Q&A Nintendo Switch Oggi alle ore 16:00

Domande e Risposte sulla nuova console Nintendo!

GCom11

Hands on Battlefield 3 Caspian Border

Un Playtest della vastissima mappa presentata alla Gamescom.

hands on Battlefield 3 Caspian Border
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Alla Gamescom Battlefield 3 si è concesso in forma giocabile in due forme. Da una parte, nella saletta privata nel Booth Electronic Arts, erano allestite alcune postazioni per saggiare la bontà di una missione cooperativa su Playstation 3. Nel padiglione dedicato al pubblico, invece, abbiamo potuto mettere le mani sul Multiplayer competitivo, testando in prima persona l'altissima qualità del level design della nuova mappa presentata ufficialmente a Colonia: Caspian Border. Grazie alla gentilezza degli addetti ai lavori siamo dunque riusciti a saltare le 6 ore (!) di coda previste per raggiungere le postazioni di gioco. In un ampio salone, 64 PC collegati in LAN ci hanno permesso di scoprire l'ebrezza della guerra totale.

Zona di Confine

Le prime presentazioni per la stampa, in occasione dell'E3 e dell'evento Hot for the Holidays, si sono focalizzate sulla modalità Rush, introdotta nel primo Bad Company ed opportunamente mantenuta anche nella terza incarnazione dell'FPS bellico più atteso dell'anno. I giocatori PC di vecchia data si sentiranno oggi decisamente rassicurati nel constatare che il Multiplayer di Battlefield 3 includerà anche Game Mode più classici, e che su Personal Computer il supporto per 64 giocatori non solo è una realtà già tangibile, ma è stabilissimo e supportato dall'introduzione di Playground dalla vastità quasi imbarazzante. Caspian Border, ad esempio, spazza via le conquiste di tutta la concorrenza, risultando impareggiabile per estensione e qualità del design. DICE, del resto, ha già dimostrato di cavarsela bene con le architetture naturali proprio in Bad Company 2, ma il “Know How” accumulato del team di sviluppo sfocia in questo caso in un campo di battaglia sommessamente meraviglioso. Come il nome stesso fa intuire, la mappa si ambienta al confine fra due paesi dell'area mediorientale prossima al Mar Caspio. Il centro della mappa è dunque percorso da una doppia linea di alte reti, protette alla sommità dalle contorte giravolte del filo spinato. Da una parte, la conformazione del territorio appare più mite, i campi abbastanza larghi e le prospettive dolcemente smussate da flessuosi declivi. Dall'altra, i sedimenti rocciosi scavati da un fiume ormai quasi prosciugato creano un terreno più sconnesso, fatto di asperità naturali e precipizi. Girandosi attorno, all'orizzonte si intravedono i monti verdeggianti, e la timida vegetazione comincia del resto ad impossessarsi anche dei territori in cui infuria il conflitto.
La modalità testata è la classica a Zone: i due team combattono per il dominio di cinque posizioni strategiche, mentre il contatore dei punti tende allo zero tanto più lentamente quanti più Hot Spot sono occupati dal nostro team. La collocazione delle Zone sulla mappa è piuttosto concentrata nella parte centrale della mappa, dove si collocano quattro delle locazioni da assoggettare. Generalmente, dunque, gli scontri restano comunque serrati, soprattutto se i giocatori, invece di effettuare il respawn al campo base, decidono di “apparire” nei press di un compagno di squadra impegnato in un'azione d'attacco o di difesa. Gli spunti tattici, in generale, sono molti: conquistato l'Hot Spot più elevato (Hill Top), è possibile per i cecchini divertirsi a ripulire la zona sottostante, separata dallo scheletro secco del fiume (Checkpoint). Prendere possesso della bandiera collocata in mezzo ad un piccolo insediamento militare, invece, permette ad un team ben affiatato di mantenere la posizione, dal momento che le molte strutture offrono riparo e ottime angolazioni di tiro. In questi casi non si deve comunque sentirsi al sicuro: i campi base delle due squadre offrono infatti la possibilità di salire su un carro armato, con cui disintegrare totalmente i molti edifici, per far terra bruciata e rendere le postazioni fortificate molto meno difendibili.
Giocando sul fronte dei soldati USA, in ogni caso, il campo base è difeso dal confine, difficilissimo da attraversare se non nei due punti dove la doppia recinzione si interrompe. Considerato il gran numero di giocatori, dunque, meglio lasciare qualcuno appostato per evitare incursioni nemiche. Avvicinarsi al campo avversario è impresa più facile, ma la vegetazione ed il terreno sconnesso rendono molte insidiose queste zone.
In generale è comunque necessario avere una buona dimestichezza con la conformazione della mappa, e saper utilizzare i veicoli non è un'opzione. Date le dimensioni della mappa, partire allo sbaraglio senza cognizione di causa può significare vagare per lunghi minuti alla ricerca di un nemico. La coordinazione, insomma, è davvero tutto. Inutile dire che nel contesto della Gamescom è stato davvero difficile operare tattiche coerenti.
A tal proposito, non convince del tutto la decisione di rimuovere la figura del Commander, che in Battlefield 2 era fondamentale per concertare le tattiche di squadra e dare continuità all'azione. Certo, ora i match tendono ad essere più serrati, ma resta evidente che la profondità tattica delle partite potrebbe essere smussata, nel caso in cui i 32 giocatori di uno schieramento non facciano parte di un team ben rodato.

In Volo

Fra le novità che abbiamo potuto saggiare nel corso di questa prova, anche i Jet, che si rendono disponibili per i soldati nella schermata del Respawn. Il sistema di pilotaggio è intuitivo per chi abbia familiarità con la serie, e l'emozione che si prova a solcare i cieli attorno al campo di battaglia è davvero unica. L'orizzonte si allarga a dismisura, mentre l'area degli scontri diventa minuscola, sotto di noi. Ai margini si intravedono montagne sconfinate, dilaniate dalle fiamme di incendi che si sviluppano sui costoni. Bombardare le zone assediate dal nemico richiede una discreta abilità, così come il dogfight più spinto. Ma la presenza dei Jet conferisce a Battlefield 3 un sapore davvero unico, e un'estensione che nuclearizza molti concorrenti.
Globalmente, avvertiamo comunque gli utenti pc che il cambio di “paradigma” si fa sentire. Chi non ha conosciuto la deriva che Battlefield ha preso con Bad Company, dovrà abituarsi a qualche stravolgimento notevole (come il ruolo del Geniere). Troverà però un gameplay sempre funzionale, ponderato, che rifugge lo strapotere dei Perks per focalizzarsi invece sul gioco di squadra. Il peso delle armi, la balistica dei tiri sulla distanza, un comparto animazioni che ridefinisce i ritmi della corsa e l'interazione con gli elementi del fondale, fanno di Battlefield 3 un titolo ricchissimo di sfaccettature, che non solo punta tutto sull'affollamento delle partite, ma che non sacrifica mai un realismo di fondo opportuno e meditato.
Spendiamo poche parole sul comparto tecnico, dal momento che abbiamo ampiamente tessuto le lodi di questa versione PC. Anche con 64 giocatori attivi Battlefield 3 si comporta al meglio, schiudendo le mascelle del videoplayer in un tripudio di effetti speciali. La distruttibilità ambientale resta elevatissima, anche se in playground così vasti il team ha preferito concentrare gli abitati e le strutture che è possibile distruggere, lasciando poi molto spazio a panorami naturali in cui il Frostbyte 2.0 può far poco in termini di malleabilità. Ma al di là di questo la texturizzazione non perde mai un colpo, la fluidità è invidiabile, ed il lavoro svolto per contestualizzare il campo di battaglia all'interno di uno scenario più ampio (ben visibile dall'alto dei cieli) lascia soddisfatti.

Battlefield 3 Con Caspian Border abbiamo riscoperto la faccia più tradizionalista di Battlefield 3, che su PC non tradisce le sue origini e recupera estensione e player cap direttamente dal secondo capitolo. Impressionate il dettaglio visivo, molto buono il design del livello, ma l'assenza del field commander rende difficile orchestrare al meglio le offensive. Ma si sa, una fiera non è certo il luogo più adeguato per saggiare una modalità che va giocata con i propri compagni di squadra e non con perfetti sconosciuti. Quel che conta è che in fondo il nuovo gameplay riesca a sposarsi anche con locazioni più vaste, e che l'esperienza di gioco resti fluida e piacevole. Vedremo poi come il titolo si comporterà Online.