First look Reset

Primissimi dettagli del misterioso gioco della sconosciuta Theory Interactive

first look Reset
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Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Il grande ritorno all’indie

Quando il nostro hobby preferito era cosa per pochi e lontani erano i tempi delle produzioni milionarie, spesso si contavano team di poche persone. Erano tempi magici quelli, in cui tutti virtualmente avevano la possibilità di diventare genitori di un rudimentale videogioco e non c’erano ammorbanti test di qualità da superare, né petulanti publisher costantemente vogliosi di verificare i progressi fatti.
Tornata alla ribalta, la scena Indie sta venendo rivitalizzata e incentivata da casi come Bastion, sviluppato da uno sparuto team inizialmente privo di publisher che pian piano è riuscito a farsi strada verso il mercato mainstream. Reset, di cui svisceriamo i primi e promettenti dettagli, rappresenta solo l’ultimo arrivato, ma già si mostra come un interessantissimo puzzle-game in prima persona.

Un saporito gioco indie

Gli ingredienti base ci sono tutti.
Prendiamo una team di sviluppo assolutamente sconosciuto: Theory Interactive. Con base a Espoo (cittadina del sud della Finlandia soprannominata la Los Angeles finlandese, per via della sua suddivisione in numerosi distretti separati da chilometri di natura incontaminata), con sole due persone a fatica può essere definita una vera e propria software house. La mente, rapida e sagace, corre subito a un illustre predecessore: la 2D Boy. Anch’essa formata da una coppia di impavidi artisti, Kyle Gabler e Ron Carmel, seppe regalarci World Of Goo.
Questa volta i nomi da tenere in considerazione sono Alpo Oksaharju e Mikko Kallinen. Il primo si preoccuperà dell’aspetto artistico del prodotto, curandone il design e l’aspetto narrativo. L’altro invece rappresenta l’anima più tecnica: compositore delle musiche e genitore del codice che animerà Reset.
Il secondo ingrediente per la creazione di un buon gioco indie è l’atmosfera, lo stile.
Anche da questo punto di vista Reset sembra avere tutte le carte in regola. Basta vedere le prime immagini per venire investiti da un vortice di suggestioni delicatissime. Un droide, apparentemente disattivato, è seduto in un’ambientazione artificiale invasa dalla natura. Un possibile futuro dove l’umanità ha deciso di fondersi maggiormente con il regno vegetale? Una lontana eco della Espoo in cui abita il duo? Oppure si tratta dell’ennesima rilettura di un mondo post-apocalittico dove Madre Natura si riappropria lentamente delle terre lungamente soggiogate e piegate al volere dell’uomo?
E’ ancora presto per saperlo, ma una cosa è certa: il titolo pone come caratteristica principale quella di possedere un’atmosfera estremamente particolare e per certi versi mistica. Come lo stesso Oksaharju ha scritto nel blog del gioco, l’obiettivo verrà raggiunto grazie a due caratteristiche. La prima riguarda l’appena commentato aspetto visivo del gioco. Al di là della componente artistica, già capace di farci venire l’acquolina in bocca, anche tecnicamente dovremmo trovarci di fronte a una produzione di tutto rispetto. Il motore grafico infatti, creato da Kallinen e denominato Praxis, promette faville se è vero che le immagini rilasciate non sono pre-renderizzate, ma sarebbero tratte da fasi in-game. L’altra caratteristica riguarderebbe invece la narrazione. Reset dovrebbe abbandonare la pratica delle cut-scene, per introdurre soluzioni più interattive e innovative per sviluppare la trama.
Tante e succulenti promesse, poche certezze. Sempre dal loro blog, tuttavia, gli sviluppatori lasciano un indizio: le sensazioni che vuole regalare il gioco, possono essere paragonate a quelle trasmesse da questa canzone degli Aes Dana, formazione musicale francese specializzata in ambient music.
L’ultimo, e più importante, ingrediente per un buon gioco è naturalmente un gameplay semplice, funzionale e profondo. Reset sarà un puzzle game in prima persona, pensato per la co-op, ma esclusivamente in single player. Nessun errore di battitura: co-op, ma single player. L’idea di fondo, a dire il vero, ricorda da vicino quella utilizzata nei Prince of Persia della saga Sand of Time. Sfruttando la capacità dell’avatar di riavvolgere le lancette del tempo, dovrete cooperare con la vostra proiezione passata per risolvere i vari enigmi. Si tratterà quindi di cooperare, ma giocando di fatto da soli. L'idea alla base ricorderà ai più attenti frequentatori della scena Indie il meraviglioso The Company of Myself, che sembra avere molti tratti in comune con Reset. Atmosfere sognanti, una musica capace di trascinare il giocatore in un mondo antico e soprattutto le dinamiche di gioco legate alla possibilità di "riavviare" costantemente lo stage, che ad ogni reset si popola di "fantasmi temporali" che tornano a compiere le azioni ben note.
L’idea globale è sicuramente stuzzicante, e sviluppata a dovere potrebbe dar vita ad un prodotto fra i più interessanti degli ultimi tempi.

Reset Pur non avendo ancora visto nulla di concreto, al di là di un paio di screenshot probabilmente in-game, Reset ci fa già un’ottima impressione: le idee fondatrici di questo progetto fanno ben sperare. Il team di sviluppo sembra ben amalgamato, il mondo immaginifico ispirato al punto giusto e l’idea in nuce del gameplay promette faville. Sebbene si tratti di una prima e avara infarinatura di news, abbiamo più di un motivo per tenerlo sott’occhio che si rivolgerà al mercato digitale in esclusiva PC.

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