Pro Evolution Soccer 2018: cosa aspettarsi dal nuovo gioco Konami?

Konami ha da poco annunciato il nuovo PES 2018: proviamo a valutare insieme ciò che potrebbe riservarci il futuro.

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  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

"Dove nascono le leggende". È questo lo slogan che accompagna il primo teaser trailer del nuovo Pro Evolution Soccer 2018. L'espressione, icastica e potente, sembra quasi una dichiarazione un po' autoreferenziale: non si riferisce soltanto al campo erboso sul quale sgambettano le star del calcio internazionale, assurti a veri e propri miti dello sport, ma anche - con ogni probabilità - alla stessa serie targata Konami, la cui "leggenda" viene ormai riproposta senza interruzioni da quasi due decadi e che, puntualmente, anche quest'anno si appresta ad aprire le porte del suo stadio virtuale. E i videogiocatori, ancora una volta, si ritrovano così con l'insaziabile curiosità di scoprire in anticipo le mosse della società, come se fossero in procinto di conoscere i risultati del calciomercato, come se stessero trattenendo il respiro prima dell'esordio stagionale della loro squadra del cuore. È questo il momento in cui la fanbase fa i conti con le sue aspettative e le sue speranze, con i traguardi che desidera raggiungere: la base di partenza di PES 2018 del resto, è più solida che mai.

La scorsa incarnazione del brand ci ha regalato un Pro Evolution Soccer in forma smagliante che, imparando dagli errori del passato, ha riportato la serie su binari ben rodati. Per lungo tempo, non a caso, il calcistico di casa Konami ha corso sulla linea del fuorigioco, non riuscendo a bilanciare a dovere l'anima più arcade con quella maggiormente simulativa. E se il 2016 è stato davvero l'anno della svolta - grazie all'introduzione di due efficacissime feature come il Real Touch ed il Precise Pass - il 2017 deve dimostrarsi quello della (ri)conferma. Ecco perché speriamo che il ritmo dei match si mantenga sempre ponderato e riflessivo, meno caotico e confusionario, seguendo quindi l'esempio di quanto proposto con il precedente PES, in grado di compiere un significativo passo in avanti sul fronte del realismo. Sarebbe certo ingenuo ipotizzare una rivisitazione integrale della formula di gioco: pertanto, il nostro interesse si rivolge piuttosto alle necessarie rifiniture che questa edizione dovrà schierare sul terreno dello scontro per superare con un agile dribbling non solo il suo diretto predecessore, ma anche il suo acerrimo rivale a marchio EA. In tal senso, il comunicato stampa diffuso da Konami sembra muoversi sulla nostra stessa lunghezza d'onda: "PES 2018 conterrà più miglioramenti rispetto a qualunque altra versione di PES degli ultimi 10 anni". E noi vogliamo crederci. Le parole del publisher si concentrano sulla velocità del gioco e sul rinnovato controllo (sia dei calciatori sia del pallone) che lo sportivo intende offrire all'utenza, in modo da garantire una più marcata "autenticità" palla al piede. Si parla, insomma, del Real Touch +, evoluzione dell'ottima caratteristica inserita in PES 2017, che permetteva ai giocatori di reagire in modo diverso a seconda dell'impatto con la sfera, della posizione del corpo, della forza del tiro, della differente fisicità. Nell'attesa di poter valutare con mano l'effettiva preminenza di queste aggiunte, la nostra fantasia s'invola sulla fascia per entrare in area di rigore, convinta che il nuovo Pro Evolution Soccer possa sfondare la rete con una precisione mai vista prima.

Poi, però, un leggero crampo ci fa rallentare: l'esperienza con l'ultimo capitolo ci ricorda che il realismo non dipende soltanto da un maggiore "controllo" della palla o da una più credibile reazione agli urti, bensì anche dalle animazioni dei giocatori smarcati, che corrono a destra e a manca in attesa di ricevere un passaggio. Per ottenere un livello di coinvolgimento ed immersività il più "naturale" possibile, Konami dovrà assolutamente focalizzarsi anche su questi macro-dettagli, eliminando quelle movenze un po' dinoccolate e meccaniche, quei contrasti un po' ingessati e, più in generale, quella sensazione di legnosità che irrigidisce le corporature dei players non sponsorizzati. E a proposito di scontri fisici e duelli per contendersi il pallone, sarebbe anche il caso di limare in parte l'intelligenza artificiale degli arbitri, che, a tratti, tendeva ora ad abbandonarsi ad una severità da lager nazista, ora a non punire alcuni tackle da codice penale. Ecco: siamo convinti che la "simulazione" cui PES ambisce, pur mantenendo elevato il suo atavico livello di immediatezza e giocabilità, debba fare i conti altresì con una serie di piccoli particolari "di contorno" che influenza l'andamento del match, senza quindi riversare tutte le sue attenzioni quasi esclusivamente sulla gestione della palla e sull'anima più "strategica" delle tattiche offensive o difensive. Eppure, non si può certo negare che Konami non badi ai dettagli "di corredo": perlomeno per quanto riguarda l'aspetto puramente estetico, PES è infatti sempre stato parecchio meticoloso, grazie ad una riproduzione di stadi e giocatori incredibilmente accurata e fedele. L'edizione 2018 non farà, com'era prevedibile, alcuna eccezione. Dalle rapidissime immagini mostrate nel teaser trailer, non a caso, si evince chiaramente una resa estetica che si muove di pari passo con la ricerca di un fotorealismo sempre più marcato. Su questo fronte, PES non merita alcuna recriminazione: volti, espressioni, venature e movimenti degli atleti più famosi sono digitalizzati con una cura maniacale, tanto che alle volte uno screenshot del gioco può facilmente essere scambiato per una figurina dell'album Panini. Fanno eccezione, tuttavia, le rappresentazioni virtuali delle star meno note e non sponsorizzate, spesso ridotte ad anonimi blocchi poligonali: ebbene, da questo punto di vista, PES 2018 potrebbe provare a ridurre lo scarto qualitativo che intercorre tra i giocatori "premium" e quelli "standard", per rendere l'impatto visivo un po' più omogeneo e gradevole, senza eccessivi dislivelli tecnici. Una possibile soluzione ad una tale differenziazione consisterebbe nell'ampliare il novero di licenze di cui si fregia il brand, per rimuovere dalla mente degli appassionati alcune squadre dai nomi ridicoli come la terrificante PM Black White ed il grottesco Sansagiulo.

È assai presumibile, comunque, che anche in quest'occasione ritornino in tutto il loro splendore le partnership con la Champions League e la UEFA Europa League, senza contare il supporto dei club più rinomati, tra i quali già spiccano - nella copertina ufficiale - i colori del Barcellona. Resta infine da sperare che Konami abbia finalmente deciso di ridare piena dignità alla sua tifoseria PC, proponendo su piattaforma Windows un titolo del tutto identico (sia sul versante grafico che ludico) alle controparti console, invece di limitarsi a sviluppare un ibrido insensato tra le edizioni per vecchia e corrente generazione. Da quanto emerso all'interno del già citato comunicato stampa, comunque, le possibilità di giocare su Steam una versione dotata di tutti i crismi non è poi così tanto remota. A chiosa, vale la pena spendere due parole sull'offerta contenutistica: da un lato ritroviamo l'ormai classica modalità MyClub, che auspichiamo possa scendere di nuovo in campo con una struttura scevra dagli eccessivi automatismi che minavano la libertà del videogiocatore in fase di calciomercato; dall'altro salutiamo con interesse l'inserimento nel gioco della PES League, una scelta che palesa un maggior focus sullo spirito competitivo tipico degli eSports. Speculazioni a parte, il campione di casa Konami ha già iniziato il suo riscaldamento: ulteriori informazioni sono attese all'ormai imminente E3 di Los Angeles, e noi di Everyeye.it siamo pronti al fischio d'inizio.

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