Hands on Brink

La battaglia per l’Arca sta finalmente per iniziare

hands on Brink
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Ancora Brink

Brink è uno dei videogichi di cui più spesso si è occupata Everyeye. A cadenza quasi regolare, vi abbiamo proposto anteprime ed hands-on di uno dei titoli dalla più lunga gestazione per quanto riguarda Bethesda. Non solo infatti i tempi di sviluppo si sono dilatati oltre ogni aspettativa, ma sono stati diversi i cambiamenti e gli aggiustamenti registrati build dopo build. Nel corso di un evento tenutosi in quel di Londra, abbiamo avuto l’ennesima occasione per provarlo con mano in una versione che possiamo definire pressoché definitiva, vista anche l’ormai prossima pubblicazione prevista per il 20 Maggio.

Né buoni, né cattivi: solo sopravvissuti.

Se in altre occasioni sarebbe facile sbilanciarsi in un giudizio, provvisorio certo, ma comunque dotato di un accettabile percentuale di precisione, con Brink è quanto mai difficile. Nonostante le svariate volte visto all’opera e la corposa demo provata in prima persona, sarà possibile valutare l’efficacia della proposta di Bethesda solo quando i suoi server si riempiranno di giocatori vogliosi di prendere parte a questa esperienza per certi versi atipica, per altri strettamente legata all’ormai inflazionata tradizione degli FPS online.
Brink vi condurrà in un mondo ormai alla rovina, tanto afflitto da una crisi energetica e morale, quanto ricco di violenza e strumenti per spargere morte e distruzione. Le premesse narrative ricordano in qualche modo il film Waterworld, diretto da Kevin Reynolds e con Kevin Costner. Qui come nella pellicola, lo scarso interesse per l’ambiente e altri disastri hanno causato lo scioglimento dei ghiacci, con un conseguente innalzamento del livello degli Oceani, che hanno invaso la terraferma sommergendo qualsiasi cosa. L’umanità è stata così costretta a creare delle isole artificiali autosufficienti, chiamate Arche, sulle quali sopravvivere cercando, al contempo, di mantenere la calma e l’armonia tra la popolazione. Naturalmente il nobile intento fallisce. Da una parte, infatti, si crea una sorta di aristocrazia dedita unicamente alla soddisfazione delle proprie necessità fisiologiche, ma pur sempre attenta a garantire una certa pace all’interno delle Arche. Dall’altra un gruppo di ribelli che, al contrario, vogliono far saltare in aria le strutture per spingere l’Umanità alla ricerca di nuove aree abitabili, anche se ciò comporterà diversi disagi e perdite per gli indifesi e incolpevoli civili. L’idea, insomma, è quella di due schieramenti, i Ribelli e le forze di sicurezza, che si combattono strenuamente e instancabilmente, gli uni per sopraffare gli altri, senza che nessuna delle fazioni appaia più giustificata dell’altra nell’uso della violenza. Il plot dunque, per quanto poco originale, si presenta piuttosto intrigante vista l’assenza della classica divisione tra buoni e cattivi: nel mondo di Brink tutti hanno ragionevoli motivazioni, ma nessuno può essere completamente giustificato.

Campagna multiplayer o deathmatch in singolo?

Il gameplay, naturalmente, riproduce questo eterno conflitto tra le due fazioni, ma lo fa in una maniera piuttosto originale e innovativa. Dove infatti decine di titoli simili avrebbero proposto una modalità campagna divisa da quella dedicata al multiplayer, Brink fonde i due aspetti, creando un legame permanente che avrà ripercussioni dirette sia quando giocherete da soli, che quando deciderete di farlo in compagnia di altri utenti.
Il meccanismo è estremamente semplice e, almeno sulla carta, efficace. L’avventura principale è infatti divisa in diversi capitoli, come se si trattasse di livelli a sé stanti: selezionandone uno avrete tanto la possibilità di invitare altri giocatori a partecipare alla vostra partita, quanto di cercarne altre già avviate nelle quali farvi ospitare. Così facendo avrete a che fare con tutta una serie di scenari che, se da una parte si interessano di sviluppare il plot utilizzando gli avatar dei vari giocatori nelle cut-scene, dall’altra offrono una serie di mappe e missioni molto simili a quelle già apprezzate in tanti altri FPS online. Di volta in volta infatti, sarete chiamati a difendere zone o mezzi, raccogliere e portare in un determinato luogo alcuni oggetti, far saltare target, fuggire da una determinata zona e così via. Non solo, ma allontanandosi dalle meccaniche solite della campagna in single player, Brink vi offrirà sempre respawn infiniti a fronte di un tempo limite entro il quale portare a termine la missione. Inoltre, avendo la possibilità di vestire i panni di un’appartenente dell’una o dell’altra fazione, potrete godervi due storie diverse sia nel caso che a prevalere sia la filosofia autodistruttiva degli insorti, quanto nell’eventualità che siano le forze dell’ordine ad avere la meglio.
In definitiva, insomma, l’avventura principale si comporrà come una sorta di multiplayer online contestualizzato e sotteso da una trama che vi seguirà livello dopo livello. Naturalmente, volendolo, potrete affrontare il tutto in singolo off-line, oppure organizzare match e sfide personalizzate che non avranno nulla a che vedere con la trama.
Altra caratteristica estremamente intrigante di Brink è legata alla creazione degli avatar. Il plurale è d’obbligo visto che potrete dare vita fino a sedici personaggi.
Il titolo si affida pesantemente alla potenza ed elasticità dell’editor che permetterà di modellare l’estetica degli alter-ego. Testato con mano, si è dimostrato limitato se ci si aspetta qualcosa di simile a quello visto in azione in Oblivion o Fallout, ma estremamente azzeccato e dal facile utilizzo. Tutto, dalla forma del viso fino alla capigliatura, passando per gli abiti e la presenza di tatuaggi (che una volta applicati non potranno mai più essere rimossi), potrà essere modificato grazie alla presenza di un corposo elenco di elementi già creati, che andrà naturalmente ad ingrossarsi a mano a mano che procederemo nell'avventura.
Non solo: l’editor vi tornerà utile per modificare armi e le abilità sulle quali potrà contare il vostro personaggio. Ed è qui torna utile il discorso di poterne creare sedici diversi. Missione dopo missione infatti, guadagnerete esperienza da spendere tanto in nuovi gadget da applicare ai fucili, quanto in nuovi poteri di cui potrete usufruire nel corso delle partite. Tuttavia, per quanto possiate giocare bene, e per quanto possiate progredire nella trama, non avrete modo di sbloccare ogni caratteristica presente. Sarete chiamati difatti a compiere delle scelte, selezionando accuratamente quali oggetti e abilità possano fare maggiormente al caso vostro, rinunciando alle altre. In questa senso, l’idea di disporre di 16 diversi avatar, ognuno equipaggiato in modo diverso, si rivela ottima, permettendo a chiunque di avere sempre a disposizione uno specialista per ogni occasione.
Il discorso si complica ulteriormente se si pensa alle quattro diverse classi in cui si dividono i combattenti di Brink. Ma per meglio spiegare questa feature, è meglio entrare nel vivo della demo provata a Londra.

La dura vita nell’Arca

Dopo aver dato vita a due diversi personaggi, un Ribelle e un appartenente alle forze di sicurezza, abbiamo avuto la possibilità di provare altrettanti livelli.
Il primo ci vedeva nei panni di un poliziotto con il compito di scortare un mezzo meccanizzato attraverso quello che appariva come un avamposto ribelle. Il secondo, ambientato in una sorta di base più asettica e tecnologica, al contrario, ci chiedeva di sottrarre una valigetta alle forze dell’ordine e di scortare fuori dalla struttura il ribelle di turno che se ne era impadronito.
Sin dal primo colpo esploso sono state chiare tre cose.
La prima è forse anche quella che più interesserà coloro che seguono questo titolo da diverso tempo: quanto è presente la “componente Mirror’s Egde”? Se le prime informazioni ci avevano fatto sperare in un FPS dove sarebbe stato possibile effettuare diverse acrobazie e scalare diversi edifici, un po’ come accade nel gioco DICE appunto, la demo testata all’E3 ci aveva ricondotto a una triste realtà: era sì possibile effettuare qualche salto e scivolata coreografica, ma si trattava perlopiù di elementi assolutamente di contorno. Da questo punto di vista dobbiamo purtroppo confermarvi i brutti presentimenti avuti dalla manifestazione losangelina, per quanto la situazione non sia così disastrosa.
Entrambe le mappe esplorate, infatti, proponevano un design non così intricato come avremmo sperato, ma comunque con qualche strada alternativa grazie alla quale raggiungere il luogo dello scontro. In particolare l’avamposto ribelle, una rugginosa discarica di rottami e lamiere, offriva diverse pareti scalabili e alcuni cunicoli nei quali scivolare. Non solo, ma ogni personaggio, al di là del canonico attacco corpo a corpo, disporrà di una mossa capace di atterrare l’avversario e costringerlo a pochi, e spesso mortali, secondi di immobilità. Brink insomma, pur non avvicinandosi minimamente né a Mirror’s Edge, né tantomeno ai festanti proclami che seguirono l’annuncio, riesce a vivacizzare debolmente il gameplay grazie ad alcune acrobazie utili tanto per farsi strada nella mappa, quanto per avvantaggiarsi negli scontri contro i nemici.
La seconda cosa che appare subito chiara, riguarda la necessità di giocare di squadra, anche selezionando la classe più adatta in quel preciso istante. Sparsi per il livello troverete dei terminali: accendendovi avrete modo sia di modificare il vostro equipaggiamento, scegliendo tra i numerosi fucili, mitragliatori e pistole la vostra arma primaria e quella secondaria, sia la classe di appartenenza del vostro personaggio. Queste sono quattro: Soldato, Medico, Ingegnere e Operativo. Il primo gruppo rappresenta i combattenti più furiosi e meglio armati che potranno fornire munizioni potenziate ai propri compagni e piazzare cariche esplosive in particolari punti dello scenario per creare nuove strade da percorrere. La seconda classe si spiega da sola: fornirà supporto alla squadra rianimandoli i compagni quando verranno abbattuti, diminuendo così a dismisura i tempi di respawn, e curandoli istantaneamente dai danni subiti. Gli Ingegneri, dal canto loro, spesso ricopriranno un ruolo fondamentale e necessario nel corso delle missioni: saranno gli unici a riparare i mezzi, creare ponti, piazzare e disarmare mine anti-uomo. Infine, gli Operativi avranno capacità di hackeraggio, potendosi così infiltrare nei sistemi informatici nemici per ottenere informazioni extra e bypassare eventuali torrette di sicurezza.
I due livelli provati hanno subito rivelato quanto solo le squadre ben affiatate e con il giusto assortimento di classi fossero in grado di adempiere al compito richiestogli. Senza medici, ad esempio, si rischia di pagare caro un respawn all’inizio del livello, senza contare che spesso in mancanza di un ingegnere non si potrà procedere oltre a un ponte rovinosamente crollato.
Infine il terzo aspetto, che è stato messo immediatamente in luce nel corso della demo, è quello relativo alla distribuzione dei punti esperienza. Se da una parte ne riceverete anche per un solo colpo andato a segno, piuttosto che per le uccisioni compiute, dall’altra noterete in fretta che non sarà questo il modo migliore per salire di grado. Solo completando o aiutando a completare le missioni otterrete un enorme quantitativo di punti esperienza. Gli obbiettivi, tuttavia, non saranno solo relativi al livello selezionato. Ognuno, in base alla propria classe di appartenenza, ne avrà di specifici che potrà attivare in ogni istante. Il medico, ad esempio, si arricchirà particolarmente guarendo i compagni e rianimando quelli a terra; i soldati, dal canto loro, facendo saltare in aria gli ostacoli che ostruiscono un passaggio e così via. L’unica pecca di questo sistema di missioni interattivo in tempo reale è relativa alla necessità di attivarli in successione uno per volta richiamando di continuo uno specifico menù. Il sistema è risultato purtroppo leggermente macchinoso e in grado rompe la fluidità del gameplay.
La demo ci ha dato la sensazione di trovarci di fronte ad un gioco con immense potenzialità, seppur con qualche piccola perplessità. Su tutte il design delle mappe non ci è sembrato così riuscito, tanto che le mosse acrobatiche diventano per lo più inutili o inutilizzabili. Inoltre, c’è ancora qualche piccolo problema con il motore fisico: non di rado ci è capitato di non sortire particolari effetti pur sparando alla testa piuttosto che mirando al torace.
In definitiva quindi Brink ci ha indubbiamente divertiti, soprattutto grazie alla meccanica delle missioni specifiche per ogni personaggio, ma ci ha anche dato l’impressione di un titolo che potrà avere successo solo con un numero sufficiente di utenti sempre connessi. Per quanto infatti l’I.A. dei personaggi mossi dalla CPU si comportasse piuttosto bene, dando molto filo da torcere, Brink rischia seriamente di passare un po’ inosservato, sotterrato da una gran quantità di altri FPS focalizzati all’esperienza online. Solo la potenza del suo editor e l’eventuale validità del collegamento tra single player-multiplayer, potrà far emergere il prodotto Bethesda.

Per finire, un piccolo appunto sulla grafica. Brink ci ha sicuramente colpiti grazie al suo stile. Tanto gli ambienti, quanto i personaggi strizzano l’occhio ai fumetti occidentali, con colori sgargianti, per quanto terrosi, e proporzioni solo vagamente deformate. I modelli poligonali, inoltre, sono apparsi dettagliati e dotati di un buon numero di poligoni. E anche le mappe ci hanno sorpreso per quantità di particolari presenti. Il frame rate è stato quasi sempre fluido, salvo qualche rara situazione più concitata, ma nulla di grave.

Brink Brink ha sicuramente grosse potenzialità. Dopo la paura dello scorso E3, dove il titolo ci aveva deluso, grazie a quest’evento londinese le speranze sono risorte. Certo, le meccaniche legate alle mosse acrobatiche non si avvicinano neanche lontanamente ai proclami che avevano seguito la presentazione, così come non mancano dubbi intorno alla qualità del level design, ma la demo ci ha indubbiamente impressionato. Lo stretto legame tra l’avventura principale a e il multiplayer ed il sistema legato alle missioni personali di ogni combattente, sono due feature estremamente interessanti. Fortunatamente non manca molto alla release di Brink. Solo allora torneremo nuovamente sul prodotto di Bethesda per darvi, finalmente, un parere definitivo.

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