Hands on Assassin's Creed Brotherhood

Testato con mano nella sede di Ubisoft Italia, un mese prima dell'uscita.

hands on Assassin's Creed Brotherhood
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Assassin’s Creed 2 è uno dei titoli che meglio definisce questa generazione di console. Completando ed espandendo in maniera esemplare il discorso iniziato due anni prima del capostipite, è stato bagnato da un successo di critica e pubblico davvero eccezionale. E a ragione. Una bellissima ed avvolgente chiusura del cerchio.
Eppure, struttura, collocazione temporale e diramazioni narrative lasciavano, anzi imponevano, l’apertura a nuove avventure aventi come protagonista il buon Ezio Auditore da Firenze. E così è stato, con sommo piacere di chi vi scrive. Il progetto Brotherhood è così cresciuto da includere non solo una componente multiplayer ricca di spunti, ma anche un comparto single player che nel volgere di un solo anno ha saputo rammendare le dinamiche meno riuscite di AC 2, ricamandoci sopra nuove e sfiziose soluzioni stilistiche, tali da rendere quest’ultima iterazione del franchise più avvincente sotto il profilo dello storytelling e ancora più approfondita sul versante gameplay.
Un altro successo in arrivo da parte di Ubisoft? Difficile pensare altrimenti.

Tutte le strade...

Monteriggioni, nei dintorni di Siena. L’anno è il 1499. Ezio torna a Villa Auditore, da autentico eroe. Magari con qualche sassolino nel calzare. La guerra contro i Templari è in là dal finire.
L’incontro con i cari è solo il preludio per uno svolgimento narrativo più serrato, angoscioso e filmico rispetto al capitolo ammirato la scorsa stagione invernale.
L’assedio dei Borgia al castello di Mario Auditore ha un peso a dir poco epico, e fornisce l’appoggio per testare la cavalcata all’interno delle città, una delle nuove feature introdotte. Gli attacchi al volo dal cavallo, o le fughe strategiche “paracadutandosi” su un animale in corsa, così come il fendente letale sferrato all’indirizzo di un nemico saltando da un cavallo all’altro, amplificano in maniera considerevole le soluzioni del gameplay.
Con i cannoni alle porte, e le truppe nemiche pronte all’irruzione, la corsa di Ezio tra le viuzzole di una roccaforte in fase di sgretolamento con decine e decine di persone in preda al panico, è davvero immersiva.
Issati sulle torri tramite il montacarichi (new entry) prendiamo possesso dei cannoni, tentando di decimare le armi d’assalto degli avversari. La dinamica è volutamente lenta: gli sputafuoco s’inchinano allo sviluppo tecnico del tempo rivelandosi lenti e macchinosi, sia nella ricarica che nella fase di puntamento.
Ma è questioni di minuti. Le prime scale si appoggiano alla facciata ormai deturpata dei muri circostanziali della Villa: lo sbarco dei nemici avviene in massa. Il combattimento che ne consegue dà un senso alle direttive impartite dal team di sviluppo (e partite dai feedback dei fan) in fase di design: le combo a disposizione di Ezio sono sicuramente più numerose ed accurate, con una particolare predilezione per i contrattacchi, ora realmente decisivi -se maneggiati col giusto tempismo e facendo attenzione a schivare sequenze di colpi- per le uccisioni multiple. Semplicemente stilose le uccisioni perpetrate mischiando lame e colpi di pistola (o la balestra), uccidendo anche chi è alle nostre spalle. I nemici, che vedono l’entrata in scena di nuovi interpreti dotati di caratteristiche diversificate (cavalieri, guardie svizzere, gunmen), confessano un'IA meno attendista e prevedibile, spesso affondando i colpi contemporaneamente.
Ferito e umiliato, ad Ezio non resta che fuggire nel cuore della perdizione e della cupidigia dei Borgia: Roma.
L’immensa estensione della città eterna, tre volte più grande della cara Firenze, di primo acchito intimidisce. La cura certosina dispiegata nella ricostruzione storica ed artistica della città è come sempre irreprensibile, andando a costituire un valore aggiunto difficilmente quantificabile. La Roma rinascimentale sprizza un fascino cui è impossibile resistere: ogni strada, ogni anfratto è stato riprogettato per sposarsi con gli altri elementi ambientali, tenendo sempre a mente la funzionalità di un gameplay che fa dell’arrampicata selvaggia un motto imprescindibile.
La corsa in lungo e in largo sullo sfondo di bellezze architettoniche senza tempo si ferma nel momento in cui scorgiamo sulla mappa un dissidente, inviso probabilmente al potere centrale.
Aiutandolo gli offriamo automaticamente la possibilità di entrare nella fratellanza, reclutandolo come assassino. Durante il nostro playtest abbiamo potuto raggruppare sul campo solo due novelli assassini, ma la meccanica soggiacente è talmente ben sviluppata da lasciar intravedere subito le proprie diramazioni all’interno dell’economia di gioco. I duelli con gli uomini al soldo dei Borgia sono assai più estenuanti che nel capitolo precedente, le uccisioni meno morbide o facilitate, da qui l’esigenza di un team cui aggrapparsi tanto nei momenti di difficoltà quanto per sortire più strategiche o azioni sovversive (stanziamento in particolari punti della mappa, per esempio).
Tale introduzione convive comunque con equilibrio di fondo che sulle prime pare estremamente bilanciato. Gli assassini, per fronteggiare minacce sempre più coriacee, vanno equipaggiati ed istruiti a dovere tramiti l’oculata assegnazione di skill points (al menù gestionale si arriva via piccioni viaggiatori). Vestiario, armi in dotazione, corazze e combinazioni di colpi possono e devono essere migliorati nel tempo, magari spedendo i novelli assassini in missioni nelle varie città europee (che ovviamente non ci vedranno come protagonisti. L’apertura verso nuovi DLC è comunque evidente). Ogni missione è associata ad un grado di difficoltà ed una percentuale che ne indica le possibilità di completamento (in relazione al grado di esperienza dell’assassino). Quando in missione, gli assassini non sono ovviamente disponibili, come il loro ricorso è subordinato ad un barra posta sull’angolo sinistro dello schermo. Pianificare bene quando e perché chiamarli, magari assegnando loro un target preciso, non deve essere una mossa dettata dal caso o dalla cruda necessità. AC Brotherhood inserisce quindi un elemento strategico finora estraneo al franchise, che aumenta comunque l’ampiezza di respiro dell’opera. Da considerare, poi, che la morte di un determinato assassino è irreversibile. Spedire incautamente due selezionati ed allenati seguaci in una missione suicida potrebbe poi rivelarsi, se non fatale, quantomeno un’infelicissima mossa se il completamento della missione ci sta davvero a cuore.

In città i Borgia controllano dodici torri. Usurparne il controllo è il focus principale della nostra azione, anche per veder rifiorire su scala gigante le dinamiche commerciali ed economiche apprezzate nel borgo di Villa Auditore, un anno fa.
La prima missione cui partecipiamo è piuttosto semplice, perlomeno sulla carta: prendere il Pantheon. La scalata e la ridiscesa all’interno è semplicemente spettacolare. Il nostro compito è porre fine all’egemonia del custode stipendiato dai Borgia. Avessimo avuto qualche assassino da chiamare sarebbe stata quasi una passeggiata di salute. Peccato che la nostra maldestra sortita all’interno di un mercatino, mentre tentavamo di proteggere un incauto senatore (perfezionata l’IA di chi ci segue, con la possibilità di deciderne in parte i movimenti con comandi basici: fermati, cammina), ci abbia lasciato a secco di spalleggiatori. Un sacrificio del tutto inutile, ed ora ne paghiamo le conseguenze.
Dal punto di vista narrativo, personaggi come Da Vinci, Macchiavelli, Caterina Sforza faranno ovviamente capolino, mentre è confermata la struttura delle side quest apprezzata nel precedente capitolo. Da definire in sede di recensione il valore delle cosiddette missioni “esotiche”, che amplieranno una composizione già piuttosto fornita (chi ha detto cannone navale?).
Altresì ritorneranno le macchine di Leonardo (tank, macchina volante), in modo da non scontentare nessuno dei fan di Assassin’s Creed 2.

Virtual Training

Gli sviluppatori di Ubisoft ci hanno inoltre confermato l’importanza più radicale del tempo “presente” e dunque delle missioni aventi come protagonista Desmond.
L’azione intrapresa avendo al fianco la bellissima collega nei meandri della Villa Auditore dei giorni nostri, tra cunicoli, piattaforme e puzzle solving ambientale in puro stile Prince of Persia, spezza radicalmente il ritmo di gioco, aumentandone in maniera piacevole la varietà. La contestualizzazione geografica di talune missioni, come in questo caso, permette un’immersione ancora più suggestiva, grazie alla possibilità di ammirare i due volti di strutture invero ricche di spunti ludici.
Segnaliamo infine le VR Missions, raggiungibili nel menù principale. La presenza della leaderboard consente di affinare le proprie tecniche mortali e di sbeffeggiare gli amici online.
La durata della campagna single player dovrebbe assestarsi sulle quindici ore. Un numero che se associato alla componente multiplayer, fornisce un dato più che indicativo sulla caratura dell’opera Ubisoft.

Colpo d'Occhio

La cosmesi ringrazia tanto un motore grafico spinto al limite (si consideri la distanza dell’orizzonte visivo, assolutamente eccezionale), quanto una ricerca stilistica e artistica al limite del maniacale. L’accuratezza storiografica tipica della saga (talvolta, per esigenze di copione, un po’ tirata per i capelli) prende forma in un contento ambientale pregno di elementi architettonici ricchi di particolari, di filtri ed effetti particellari. Migliorate ulteriormente le animazioni così come le espressioni del viso, soprattutto del protagonista, cui anche giova l’indurimento dei lineamenti.
Molto buone le mappe superficiali, sebbene talvolta tentennino con texture sotto la media.
Sporadici effetti di pop up sono del tutto imputabili all’arretratezza del codice testato. Non minano comunque una composizione scenica semplicemente da applausi.

Assassin's Creed: Brotherhood Assassin’s Creed Brotherhood è un titolo semplicemente da prenotare seduta stante. La componente single player vale da sola il prezzo di un biglietto sui cui campeggia, in grassetto, anche la dicitura multiplayer. Le nuove ramificazioni del gameplay, l’ambientazione romana (cui si affiancheranno altre città nel corso dell’avventura), l’approfondimento della struttura complessiva di AC 2 rendono quest’ultimo capitolo della saga assolutamente imperdibile. Resta solo da valutare la varietà nella “scalata” -è proprio il caso di dirlo- alle torri dei Borgia. Ma dopo aver visto il lavoro di diversificazione svolto in AC2, possiamo dormire sonni beatamente tranquilli. AC Brotherhood si candida a divenire uno dei titoli più caldi della stagione natalizia.

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