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Hands on Asura's Wrath

Alla Games Week, abbiamo testato l'Action game firmato Capcom

hands on Asura's Wrath
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sono svariati i titoli in anteprima presentati alla Gamesweek, kermesse milanese appena conclusa, completamente dedicata ai videogiochi.
Tra questi bisogna citare Asura’s Wrath, disponibile per la prima volta al pubblico italiano, che ha avuto modo di provare la particolare struttura di gioco e lo stile visivo visionario, frutto della collaborazione tra CyberConnect2 e Capcom.

Anime videoludico

Proprio lo stile grafico è il primo fattore ad attirare lo sguardo verso lo stand Halifax, in cui era disponibile una postazione di prova.I colori saturi, quasi acidi, fanno subito pensare a El Shaddai, senza però quelle vette di follia visiva, in grado di catalizzare l’attenzione sin dal primo frame.
Asura’s Wrath vira invece verso un immaginario anime, a cavallo tra presente e passato, ispirandosi a più riprese ai grandi capisaldi del genere, con personaggi la cui muscolatura supera di gran lunga quella di qualsiasi essere umano esistente, puntando inoltre ad una rappresentazione estremizzata di ogni elemento, dagli scenari ai numerosi boss, che faranno la felicità di chi è cresciuto con i grandi classici, da I Cavalieri dello Zodiaco a I Cinque Samurai, senza dimenticare gran parte della produzione di Akira Toriyama, soprattutto per quanto riguarda lo stile dei combattimenti, fattore ripreso anche nel variegato e stratificato gameplay.
Asura stesso è un personaggio che, per ora, rimane nell’ombra: non si conosce molto del suo passato ma, come si è visto nella demo, la rabbia accumulata lo salverà a più riprese, facendolo risorgere dopo i colpi più duri e permettendogli addirittura di passare al contrattacco, grazie alle sei braccia che è in grado di evocare.
Nei combattimenti contro i numerosi dei che gli si pareranno davanti, quindi, non si lesinerà per quanto riguarda situazioni estreme, nelle quali Asura ad esempio riuscirà a parare il colpo di una lama in grado di allungarsi a dismisura, muovendosi poi come una scheggia impazzita verso il nemico, sempre mantenendo bloccata l’arma avversaria, e sfruttando lo scatto e le braccia rimanenti per sferrare un micidiale pugno al volto.
Tali braccia gli permetteranno anche di sferrare dei colpi a distanza, non troppo efficaci ma molto più pericolosi quando si attiverà la modalità Burst: ogni fan di Ken esulterà vedendo Asura utilizzare tutti e sei gli arti, sferrando pugni a ripetizione che tanto ricordano il leggendario adepto della scuola di Hokuto.
Quello che impressiona di più, però, sono i fattori di scala dei combattimenti, che si spingono spesso su livelli planetari, con Asura che si ritroverà scagliato nello spazio o dovrà fronteggiare un attacco di dimensioni realmente ciclopiche, come l’ormai mitico dio grande quanto il nostro pianeta, pronto a schiacciare il protagonista con un dito delle dimensioni di un continente.

Melting pot gameplay

Per riuscire a reggere una tale carica visiva il gameplay deve necessariamente adattarsi e rendersi malleabile.
La scelta di CyberConnect2, quindi, va in una direzione che include svariate tipologie di gioco, scostandosi dagli esempi più classici, rappresentati dai titoli di combattimento uno contro uno o a scorrimento.
In entrambi i livelli di gioco provati, appartenenti al quinto e undicesimo capitolo, Asura dovrà misurarsi contro un unico nemico, dal potenziale micidiale.
Nel primo si vedrà un dio grasso e goffo, da affrontare a distanza grazie ai colpi di energia che il protagonista può scagliare, con un gameplay su binari che ricorda in parte Panzer Dragoon: Asura correrà lateralmente, faccia a faccia con il proprio avversario, schivando i suoi affondi e colpendone i punti deboli, ben sottolineati dall’interfaccia di gioco.
Il nemico, una volta sfiancato, chiamerà in suo soccorso una gigantesca nave volante che, senza dare respiro al giocatore, ricorrerà ad armi più tradizionali, come missili e cannoni. Proprio i missili potranno diventare degli strumenti di difesa per Asura, in grado di fermarli con le sue possenti braccia e rispedirli al mittente, distruggendo progressivamente il mezzo fino a farlo precipitare al suolo.
Il dio, creduto battuto dopo averlo lanciato nello spazio grazie ad un colpo incredibile, evolverà fino a dimensioni tali da poter abbracciare tutto il pianeta terra, tentando di schiacciare Asura con un dito, ormai gigantesco.
Per ribaltare le sorti di tale gesto Asura dovrà ricorrere a tutta la sua rabbia, perdendo l’uso di cinque delle sei braccia che ha a disposizione in combattimento e innescando una serie di quick time event che riescono nell’intento di miscelare cut scene e gameplay, benché limitato, senza andare a inficiare il flusso e la spettacolarità dell’azione.
Il merito è della tipologie di QTE, non limitata ai soli tasti da premere, in questo caso anche con il tempo corretto grazie ad un indicatore circolare che detta il ritmo, ma inserendo anche l’uso delle leve analogiche da muovere mimando ciò che accade su schermo, ad esempio inclinandole di scatto verso l’alto per far sì che Asura blocchi la discesa del dito, ribaltando le sorti del combattimento.

Asura's Wrath Eccentrico e sopra le righe, Asura’s Wrath farà sicuramente la felicità di chi cerca una produzione giapponese completamente fuori dagli schemi, che allaccia legami con l’immaginario degli anime e fa di tutto per stupire il giocatore, calcando spesso la mano ma non scadendo mai nella parodia. Il gameplay potrà non piacere a tutti, soprattutto a causa di alcune sezioni basate su Quick Time Event, ma molti saranno pronti a chiudere un occhio, soprattutto se amanti di certe atmosfere surreali e di personaggi estremizzati che solo le produzioni nipponiche sembrano ormai in grado di produrre.

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