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Horror Night in compagnia del nuovo survival horror Capcom

Anteprima Toren

Dal Brasile un indie molto particolare, fiabesco e al tempo stesso ricco di sottesi

anteprima Toren
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4

Quella del crowdfunding non è l’unica via, per uno sviluppatore indipendente, di trovare finanziamenti al proprio progetto. Dopo una lunga e travagliata gestazione iniziata nel 2011, Toren, ambizioso puzzle adventure degli Swordtales, potrebbe infatti riuscire ad emergere dalle nebbie che per molto tempo lo hanno avvolto grazie a finanziamenti pubblici. Non è la prima volta che un governo nazionale aiuta il settore dell'intrattenimento elettronico (la Francia è l'esempio più noto), ma è certamente inconsueto che queste iniziative riconoscano al videogioco un interesse di carattere culturale. Proprio nel caso di Toren il governo brasiliano ha accordato al titolo Swordtales il privilegio, solitamente riservato a media di maggior prestigio come cinema, musica e teatro, di beneficiare della Lei Rouanet, ovvero la legge nazionale che incentiva la cultura. Un caso eclatante, che contribuisce a rivitalizzare il dibattito sulla maturità del videogioco come mezzo d'espressione in un paese nel quale l'indie game (tra Out There Somewhere dei Miniboss e Dungeonland dei Critical) sembra godere di buona salute. L'iniziativa del ministro della cultura brasiliano non si è però tradotta in un aiuto di stato in senso stretto, ma solamente in detrazioni fiscali per le compagnie che vorranno investire su questo promettente titolo.
Dopo una menzione presso l'Independent Games Festival 2012, le notizie su Toren si sono fatte sempre più rare, tanto che il titolo PC di Swordtales ha corso il serio rischio d'essere completamente dimenticato. Di recente, tuttavia, il piccolo team brasiliano ha rilasciato un nuovo trailer dal quale è possibile notare parecchi miglioramenti tecnici, per un titolo da molti ribattezzato come il The Last Guardian del mondo indie. Dal punto di vista delle scelte estetiche, i debiti di Toren verso i capolavori di Fumito Ueda sono fin troppo scoperti e gli Swordtales non ne fanno mistero. Dopotutto, pietre miliari come Ico o Shadow of the Colossus hanno segnato un punto di svolta imprescindibile nell'industria dell'intrattenimento elettronico, allungando il loro riflesso sul panorama delle attuali produzioni (sino al recentemente annunciato Rime).

Il drago, il tempo e la fanciulla

Secondo gli sviluppatori, l'architettura narrativa di Toren è stata costruita sul modello di un poema epico il cui nome non è mai stato citato. In realtà, il tema del gioco farebbe pensare a Raperonzolo, la fiaba dei fratelli Grimm, la quale, a sua volta, prende spunto dal mito greco di Danae. La storia che gli Swordtales promettono di raccontare si sviluppa a partire dall'archetipo della principessa, prigioniera d'una torre, che attende un valoroso principe affinché la liberi. Con un ribaltamento prospettico simile a quanto visto nel piccolo ma interessante Hope: Other side of Adventure, il punto di vista sulla narrazione diviene quello della principessa prigioniera che, non vedendo giungere per lei alcun salvatore, decide di darsi da fare da sola cercando una via per fuggire dalla torre in cui, in realtà, risiede sin dalla nascita.
Il giocatore guiderà la sfortunata fanciulla, accompagnandola nel suo percorso di crescita: da neonata sino all'età adulta. Insieme alla protagonista, anche l'ambiente circostante sarà in continuo mutamento. Esso rappresenterà il principale nemico della principessa, che dovrà lottare per sopravvivere agli infidi pericoli minacciati dal luogo in cui è segregata. Il mondo creato dal team brasiliano emana ancestrali suggestioni in cui la fiaba si confonde con il mito per incorniciare una sorta di “racconto di formazione”. Motivo cardine dell'intero impianto narrativo sembrerebbe essere quello dello scorrere del tempo, che modifica luoghi e corpi. A questo proposito, particolare cura è stata posta dagli sviluppatori nella realizzazione di un convincente ciclo solare, mirato proprio alla concreta messa in scena del trascorrere del tempo. Il grande albero che nel trailer vediamo crescere dopo essere stato liberato da un pozzo chiuso da una meridiana non è che una rappresentazione allegorica del tema del mutamento che investe ogni creatura vivente, inevitabilmente prigioniera del tempo.
Un telescopio ci permetterà di vedere il nostro ipotetico salvatore, il cavaliere che dovrebbe liberarci, lontano e perduto tra le sabbie del deserto che gli turbinano intorno, agitate dal vento. A guardia del castello c'è un enorme drago il cui sguardo pietrifica all'istante ogni cosa. Impossibile, al momento, dire se l'enorme bestia sia davvero il carceriere della protagonista o piuttosto il suo guardiano (forse, chissà, entrambe le cose).


Tra Journey e Miyazaki

Persino le più nobili ambizioni sul piano narrativo e speculativo, se non adeguatamente sviluppate attraverso lo specifico linguistico del videogioco, ovvero l'interattività, non possono che naufragare nel vasto mare delle buone intenzioni inespresse. Concettualità e gameplay, così come significato e significante, vanno di pari passo: l'una dà forma all'altro e viceversa. Purtroppo è proprio sul piano strettamente ludico che ci scontriamo contro una quasi assoluta mancanza d’elementi noti.
Gli autori definiscono il loro titolo un puzzle adventure con visuale in terza persona, ma nulla sappiamo sulla tipologia dei rompicapo che dovremo affrontare (anche se possiamo verosimilmente ipotizzarne che avranno un carattere strettamente legato all'osservazione ed all'interazione con l'ambiente circostante). Diversamente da Ico, al momento, non sembra presente alcuna meccanica legata al combattimento (anche se nel trailer è possibile notare come la protagonista porti spesso con sé una grossa spada). L'interfaccia è quanto di più minimale si possa immaginare. A volte, avvicinandosi ad un oggetto, potrebbe apparire un'icona a forma di mano, indicando così una possibile interazione: ad esempio, lo spostamento di un oggetto che sarà possibile utilizzare per aggrapparci ad una sporgenza altrimenti non raggiungibile.

Nonostante le scarse informazioni a proposito, non è azzardato ipotizzare come le meccaniche di gioco, più che ai capolavori di Ueda o ad un puzzle adventure come Papo & Yo, si rifacciano al modello di Journey. Come nell'opera dei Thatgamecompany, in Toren l'esplorazione e l'incanto visivo sembrano occupare un ruolo preponderante rispetto alla risoluzione dei rompicapo. La scelta di limitare al massimo le informazioni su schermo è certamente finalizzata a favorire l'immersione tra sgargianti colori e surreali architetture che (come era già accaduto con Ico) sembrano rubate alle tele di de Chirico (il tema delle torri si ripete in moltissime delle opere del pittore italiano).
L'impianto grafico di Toren non stupisce certo per il dettaglio dei suoi modelli, o per la dimensione delle sue texture, quanto piuttosto per uno stile che richiama le opere di Hayao Miyazaki, soprattutto per quel che riguarda il design della protagonista e la ricchezza delle scelte cromatiche. Il nuovo trailer sfoggia animazioni curate e fluide, lontane da quella legnosità nei movimenti della principessa che affliggeva la versione alpha del gioco. Encomiabile anche il lavoro sulle luci, con un'ottima resa dei contrasti tra bagliori ed ombre. Come il comparto estetico, ugualmente riuscito sembra essere quello sonoro, con un’evocativa colonna sonora che contribuisce ad alimentare il senso di meraviglia di fronte alle oniriche ambientazioni.

Toren Quella degli Swordtales è una scommessa rischiosa ma affascinante. Toren sembra soprattutto voler proporre ai fruitori un viaggio introspettivo attraverso la misteriosa avventura del crescere e, al tempo stesso, un'allegorica rappresentazione della lotta contro la più ancestrale delle paure umane: la morte ed il disfacimento che l'inesorabile scorrere del tempo porta con sé. Nonostante la produzione abbia compiuto notevoli passi in avanti rispetto alla prima presentazione (avvenuta nel 2012), lo stato del gioco appare ancora piuttosto acerbo. Speriamo che l'attesa per una release definitiva non si protragga con la stessa estenuante dilazione che sta ancora segnando lo sviluppo dell'eterno assente, The Last Guardian.