PS Experience 2015

Anteprima Uncharted 4

L'incontro tra i due fratelli Drake alla Playstation Experience ribadisce quanto per Naughty Dog il racconto e la regia rappresentino due elementi fondamentali della sua particolare narrativa.

anteprima Uncharted 4
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  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ci vuole un bel coraggio, ad aprire una conferenza come ha fatto Naughty Dog. Che allo show inaugurale della PlayStation Experience e poi nel panel immediatamente successivo ha lasciato tutti a bocca aperta con il suo Uncharted 4, ma senza neppure sparare un colpo di pistola. Il team deve aver pensato che la beta multiplayer avviata da qualche giorno fosse sufficiente per far assaporare agli utenti l'anima action della produzione, ed ha preferito quindi concentrarsi su quello che è ormai diventato uno dei pilastri dei titoli sviluppati dallo studio californiano: la narrazione. I primi minuti del keynote ci mostrano quello che potrebbe essere l'inizio della nuova avventura di Nathan. Seguendo il principio di economia narrativa che ha reso così asciutte, dirette e concise pure le cinematiche di The Last of Us, l'incipit della scena racconta da solo una storia di anni. Bastano i capelli banchi sulle tempie di Nathan, il rumore sordo e meccanico di un timbro doganale, ed un ufficio dimesso e senza gloria, per far capire che è passato un po' di tempo dall'ultima volta che abbiamo incontrato Mr. Drake. Sembra aver messo la testa a posto, accettando quel destino che si dice tocchi agli uomini d'azione. Il matrimonio con Elena, una casa in affitto e le rate dell'auto, e forse qualche rimpianto da soffocare, ma di quelli che non fanno troppo male. L'arrivo di Sam è inaspettato, come un pugno in ritardo di dieci anni. Nathan l'aveva dato per morto, e invece bussa alla sua porta come se nulla fosse: soltanto con un po' meno capelli sulle tempie e la faccia di uno che ha fatto una vita d'inferno.

Oltre il Motion Capture

Nathan ha sempre avuto una strana ammirazione per il fratello, di quelle che si provano incondizionatamente per i fratelli maggiori. Quando i due si siedono sulla panchina di fronte alle acque oleose del porto, una patina di malinconia si stende leggera sulle parole, sui gesti; sulle scelte di vita e sul senso del tempo che passa. È una lunga chiacchierata, quella dei due fratelli, che finisce in maniera un po' brusca. Senza neppure guardarci, con gli occhi fissi sulla linea dell'orizzonte, Sam prende coraggio e spiega come mai è tornato: "Nate, sono in un grosso guaio".
Sappiamo già che avrebbe dovuto dire "siamo".
Non è difficile cogliere l'intima perfezione di questa prima scena d'intermezzo e di quella che poco dopo viene mostrata in un panel interamente dedicato ad Uncharted 4, dal titolo "Stories from the Performance Capture Set". Naughty Dog ha ormai raggiunto un livello qualitativo impeccabile, sul fronte registico e tecnico. Parte del merito va riconosciuta alla sceneggiatura di Bruce Straley e Neil Druckmann, una coppia di talenti così rari che siamo sicuri non faranno rimpiangere affatto la dipartita di Amy Hennig (col senno di poi, a dire la verità, il capitolo della saga scritto dalla Hennig resta anzi quello narrativamente meno convincente). Ma forse, vista l'importanza della recitazione digitale, il risultato raggiunto va accreditato alla dedizione di un cast stellare, che alle vecchie conoscenze (Nolan North e Richard McGonagle) aggiunge l'impressionante Troy Baker e la nuova arrivata Laura Bailey. Per ribadire la qualità del loro lavoro, il panel di cui si diceva ha mostrato gli attori sul set, ed il processo di "virtualizzazione" delle loro performance. È chiaro che ormai il Motion Capture non ci stupisce più, ma siamo rimasti particolarmente colpiti dall'intesa e dalla complicità instaurate fra i membri del cast, sfociate -nel corso della presentazione- in un'atmosfera rilassata, serena e accogliente. Ci siamo trovati di fronte, insomma, ad un gruppo ben affiatato di attori, fieri del proprio lavoro e dei risultati ottenuti con la saga. È un peccato che, di fronte a questo esempio lampante di professionalità orgogliosa e partecipe, Neil Druckmann abbia dovuto concedere un po' di spazio alle polemichette da quattro soldi sul colore della pelle del nuovo personaggio, Nadine Ross, interpretata da un'attrice bianca. Polemiche disinnescate, per altro, con molta eleganza: nella speranza che restino quello che sono, ovvero un futile chiacchiericcio di fondo che nulla ha a che vedere con le ragioni creative del progetto.

Tornando infine alla qualità delle cinematiche, l'ultima parte del merito va all'incredibile team di artisti di Naughty Dog. La modellazione poligonale dei volti e l'espressività hanno raggiunto livelli impensabili, così come letteralmente perfetta è la costruzione della scena: il rifiorire di dettagli, la caduta della luce, la concretezza delle scenografie. Tutto sembra impeccabile, e Uncharted 4 stacca di diverse lunghezze molte produzioni moderne, rivaleggiando direttamente con l'altra grande esclusiva uscita a inizio anno su PlayStation 4, quel The Order che ancora rappresenta il metro di paragone in fatto di qualità dell'impianto grafico

Uncharted 4: Fine di un Ladro Ci vuole un bel coraggio, si diceva, a presentare un action adventure con un paio di sequenze filmate che di avventuroso hanno ben poco. Alla PlayStation Experience Uncharted 4 ha deciso di mostrarsi solo così, per ribadire quanto nell'economia della produzione sia importante in racconto. Anzi, quanto sia importante la capacità di creare un contesto credibile, e di tirarci dentro il giocatore, “intrappolandolo” in una ragnatela di emozioni, personaggi, relazioni. È una dichiarazione d'intenti importante, ed una bella risposta a chi ancora sostiene che la deriva “cinematografica” faccia male ai videogame. Nel vederlo “in azione” non si può che rimanere ammaliati da La Fine di un Ladro, pervasi da un'impazienza quasi insostenibile. Il secondo filmato del panel ci tormenta, fermandosi esattamente nell'attimo in cui, inclinando la leva analogica, il giocatore avrebbe iniziato a controllare Nathan. Ci sarà da aspettare ancora qualche mese, e l'attesa si fa logorante.

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