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E3 2015

Provato Tom Clancy's The Division

Abbiamo provato in esclusiva per l'Italia lo sparatutto targato Massive Entertainmeny: un prodotto interessante e atipico, che mescola Third Person Shooter e gioco di ruolo, per un approccio tattico e particolare.

provato Tom Clancy's The Division
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ha destato più di un sospetto la scomparsa dalle scene di The Division, che dopo la presentazione in pompa magna di qualche anno fa ha mancato troppi appuntamenti per non stuzzicare le malelingue videoludiche. In molti, dopo aver adocchiato qualche scatto rubato alla versione Alpha, hanno cominciato a parlare di una ritirata strategica. Per mettere a tacere queste voci Ubisoft annuncia finalmente la data d'uscita del progetto firmato Massive Entertainment, portandolo a Los Angeles in forma giocabile. Prima ancora dell'inizio della fiera abbiamo avuto occasione di testarlo in esclusiva, così da condividere con voi le vostre impressioni.
Al netto di una struttura di gioco interessante, e di un gameplay che fa di tutto per non essere etichettato come quello di un Third Person Shooter classico e poco originale, The Division mostra - almeno allo stato attuale dei lavori - molti spigoli sul fronte tecnico e nette indecisioni per quel che riguarda l'interfaccia di gioco, complessa da metabolizzare e davvero troppo carica. Si tratta di un prodotto con un carattere particolare: il gunplay sacrifica l'immediatezza tipica del genere per integrarsi (efficacemente) con una struttura ruolistica, abbracciando quindi un approccio tattico agli scontri che abbiamo trovato tutto sommato piacevole.


Revisioni tecniche

Sappiamo bene che, soprattutto dopo il caso Watchdogs, la rete non faticherà a chiamarlo "downgrade", usando il termine forse un po' a sproposito. Ma insomma bisogna ammetterlo: per come l'abbiamo visto girare su Xbox One, The Division non ha certo la stessa grafica spaccamascella con cui ci aveva stupiti al tempo del reveal. Con tutta probabilità le differenze tecniche sono da imputare alla capacità grafiche delle console di nuova generazione, che non ce la fanno a reggere il confronto con un PC di fascia medio-alta. Eppure, diciamo la verità: anche rispetto alla demo single player vista girare proprio su hardware Microsoft in quel di Colonia la versione attuale sembra meno pulita e peggio ottimizzata.
Non sappiamo se sia "colpa" del multiplayer (sicuramente più esoso in termini di risorse), ma le differenze sono abbastanza vistose. Tanto che rappresenteranno (di nuovo!) un problema di comunicazione per il publisher francese. Ubisoft, in buona sostanza, c'è "cascata" di nuovo, mostrando prima la versione migliore del suo prodotto, e poi stringendo accordi commerciali per legare la visibilità di The Division con quella di una piattaforma un po' più "ingolfata", su cui il titolo Massive deve scendere a compromessi.
Ecco allora che la modellazione poligonale dei palazzi sembra vittima di una bella "potatura", che le texture ambientali sono molto meno definite, i riflessi sulle pozzanghere non sono calcolati in tempo reale, e più generalmente la scena non è pulitissima. Il gioco gira a 30 FPS e non siamo ancora sicuri sulla risoluzione, visto che in certi momenti -quando le esplosioni si affollano sullo schermo- appare anche un po' di aliasing (ad onor del vero il post-processing viene ottimizzato soltanto nelle ultime fasi di sviluppo, da cui siamo ancora lontani).

Non abbiamo visto traccia neppure dell'interazione ambientale che il team ci aveva fatto assaporare: vi ricordare le gomme delle auto esplose sotto i colpi delle armi, o lo sportello chiuso dal soldato al momento di entrare in copertura: tutte queste "raffinatezze", quei dettagli che ci avevano fatto innamorare di The Division, sembrano ormai messi da parte. Almeno all'interno della Dark Zone, area esplicitamente dedicata al multiplayer competitivo.
Uno degli aspetti che ancora conserva immutato il suo fascino, del resto, è proprio la struttura di gioco che mescola, alla stregua di Destiny, esperienza Single Player e progressione cooperativa; e- per dirla alla maniera degli MMO- PvP e PvE. Il paragone con lo shooter di Bungie non è casuale. Da quello che abbiamo potuto capire la mappa di gioco sarà condivisa con altri giocatori, con cui potremo allearci per compiere missioni principali e secondarie. Ci saranno dei veri e propri "Raid" pensati per gruppi di tre, ed aree specifiche (le summenzionate Dark Zone) dedicate al PvP. Il fatto che ogni tipo di esperienza si leghi alle altre in maniera fluida e continua rappresenta ancora adesso uno dei tratti migliori di The Division: si tratta di un concept coraggioso, moderno (anzi: attuale) e indovinato. Ma è chiaro che se per portarlo avanti su console i compromessi tecnici sono così tanti, sarebbe stato bello saperlo fin da subito.


Proiettili e Statistiche

Un altro punto che ci preme chiarire è che The Division non sarà un Third Person Shooter classico, neppure per quel che riguarda il gunplay ed il feeling generale. A sorreggere tutto l'impianto di gioco c'è infatti una struttura quasi ruolistica, un intreccio di dati e statistiche che rende il titolo molto particolare. Per avere un'idea abbastanza chiara di quello che vi aspetta potete immaginare il gameplay di The Division molto vicino a quello degli ultimi Mass Effect. Non pensate insomma di avere la meglio degli avversari solo con la prontezza di riflessi, la potenza di fuoco e la propensione allo strafe: qui bisogna entrare in copertura, usare le abilità secondarie, sprecare medikit e granate, e cercare di evitare, per quanto possibile, un approccio esplicitamente frontale. Ci spiace deludere i giocatori che cercavano uno sparatutto più immediato e diretto, alla stregua di un Gears of Wars un po' più realistico in fatto di ambientazioni ed equipaggiamenti. Il paragone con la proposta di Bioware è invece quello più calzante.

In The Division i nemici hanno una lunga barra della vita, eventualmente accompagnata da quella che indica la resistenza dell'armatura indossata, e non c'è headshot che tenga: colpendo gli avversari alla testa si ottiene un colpo critico, non un'uccisione istantanea. In barba al realismo, insomma, The Division è un gioco fatto di "stat", danni che spuntano fuori ad ogni colpo come se fossimo in Borderlands, resistenze e status alterati. Il tutto è declinato in salta TPS, con un sistema di coperture dinamiche ed una serie di gadget che mimano il funzionamento di granate, rilevatori di posizione, mine a innesco ritardato. La proposta di Massive Entertainment ha se non altro il pregio di risultare originale, rendendo l'azione un po' più tattica, soprattutto quando si gioca in gruppo. Le abilità di ciascun membro della squadra devono essere usate con attenzione, per tracciare la presenza di ostili, eliminare rapidamente gli avversari più pericolosi (magari con una granata adesiva), e semmai per limitare i danni in caso di una risposta inaspettatamente violenta (ci sono abilità di supporto che permettono di curare rapidamente tutti i membri del team). Un approccio più strategico del solito, insomma, che potrebbe piacere soprattutto agli amanti di sparatutto tattici sul modello dei più recenti Ghost Recon. Nota di demerito, tuttavia, per l'interfaccia di gioco, troppo carica di indicatori e abbastanza invasiva. Sicuramente c'è bisogno di un bel lavoro di pulizia, per evitare che la progressione risulti un po' affaticata.

The Division Siamo stati i primi a mettere le mani, in esclusiva per l'Italia, su The Division, e abbiamo cercato di essere chiari nel presentare la natura del progetto. Non aspettatevi uno sparatutto classico, perché il gameplay del titolo firmato Massive Entertainment assomiglia ad un incrocio tra Ghost Recon e Mass Effect. L'infrastruttura ruolistica si intreccia in maniera decisa con le meccaniche di shooting, incentivando un approccio più ragionato e meno immediato. Personalmente siamo stati compiaciuti di trovare un impasto ludico diverso dal solito, sostenuto per altro da un'impalcatura che mescola Single Player, esperienza cooperativa e online competitivo. Bisogna però ammettere che i connotati del progetto ci sono apparsi un po' diversi rispetto alle precedenti presentazioni, e non vogliamo che nessuno si senta tratto in inganno. Per lo stesso motivo mettiamo in chiaro che la versione Xbox One ha perso quella eccezionale grazia tecnica con cui le prime demo (su PC) ci avevano conquistato. Che lo vogliate chiamare downgrade oppure che etichettiate questo scarto come l'inevitabile compromesso legato alla potenza delle console di nuova generazione, si tratta di uno stacco percepibile in quasi ogni aspetto, dalla modellazione poligonale alla texturizzazione, passando per post processing ed effetti speciali. E' anche vero che da qui a marzo i mesi per lavorare all'ottimizzazione del codice non mancano. Non sarà questo l'ultimo appuntamento con The Division, quindi restate su Everyeye.it se volete seguire più da vicino il titolo Massive.

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