Ubidays 2013

Anteprima Valiant Hearts: The Great War

La Prima Guerra Mondiale secondo Ubisoft

anteprima Valiant Hearts: The Great War
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • iPad
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Oltre al delicatissimo Child of Light, ai Digital Days parigini Ubisoft ha presentato una nuova IP altrettanto particolare. Valiant Hearts: The Great War è un puzzle/platform bidimensionale ambientato nel corso della prima guerra mondale, scritto sulla base della corrispondenza epistolare di vari soldati impegnati sul fronte francese. Dietro al look da fumetto europeo, quindi, si nasconde un racconto dal forte impatto emotivo, che già dai primi momenti di gioco sembra voler pizzicare corde molto malinconiche.
Grazie all'Ubi Art Framework, visto in azione dal vivo proprio nel corso dell'evento, Valiant Hearts si fa forte di un colpo d'occhio davvero squisito, che riesce a "raccontare" la guerra con soluzioni stilistiche d'impatto: ora togliendole il peso terribile del disastro storico, e concentrandosi sui pochi momenti di intima tranquillità quotidiana dei protagonisti, ora invece tornando a ribadire lo sconquasso sociale e la sua violenza.

War never changes

La trama di Valian Hearts è raccontata attraverso cinque punti di vista: cinque soldati che si trovano coinvolti in guerra, nei quattro anni che vanno dal 1914 al 1918.
In un modo o nell'altro, tutti saranno attori nella storia d'amore che il titolo vuole raccontare: quella fra un giovane soldato tedesco ed una ragazza francese, separati dal conflitto proprio quando avevano deciso di sposarsi. In un modo o nell'altro le vite di queste persone si intrecceranno, anche se non sappiamo esattamente come e quando. Sappiamo però che ciò che in qualche maniera unisce i vari personaggi è Wolf, un cane che fungerà da silenzioso testimone di questo racconto corale.
Seguendo ora il cuoco francese che ha salvato da un bombardamento, ora il pilota dell'aviazione inglese che lo porta volentieri sul suo biplano, e poi l'infermiera belga impegnata in trincea, Wolf non sarà soltanto un elemento importante del gameplay, ma un fortissimo "catalizzatore emotivo". Bastano un paio di scene per capire che il rapporto che verrà a crearsi fra il giocatore e questo stilizzato dobermann virtuale sarà in qualche modo unico, veicolo delle più dolci malinconie di un plot che, nonostante il tratto molto semplice della grafica, non vuole certo nascondere la tragedia intima in ogni guerra.
Dal punto di vista ludico, Valiant Hearts è un puzzle/platform bidimensionale basato integralmente sull'interazione con gli elementi dell'ambiente di gioco. Nei primi momenti dell'avventura prendiamo il controllo di Emile, contadino francese catturato dai soldati tedeschi e costretto a cucinare per loro. Emile è in catene , impugna il suo mestolo "d'ordinanza", e deve sfamare il contingente di soldati che così poco ordinatamente ingurgitano pretzel e chiedono wurstel.
Per compiacere i militari è sufficiente mettere a bollire un pentolone con qualche salsiccia, cercando tutti gli elementi interattivi all'interno della cucina da campo. Ruotando lo stick analogico del Dualshock 4 si apre la valvola dell'acqua per riempire l'enorme calderone, mentre una leva accende la fiamma viva. Il gameplay è molto semplice, ordinato, e chiaramente pensato per non diventare mai cervellotico. Quello che conta, in Valiant Hearts, è soprattutto l'evolversi del racconto, che non deve mai essere messo in ombra da situazioni troppo complesse e ardite.
Ed infatti non serve molto perché la situazione cambi: il campo tedesco viene preso di mira dall'artiglieria inglese, e tutto diventa un inferno nero di polvere, detriti, esplosioni.
Emile, per fortuna, riesce a salvarsi, proprio grazie a Wolf che lo trascina via dalle macerie. Comincia così il viaggio di Valiant Hearts, coi due che cercano di fuggire dalla base distrutta. In compagnia del fido Wolf, il gameplay si arricchisce di qualche meccanica: al cane possiamo ordinare di andare a recuperare oggetti che non riusciamo a raggiungere, come una leva per attivare un montacarichi che ci permetta di avvicinarci all'uscita. Più spesso saremo noi a dover interagire con vari elementi: un carrello pieno di proiettili per obici può essere trascinato per fungere da contrappeso.
L'idea, insomma, è quella di trovarci di fronte ad un titolo che mescola suggestioni da avventura grafica con enigmi più "fisici" ed un avanzamento squisitamente bidimensionale.

Anche quando passiamo al controllo di Freddie, geniere americano che, nella breve demo, ha il compito di minare un ponte, le cose non cambiano. Qui dobbiamo lanciare qualche granata nei punti giusti, per far saltare gli ostacoli che ci sbarrano la strada, o usare scatole di latta per attirare l'attenzione dei soldati nemici e poi colpirli alle spalle. Valiant Hearts conferma quindi questo suo fare molto vivace, strutturando comunque ogni scena come un piccolo enigma da risolvere con colpo d'occhio, tempismo, e con gli strumenti recuperati sul campo.
Ovviamente la struttura funziona, la progressione sembra stimolante, e non manca qualche piccolo tocco di classe a rendere il tutto ancora più affascinante (ad esempio: strusciando il dito sul touchpad del Dualshock 4 possiamo accarezzare il piccolo Wolf).
Ciò che colpisce di più, comunque, è comunque la combinazione di stile e strumenti narrativi. Ubisoft Montpellier vuole costruire un vero e proprio fumetto interattivo: non ci sono dialoghi, in Valiant Hearts, e le nuvolette che sostituiscono le voci dei personaggi contengono disegni stilizzati che non faticano in ogni caso a rivelarsi decisamente comunicativi. Il bello del titolo è anche l'incredibile dinamismo delle scene: mentre avanziamo al controllo di Freddie o Emile, ci accorgiamo che tutto intorno la guerra procede, mietendo vittime fra i soldati di ogni parte. Gli assalti con le baionette, le fucilate da trincea a trincea, i bombardamenti: la grande guerra non risparmia nessuno, distrugge la bellezza dei campi di grano nel sud della Francia come il silenzio quieto delle distese innevate nella Germania dell'ovest. Il tratto leggero, lo stile vicino ai classici del fumetto europeo, rappresentano forse la più grande risorsa di Valiant Hearts, che incanta con i suoi strumenti visivi oltre che con quelli ludici e narrativi.

Valiant Hearts: The Great War Ubisoft Montpellier si misura con il tema della guerra, e lo fa con una delicatezza eccezionale ed una forza espressiva incredibile. Grazie all'UbiArt Framework, Valiant Hearts si presenta come un vero e proprio fumetto digitale, che procede seguendo l'avventura del giocatore. A livello di dinamiche ludiche, sembra di essere di fronte ad un titolo che mescola platform, puzzle e avventure grafiche, senza voler risultare tuttavia troppo complesso: il primo motore del gioco resta sempre quello narrativo, che riesce in un modo o nell'altro a penetrare fin nel profondo dell'animo dello spettatore. Potrebbe essere per via di questa guerra spietata che attorno a noi diffonde così tanto dolore, o per quei rari momenti in cui l'incrollabile fedeltà di Wolf ci ricorda che c'è qualcosa di buono nel mondo, qualcosa da salvare: magari l'amore fra due giovani la cui unica colpa è quella di esser nati su due fronti diversi dello stesso confine. Poetico e leggero, stilisticamente impeccabile, Valiant Hearts: The Great War sarà una delle proposte digitali più interessanti in arrivo nel 2014 su PC, Next e Current Gen.