GCom14

Anteprima The Witcher 3: Wild Hunt

Anche alla Gamescom, The Witcher 3 non delude

anteprima The Witcher 3: Wild Hunt
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

The Witcher è stato, prima di tutto un romanzo fantasy. Una straordinaria e densissima epopea che in patria, la rigida Polonia, si è tramutata in un vero e proprio fenomeno culturale. CD Projekt RED, al contrario di moltissimi videogiocatori, non si è mai dimenticata dell’origine letteraria dell’IP che ormai gestisce da molti anni. Inoltre sembra sapere benissimo quali ingredienti siano inalienabili per la composizione di un libro degno di essere sfogliato. Una bella storia, personaggi dotati di un background credibile che evolvono nel corso degli eventi, un’ambientazione ricca di suggestioni, un lessico ricercato, una sintassi pulita, una grammatica corretta.
Tutte qualità che, declinate nel contesto di riferimento di Wild Hunt (quello videoludico), si rintracciano facilmente nel lavoro svolto fin qui dal team polacco.
Se l’attenzione per le parole utilizzate diventa un lavoro di perfezionamento delle meccaniche di gameplay, la composizione di frasi ad effetto si traduce in un art design stupefacente. E mentre la correttezza grammaticale allude al raffinamento di un motore grafico sempre più portentoso, c'è già anche una storia intrigante, personaggi affascinanti e un mondo avvolgente. Insomma: capite da soli il motivo di tanta attesa per il capitolo conclusivo della trilogia di The Witcher.
Nonostante non sia la prima volta che veniamo invitati ad una presentazione a porte chiuse e le occasioni in cui abbiamo visionato (senza toccare) corpose demo inizino ad essere addirittura troppe, abbiamo comunque trattenuto a fatica l’esaltazione nel ritrovarci nuovamente ad assistere ad un minuscolo scorcio delle nuove avventure di Geralt di Rivia.

Bello da giocare, strepitoso da vedere

Proprio come un libro che si avvale di lunghe descrizioni, The Witcher 3: Wild Hunt sa parlarci anche mentre non si preme nessun pulsante. Basta ruotare la telecamera attorno all’avatar per farsi raccontare tante storie diverse. Quella di un piccolo villaggio che vive nel costante terrore di essere attaccato da orde demoniache, per esempio, o altre, appena sussurrate e tutte da "esplorare" con la propria fantasia, disseminate in un ambiente che si estende fino all'orizzonte.
Geralt tuttavia non ha tutto questo tempo di perdersi nella contemplazione del mondo di gioco. Ha una missione da svolgere molto più a sud. Dopo una breve cavalcata raggiunge un crocicchio segnalato dalla presenza di cartelli stradali. Oltre a fornire pratiche informazioni geografiche, i segnali attivano lo spostamento veloce, disponibile unicamente nelle le location già visitate. La soleggiata e verdeggiante pianura viene così sostituita da una palude putrida, monocroma, costellata di geyser di gas nocivi.
Geralt si fa strada in sella al suo destriero, muovendosi con circospezione: scende da cavallo e, facendosi largo tra pozzanghere e acquitrini, appiedato, si mette a caccia di una pista da seguire. Colorate di un rosso scarlatto, le impronte dei piedi di quello che sembra possa essere un bambino conducono fino a una piccola tana scavata sotto le fronde di un albero spoglio. Dall’insenatura si sporge, timido, un piccolo mostriciattolo antropomorfo che, privo della facoltà di parlare, lascia intendere che aiuterà il Witcher solo se in cambio egli recupererà la sua voce, custodita in un’ampolla difesa da un gruppo di creature simili ad arpie.


E’ l’occasione ideale per vedere all’opera il rinnovato combat system. Come in passato, i quattro poteri magici di Geralt rappresentano una risorsa dall’inestimabile valore quando le cose si fanno complicate, mentre tra fendenti di spada e colpi di balestra abbiamo potuto apprezzare la maggior fisicità e fluidità di ogni scontro. L’avatar finalmente si muove con agilità, mettendo in mostra animazioni curate e ben concatenate tra loro. Permane un minimo d’incertezza tra una mossa e l’altra, ma niente che non sfugga a un occhio focalizzato sulle sorti della battaglia, piuttosto che sulla ricerca di minuscole (e superficiali) imprecisioni tecniche.
Sebbene non rappresentino il fulcro dell’esperienza, fa piacere registrare l’impegno profuso da CD Projekt RED nel perfezionamento dei combattimenti: da sempre l’ambito meno convincente e più scoraggiante della produzione. Il tutto non si riduce alle animazioni, naturalmente. In questo episodio, per fare un esempio pratico, l’interazione con lo scenario sarà un’arma tattica da sfruttare spesso e volentieri. Immerso fino alle ginocchia nel fango e incalzato da uno sparuto gruppo di malintenzionati, Geralt si è tolto dai guai sfruttando il potere del fuoco, ulteriormente potenziato dai getti di gas che zampillavano dai crateri. Non solo: scegliendo un sentiero piuttosto che un altro, previa avanscoperta esplorativa magari, spesso è possibile fiancheggiare i nemici o, nel migliore dei casi, aggirarli del tutto. E’ quello che accade con le creature alate che pattugliano l’agognata ampolla: un sentiero nascosto permette all’eroe di coglierle di sorpresa e di eliminarle con precisi colpi di balestra.

Riacquisita la capacità di dare forma ai propri pensieri, il giovane mostriciattolo ha intavolato un simpatico siparietto con Geralt. Fa sempre un certo effetto imbattersi in battute colme di ironia e comicità spicciola, quando tutto il resto del contesto rimanda a ben altro. Fa tuttavia parte di quella varietà, di stili e di toni, che da sempre rende la saga così profonda, sfaccettata, sorprendente.
L’intermezzo mette in rilievo la cura profusa nella sceneggiatura (bastano un paio di battute per farsi un’idea sul carattere e abitudini dello strambo interlocutore), conferma la presenza di scelte multiple (che naturalmente si concretizzeranno in variazioni più o meno importanti sul proseguo della trama) e mette in risalto l’impressionante mimica facciale degli attori virtuali.
Su quest’ultimo punto, a dire la verità, non stiamo certo parlando di una novità: che il comparto grafico di The Witcher 3: Wild Hunt sia semplicemente strepitoso non lo scopriamo oggi. In cima a un altopiano gli sviluppatori si divertono a farci venire l’acquolina in bocca: “tutto quello che vedete sarà raggiungibile e liberamente esplorabile”. La vista è naturalmente impressionante. Il livello di dettaglio al limite della pornografia, la linea d’orizzonte si nasconde dietro lontanissime montagne.
L’estasi è naturalmente amplificata da un art design ispiratissimo e frutto di un’ulteriore evoluzione di quello visto nel secondo capitolo della trilogia. Alle derive fantasy più classiche, si aggiunge un pizzico di mitologia nordica nella caratterizzazione di alcuni personaggi. Nel corso della demo, Geralt incontrava un inquietante terzetto di streghe che per aspetto rimandavano a quella immaginata (o vista nelle illustrazioni dei libri per bambini) di Hansel e Gretel, denunciando l'ispirazione fortemente europea del materiale visivo.

The Witcher 3: Wild Hunt Ancora una volta siamo stati testimoni dell’abilità di CD Project Red nel costruire non solo un racconto, ma anche un mondo di gioco vivo, credibile e sfaccettato. Se un libro potrebbe davvero giudicarsi dalla copertina, potremmo già stendere un tappeto rosso per festeggiare la pubblicazione di The Witcher 3: Wild Hunt. Vogliamo tuttavia aspettare l’effettiva uscita sul mercato per lasciarci andare a esultanze incontrollate. Così, giusto perché vogliamo essere sicuri che il capitolo conclusivo della trilogia abbia tutte le carte in regola per riscrivere gli standard qualitativi degli action-RPG.

Che voto dai a: The Witcher 3: Wild Hunt

Media Voto Utenti
Voti totali: 308
9
nd