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Anteprima The Tomorrow Children

I figli del futuro adorano i giochi originali

anteprima The Tomorrow Children
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Probabilmente molti di voi lo liquideranno come il solito gioco indie dai risvolti perversi, e io per questo non vi perdonerò mai, sappiatelo. Questo perché The Tomorrow Children è molto, molto di più. Sviluppato dall'ex Pixeljunk, Dylan Cuthbert, insieme ai rinati Japan Studios di Sony, il progetto propone un'ambientazione altamente ispirata, un gameplay originale come non se ne vedevano da tempo, e un'esclusività che impreziosisce oltre ogni misura la line-up di PlayStation4. Nessuna iperbole: The Tomorrow Children, a mio parere, è uno dei giochi più interessanti mostrati alla conferenza Sony, e una delle idee più potenti e originali di tutta la Gamescom. Ecco perché prima di iniziare a parlarne vi consiglio caldamente di tenervi forte. Siete pronti?

Da un esperimento andato male nasce un futuro distopico

Dylan Cuthbert è un tipo dolcemente stralunato, e la presentazione a cui abbiamo avuto la fortuna di assistere è caratterizzata dalla stessa atipica atmosfera che pervade questo suo nuovo pazzo titolo. La storia, che in questo particolare caso serve anche per dare forma e sostanza a tutto il progetto, è quanto mai affascinante. Il futuro distopico di The Tomorrow Children scaturisce da un immaginario esperimento eseguito durante gli Anni '60 in Russia, per riunire le menti di tutti gli abitanti in un'unica entità collettiva; un "noi" che non prevede individualità, ma soltanto fredda e rigorosa efficacia. L'esperimento però fallisce, decimando la popolazione del pianeta che rimboccandosi le maniche impiegherà quasi un secolo per ricostruire una civiltà organizzata, basata sugli ideali marxisti che i pochi sopravvissuti sono riusciti a tenere in vita tramandandoli di generazione in generazione. Voi e noi saremo niente meno che gli abitanti di questa realtà, dove passato, presente e futuro, si riuniscono in un'estraniante convivenza che prevede coraggiosa esplorazione e un continuo, doloroso sacrificio da parte di tutti.


White Light/White Heat

Il terreno è una piana bianco latte che acceca, e si spinge oltre l'infinito. Nel nulla si erge la città, creata interamente dai giocatori. Ne esistono altre, ma questa è la nostra. Gli abitanti appaiono e scompaiono a intermittenza, in un multiplayer asincrono che a volte mostra tutto, a volte niente. La polizia scruta i giocatori rigirando tra le dita i manganelli, mentre i pulman continuano a trasportare avanti e indietro, tra l'agglomerato urbano e l'isola appena scoperta, i lavoratori, altri giocatori. Poco più avanti strambi tapis roulant vengono utilizzati a turno da alcune persone per creare l'indispensabile elettricità, che illumina abitazioni e qualche metro in là anche la cabina elettorale, utilizzata in questo esatto momento da alcuni abitanti per scegliere quale sarà la prossima struttura da costruire. Tutti insieme siamo una società, costretta a lavorare duramente pur di restare viva e funzionale. E poi improvvisamente un boato, e in lontananza emergono dal silenzio due grandi e minacciose creature che si avvicinano con grandi falcate verso tutti noi. C'è chi si dirige verso le torrette difensive disseminate lungo i bordi della città, e chi tira fuori la sua arma migliore preparandosi al peggio. Le esplosioni scuotono la normalità. Qualcuno tira le cuoia ma torna subito all'attacco, fino a quando le due creature si fermano improvvisamente, stremate, trasformandosi subito dopo in imponenti statue di sale, che brillano al sole che non c'è. I sopravvissuti iniziano a scavare al loro interno, alla ricerca di nuove risorse, nuovi equipaggiamenti, o qualsiasi altra cosa che possa poi essere convertita in valuta. Dopo pochi minuti, le carcasse cristallizzate collassano, e il mondo di The Tomorrow Children torna alla sua normalità.

All works and no play...

La normalità in The Tomorrow Children significa lavoro. Oltre a fornire servizi alla città, raccogliere cibo e costruire strumenti per la comunità, tra cui persino assemblare nuovi mezzi di locomozione, l'attività principale di ogni abitante è quella di trovare e in seguito esplorare nuove isole (sono generate quasi proceduralmente). Le isole sono la più importante fonte di risorse del gioco, ma una volta sbarcati da quelle parti, per trovarne i giocatori saranno obbligati a scavare in profondità con tutti gli strumenti a loro disposizione (piccozze, martelli e oggetti speciali che creano tunnel in unbatter d'occhio). Nelle isole si nascondo anche misteriose matrioske che una volta portate in città e aperte, daranno vita a un cittadino autonomo, che si metterà subito all'opera per aiutare i giocatori a raggiungere la prosperità. Qui sulle isole, The Tomorrow Children cambia marcia e si avvicina col gameplay al classico Minecraft, ma fortunatamente senza mai correre il rischio di ricordarlo troppo. A questo punto è inutile ribadirlo: questo gioco è una bestia rara, difficile da spiegare perché ancora in sviluppo, e non solo tecnicamente. È il concetto stesso di gioco, il cosiddetto gameplay, a mutare giorno dopo giorno. Sappiamo che in The Tomorrow Children ci saranno Jetpack, che il buio può uccidere, che i giocatori potranno votarsi a vicenda e nel caso finire persino in prigione. Ci parlano anche di mercato nero degli oggetti, di crafting e di uno scopo ben preciso: creare la comunità migliore di quelle degli altri giocatori. Non sappiamo se ce la faremo, ma sappiamo benissimo quanta voglia abbiamo di provarci (per i distratti... tanta, molta, troppa!)


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