Hands on Blood of Bahamut

Un Action Rpg in grado di portare una fresche novità nel panorama ruolistico

hands on Blood of Bahamut
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • DS

“Come un grandissimo pino in alto sui monti, [...] Talos restò barcollante sui piedi infaticabili,
poi crollò senza forze con un immenso frastuono.”

                                                                                Apollonio Rodio, Argonautiche IV, 1682; 1687-1688
 
 
L’epica è un genere che ha trovato nel mito greco la sua maggiore espressione ed enfasi: le letterature antiche sono strabordanti di fantastiche gesta di eroi chiamati a salvare la propria patria o a partire per interminabili viaggi, combattendo e trovando la forza di veleggiare ancora, per tornare sani e salvi nella propria Itaca. Qualche leggero espediente bastava a dare vita a storie mitiche e leggendarie, fatte di incantevoli visioni di luoghi arcadici o affamati giganti da un occhio solo.
Proprio per il fascino indiscusso di questa fuga dal reale, per il gusto del fantastico - forse - il mito epico ha avuto ed ha ancora così tanto seguito. 
Ma crediamo sia sbagliato vincolare un genere che ha così tanto da esprimere al solo ambito letterario. Il tempo scorre, le dinamiche artistiche anche, i gusti della gente subiscono lievi o profonde virate, ma le regole di base restano quelle, le stesse che hanno saputo emozionarci e rapirci. Questa volta però i narratori delle gesta eroiche si servono di uno schermo; o meglio, dei due schermi del portatile Nintendo. E quale casa poteva occuparsi di portare avanti l’arduo compito di trasferire il mito in ambito videoludico?
Square-Enix, ovviamente, e proprio come ci ha abituato negli anni con le sue opere, getta il preludio di quella che si preannuncia un’epopea di dimensioni colossali.

Epica Digitale

I versi che ci racconteranno le gesta dei protagonisti, Ibuki e Yui, questa volta saranno gli innumerevoli e frenetici pixel in movimento, guidati dall’abile mano di Motomu Toriyama (Bahamut Lagoon), che scorrendo sugli schermi del nostro Nintendo DS andranno a disegnare i giganti con cui avremo a che fare per tutta l’avventura. Se state pensando a Wanda che segue la luce sulla vostra Ps2, non siete poi così fuori strada: la storia di Blood of Bahamut ha luogo in delle città costruite sulle spalle di Giganti dormienti. Location, queste, piuttosto originali, che si allontanano dagli archetipi - leggermente abusati, diciamocelo - dei canonici jRPG, quali castelli, boschi incantati o città stracolme di negozi e NPC dai quali trarre indizi e informazioni, e che fanno di questo titolo un gioco del tutto atipico nel suo genere. Ma non è solo l’originale mondo ad elevare Blood of Bahamut fuori dalla massa: dell’esperimento di S-E risaltano le meccaniche su cui si regge il gioco, che prevedono combattimenti contro quei Giganti che, risvegliatisi dal loro sonno, se la prenderanno con i loro stessi abitanti. Questo, dunque, l’incipit narrativo che fa da cardine all’avventura: scappare in preda al panico o difendere la propria patria con le armi, anche se essa stessa dovesse ribellarsi? La seconda, ovviamente. Ed è così che, spada alla mano, andremo ad impersonare il giovane Ibuki, chiamato a “combattere contro la sua città”, esaminandone caratteristiche e trovandone i punti deboli per poter vincere. Non saremo soli, comunque: il nostro party potrà essere composto da ben sette personaggi, divisi talvolta per “clan”, distinti in base ai Giganti d’appartenenza. Il “clan protagonista”, quello di cui fanno parte lo stesso Ibuki, Yui (amica d’infanzia) e lo spadaccino Ren, prende il nome di Gigant-clan, dall’omonimo (poco originale) Gigante abitato dai tre. Tra gli altri, troviamo nomi famosi come lo Shiva o l’Ifrit clan, che ben conosciamo grazie ad altre produzioni Square.
Ma bando alle descrizioni teoriche: andiamo ora a vedere cosa effettivamente succede quando inseriamo la cartuccia nel nostro Nintendo DS ed accendiamo la console.

Blood of Bahamut

Avviato il gioco, dopo i canonici loghi che accompagnano l’avvio, veniamo messi davanti ad una schermata statica che ci offre un bell’artwork di due giganti: su uno di essi capeggia un confortante “New Game”, su cui clicchiamo senza remore.
E’ ora il momento della scelta dei nomi: qualche riga in Giapponese ci fa presente che quello che stiamo per scegliere non è il nome del protagonista (che, comunque, dovremo scegliere poco dopo) ma quello del nostro “profilo di gioco”. Lasciamo quello di default e proseguiamo; facciamo lo stesso per quanto riguarda Ibuki, il nome del nostro eroe.
Partirà una cutscene introduttiva che, accompagnata da poche parole in lingua nipponica, ci parlerà dei Giganti che popolano il mondo e di come essi si siano risvegliati creando panico e terrore tra i loro abitanti. Il colosso che ci viene graficamente introdotto è Gigant, patria e casa del nostro protagonista, che verrà fronteggiato da Ibuki stesso: il protagonista, per l’occasione, ci apparirà in forma di drago, prima di planare su una piattaforma stabile dove combattere e tornare alla propria forma umana. Faccia a faccia col colosso passeremo qualche secondo a cercare di parlargli, ma presto ci renderemo conto che non è la diplomazia l’arma adatta in questi casi. Un breve tutorial (ancora, in Giapponese) ci spiegherà le movenze di base per poter fronteggiare il nostro nemico: nei combattimenti (rigorosamente in tempo reale) il movimento di Ibuki è controllabile sia col pennino che con i tasti (D-Pad, o gli altri quattro tasti per i mancini), mentre cliccando su un punto del colosso potremo lanciare attacchi di luce che partiranno dalla nostra spada, non facendo molto male al nemico ma attirando la sua attenzione. Per schivare i suoi colpi, invece, possiamo far uso dei due tasti dorsali, per avere una sorta di boost nella direzione verso cui siamo rivolti. Ma è arrivato il momento di attaccare seriamente: qualche consiglio (che lascia davvero poco spazio all’immaginazione) ci dirà esattamente cosa fare e dove colpire, sfruttando le debolezze e “distrazioni” di Gigant. Proprio come nel già velatamente citato Shadow of the Colossus, quindi, ci toccherà “arrampicarci” sul Gigante fino ad arrivare al suo punto debole, e colpirlo con la spada finché possiamo (toccando semplicemente col pennino il punto su cui sferrare i nostri attacchi, semplici o speciali, questi ultimi attivati da un’apposita icona in basso, previa caricamento della barra). Da qui, dovremo poi ripetere la stessa sequela di mosse fino alla parziale disfatta del colosso, che porrà fine alla prima - semplice - missione del gioco.
Limitandosi ad un plot narrativo di base, quindi, l’avventura sarà articolata in varie missioni, ognuna delle quali ospiterà un Gigante da affrontare o altre azioni da portare a termine.
Dopo aver preso la mano con il primo combattimento vedremo i nostri sette protagonisti discutere sul da farsi, ed è qui che si fa sentire per la prima volta l’aspetto “party”: dopo una veloce presentazione di tutti i personaggi - alcuni stereotipati, altri meno - per la prima volta anche altri giocatori, in Wi-Fi locale, potranno prendere parte alle missioni. Il multiplayer è infatti uno dei punti cardine del gioco, che lo rende meno impegnativo offrendo una funzionale modalità cooperativa. Per chi volesse, invece, cimentarsi nel gioco in singolo, sarà necessario portare avanti Ibuki da solo, facendo fronte ad un livello di difficoltà abbastanza alto: i nemici su schermo sono tanti, i colossi enormi e imponenti, e portare a termine le missioni costituirà spesso una vera sfida, delizia per i giocatori più hardcore.
Tra una missione e l’altra sarà possibile accedere al menu di gioco (oltre che scegliere se affrontarla in single o multiplayer), che ci offrirà tutte le caratteristiche tipiche della gestione dei personaggi di un jRPG: sistema di equipaggiamento, valanghe di oggetti disponibili, statistiche e valori di ogni personaggio, e perfino un negozio di armi e oggetti accessibile dal menu ci ricordano che, seppur atipico, il gioco segue le linee guida del suo genere. Inoltre, dal menu sarà possibile scegliere le missioni da affrontare, che si suddividono in due categorie: quelle per andare avanti nella narrazione, o le cosiddette Free Missions, che rappresentano le missioni che abbiamo già giocato e possiamo usare per livellare e guadagnare importanti EXP di cui, soprattutto per ovviare alla notevole difficoltà costituita dal gioco in singolo, non possiamo fare a meno.
La gamma delle missioni, inizialmente, mostra una varietà che tutto sommato - tenendo bene in considerazione lo spirito del gioco - soddisfa, alternando fasi dialogiche, esplorative (nei limiti di ambientazioni comunque lineari), e, ben più corpose ed importanti, fasi di combattimento. I nemici con cui dovremo vedercela spazieranno dai già più volte nominati Giganti fino a molti tipi di creature evocate dagli stessi Colossi, che non richiederanno più di qualche secondo per essere eliminati.
Il sistema di controllo, in conclusione, si presenta tanto semplice quanto intuitivo ed efficace, sia che si usi solo il pennino, o che per muovere Ibuki si preferisca l’accoppiata con i tasti: in entrambi i casi, lode a Square-Enix per aver costruito un control scheme che fa della comodità la sua arma vincente.

Rosso Acceso

A questo punto sarebbe davvero un’offesa non parlare del lato tecnico del gioco: partendo dalla cover, passando per il logo fino ad arrivare alla caratterizzazione dei personaggi, siano essi colossi o umani, tutto è permeato da magistrali scelte stilistiche che ci mettono davanti ad uno dei prodotti graficamente più curati su Nintendo DS. I Giganti godono di una caratterizzazione in tre dimensioni eccellente, riescono a rendere l’idea di quella maestosità che presentano anche in confronto agli sprite 2D dei protagonisti, che si sposano comunque benissimo con gli sfondi e gli ambienti. L’atmosfera è magica, eterea, dominata dai colossi che imperano sul background con i loro fragorosi passi che si avvicinano. Tutto è al suo posto, combinato perfettamente in un’alternanza di 2D/3D che offre una resa visiva come ne abbiamo viste davvero poche su DS.
Fantastico.
 
Altra menzione va sicuramente al lato sonoro del gioco: “colossali” ci sembra davvero la parola giusta per descrivere le musiche che ci accompagneranno durante le fasi di combattimento, molto azzeccate e bene inserite nel contesto, così come i temi più miti che ci faranno compagnia durante l’esplorazione dei menu o le fasi dialogiche. Lo stesso vale per gli effetti sonori spiccioli, realizzati con cura e mai ripetitivi o troppo invasivi, che vanno a chiudere il cerchio di un perfetto lavoro tecnico, gioia per gli occhi e per le orecchie.

Blood of Bahamut Blood of Bahamut rappresenta un esperimento action/RPG che si allontana volutamente dai canoni del genere. L’impianto “a missioni” del titolo può costituire un’arma a doppio taglio: pur essendo funzionale a ciò che il gioco vuole proporre, i puristi del genere potrebbero rimanere insoddisfatti dalla mancanza di una vera storia matura, complessa e piena di sfaccettature e dialoghi. Ma d’altra parte, non ci sentiamo di parlare di veri difetti, né crediamo che questo ne costituisca uno: con un lato tecnico magistrale, un fattore sfida notevole e l’originale meccanica che presenta, il titolo riesce nel compito di portare innovazione al genere dei Role Playing Game di stampo Giapponese, offrendo un’avventura lunga e impegnativa. Purtroppo, come ogni RPG, è ingiocabile se non masticate la lingua nipponica, e per godere al meglio della nuova fatica Square-Enix toccherà aspettarne lo sbarco in lidi più occidentali.