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Anteprima The Last of Us

L'ultima opera Naughty Dog protagonista anche alla Gamescom

anteprima The Last of Us
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

La vicinanza temporale tra l'E3 e la Gamescom, per non parlare degli intermezzi d'eccezione come il Comic Con, costringono molte software house a centellinare il materiale da mostrare alla stampa e talvolta lo riciclano senza troppi patemi sia a Los Angeles che a Colonia. Anche la Gamescom 2012 non fa eccezione e tanto sullo showfloor quanto nelle salette business le sequenze di gameplay provenienti dall'E3 si sprecano. L'attesissimo The Last of Us, opera di Naughty Dog prevista in Primavera 2013 solo su Playstation 3, ha seguito questo trend.
Ma non è il caso di disperarsi. Con nostro sommo stupore la demo giocata di fronte ai nostri occhi in una mini-saletta dello stand Sony ha proposto l'ennesima variazione sul tema della demo vista nella conferenza d'apertura dell'E3 di Sony. E' incredibile come il gioco, sopratutto nei combattimenti, riesca ad essere ogni volta diverso senza ripetersi minimamente. Bando alle ciance, è tempo nuovamente di tuffarsi nel mondo sull'orlo del baratro di The Last of Us.

Homo homini lupus

La telecamera indugia sull'ambiente circostante. Un avenue statunitense, uno di quelli percorsi anni or sono da pachidermiche mustang, è ora completamente deserto. Muschio e vegetazione rampicante lambiscono ogni cosa, anche una fermata dell'autobus su cui campeggia la locandina di un film horror. Un B-movie su un lupo mannaro che certamente nessuno ricorderà. Poco più sotto una pozzanghera, una lattina che ondeggia nell'acqua sporca: affonda a un'estremità e poi riemerge all'altra, gira su stessa, sprofonda interamente.
Prima cosa da tenere a mente di The Last of Us: i dettagli. Ogni elemento sullo scenario non solo è realizzato in maniera impeccabile come texturizzazione, rendering e compostezza poligonale, ma contribuisce a costruire un mondo di gioco eccezionale. Decadente, barbaro, inadatto all'uomo. Si può tentare il paragone con l'istrionico Tokyo Jungle, ma sinceramente The Last of Us è completamente su un altro pianeta!
Ellie e Joel scappano da chissà cosa e si rintanano in un hotel fatiscente. La moquette è lercia e le pareti color crema odorano di piscio. La reception era dominata da spirali metalliche, arte moderna appartenente a tutt'altra epoca. Come ha fatto la nostra società a ridursi così?
Il piano superiore sembra essere un luogo più sicuro, un posto almeno per passare la notte senza il timore di essere aggrediti dagli sciacalli (i cosiddetti scavenger). Le scale dagli ampi gradini ornamentali sono ormai distrutte. Tutto è perduto? Nossignore, un luccichio attraversa la mente di Joel. Una scala abbandonata da chissà chi e chissà quando sembra fare al caso nostro. Per raggiungerla siamo costretti a scomodare la giovane Ellie, che trema al solo pensiero di separarsi per un attimo dal corpulento protettore.

La scaletta con le mani che in Uncharted era una cosa da nulla, impreziosita soltanto dallo scorrere del dito ne L'Abisso d'Oro su Playstation Vita, nell'ultima creatura Naughty Dog si colora di una tinta emozionale per niente comune nel panorama videoludico. Tra noi ed Ellie si crea una notevole empatia: proviamo quasi sulla nostra pelle la fatica nello smuovere la scala d'acciaio, nello spostarla con estrema perizia evitando il più possibile di fare rumore, lo stress accumulato nei giorni (mesi?) precedenti.
Seconda cosa da tenere a mente di The Last of Us: anche quelle sequenze che sembrano tanto ricordare Uncharted, nell'ultima fatica dei ragazzi di Crash Bandicoot non c'è minimamente la spavalderia di Nathan Drake, il carismatico Indiana Jones di turno, bensì l'intero spettro di emozioni umane. La stanchezza, la tensione, il nervosismo, la paura, la solitudine. Tutto il mondo circostante reclama la morte dei due protagonisti, la loro vita in cambio dei pochi spiccioli nelle tasche. E la natura sembra infischiarsene di cosa è diventata la razza umana, esattamente come nell'operetta morale di Leopardi.
Altra cattiva notizia: il piano superiore non è per niente deserto! Quattro-cinque scavenger razzolano le camere d'albergo alla ricerca di qualche monile abbandonato o generi di prima necessità. Beni altrettanto preziosi! Questi vedono in Joel ed Ellie una possibile minaccia, un altro gatto che invade il loro territorio. Così il giovanotto ingaggiato da Sony ha giocato la sequenza, ed occhio che l'approccio è completamente diverso da quanto visto all'E3 pur trattandosi del medesimo livello.
Joel vuole evitare a tutti i costi un ingresso frontale con la pistola spianata. In canna ci sono solo quattro colpi. Lancia una bottiglia per creare un diversivo e si intrufola in una toilette dove decenni or sono una giovane coppietta si crogiolava tra i flussi balsamici di un bagno caldo. La prima mossa è nostra: nella stanza accanto un nerboruto omuncolo setaccia ogni cassetto alla rinfusa, s'immerge nella cassapanca talmente tanto da non accorgersi dei passi in avvicinamento. Lo aggredisce al collo e inizia a stritolarlo sino alla morte per soffocamento; la sua massa muscolare è tale da concedergli una lotta furibonda prima di diventare paonazzo e perdere i sensi. La tensione dei muscoli è palpabile, tenta di avvinghiare a sua volta Joel senza alcun successo e infine lascia per sempre questo mondo.

Fuori uno. Altri tre si accorgono della lotta furibonda ed estraggono le pistole dalla fondina. Ricordate? abbiamo solo quattro colpi in canna!
Uno è fuori sul terrazzo: il primo colpo va a vuoto, il secondo per fortuna no. Un altro nel corridoio cade in maniera analoga, ma oramai abbiamo esaurito tutti i proiettili. L'ultimo sopravvissuto se ne accorge e avanza di gran carriera alle nostre spalle. La sua idea è quella di tener fermo il protagonista per lasciare che sia un suo compagno ad aprigli un buco in mezzo al cranio. Ma l'imperizia dell'altro o la mano tremolante di chi è troppo nervoso sparano due colpi a vuoto, permettendoci di ribaltare la situazione ed usare l'aggressore come scudo umano.
Là fuori nel frattempo è un vespaio. Tutti si sono accorti delle colluttazioni ai piani alti dell'albergo e si fanno avanti in massa. Uno dei nemici caduti ha abbandonato a terra un caricatore e quindi siamo in grado di rispondere nuovamente al fuoco nemico. Una bottiglia incendiaria incontra la traiettoria del proiettile di Joel ed esplode violentemente sulla faccia del tipo. La morte cui va incontro è atroce: arso vivo, di lui non rimarrà nemmeno cenere! Della crudezza della sequenza sembra accorgersene pure Ellie, che rabbrividisce di fronte al corpo carbonizzato, portandosi istintivamente (e con estrema umanità) la mano alla bocca. My god!
Terza cosa da tenere a mente di The Last of Us: sopravvivono solo i più coriacei, i più astuti, i più coraggiosi.

The Last of Us Per la terza volta assistiamo alla medesima sequenza di The Last of Us, eppure ogni volta è sempre diversa, sempre fresca, sempre spettacolare. Naughty Dog ha superato gli ottimi risultati conseguiti da Uncharted dipingendo un mondo decadente, cinico e bastardo. Un mondo popolato da uomini "darwiniani", massicci fisicamente e indifferenti alla sorte del Prossimo. Joel è tra questi, ma per qualche strano motivo che non ha nulla a che fare con l'istinto ha scelto di proteggere Ellie, creatura non darwiniana che sussulta ad ogni colpo di pistola, rabbrividisce per la morte di un essere umano, sente tutto il peso di un mondo per niente costruito a misura d'uomo! Siamo letteralmente affascinati da The Last of Us, non vediamo l'ora di giocarlo in tutta la sua interezza! Marzo 2013? Sarà dura attendere fino ad allora!

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