Anteprima The Witness

Dopo Braid, Jonathan Blow ci propone la sua nuova concezione di Puzzle Game

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Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Se nomi di famosi game designer del calibro di Shigeru Miyamoto e Hideo Kojima sono sulla bocca degli appassionati da diversi anni, negli ultimi tempi si vanno affermando con sempre più decisione volti nuovi. Si tratta di programmatori indipendenti che non senza qualche aiuto esterno si sobbarcano dell'intero sviluppo di piccoli, ma intriganti videogiochi. Gli esempi sono molti: dai 2D Boy artefici di World Of Goo a Nicklas Nygren, autore di Knytt Underground , da poco recensito nelle nostre pagine virtuali.
A quest'elenco va aggiunto di diritto anche Jonathan Blow, tra i primi a spopolare anche nel mercato mainstream grazie al meraviglioso Braid. Pubblicato su Xbox Live nell'estate del 2008, convinse all'unanimità pubblico e critica. Il successo del suo gioco non ha solo fatto di Blow un acclamatissimo game designer, ma lo ha reso anche relativamente ricco. Con la fortuna accumulata è riuscito a mettere da parte ben due milioni di dollari, che ha deciso di reinvestire in un nuovo progetto: The Witness. I dettagli sono ancora pochi e molto confusi, ma non potevamo resistere alla tentazione di aggiornarvi sullo stato dei lavori.

Testimoni, ma di che cosa?

Di The Witness solo due cose si sanno con assoluta certezza, dal momento che tutto il resto è avvolto nel mistero e nell'indecisione dello stesso Blow, che non ha ancora definito tutte le meccaniche e gli aspetti della sua creatura.
La prima è che si tratterà di un puzzle game. Sullo sfondo dovrebbe svilupparsi un intreccio narrativo, ma le attenzioni dello sviluppatore sembrano essere proiettate maggiormente sulla qualità dell'esperienza ludica. Non dovrebbe esserci una trama vera e propria, ma un ambiente da esplorare superando enigmi e raggiungendo nuove zone. Sarete insomma "testimoni" (da qui il titolo del gioco), di qualche evento che si consumerà sullo sfondo dell'ambientazione, ma senza l'utilizzo di scene d'intermezzo, né di dialoghi con altri personaggi. Sarà il vostro operato a svelare a poco a poco il messaggio nascosto nell'avventura.
La seconda caratteristica ben nota di The Witness è il fulcro dell'esperienza stessa: l'isola, unica ambientazione del gioco.

Visti gli ingredienti sin qui svelati, il paragone con Myst è inevitabile e neanche troppo ardito, ma una serie di caratteristiche dovrebbero distanziarlo sensibilmente dall'avventura grafica pubblicata nel lontano 1993.
Tanto per cominciare gli enigmi, circa quattrocentocinquanta in totale, sebbene il numero -a cadenza regolare- venga puntualmente rivisto al rialzo. Saranno divisi sia in base al tipo, mnemonici piuttosto che logici e così via, sia in base alle aree di appartenenza. Queste dovrebbero essere in tutto sette e per completare l'avventura principale sarà necessario attraversarne almeno cinque.
Da questo piccolo indizio si evince un'altra importante feature: la sovrastruttura free roaming che sottenderà e influenzerà l'intera esperienza di gioco. Come avrete immaginato, potrete muovervi liberamente sull'isola, decidendo quando e a quali enigmi sottoporvi. Ma non è finita qui. Spesso infatti per comprendere il funzionamento o per trovare la soluzione di un puzzle dovrete risolverne prima altri o cercare indizi altrove. Sarà insomma richiesta tanta intuizione, spirito d'osservazione e anche un pizzico di fortuna nel capitare nel posto giusto al momento giusto.
Proprio per questo motivo è difficile ritenere The Witness solo un puzzle game: si tratterà piuttosto di un viaggio che non smetterà di stimolare costantemente la vostra materia grigia a suon di rompicapo. Difficile dire attualmente come influiranno sul gameplay i tanti schermi, riproduttori audio ed edifici che si vedono nelle immagini rilasciate dal team di sviluppo, ma ci sarà tempo e modo per rispondere a queste domande.
Alienazione e fascino, queste le due emozioni che suscita una prima e superficiale analisi del comparto grafico del prodotto. Si intravede una minuscola traccia di De Chirico, un lontanissimo eco dei lavori di Ueda. Efficacissimo e conturbante il contrasto piuttosto forte tra la rigogliosa e calda vegetazione con la fredda e asettica geometricità degli edifici. Che Blows ci voglia suggerire una lotta tra il naturale e l'artificiale?

The Witness Ancora troppo mistero aleggia intorno a The Witness per poterci sbilanciare in qualsiasi giudizio. Le uniche cose certe sono il talento di Jonathan Blow e la costante crescita della sua creatura. Difficile dire quando la gestazione avrà termine, visto che non è ancora stata annunciata una data di release. Né sappiamo se The Witness rimarrà esclusiva PC o, forse, arriverà anche su iOS. L’idea di un’intera isola da esplorare, risolvendo enigmi di varia natura, è sicuramente un concept intrigante e la veste grafica scelta convince grazie a uno stile azzeccatissimo, ma sul resto vi rimandiamo alle prossime puntate: non appena verranno rilasciati nuovi dettagli noi di Everyeye.it non mancheremo di aggiornarvi immediatamente.

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