Hands on Bad Company Vietnam

Provato allo Shocase EA il DLC "storico" di Bad Company 2

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Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Bad Company 2 è riuscito nella difficile impresa di proporre una seria alternativa a Call of Duty. Dove persino il nuovo Medal of Honor a fallito, la produzione DICE si è invece imposta grazie al suo carattere tutto particolare. Non tanto il single player più leggero e scanzonato rispetto al concorrente, ma soprattutto il comparto online a misura di Hardcore Gamer, vario ma non caotico, e soprattutto corale, ha garantito all'ultimo Battlefield “lunga vita e prosperità”. Ma per mantenere in forze la community in attesa della prossima uscita (confermata ufficialmente dai Manager di EA), c'è bisogno di rilasciare costantemente aggiornamenti e Update. Ecco dunque che, dopo il Pack cooperativo “Carneficina”, giunge un DLC prosperoso quanto mai, che addirittura scardina Bad Company 2 dal contesto moderno per riportare i maniaci del frag nello spietato conflitto vietnamita. Un Playtest diretto ha dimostrato l'estrema bontà dell'expansion pack.

Amo l'odore del Napalm la mattina...

Il cambio di setting, più che un serio mutamento delle dinamico di gioco, ha determinato una sincera variazione stilistica, che percorre Battlefield da capo a piedi. Le schermate che fungono da breafing per attaccanti i difensori, adesso, non sono più immagini satellitari che inquadrano il campo nemico, ma instabili “fermo-immagine” usciti da un proiettore “d'antan”. Il filtro a grana grossa, e gli obiettivi segnati a mano sullo schermo, ci introducono immediatamente nel nuovo contesto.
Una volta scesi in campo, si scopre ovviamente un'ambientazione totalmente diversa. Le giungle vietnamite appaiono meno ospitali di quelle sudamericane. La vegetazione è più rigogliosa, perfetta come nascondiglio degli infidi Vietcong, che scorrazzano per la mappa con indosso i loro umili copricapi di paglia e gli inediti tratti orientali. Il lavoro di caratterizzazione visiva, insomma, è eccellente. Le locazioni sono attraversate da piccoli corsi d'acqua che si attardano, a valle, in fastidiose paludi, avvolte da un malsano miasma giallastro. Vicino ai villaggi, composti da capanne di legno e di paglia, si estendono a perdita d'occhio le risaie, o i terrazzamenti che accolgono culture rudimentali. L'impatto visivo ed artistico, insomma, è quasi quelli di un altro gioco, interamente nuovo.
Ma poi, iniziata la guerriglia, si scopre fortunatamente che Battlefield è sempre lo stesso. Quattro classi, un'infinità di armi, ed una modalità che da sola vale il prezzo del biglietto. Ci sono però molti accorgimenti che variano lievemente l'approccio alle partite. La revisione delle armi, ad esempio, riduce la capienza dei caricatori e la potenza dei fucili a cecchino. Il primo espediente favorisce una battaglia più diretta, schizzata, veloce. Mentre chi ancora vuole dedicarsi ad Heashot da antologia, a risarcimento delle prestazioni della propria arma, troverà nel Vietnam di Battlefield postazioni più adeguate al camping, e campi aperti dovuti alla generale scarsità di edifici in muratura.
Anche i mezzi, adesso, sono lievemente più goffi rispetto al Bad Company classico, ma vista la fragilità delle capanne, le loro smitragliate risultano altrettanto letali.
Ci sono poi variazioni solo visive: una siringa d'adrenalina che prendere il posto del defibrillatore, la dinamite che sostituisce il fido C4. Sono tutti dettagli, questi, che concorrono a rinnovare l'entusiasmo dei fan.
Una delle aggiunte più gradite, comunque, è l'introduzione del letale lanciafiamme. Un'arma ideale, in verità, solo sulle corte distanze, ma perfetta per i raid impietosi dei genieri e dei fanti sacrificabili. Al momento di attaccare un piccolo villaggio, un lanciafiamme ben utilizzato può far bruciare le povere casupole dei locali, spazzando via al contempo quasi tutta la vegetazione. Liberare il campo, ridurre le coperture, è il primo passo per un assalto ben congegnato.
Nonostante fosse soltanto una la mappa mostrata allo Showcase di EA, il suo design è apparso davvero perfetto. Inizialmente, seguendo il corso di un ruscello, si finisce in un intrico di gole e ponti naturali, in cui assalti a sorpresa ed attacchi alle spalle sono all'ordine del giorno. Le due postazioni successive sono poste rispettivamente sulla cima di un'immensa collina e sul fondo della valle al di là di essa. Nessuna squadra, dunque, è davvero in vantaggio: la posizione elevata concede ai difensori una discreta sicurezza a metà partita, ma nel caso in cui l'avamposto sia perso, l'ultimo bersaglio sarà sotto il fuoco dei cecchini e dei carristi. Un lavoro di fino anche per quel che riguarda varietà e bilanciamento della mappa, insomma.

Battlefield: Bad Company 2 Vietnam si configura come un DLC imperdibile per tutti gli appassionati di Battlefield. Chi non è incuriosito dalla particolare variazione stilistica (che abbraccia un conflitto ancora poco esplorato in ambito videoludico), può comunque star certo che l'add-on rivitalizzerà tutta l'esperienza di gioco, proponendo lievi variazioni ad una formula di successo. Mappe dal design eccezionale, l'ardore devastante dei lanciafiamme, ed un look old-style abbastanza fascinoso sono le novità che il team propone ai suoi fan.

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