Hands on 1954: Alcatraz

Un'avventura grafica dalle tinte noir, ambientata in una fumosa San Francisco degli anni '50.

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Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

L'avventura grafica punta e clicca è un format videoludico che non solo si adatta ad ogni tipo di piattaforma - PC, console, tablet e device con interfaccia touch in generale - ma anche ad ogni tema, argomento e stile narrativo. Basti pensare a Monkey Island, emblema del genere e massimo esponente della categoria, caratterizzato da una grafica buffa e colorata, o X-Files: The Game, che si raccontava attraverso gli stilemi narrativi della serie televisiva, interamente girato in video proprio come la fiction TV: due titoli completamente diversi nelle tematiche e nel modo di presentarsi al pubblico, eppure uniti sotto un'unica "etichetta". Daedalic Entertainment è solita raccontarsi attraverso una grafica caricaturale, fumettosa, con avventure ricche di umorismo e non-sense, come nella tradizione di LucasArts dalla quale trae ispirazione. Ma ci sono anche altri modi di raccontare una storia interattiva. La software house tedesca cerca il successo con 1954: Alcatraz, un'avventura grafica fuori dai canoni, una vicenda dai toni più seri e maturi ambientata nella metà degli anni ‘50 in una fumosa San Francisco dalle tinte noir. Dopo aver visto da vicino il gioco presso gli studi di Amburgo, siamo riusciti a mettere le mani sul titolo in uscita il mese prossimo. Ecco le nostre prime impressioni.

UN'AVVENTURA DIETRO LE SBARRE

Il gioco si apre con un'animazione in bianco e nero disegnata in pieno stile comic americano - come quello dei vecchi albi di Detective Comics, quando ancora non c'era Batman a ripulire Gotham City. Il tutto è accompagnato da un jazz lento in grado di porre un accento sulle atmosfere noir che permeano la nuova IP di Daedalic. Questo incipit ci offre, assieme agli ormai immancabili head title, un breve sunto di quello che è accaduto al protagonista dell'avventura, incriminato a seguito di una non ben precisata vicenda con la mafia e ora rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Alcatraz. Come vuole la storia (e la leggenda) la prigione è a prova di evasione, non solo per gli incredibili sistemi di sicurezza, le numerose guardie fuori e dentro il complesso carcerario, ma anche per via delle cupe acque della baia di San Francisco, con delle fredde correnti che non tutti gli evasi sarebbero in grado di resistere nel corso di una rocambolesca fuga. Il gioco ha inizio proprio qui, all'interno della nostra piccola e angusta cella, che sembra ricostruita proprio sulla base delle vere celle del penitenziario californiano.

"L'idea di mettere i giocatori nei panni di un personaggio che ha compiuto un reato è affascinante e sottolinea una volta per tutte la natura "adulta" della produzione di Daedalic."

Joe, che si trova dietro le sbarre, condannato a 40 anni di prigione per una rapina a mano armata, vive alla giornata, in perenne attesa del giorno e dell'orario delle visite così da poter finalmente rivedere il viso della moglie Christine, seppur attraverso uno spesso strato di vetro. Più avanti scopriamo che Joe ha nascosto il bottino raccolto in una fortunata rapina e che la mafia lo sta mettendo alle strette.
L'idea di mettere i giocatori nei panni di un personaggio che ha compiuto un reato è affascinante e sottolinea una volta per tutte la natura "adulta" della produzione di Daedalic. E' ben diverso rispetto ad un action game o uno sparatutto, dove l'atto dell'uccidere o del "commettere un reato" è implicito e pertanto svuotato di ogni significato: qui, al pari di The Walking Dead di TellTale Games, si avverte che sulle spalle del personaggio grava un peso non indifferente, riuscendo così a coinvolgere emotivamente il giocatore di fronte allo schermo. Lo si avverte specialmente nei dialoghi con Christine, quando possiamo scegliere se mentire o dire il vero alla moglie.
Un po' come in Silence: The Whispered World 2 (presentato nel corso dello stesso evento organizzato da Daedalic Entertainment, ne abbiamo parlato qui) potremo controllare non solo Joe ma anche Christine, con la possibilità di switchare da uno all'altro in ogni momento, eccezion fatta nei momenti nei quali i due personaggi si trovano nella medesima stanza o contesto. Il nuovo gioco di Daedalic si struttura infatti su due linee narrative intrecciate tra loro: da una parte ci sarà Joe che tenterà di sopravvivere nella pericolosa prigione, sotto la costante minaccia della mafia e degli altri carcerati, e dall'altra Christine, intenta a sgominare l'agguerrita banda di malviventi ancora a piede libero.

MASSIMA SICUREZZA

Il titolo si gioca in maniera tradizionale, su schermate a inquadratura fissa e senza particolari soluzioni registiche (al contrario di TellTale per intenderci, che sfrutta la camera mobile, campi e controcampi). Sulla parte sinistra dello schermo troviamo un menù a comparsa che ci fornisce l'accesso completo all'inventario, con la possibilità di cambiare personaggio e di accedere al menù delle opzioni.
Del comparto tecnico abbiamo catturato impressioni positive e negative. Il gioco è realizzato seguendo una formula molto comune oggigiorno, con un mix sapiente che dosa alla perfezione le due e le tre dimensioni. Se la grafica risulta molto gradevole nel complesso, specialmente grazie ai tradizionali sfondi disegnati, ricchi di colore e vivacità, al tempo stesso non si può evitare di storcere il naso di fronte ad una modellazione dei volti grezza e poco rifinita, così come ad un character design sostanzialmente privo di carisma. La cosa si riflette inevitabilmente anche sull'animazione e sull'espressività dei personaggi, leggermente stilizzata e in alcuni casi poco credibile. La cosa può essere imputata al cambio di engine in corso d'opera: attualmente il titolo utilizza un leggero e performante Unity.
Ottimo risulta invece il doppiaggio in inglese (ancora in fase di completamento mentre scriviamo queste righe) mentre perfettamente contestualizzate sono le musiche, in grado di accompagnare il giocatore nei vari ambienti di gioco (più di 90 nella versione completa del gioco).

1954: Alcatraz La nuova creatura di Daedalic si prospetta essere un gioco molto interessante, più per l’ambientazione e le tematiche trattate (mature se paragonate a gran parte delle avventure grafiche per PC) che per le soluzioni prettamente ludiche. Le atmosfere che si respirano sono del tutto verosimili, con personaggi dipinti alla maniera di hollywood per un gioco che tenta di ricalcare i successi del cinema e della crime story. Nonostante un comparto tecnico non proprio perfetto e un gameplay che non porta a particolari evoluzioni, 1954: Alcatraz è senza dubbio un’avventura grafica interessante e da tenere in gran considerazione. Rimandiamo il giudizio finale al mese prossimo, quando il titolo sarà finalmente completo e disponibile al pubblico.

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