fuori dalla zona di quarantena. Questo però sarà solo il primo passo di un piano ancora avvolto nel mistero e che porterà il duo a viaggiare lungo tutti gli Stati Uniti.
Sono queste le premesse narrative che faranno da sfondo all’avventura e al mondo immaginifico di The Last Of Us. La nuova creatura di Naughty Dog ha fin da subito fatto tornare in mente sia Io Sono Leggenda, che Enslaved, produzione Namco-Bandai che riscosse un più che discreto successo di critica. Il motivo di tali richiami è presto detto: l’ambientazione. Lo scenario post-apocalittico creato dagli artisti di Naughty Dog segue la nuova visione del mondo senza umanità, così lontano dagli scorci steam-punk, quando non infernali e desertici, a cui eravamo abituati solo qualche anno fa. La nuova Terra è infatti tornata nelle mani della sua originaria proprietaria: Madre Natura. Le costruzioni dell’uomo fungono da appigli per alberi e edere, mentre il ferro battuto arrugginisce e si piega alla volontà, nuovamente dominatrice, dell’animale e del vegetale.
I primi artwork e filmati hanno già saputo ammaliare in questo senso. Palazzi e strade fagocitate dalla giungla, rumori ferini a sostituire clacson e rombi di motore, corsi d’acqua che sconvolgono la razionale struttura urbana e architettonica con cui vennero costruite le città, simbolo del dominio assoluto dell’uomo. E’ difficile non scorgere un po’ di Uncharted in tutta questa vegetazione, ma è un’associazione incapace di creare fastidiosi dejà-vu, quanto una ferrea speranza di incorrere in ambientazioni altrettanto affascinanti ed estetizzanti.
La stessa infezione che sconvolge l’umanità è di origine naturale: non si tratta di zombie creati in laboratorio, ma di parassiti che aspirano a diventare la nuova specie dominante sul pianeta. E’ la rivincita di Madre Natura che, con la forza, riprende il controllo della Terra, la stessa che la presunta razionalità dell’uomo avvelena di continuo.
A questo tema, già estremamente attuale, se ne legherà poi un altro, fondamentale nell’economia del videogioco e del suo gameplay. La maggior parte dei nemici che dovrete affrontare infatti, non saranno umani infettati dai Cordyceps, ma altri sopravvissuti che cercheranno di uccidere il duo per appropriarsi dei loro averi. Anche qui ci sono lontane eco di un’altra opera letteraria e cinematografica: La Strada (The Road). Come nel capolavoro di Cormac McCarthy, anche in The Last Of Us l’apocalisse non ha fatto altro che rivelare la parte peggiore di ognuno di noi, l’estrema conseguenza della sopravvivenza: la lotta fratricida, se non proprio il cannibalismo come accadeva invece nel romanzo.
Violenza della natura e sopravvivenza a tutti i costi: queste saranno le principali tematiche toccate dal videogioco e affidate al duo protagonista assoluto dell’avventura. Ellie e Joel appaiono sin da ora ben amalgamati proprio perché così diversi, così opposti. Le domande della prima, spingeranno l’uomo a una violenta riconsiderazione della propria scala di valori, mentre quest’ultimo, dal canto suo, costringerà la ragazza a una veloce maturazione in numerosi aspetti. Non mancherà insomma neanche una spruzzata di temi prossimi al romanzo di formazione.
La struttura artistica, sul piano visivo e narrativo, sembra insomma di prim’ordine e dotata della giusta personalità, nonostante le tante fonti d’ispirazione.

Realismo post-apocalittico

Con tali premesse, viene naturale rassicurarsi sulla qualità del gameplay. Purtroppo da questo punto di vista, calano le certezze e aumentano i punti di domanda tutt’ora privi di risposta. Qualcosa la si conosce già però.
Sappiamo, tanto per cominciare, che la struttura generale presenterà il trittico combattimenti-fasi plaftorm-enigmi. Ci troviamo insomma in pieno territorio Uncharted, anche se il tutto verrà filtrato da una diversa lente.
Innanzitutto i combattimenti verranno piegati da due fondamentali feature. La prima è relativa alle armi. In un mondo allo sfascio, scordatevi di reperire armi pesanti e munizioni in gran quantità. Le poche bocche di fuoco funzionanti che reperirete saranno delle vere reliquie sacre e dovrete pensarci mille volte prima di premere il grilletto. Fortunatamente, dovendovela vedere con umani o semplici infetti, non zombie, un singolo colpo potrà essere sufficiente. Ciò non toglie il fatto che il più delle volte sarà consigliabile la fuga o l’utilizzo di armi non convenzionali a corto raggio come bastoni, pezzi di ferro e così via.
La seconda feature riguarda l’I.A. che controllerà i nemici. Chiamata da Naughty Dog, Balance Of Power, questo sistema si preoccuperà di dare una vera e propria personalità agli avversari. Questi infatti, non solo si avvaloreranno di vere tattiche d’attacco, come il fiancheggiamento per esempio, ma reagiranno con coerenza alle varie situazioni. Uccidendo uno di loro verranno accecati dall’ira. Eliminando il più forte, saranno invece scoraggiati e potrebbero battere in ritirata. Maneggiando una pistola tenderanno a restarvi alla larga, mentre vendendovi muniti di un tronco d’albero potrebbero farsi più sfrontati e temerari. La battaglia non sarà solo fisica, ma anche psicologica, dove la reciproca paura e il timore dell’avversario giocheranno un ruolo tutt’altro che secondario.
A rendere le cose ancora più interessanti ci penserà poi la barra di salute, che rifiutando l’autorigenerazione tanto di moda ultimamente, ritira in ballo i cari e vecchi medikit. Al di là della loro difficile reperibilità, si dovrà tenere conto del tempo che ogni intervento di cura necessiterà, complicando ulteriormente la pratica del sopravvivere.
Per quanto riguarda le fasi platform gli sviluppatori hanno subito assicurato che si terrà conto delle ambizioni realistiche che sorreggono l’esperienza. Ciò significa che non vedremo Ellie compiere salti sovraumani, né Joel sollevare macchine come se fossero fatte di plastica. Ciononostante si terrà in grande considerazione i punti di forza di entrambi i personaggi, in modo da sviluppare un rapporto simbiotico necessario per la sopravvivenza e il superamento di determinati ostacoli. Questa stessa filosofia sarà presente anche nel corso delle risoluzioni degli enigmi, anche se in merito tutto tace ancora.
Un’altra questione importante già svelata riguarda l’avatar del videogiocatore. Per tutto il corso dell’avventura controllerete Joel, senza alcuna possibilità di scambiarvi con Ellie, che sarà controllata dall’I.A.. Avrete naturalmente il compito di proteggere la ragazza, ma questa non dovrebbe essere mai d’intralcio. Capirà da sola quando nascondersi e quando rendersi utile, magari sparando agli avversari o avvertendovi dell’arrivo di eventuali rinforzi nemici. L’efficacia dell’I.A. che la controllerà e tutta da comprovare, ma il team sembra ben consapevole di cosa serve per non rendere Ellie un peso morto da scortare continuamente.
Brevi accenni sono stati fatti anche inerentemente a una possibile modalità multiplayer online, che però non contemplerà in alcun modo il co-op. Nel corso dell’avventura avrete modo di stringere alleanza che con alcuni gruppi di sopravvissuti che vedranno più vantaggioso tenervi in vita, piuttosto che uccidervi, per ottenere favori di qualche genere. Il multiplayer, assolutamente competitivo, dovrebbe tenere conto in qualche modo di queste meccaniche che si svilupperanno nella campagna. Tuttavia, mancano ulteriori dettagli di qualsiasi tipo.
Prima di concludere questa lunga disamina su The Last Of Us, un paio di piccole note sul comparto grafico-sonoro. Sebbene sia ancora impossibile valutare con condizione di causa le performance del motore del gioco, pare già sbalorditivo il lavoro svolto da Naughty Dog. Del resto stiamo pur sempre parlando dello studio che ha dato vita a Uncharted 3 e tecnicamente, quasi sicuramente, ci troveremo di fronte a un lavoro persino migliore, seppur di poco. Grande attenzione è stata data al lavoro di motion capturing. Troy Baker e Ashley Johnson, attori scelti per dare vita a Joel e Ellie, hanno recitato le proprie battute con addosso le tute che hanno permesso agli sviluppatori di catturarne le animazioni: per questo motivo le cut scene si prospettano estremamente convincenti sotto il profilo della recitazione digitale.
Infine, prima di concludere, una nota sul sonoro. Come compositore delle musiche è stato scelto Gustavo Santaolalla, volto notissimo agli amanti del cinema. Questo signore infatti ha vinto la bellezza di due Oscar per la colonna sonora de I Segreti Di Brokeback Mountain e Babel. Insomma per The Last Of Us, Naughty Dog vuole fare le cose in grande in ogni ambito.

The Last of Us Sebbene abbiamo visto relativamente poco di The Last Of Us è impossibile non farsi prendere dall’hype. Il progetto si sorregge su basi solidissime. Il plot e il duo di protagonisti sembrano sufficientemente sviluppati e affascinanti per dare vita a una trama degna di questo nome. Tecnicamente c’è poco di cui preoccuparsi grazie a un motore grafico ereditato da Uncharted 3 e un certo Gustavo Santaolalla a curare le musiche. Anche per quanto concerne il gameplay, pur non avendo visto ancora nulla di concreto, il team pare avere le idee estremamente chiare. Insomma: amanti delle avventure e dei survival horror siete avvertiti. Naughty Dog non sembra contenta di averci “solo” regalato una trilogia da paura: vuole strafare dimostrando quanto la PS3 e questa generazione di console abbia ancora tanto da darci.

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