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Anteprima The Witness

Alla PlayStation Experience si mostra il nuovo progetto di Jonathan Blow

anteprima The Witness
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  • iPhone
  • iPad
  • Pc
  • PS4
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Uscito nell'agosto del 2008, Braid ha saputo catalizzare fin da subito l'attenzione dell'utenza e della critica di settore, che gli ha assegnato innumerevoli riconoscimenti. Braid aveva qualcosa di speciale, era figlio di un game design intelligente che fondeva l'elemento platform a cervellotiche dinamiche da puzzle game, semplici concettualmente ma tremendamente impegnative. Il successo di Braid ha portato il suo creatore, il game designer Jonathan Blow, a lavorare alacremente in cerca di nuove idee per un secondo titolo: da questo sforzo creativo è nato The Witness, annunciato originariamente come gioco PC, mostrato per la prima volta qualche mese fa come esclusiva temporale PS4 ed infine tornato sotto la luce dei riflettori in un live panel svoltosi durante la programmazione della seconda giornata della Playstation Experience.

VIAGGIO SOLITARIO

The Witness sembra volersi svincolare completamente dalla componente platform della prima creazione di Blow, per vestire i panni del viaggio di scoperta, ambientato in un'isola disabitata dai colori vibranti e straripante di puzzle da risolvere. Un'ambientazione sognante che ci metterà a stretto contatto con paesaggi idilliaci, incredibili formazioni naturali e numerose costruzioni artificiali. Tutto ha inizio all'improvviso, senza nessun tipo di introduzione narrativa: siamo soli in un ambiente sconosciuto, non possiamo contare su niente e nessuno. Dopo aver visionato la parte iniziale dell'avventura, pensiamo di poter affermare senza timor di smentita che l'offerta ludica di The Witness sarà plasmata interamente - o quasi - attorno al puzzle solving. Il risultato è un'avventura riflessiva e delicata, capace di guidare il giocatore anche senza l'ausilio di un impianto narrativo canonico. Ad accentuare ulteriormente questa sensazione di solitudine ci pensa la mancanza - davvero insolita - di un tutorial vero e proprio: nella nuova creatura di Thekla, questo il nome del team dietro allo sviluppo del titolo, il giocatore viene introdotto alle meccaniche di base attraverso un'area iniziale infarcita di puzzle elementari, capace di farlo familiarizzare progressivamente con la natura particolare e ricercata del gameplay, ma senza nessun tipo di suggerimento particolare. Andando avanti le cose non cambieranno: le redini del gioco saranno sempre lasciate in mano al giocatore e al suo intuito, senza indicatori, suggerimenti o quant'altro. Per trovare il prossimo puzzle da risolvere, comunque, solitamente basterà seguire il percorso dei cavi che partono dalla porta principale dell'area, mentre per risolvere gli enigmi dovremo usare il nostro intuito e, di tanto in tanto, ricorrere ad un po' di sano trial & error.
Niente di particolarmente frustrante: i puzzle mostrati finora ci sono sembrati piuttosto facili da capire e risolvere. Ma questi pochi minuti di gameplay non sono sufficienti per inquadrare perfettamente un prodotto del genere che, stando alle dichiarazioni del suo creatore potrebbe tenerci impegnati per un lasso di tempo che oscilla tra le trenta e le quaranta ore. Una longevità teorica davvero impressionante e decisamente superiore a quella di Braid, titolo che a suo tempo aveva comunque assorbito per un discreto quantitativo di ore il tempo libero dei completisti più sfegatati. Ma la cosa non ci stupisce affatto, vista la presenza nel gioco di circa 700 puzzle diversi. Speriamo solo che dietro a questi freddi numeri si nasconda una discreta varietà di fondo e molteplici variazioni sul tema, in grado di mantenere vivo l'interesse del giocatore.
Se Braid ci aveva colpito per solidità dell'offerta e qualità dei contenuti, insomma, qui ci è sembrato di intravedere la sagoma di un gioco ancor più corposo e denso di puzzle da risolvere; una produzione di livello superiore che speriamo possa, ad un certo punto, staccarsi anche dal concetto del classico labirinto su cui tracciare una linea continua dal punto A al punto B, leitmotiv della dimostrazione avvenuta durante il live panel. Le variazioni non mancheranno, questo lo si capisce chiaramente dopo pochi minuti di gioco, quando una volta usciti dalla prima area la complessità inizia lentamente ad aumentare e le soluzioni si fanno man mano sempre più ispirate e particolari; ma noi continuiamo a sperare che in questa mastodontica quantità di puzzle possano trovare spazio anche alcuni rompicapo di natura diversa.

Il colpo d'occhio che il gioco è in grado di regalarci è senza ombra di dubbio incedibile: l'atmosfera sognante, generata dal particolare stile grafico, è sorretta dai colori brillanti, dal delicato cel shading; e gli incredibili riflessi sui limpidissimi specchi d'acqua dell'isola sono un vero e proprio spettacolo per gli occhi. The Witness cerca di far leva con forza sulla componente artistica e sull'impatto visivo, preferendo le emozioni alla tecnica pura: in linea con il resto della produzione, anche dal punto di vista visivo il focus sembra posto principalmente sulla sublimazione della componente introspettiva del titolo. Ad accompagnare il nostro viaggio ci sarà una natura incontaminata e silenziosa, caratterizzata da flora rigogliosa, numerose formazioni rocciose e costruzioni ben caratterizzate: un mix in grado di regalarci scorci indimenticabili e guidarci nel migliore dei modi verso la nostra meta, ancora sconosciuta.

The Witness The Witness sembra un progetto molto più ambizioso, elaborato e maturo rispetto a quello che ha segnato l'esordio da game designer di Jonathan Blow. Dal punto di vista contenutistico il titolo pare ricco e ben strutturato, ma resta ancora qualche dubbio sulla varietà e sull'effettiva efficacia a lungo termine delle dinamiche dei rompicapo che costituiscono il cuore dell'offerta: per il momento tutti i puzzle sono basati interamente sul riciclo continuo di alcuni concetti base, opportunamente espansi e modificati progressivamente. Il gioco sembra interessante ed i contenuti promessi sono tanti, ma ancora non sappiamo quanti di questi saranno davvero necessari per portare a termine il gioco e se tutti saranno curati allo stesso modo oppure no. Quesiti fondamentali a cui, purtroppo, ancora non possiamo rispondere. Se da un punto di vista prettamente tecnico il titolo non ci è sembrato miracoloso, da quello artistico ci ha semplicemente lasciati a bocca aperta: i colori vividi ed il fine cel shading si sposano in maniera impeccabile con l'anima introspettiva e riflessiva del gioco, donando alla produzione un colpo d'occhio mozzafiato, in grado di lasciare sinceramente sbalorditi.

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