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E3 2017

Wreckfest: l'erede spirituale di FlatOut

Bugbear Entertainment e THQ Nordic presentano Wreckfest, erede spirituale del frenetico FlatOut. Lo abbiamo visto all'E3.

anteprima Wreckfest: l'erede spirituale di FlatOut
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

"Il successore spirituale di FlatOut". È così che il team Bugbear Entertainment ci presenta il suo Wreckfest, racing game che eredita dal classico appena citato tutto il perverso gusto per la distruzione. E non è un caso che lo studio abbia scelto di ritornare in carreggiata proprio con una produzione dai toni similari a quelli di FlatOut: i ragazzi di Bugbear, infatti, sono gli stessi sviluppatori che hanno dato i natali al celebre brand, prima che la IP finisse nelle scivolose mani della software house francese Kylotonn. Da lungo tempo in early access su Steam, Wreckfest si presenta all'E3 di Los Angeles con una build in stato più avanzato rispetto a quella attualmente disponibile, per quanto ancora impantanata nell'indefinibile zona grigia che si situa tra un'"alpha" ed una "beta". Nonostante un lungo periodo di sviluppo, Bugbear ci è sembrata piuttosto entusiasta dei traguardi che il suo gioco sta tagliando, giro dopo giro, sportellata dopo sportellata: nel corso di un breve evento a porte chiuse nel booth di THQ Nordic, ci sono state spiegate le caratteristiche principali del titolo, che fa leva soprattutto su una evolutissima simulazione della fisica, che regola praticamente ogni singolo aspetto del corsistico: dalla tenuta su strada sino all'aderenza sui diversi tracciati, passando attraverso le performance dei bolidi sul terreno.

La gestione della guida, a sua volta, è influenzata dal differente settaggio degli "aiuti" in-game. Eliminando qualsiasi alleggerimento, Wreckfrest si trasforma in un titolo psudo-simulativo, in cui diventa assai complicato riuscire a gestire la stabilità dei veicoli, specialmente quando verremo sballottati da ogni lato del bordo pista e le resistenze della carrozzeria (oltre allo stato di salute generale della macchina) inizieranno drammaticamente a vacillare. La gamma di settaggi sui quali intervenire sembra sufficientemente ampia da proporre una buona scalabilità dell'esperienza, così che possa adattarsi allo stile ed all'abilità dei vari piloti virtuali. Noi abbiamo avuto l'opportunità di scendere in campo con tutte le impostazioni pienamente equilibrate, in modo tale che l'anima più "realistica" del modello di guida si amalgami all'immediatezza ed al semplice divertimento. Vale la pena, a questo proposito, attendere una versione più avanzata (ed un lasso di tempo maggiore) per testare la manovrabilità dei mezzi a disposizione, che si modifica anche a seconda della superficie sulla quale sfrecceremo tra lapilli e lamiere. Sul manto di un tracciato polveroso e ciottoloso, il feeling della vettura era pesante e solido: non si aveva mai, insomma, la sensazione che la macchina reagisse in modo innaturale all'impatto con gli urti e con i rivali digitalizzati.
Di certo siamo lontani dalla frenesia, velocissima e distruttiva, di un qualsiasi Burnout, così come dalle ambizioni "realistiche" di tanti altri concorrenti: Wreckfest è la "festa" del caos, della baraonda di paraurti accartocciati e sportelliere frantumate. Un alternativo modello di auto selezionato comporterà anche una variazione del suo sistema di aderenza sul campo, ma il tempo che il team ha potuto dedicarci era davvero troppo ristretto per darci la possibilità di confermare o smentire la veridicità di simili indicazioni. Quantomeno dal punto di vista della personalizzazione, la gamma di elementi da aggiungere o sostituire offre - sulla carta - un ventaglio di ampie opportunità per customizzare fin nel minimo particolare il nostro bolide (dagli alettoni al motore), così da renderlo adatto progressivamente alle diverse tipologie di gare presenti nel gioco, che spaziano dal semplice "racing", nel quale le auto necessitano di maggiore leggerezza, fino alle corse "derby", dove invece si avverte il bisogno di un rivestimento più pesante per contenere la forza degli impatti.
La modifica del nostro parco auto, in breve, condiziona inevitabilmente anche il gameplay, in un modo che, tuttavia, resta ancora da testimoniare. Una volta aver preso confidenza con il sistema di controllo e la stabilità dell'auto, gli sviluppatori ci hanno aperto le porte di altre modalità di gioco, tra cui spicca il Last Man Standing, ossia una tradizionale arena in cui, tramite l'aiuto di rampe per usufruire dell'accelerazione, dovremo fare a pezzi tutte le macchine avversarie.

Grazie a quest'ultimo tipo di corse siamo riusciti a farci un'idea più concreta del sistema della fisica: la reattività del bolide dopo ogni capitombolo è credibile e verosimile, così come la reazione agli urti e agli elementi ambientali. Considerato il buon numero di quattroruote presenti sulla scena durante il Last Mand Standing, la qualità dei particellari, dei rottami smembrati e delle nuvole di fumo che si stagliano all'orizzonte garantisce un corredo tecnico decisamente solido.
Poco interessante e rimarchevole per quanto concerne i paesaggi e, più in senso lato, la composizione del circuito, Wreckfest fa leva sulla vigorosità della sua messa in scena e sull'intensa sostanziosità degli elementi che fluttuano a schermo al termine di un contrasto o di un'esplosione. Per farci notare come tutto fosse rigorosamente "in tempo reale", quindi privo di una gestione scriptata della fisica alla guida, lo studio ha attivato anche il photo mode, permettendoci di osservare con più scrupolo tutti i dettagli grafici che screziano le intelaiature delle macchine. A parte queste modalità secondarie, Bugbear ci ha promesso l'introduzione di una "carriera", attualmente in funzione presso gli studi del team ma ancora in fase troppo acerba per potersi sbilanciare in supposizioni di sorta. Un semplicissimo canovaccio ci farà, in ogni caso, partire da zero, con un rottame a malapena funzionante, per poi scalare le classifiche e raggiungere i vertici del mondo.

Allo scopo di divenire più competitivi sia nel single che nel multiplayer, ogni gara terminata con a vittoria ci fornirà denaro con cui acquistare upgrade per la vettura: in tal senso, anche i match online (non sarà disponibile cimentarsi in un torneo) possono fornirci moneta sufficiente per ottenere pezzi di equipaggiamento sempre migliori, fugando lo spettro delle microtransazioni, completamente assenti all'interno del gameplay. Come se tutto ciò non fosse bastevole sul piano della customizzazione, infine, non manca anche il supporto per le MOD, capaci di trasformare Wreckfest in un prodotto tutto nuovo, nel quale cambiare quasi ogni singolo aspetto dell'opera, dalla lunghezza dei circuiti fino al modello della macchina selezionata. In virtù di una componente contenutistica più che discreta, di un motore fisico duro e potente e di una formula di gioco tanto antica quanto ancora spensierata e divertente, Wreckfrest si appresta a divenire ciò che FlatOut ha smesso di essere nelle due ultime incarnazioni. La lunga sosta ai box del progetto, però, rischia di far scemare poco alla volta l'interesse dell'utenza meno incline ad esperienze di gioco così di nicchia.
La ripartenza del team Bugbear, dunque, si farà attendere orientativamente entro la fine dell'anno su PC e solo in seguito, ossia nel 2018 inoltrato, anche su console: speriamo allora che il degno successore di FlatOut, durante la sua gara contro la concorrenza, non venga "asfaltato" del tutto come le macchine che percorrono i suoi tracciati virtuali.  

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