Hands on Army of Two: The Devil's Cartel

In due è meglio: siamo volati a Londra per provare il cooperativo del nuovo gioco di Electronic Arts.

hands on Army of Two: The Devil's Cartel
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se siete amanti degli sparatutto in terza persona e siete in possesso di Xbox 360 o Playstation 3, sicuramente avrete giocato o almeno provato uno dei capitoli di Army of Two, sparatutto in terza persona che ruota attorno all'esperienza cooperativa e ad un gioco condiviso con un amico, online o sulla stessa console. A fronte di un mondo videoludico che si sta inevitabilmente spostando verso una totale digitalizzazione e quindi ad un'esperienza multiplayer esclusivamente online nonché fortemente competitiva, Visceral Games resta fedele ad un concetto un po' più retrò ma che dimostra di funzionare ancora eccezionalmente e di avere grande approvazione del pubblico.
Questo nuovo capitolo di Army of Two non è un vero e proprio terzo episodio ma piuttosto un reboot della saga, perché Electronic Arts decide di rilanciare un franchise che, seppur non particolarmente innovativo o ricco sul fronte del gameplay, ha per ben due volte lasciato un segno distintivo in questa generazione videoludica ormai prossima alla chiusura. Il nuovo titolo realizzato da EA Montreal in collaborazione con Visceral Games non fa ricorso quindi ad appellativi numerici, ma si avvale del semplice sottotitolo The Devil's Cartel proprio per confermare il desiderio di una nuova partenza, quindi di una nuova base di lancio per questo franchise forte di una delle migliori modalita co-op per due giocatori di sempre.

IL DINAMICO DUO

Il punto di forza del franchise di Electronic Arts è senza dubbio la possibilità di essere giocato in due giocatori sulla medesima console, una modalità cooperativa che ci permette di sederci sul divano in compagnia di un amico, godendoci un'adrenalinica esperienza piena di esplosioni e rocamboleschi stunt. Godere di un'azione in co-op non è solo una possibilità offerta dall'IP realizzata da EA Montreal, ma la vera e propria colonna portante di un gioco pensato per essere condiviso con un secondo giocatore.
Il primo episodio di Army of Two approda sugli scaffali dei negozi nel marzo del 2008 e ci vede protagonisti di un viaggio da un capo all'altro del pianeta, dall'Iraq alla Cina, passando per gli Stati Uniti e la Somalia, nel tentativo di sventare un intricato complotto che vedrà accusati i protagonisti di crimini e misfatti che non hanno compiuto. La storyline è semplice ma adatta allo scopo e i personaggi immediatamente assimilati da un pubblico di giovani gamers che si identificano subito con la coppia di mercenari del Trans World Operation. Il gameplay però è il vero protagonista; veloce, dinamico, divertente, in un mercato dove la richiesta di giochi cooperativi è sempre superiore all'offerta realmente proposta. Nel 2010, a due anni di distanza, EA lancia il seguito The 40th Day, che questa volta approda anche sulla portatile di Sony, PSP. Il successo è rinnovato, con un'avventura ambientata a Shangai e un sistema di gioco che comprende svariate aggiunte, tra cui il sistema di Aggro e un gameplay ancor più movimentato e coinvolgente.

IL CARTELLO

L'ambientazione presa in considerazione da Visceral Games per la nuova avventura del dinamico duo di mercenari è quella del Messico della droga, il centroamerica del narcotraffico e la sua guerra contro il crimine organizzato meglio noto come “Cartello”. Esattamente come in passato per i precedenti episodi di Army of Two, il contesto è reale e tangibile, come il problema che affligge il governo messicano da ormai 25 anni e che sembra praticamente inarrestabile, con vittime civili ed innocenti che pagano con la vita ogni giorno. Nell'america centrale e nel sud degli stati uniti il tema è sempre caldo e le vittime di questo assurdo conflitto praticamente quotidiane, motivo per il quale gli sviluppatori hanno voluto sensibilizzare su queste spiacevoli vicende sfruttando un'ambientazione odierna e attualissima. La storia di Army of Two: The Devil's Cartel ci viene raccontata attraverso i medesimi stereotipi videoludici della serie e i cliché tipici del gioco d'azione di oggi, con eroi tutti muscoli e tatuaggi pronti a dare la vita per una lotta ad armi impari, apparentemente priva di speranza alcuna. L'impressione è quella di poter muovere con il pad i soldati indistruttibili di film d'azione come The Expendables. Abbiamo potuto saggiare solo minima parte di quello che sarà il gioco definitivo, ma se amate il war and stunt movie e il cinema tutto piombo ed esplosioni, il nuovo episodio del gioco di Visceral è certamente quello che fa per voi, ricco di azione al limite dell'impossibile.

FORTI COME IL DIAVOLO

La nostra sessione di gioco in quel di Londra ci ha dato possibilità di assaporare una sequenza di circa 40 minuti, naturalmente condividendo la partita con il collega di un'altra redazione, in modo da poter saggiare l'essenza stessa di Army of Two, ovvero il gioco in cooperativo. Il livello da noi giocato era ambientato in un cimitero, o meglio, in un complesso cimiteriale di proporzioni davvero spropositate, composto da cortili, cripte, loculi e una serie di cunicoli e gallerie che univano una sezione all'altra. Da qui ci siamo poi ritrovati su alcuni sentieri brulli, disegnati sull'aspra e sabbiosa ambientazione messicana che ormai conosciamo grazie a film e fumetti. Il sistema di controllo non ha bisogno di presentazioni e ricalca alla perfezione quello che abbiamo potuto giocare gli anni scorsi, nei precedenti episodi di Army of Two. I movimenti del nostro personaggio nell'area di gioco sono precisi e sicuri, ma avvertiamo una certa lentezza e una scarsa reattività quando dobbiamo ripararci dietro ad una delle coperture. Il sistema di gioco prevede una mira guidata che aggancia automaticamente i nemici e che li segue negli spostamenti, sempre che questi non decidano di correre o muoversi molto rapidamente tra un riparo e l'altro. Se da una parte il sistema si rivela funzionale e ben fatto, in alcuni frangenti ci ritroviamo con la mira automatica puntata sul nemico sbagliato.

"Il sistema di controllo non ha bisogno di presentazioni e ricalca alla perfezione quello che abbiamo potuto giocare gli anni scorsi, nei precedenti episodi di Army of Two."

Le armi sono quelle di sempre: enormi, potenti, divertentissime ed esagerate. Il nostro personaggio partiva impugnando un fucile a pompa dalla discreta gittata, in grado di eliminare i nemici con un paio di colpi a distanza o uno ben assestato, facendo saltare le coperture situate nell'area di gioco. Il nostro compagno impugnava invece l'immancabile fucile d'assalto, che vomitava piombo senza preoccuparsi dei proiettili. Ovviamente i nemici lasciavano cadere in terra le proprie armi, così che noi potessimo raccoglierle e cambiare equipaggiamento quando necessario.
L'intelligenza artificiale non si è dimostrata particolarmente efficiente, ma è certamente in linea con i canoni del genere. Le routine dei nemici sono un po' ripetitive e lo spawn dei nemici sul campo di battaglia molto prevedibile, motivo per il quale anche le situazioni più ostiche potranno essere superate con un'azione pianificata e qualche tentativo in più. Alle tradizionali azioni in cooperativo “schiena contro schiena”, subentra la possibilità di dividersi, aiutandosi e coprendosi a vicenda nei momenti di azione più concitata, tra il marasma del fuoco incrociato. La possibilità di dividere la coppia di mercenari non è tuttavia paragonabile a quella già vista in Gears of War, dove il gruppo si divide letteralmente in due per intraprendere due strade differenti: qui assistiamo a delle semplici varianti tattiche, come la possibilità di raggiungere un'altura per aiutare il compagno d'armi con un fucile da cecchino, oppure salire su di una casupola per osservare la scena dall'alto ed eliminare i nemici più rapidamente. Il livello da noi provato si è dimostrato molto lineare, ma dinamico, divertente e certamente coinvolgente quando condiviso con un amico o un altro giocatore. Il sistema di coperture è sempre presente e solidamente integrato al sistema di gioco.
Uno degli aspetti più interessanti del titolo è la personalizzazione delle armi, che abbiamo potuto osservare solo molto rapidamente prima del gioco, durante la configurazione dell'equipaggiamento. Qui è davvero possibile dare sfogo al nostro estro creativo e applicare skin e patch al nostro fucile a pompa o la nostra pistola preferita, oppure aggiungere un caricatore più capiente al mitragliatore in nostro possesso. Questa feature farà sicuramente la gioia dei fanatici di armi e sparatutto.

LA MORSA GELIDA DEL MOTORE GRAFICO

Guardando al passato non è difficile capire che Visceral Games ha sempre investito più nell'offerta ludica e in un gameplay divertente e funzionale che in un aspetto estetico all'ultimo grido, ad esclusione forse del più riuscito Dead Space, complice un'ambientazione futuristica più semplice da costruire e disegnare.
Questo The Devil's Cartel è l'ennesima conferma di come il Frostbite 2 sia uno dei motori grafici più potenti attualmente sul mercato, ma al tempo stesso uno di quelli peggio utilizzati o forse più difficili da sfruttare adeguatamente. Che il dev kit dell'engine realizzato da DICE sia particolarmente complesso e ostico è cosa risaputa - e non vanta certo l'ottimizzazione del più popolare Unreal Development Kit sviluppato da Epic Games - ma ostinarsi ad utilizzarlo per ottenere dei risultati solo discreti, è una cosa che non riusciamo a comprendere. Alla prova con mano all'evento londinese, il nuovo capitolo del franchise cooperativo di EA ci mostra infatti un comparto tecnico un po' sottotono, specialmente quando paragonato all'offerta ludica odierna e ai traguardi ormai raggiunti con gli hardware a disposizione. Le ambientazioni sono un po' spoglie, ferme, poco interattive in termini di fisica: i personaggi sono invece più interessanti, sia nella modellazione poligonale che nelle numerose animazioni a schermo, tuttavia non si notano particolari miglioramenti rispetto a quanto visto in The 40th Day, gioco rilasciato ormai tre anni fa.
Il nostro test ci ha dato prova di un gioco sempre fluido e un framerate costante a 30 fps, un aspetto certamente positivo ma anche ovvio, data la semplicità tecnica di ambienti e strutture poligonali.

Army of Two: The Devil's Cartel Nonostante il comparto tecnico decisamente povero e un gameplay privo di particolari rivoluzioni, la prova con mano di Army of Two: The Devil's Cartel ci ha piacevolmente intrattenuto e divertito, per quello che possiamo considerare solo l'assaggio di un'onesta avventura da condividere con un amico in locale oppure online. La sequenza da noi saggiata non ha messo in rilievo particolari differenze con i precedenti episodi della serie, motivo per il quale ci aspettiamo di poter godere della stessa, coinvolgente, azione co-op, invitando infine tutti i fan del genere a tenere sotto osservazione il nuovo gioco in terza persona di Electronic Arts. Vi ricordiamo che l'uscita di Army of Two: The Devil's Cartel in il territorio europeo è prevista per il prossimo 29 marzo.

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