Hands on Black Leopard: Yakuza

Il debutto portatile della serie Sega: ragazzini che giocano con il fuoco

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Molti publisher hanno carezzato in passato l'idea di trasportare larga parte dei propri franchise su PSP, sfruttando la somiglianza con l'architettura Playstation 2 e la grande base installata del prodotto.
E se molte operazioni negli anni passati si sono concretizzate in specchietti per le allodole, nel caso di Sega e del suo Ryu ga Gotoku (il nostro Yakuza) la sua venuta portatile era tanto doverosa quanto attesa.
Succede che a conclusione dei lavori sul quarto capitolo (uscito la scorsa Primavera in Giappone e in via di conversione per i mercati occidentali), Toshihiro Nagoshi salga sul palco e presenti uno spin off della serie esclusivo per PSP.
Un qualcosa a metà tra il bagno di sangue dei capitoli Playstation 2 e l'istinto al cazzeggio degli ultimi episodi. Ma sopratutto la riprova definitiva della fedeltà della casa nipponica all'utenza Sony, l'unica che in questi anni si è digerita l'intero corso di Kazuma Kiryu e la sua scalata ai vertici della potente mafia nipponica, la Yakuza; cosa alquanto rara in questi tempi condizionati dallo sviluppo multipiattaforma.

Gioventù bruciata

La vera novità di Kurohyou: Ryū ga Gotoku Shinshou (Black Leopard: Ryu ga Gotoku New Chapter, come viene attualmente chiamato dalla stampa occidentale. Certamente in vista di una futura release europea il titolo verrà adattato..) risiede nel target a cui vuole rivolgersi.
Se per la classificazione nipponica CERO il gioco si beccherà una bella D (l'ultimo rango prima del temutissimo Z, riservato alle avventure erotiche e agli splatter in piena regola), come Ryu ga Gotoku 4, si erge a caratterizzare l'intero impianto ludico la volontà di ammiccare più ai ragazzini in fuga dall'adolescenza, che alle genti adulte più interessate agli intrighi d'affari e alle collusioni politiche degli episodi casalinghi.
La volontà è seria: il protagonista non è quel Kazuma Kiryu dal carattere ormai ponderato a seguito di innumerevoli vicissitudini nei sobborghi nipponici, ma un teppistello di periferia che gioca a provocare i ragazzini del vicinato. Capigliatura afro, tutone sgangherate, Tatsuya è convinto che si possa risolvere ogni cosa a suon di ceffoni, ma quando si mette a fare innocenti scherzetti al clan dei Tojo, si ritrova invischiato in una faccenda più grande di lui.
Il tunnel dei combattimenti clandestini diverrà il palcoscenico di riferimento, dove il nostro avrà tutti gli strumenti a disposizione per guadagnarsi il rispetto delle famiglie di Kamurocho, il fittizio quartiere underground in cui si svolgono buona parte delle vicende della serie Sega.
La versione dimostrativa offerta giorni addietro alla platea nipponica prende inizio proprio da una spartana locker room, parte di un labirinto più ampio al di sotto di una stracolma arena. E' qui che i gladiatori dei nostri giorni offrono il proprio sangue a un pubblico in visibilio, mai paga di colpi bassi e articolazioni spezzate.
E' interessante notare come gli spezzoni più importanti della trama di gioco siano narrati non attraverso scene in Computer Grafica o con il motore del gioco, ma attraverso immagini statiche che scorrono sul 16:9 come un fumetto. La tecnica non differisce più di tanto da quanto visto con il recente Metal Gear Solid Peace Walker (la società interpellata è la medesima), salvo per una maggior spruzzatina di colore qua e là. E' un modo narrativo assai interessante, che solidarizza maggiormente con gli acquirenti sotto i venti e al tempo stesso fa un atto di cortesia al vessato hardware PSP.
Ulteriori dialoghi irromperanno all'interno delle sequenze di gioco, anticipando uno scontro oppure un cambiamento della sociomorfia di Kamurocho: sovente sarà richiesto di scegliere tra due o più risposte, ma tale tecnica di narrazione non avanza di stravolgere la forma abituale.

Fumo tra i palazzi

Fuoriusciti dai sotterranei per una boccata d'aria, si apre dinnanzi a Tatsuya un quartiere qualsiasi di una qualsiasi metropoli giapponese. Palazzi di quattro o cinque piani piantati come funghi, trattenuti assieme da quintali d'asfalto spalmato senza pietà. Luci, colori e infinito vociare circondano il giocatore, ubriaco di un'orgia visiva più volte assaporata nei titoli precedenti, ma ugualmente accecante anche nel palmo della mano.
I tipi che girano da queste parti non sono da meno: sbandati dal progresso, attaccano briga con chiunque. Tatsuya certo non si fa intimorire e restituisce pan per focaccia, affidandosi all'occorrenza di insegne metalliche e bidoni della spazzatura usati a mò di arma. Il sistema di combattimento mutua di fatto dalle iterazioni casalinghe, senza proporre significative differenze. Duro e cruento, molto libero nella performance, più vicino a un titolo di wrestling che al Virtua Fighter della stessa Sega (proposto a suo tempo in una versione ingessata all'interno dei due Shenmue).
Si aggrega a una sempre fitta esplorazione, tra stretti vicoli e ampi attraversamenti pedonali, pregna come al solito degli svaghi che hanno reso celebre la serie. Nella demo è presente un mini-supermercato, poi un ristorante di ramen, un coffee shop Pronto, un Club Sega e molto altro. Confermato anche il tanto chiacchierato hostess club, purtroppo non disponibile nella demo da noi provata: avremmo tanto voluto sperimentare l'opzione Hostess War, che scatta qualora un altro cliente guardasse con occhi troppo maliziosi la nostra intrattenitrice.

In quattro si pesta meglio

L'aggiunta di una componente multigiocatore è una delle feature più intriganti di questo Yakuza in salsa handheld. Fino a quattro PSP potranno interagire in locale per sessioni multiplayer.
Si parte creando un personaggio apposito, giocando con i diversi parametri dell'editor; segue poi la messa in piedi di un team, reclutato tra ubriaconi e perdigiorno che vi importunano tra le strade di Kamurocho.
La squadra così composta potrà impegnarsi in Tag Team Match, 2 contro 2, oppure in una Battle Royal (leggasi rissa da strada) tutti e quattro appassionatamente. Infine il team di qui sopra viene tirato in ballo per battaglie cinque contro cinque, la cui vittoria va al meglio dei tre match singoli vinti.

Quel tesoro di demo

La demo si conclude con una boss fight, al termine della quale compare sullo schermo una password. Il monito è di conservarla gelosamente, perchè tornerà utile nel gioco completo per sbloccare un non meglio precisato bonus.
Per quanto sia una sciocchezzuola, ci aspetteremmo che sempre più sviluppatori provassero a dare un senso maggiore alle versioni dimostrative e non considerarle come meri assaggini avvelenati (in quanto gratuiti).

Black Leopard: Yakuza New Chapter In Giappone farà la sua comparsa il prossimo 22 Settembre, giusto in tempo perchè la macchina marketing possa passare ai dettagli che fuoriusciranno dal Tokyo Game Show attorno a Yakuza 5. In realtà lo spin off destinato alla PSP promette molto bene e se da un lato l'enfasi sui combattimenti coprirà di certo le tematiche narrative (pesantemente ridimensionate per venir contro a un “manesco” pubblico d'adolescenti), dall'altro una buona prestanza grafica e un multiplayer da leccarsi i baffi, virano in direzione di intriganti modifiche alla formula classica della serie di Toshihiro Nagoshi. Speriamo a questo punto di mettere le mani su una versione occidentale...

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